"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

Per contattare la redazione del blog: scienzasacra@libero.it

martedì 25 febbraio 2014

Giovanni Ponte, Autolimitazioni

Giovanni Ponte
Autolimitazioni

Rivista di Studi Tradizionali n° 49

Vi è una constatazione sulla quale può essere utile riflettere: nei casi piuttosto rari di persone che esprimono un’aspirazione alla realizzazione spirituale (nel senso sopra-individuale che cercammo di indicare recentemente[1], tale aspirazione si accompagna di solito assai strettamente ad attitudini e mentalità che ne neutralizzano più o meno completamente la portata e le possibilità di sviluppo, per lo meno fino a quando si giunga a una loro rettificazione, certo non sempre facile. 
Questo genere di difficoltà è, in un certo senso, naturale, in quanto l’individualità tende per propria natura a conservarsi e a mantenere le proprie strutture, con una sorta di istinto di autodifesa contro la possibilità di aprirsi a quella «morte iniziatica» che è precisamente il presupposto della realizzazione sopra-individuale.
Vi sono avvertimenti tradizionali assai noti che assumono il loro pieno significato a questo riguardo[2]. È però bene notare come la contraddizione da risolvere tra l’aspirazione sopra-individuale e le resistenze individuali si trovi accentuata all’estremo in un mondo come il nostro, ormai da diversi secoli progressivamente predisposto ad una mentalità profana dapprima sempre più chiusa nei ristretti orizzonti della «vita ordinaria», e poi aprentesi a dilatazioni psichiche subumane.
Occorre dunque essere coscienti che, ad esempio, una partecipazione anche sincera ed entusiasta, dovuta alla «scoperta» di enunciazioni tradizionali dell’ordine più profondo, non è affatto sufficiente, di per sé, a produrre un cambiamento adeguato di atteggiamento e di mentalità.
In particolare, a motivo del punto di vista esasperatamente individualista che è di fatto una caratteristica degli Occidentali moderni, è fin troppo facile che la realizzazione spirituale cui si vorrebbe tendere venga immaginata pur sempre come un’affermazione o un conseguimento da ottenere per la propria individualità. E non pensiamo qui a ideologie palesamente aberranti (come quelle che fanno espressamente riferimento a un assurdo «individuo assoluto»); ma a forme assai più sottili e mascherate di individualismo, il quale, a dispetto delle enunciazioni teoriche, tende per cosi dire ad impadronirsi dei contenuti dottrinali per volgerli a proprio vantaggio.
Già notammo altrove[3], ad esempio, come la considerazione della propria comprensione ed aspirazione (vera o immaginaria) possa alimentare la presunzione e le pretese, anziché far intendere veramente la radicale «povertà» e «indigenza» di ogni essere umano individuale nei riguardi dell’influenza spirituale: «povertà» che è per contro indipensabile cominciare a realizzare fin dai primi passi se ci si deve avviare verso la «Porta stretta» che sola dà accesso alla spiritualità autentica. A questo proposito, non si dovrebbe ignorare che i rapporti tra gli esseri sono regolati secondo azioni e reazioni concordanti tecnicamente ben definite, e che in particolare, indipendentemente dalle intuizioni superficialmente espresse, un’attitudine «profana»[4] esclude la possibilità di un rapporto effettivo e proficuo con ciò che è di ordine sacro. Si potrebbe applicare a questo proposito quanto René Guénon affermava, sotto un aspetto più generale, parlando della «solidificazione del mondo»: «le reazioni generali dell’ambiente cosmico stesso cambiano effettivamente a seconda dell’atteggiamento che l’uomo assume nei suoi confronti. Si può veramente affermare che certi aspetti della realtà si nascondono per chiunque li consideri da profano...; non si tratta soltanto di un modo di dire più o meno “figurato”, come certuni potrebbero essere tentati di credere, ma dell’espressione pura e semplice di un fatto, cosi come gli animali fuggono spontaneamente di fronte a chi mostra loro un atteggiamento ostile...
Beninteso, non è che certe cose abbiano minimamente cessato di esistere... ma esse si “trincerano” veramente fuori del campo che è alla portata dell’esperienza degli studiosi profani, evitando di penetrare in esso in qualsiasi modo che possa far sospettare la loro azione o la loro stessa esistenza, cosi come... il deposito delle conoscenze tradizionali sfugge e si rinchiude sempre più strettamente di fronte all’invadenza della mentalità moderna»[5].
Si noti che tale chiusura si verifica in fondo di fronte a qualsiasi atteggiamento individualista il quale, se sul piano delle apparenze comporta un’affermazione individuale, implica in realtà, per chi ne è affetto, una vera e propria «autolimitazione» in contraddizione[6] con l’aspirazione alla spiritualità.
In fondo, già una corretta comprensione teorica conduce invece a concepire la propria individualità semplicemente come uno «strumento dell’essere vero» e, se possibile, come un «supporto della realizzazione iniziatica»[7]. Certo, ciò non significa che la comprensione teorica annulli i propri attaccamenti individuali; consente però di vederli da un punto di vista del tutto diverso da quello dell'individualismo profano, situandoli al loro livello relativo di fenomeni, anche se si tratti di fenomeni che inevitabilmente ci toccano e su cui vi può essere molto da operare per superarne gradualmente i condizionamenti e per trarne anzi alcunché di valido in funzione della via di realizzazione.
***
A questo punto, per evitare che il nostro discorso rimanga troppo parziale, è necessario osservare che quanto abbiamo detto della radicale relatività dei contenuti individuali dovrebbe applicarsi non solo alle tendenze «individualistiche» all'affermazione dell’io, ma in fondo a qualunque determinazione contingente e limitativa in cui possiamo tendere a racchiudere e identificare il nostro essere. In altre parole, l’assentimento (sia pure inizialmente teorico) alla realtà assoluta del Sé dovrebbe trovare applicazione nel prendere coscienza della relatività di ogni altra cosa, reale nel suo ordine ma ambigua in quanto potenziale barriera sulla via della realizzazione conoscitiva. Sotto questo aspetto dell’ambiguità di ogni determinazione limitativa, non vi è certo differenza tra egoismo e altruismo, tra disordine e ordine, tra modi di essere antitradizionali e forme tradizionali: si potrebbe dire che tanto il «miscredente» quanto il «tradizionalista» sono dei profani rispetto a quell’assentimento alla realtà assoluta del Sé di cui abbiamo parlato[8]; anche se il passare dall’egoismo all’altruismo, dal disordine all’ordine, dall’orientamento antitradizionale a una partecipazione vissuta a forme tradizionali, pur riconosciute nella loro relatività, ha un’importanza decisiva per procedere nell’arduo cammino della rimozione delle barriere che si frappongono alla conoscenza effettiva del Sé. La volontà profonda di rimuovere radicalmente quelle barriere, volontà fondata su di un assentimento inalienabile del proprio essere[9], costituisce già di per sé un principio «operativo» incomparabilmente superiore al «destino»[10] e alle vicissitudini individuali, anche se soltanto attraverso di queste, e con il concretamento di mezzi appropriati, la realizzazione si presenta come possibile in modo effettivo, o (per esprimerci in certo modo meno impropriamente dove l’espressione è pur sempre inadeguata) si realizza effettivamente l’eliminazione degli ostacoli e la spogliazione dell’illusione.
***
È importante notare che il punto di vista al quale abbiamo cercato di riferirci, da un lato presuppone necessariamente un assentimento fondamentale alla realtà incondizionata del Sé[11], e dall’altro lato può essere immediatamente operante, conducendo ad affrontare i propri condizionamenti ed influendo intimamente su di essi. Osserviamo pure che ciò vale anche prima di aver avuto eventualmente accesso ad un’iniziazione; ed è questa una precisazione che ci sembra necessaria per coloro che si immaginano che un «lavoro» efficace sia destinato ad avvenire come per incanto solo dopo il rito di iniziazione, quasi che prima di esso non si potesse far altro che attendere, mentre in realtà il lavoro e il travaglio che lo precede è spesso assai impegnativo ed importante, anche se soltanto in seguito se ne troveranno i frutti.
Già un iniziale riconoscimento delle proprie «auto-limitazioni», cominciando a constatarle per quello che sono e senza lasciarsi ingannare da false trasposizioni, rappresenta un primo passo che può essere assai rilevante: ad esempio, accorgendosi di proprie presunzioni o scoraggiamenti, e rendendosi conto di come siano fuori luogo nei riguardi della propria ricerca.
Nello stesso tempo, si dovrebbe intendere quanto sia relativa e provvisoria anche la propria capacità di discernimento e, in particolare, quanto sia dannoso cristallizzarsi in una propria concezione di se stessi e dei propri limiti individuali, tanto più che la conseguente rassegnazione ad essi è in fondo proprio uno dei mezzi dell’individualità per difendersi contro il sacrificio iniziatico. Si può dire che, sul piano relativo della propria individualità, occorrerebbe riconoscere le proprie limitate possibilità individuali e usufruirne semplicemente a mano a mano che si manifestano, ma con una costante attenzione per impegnarle in funzione della via da percorrere, ben sapendo che la loro maturazione è imprevedibile.
Tale questione delle proprie possibilità individuali diventa talvolta un falso problema ed uno scoglio considerevole. A certuni che, con una precipitazione tipicamente occidentale, vorrebbero conoscere in anticipo i propri limiti e i propri difetti, si potrebbe dire che, in concreto, sarebbero poco utili indicazioni esteriori e mal comprensibili al riguardo, mentre sarà già sufficientemente gravoso e difficile, e magari umanamente orribile, incontrare le proprie limitazioni a mano a mano che si manifesteranno e che si sarà in grado di vederle. Ma, d’altra parte, proprio in virtù del punto di vista e del lavoro iniziatico non vi è nulla di assolutamente negativo; lo sviluppo e la consumazione delle illusioni possono essere utilizzati per condurre a realtà di ordine più profondo; i difetti stessi si possono trasmutare in qualità in quanto i loro contenuti siano rimessi al loro posto e ricondotti al loro principio, ed è proprio dell’influenza spirituale di esercitare questo potere di trasmutazione al momento dovuto. Quanto a coloro che si preoccupano di definire le proprie qualificazioni iniziatiche tentando di misurarle, si può dire che non sta affatto al candidato (o presunto tale) di determinare le proprie qualificazioni, essendo piuttosto suo compito quello di operare la propria ricerca in conformità alla sua aspirazione, bussando alle porte che vi corrispondono ed anche accertandone molto attentamente la natura e le risposte ottenibili, con tutto il discernimento ricavabile dalla sua comprensione.
***
Dopo questi accenni esemplificativi ad «autolimitazioni» di natura prevalentemente psicologica, pensiamo di dover accennare a un pericolo diverso, nel quale è facile incorrere soprattutto nella delicata fase di ricerca iniziale. Ci riferiamo ai casi in cui si agisce fissando praticamente delle determinazioni che incideranno in modo rilevante sulla propria vita e sulle proprie possibilità future, senza possedere ancora un criterio per farlo — come si dovrebbe — in funzione della via di realizzazione da perseguire.
Certo, non si tratterà mai di determinazioni accidentali, e sempre corrisponderanno all’attuazione delle proprie possibilità individuali; ciò non toglie, però, che sarebbe consigliabile la massima prudenza nel predisporre legami che potrebbero poi essere degli ostacoli sulla strada da percorrere (e si può pensare qui, ad esempio, ai condizionamenti dovuti a determinate attività, a situazioni geografiche, o a vincoli familiari). Ed un rischio di autolimitazione può essere dovuto proprio a capacità individuali particolari, allorché si sia indotti a svilupparle al massimo nelle direzioni che consentono l’ottenimento dei migliori risultati e soddisfazioni esteriori, senza accorgersi di quali altri ordini di possibilità, forse assai più veramente importanti per la propria realizzazione, ne rimangono indirettamente escluse. Persino la partecipazione e l’entusiasmo per i contenuti tradizionali possono essere l’occasione per distogliere da qualcosa di molto più essenziale: ad esempio, cercando soddisfazione in manifestazioni d’arte legate a determinate forme tradizionali, od anche scrivendo su argomenti attinenti a dottrine tradizionali per iniziativa individuale e senza la base di un’autorità valida[12]; talché in un ambiente come quello attuale sarà molto probabile che, a dispetto delle buone intenzioni, qualsiasi cosa finisca con l’essere utilizzata per scopi assai diversi od anche opposti a quelli ingenuamente immaginati.
Del resto, la stessa partecipazione ad organizzazioni tradizionali valide può rappresentare, ai fini della ricerca di una via di realizzazione spirituale, un aspetto limitativo e condizionante, ed anche a questo proposito appare dunque opportuna la massima attenzione per evitare determinazioni affrettate. Ad esempio, già in altra occasione[13] parlammo della delicata questione della pratica della religione cattolica. Ed un altro caso non meno delicato è quello di coloro che aderiscono ad una forma tradizionale orientale, quale l’exoterismo islamico, pensando che ciò rappresenti comunque un passo avanti verso una via iniziatica, senza considerare che a seconda delle specifiche modalità di tale adesione possono entrare in gioco anche fattori contrari al successivo concretarsi della loro ricerca, o contrari, in particolare, alla partecipazione ad una via nel senso indicato da René Guénon e di cui la sua opera è una testimonianza. Intervengono, a questo riguardo, elementi assai complessi che richiederebbero senza dubbio una cautela della cui necessità può essere peraltro difficile rendersi conto osservando le cose dall’esterno, ed essendo talvolta condizionati anche da comprensibili motivi sentimentali.
*** 
Queste nostre considerazioni, inevitabilmente tutt’altro che esaurienti, non hanno altro intento che quéllo di fornire eventuali spunti di riflessione, ed è tutto ciò che ci è possibile su questo argomento.
Si sarà compreso che quanto andiamo scrivendo riguarda esclusivamente chi aderisca o chi aderirà alla dottrina metafisica integrale, nella quale soltanto risiede la ragion d’essere della ricerca di cui abbiamo parlato. Per chi si fondi su tale premessa, pensiamo sia necessario insistere fermamente sull’importanza decisiva del combattimento contro le proprie «autolimitazioni»; un combattimento che, d’altra parte, si può correttamente affrontare e risolvere soltanto se già si conosce che, in un senso più profondo e più vero, non c’è nulla che si opponga alla realtà, nulla da realizzare, nulla che non sia già.

[1] Dobbiamo qui rimandare all’articolo Che cosa vuol dire realizzazione spirituale?, pubblicato nel n. 48 di questa rivista [Rivista di Studi Tradizionali. N.d.r. - su questo blog SCIENZA SACRA giovedì 23 gennaio 2014 N.d.r. Scienza Sacra]. A questo proposito, desideriamo soltanto precisare che sopra-individuale è qui sinonimo di universale e trascendente: non ha dunque niente a che vedere con ciò che è di ordine collettivo (che è una semplice estensione dell’individuale al suo stesso livello), né con potenze extra-corporee sottili che si possono imporre alle singole individualità. Quando invece si vedono sofisticati autori con pretese di carattere tradizionale prendere, ad esempio, libri che si presentano espressamente quali romanzi di stregoneria (come quelli di Castaneda) per descrizioni di una via di realizzazione spirituale ed iniziatica, bisogna dire che — salvo eventuali peggiori giudizi — essi dimostrano con ciò per lo meno un’ingenuità davvero «disarmante»: disarmante per loro e per chi li segue, nel senso proprio di lasciarli privi dell’armatura di difesa intellettuale indispensabile per affrontare simili argomenti, e dobbiamo constatare che essi sono cosi di fatto tremendamente vulnerabili... 
[2] «Chi avrà voluto salvare la sua anima, la perderà; chi invece avrà perduto la sua anima a causa di Me, la ritroverà» (Vangelo secondo Matteo, 16, 25); «Se qualcuno vuole seguire Me, neghi se stesso: e prenda la sua croce e mi segua. Chi infatti vorrà salvare la sua anima, la perderà: chi invece avrà perso la sua anima a causa di Me e del Vangelo, la renderà salva» (Vangelo secondo Marco, 8, 35). «In verità, in verità vi dico: se il grano di frumento caduto in terra non è morto, esso rimane solo; se invece è morto, darà molto frutto. Chi ama la sua anima, la perderà, e chi odia la sua anima in questo mondo, la custodisce per la vita eterna» (Vangelo secondo Giovanni, 12, 24-25). Dovrebbe essere lampante il significato iniziatico di questi richiami, il cui carattere impe-gnativo non può essere eluso per chi lì intende. Possiamo anche ricordare, riferendoci alla tradizione islamica e con un significato analogo, il detto del Profeta «Morite prima di morire». 
[3] Cfr. Cambiare mentalità, nel numero 30 di questa rivista, pp. 10-13. 
[4] A proposito dell’attitudine «profana», si veda lo scritto di Pietro Nutrizio sul concetto di «sacro» e di «profano», nel n. 47 di questa rivista. 
[5] Le Règne de la Quantità et les Signes des Temps, cap. XVII. 
[6] Per evitare un possibile errore, aggiungiamo subito che all’esistenza di tale contraddizione non deve neppure essere attribuita un’importanza esagerata o drammatica. Vi può essere, ad esempio, nella stessa comprensione teorica una fase di compiacimento accompagnata talvolta da un’impressione illusoria di completezza, destinata peraltro ad essere superata con una maggiore maturità. E, come accenneremo in seguito, gli stessi atteggiamenti difettosi o le stesse inclinazioni parziali sono suscettibili di venire utilizzati in funzione di una via rivolta in definitiva al sopra-individuale, senza frustrazioni premature e secondo tecniche iniziatiche presupponenti un’adeguata maestria, sulle quali non è qui possibile soffermarci. 
[7] Cfr. René Guénon, Sulle qualificazioni iniziatiche, nel n. 48 di questa rivista, pp. 1-2 [capitolo del libro Considerazioni sull’Iniziazione. N.d.r.]. 
[8] A proposito del «tradizionalismo», da non confondere con lo spirito tradizionale, ricordiamo le considerazioni esposte nell’articolo Trappole dei tradizionalismi (nel n. 46 di questa rivista), nel quale ci riferimmo al capitolo “Tradizione e Tradizionalismo” de Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi. 
[9] È importante esser consapevoli della portata inalienabile già insita in un assentimento teorico autentico alla realtà metafisica: «ogni risultato, anche parziale, ottenuto dall’essere nel corso della realizzazione metafisica, è ottenuto in maniera definitiva. Tale risultato costituisce per esso un’acquisizione permanente che nulla potrà mai fargli perdere; il lavoro compiuto in questo ordine, anche se viene ad essere interrotto prima del termine finale, è fatto una volta per sempre, proprio perché d’ordine atemporale. Ciò vale anche per la semplice conoscenza teorica, poiché ogni conoscenza porta il proprio frutto in se stessa...» (cfr. René Guénon, La Metafisica orientale, nel n. 44 della presente rivista, p. 7). 
[10] Cfr. l’articolo Importanza della Volontà, nel n. 44 di questa rivista. 
[11] Che si tratti di una ben consapevole presupposizione è di fatto particolarmente decisivo in una situazione di confusione come quella del mondo in cui viviamo; mentre in un ambiente tradizionale è normale che la stessa chiarificazione teorica possa avvenire progressivamente, secondo le proprie possibilità, procedendo lungo una via di realizzazione effettiva. 
[12] Su questo argomento pensiamo di poter rimandare alle considerazioni esposte da Pietro Nutrizio nel n. 48 di questa rivista, in particolare a p. 41 e seguenti. 
[13] Su questo argomento, rimandiamo alle conclusioni del nostro articolo Realizzazione spirituale e pratica della Religione cattolica (nel n. 23 di questa rivista) ed alle citazioni ivi contenute.