"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

Per contattare la redazione del blog: scienzasacra@libero.it

mercoledì 18 giugno 2014

Giovanni Ponte, Realizzazione spirituale e pratica della religione cattolica

Giovanni Ponte
Realizzazione spirituale e pratica della religione cattolica*

I

Come si può concretare un orientamento verso la realizzazione conoscitiva, il trascendimento della relatività individuale, la vera «Liberazione»?
Esaminando tale questione, altrettanto fondamentale quanto estranea agli orizzonti della mentalità moderna, siamo stati condotti più volte, su questa rivista, ad affermare un presupposto indispensabile di capitale importanza: l’adesione effettiva ad una «forma tradizionale», l’assunzione impegnativa di essa secondo tutta l'ampiezza praticamente possibile e secondo tutta la profondità attingibile.
Prima di giungere a considerazioni meno generiche e ad applicazioni particolari alle condizioni del mondo attuale, dobbiamo ora chiederci: possiamo senz'altro proseguire il nostro discorso, così rimasto a mezza strada tra la concezione dei principi metafisici e le questioni di ordine pratico? Certamente, questo argomento perderebbe per noi qualsiasi interesse e sarebbe inevitabilmente frainteso qualora non si tenessero costantemente presenti i principi da cui abbiamo inteso partire e l'aspirazione ad essi connessa. Né basta un frettoloso riferimento verbale a ciò: quanti significati differenti e persino antitetici (solitamente concepiti a un livello ben diverso da quello che dà un senso valido a quello che abbiamo cercato di spiegare ai nostri lettori) possono essere espressi con le medesime parole, quali ad esempio «principi», «conoscenza», «realizzazione spirituale», «liberazione», come pure «tradizione» e «iniziazione»?
D'altra parte, fin dagli inizi di questa pubblicazione[1] si è inteso chiarire il significato effettivo di ciò di cui parliamo, in contrasto con l'abitudine piuttosto generale di accontentarsi tanto spesso passivamente del potere suggestivo delle parole che si adoperano, e della carica irrazionale che attraverso di esse agisce (od è fatta agire da altri su di noi).
Speriamo di essere riusciti almeno in parte in questo lavoro di chiarimento, ché altrimenti non ci parrebbe neppure legittimo affrontare certi altri argomenti, e, ad evitare peggiori malintesi, preferiremmo piuttosto essere scambiati per dei «teorici» e nulla più.
Per quel che riguarda, in particolare, il significato da dare all'oggetto essenziale della ricerca da noi presa in considerazione, pensiamo sia indispensabile rimandare, specialmente i nostri nuovi lettori, ad altri scritti nostri[2] o di altri collaboratori di questa rivista[3], e soprattutto a diverse opere di René Guénon[4] veramente incomparabili per la loro potenza intellettuale chiarificatrice.

II

Dopo questa necessaria premessa, vediamo di esaminare più da vicino come, per chi sia mosso dall'aspirazione di cui abbiamo parlato, si può praticamente precisare oggi in Occidente la questione dell'adesione alla tradizione, una ed universale nella sua essenza, ma molteplice e varia nei suoi adattamenti.
Coloro che si pongono tale questione possono aver abbandonato in passato ogni pratica tradizionale, come possono aver mantenuto in qualche misura un'osservanza rituale sotto forma religiosa. In ogni caso, si tratta in generale[5] di persone originariamente ricollegate al cristianesimo e, in Italia, più precisamente alla Chiesa cattolica romana.
Ora, è naturale che, riferendosi a un'adesione impegnativa ad una forma tradizionale, il pensiero vada anzitutto alla forma che ha già segnato l'impronta della sua influenza sulla propria individualità e sull'ambiente della propria vita. Esistono, a questo proposito, ovvie ragioni di opportunità pratica, ma anche motivi di un ordine assai più profondo: abbiamo già osservato altrove che la vita rituale di ciascuna forma tradizionale ha la capacità di far partecipare a determinate influenze spirituali ed a energie psichiche che in essa operano, formando, in un certo senso, specifiche «razze spirituali». La forma tradizionale della propria origine condiziona dunque l'essere umano, compenetra «la sua carne e le sue ossa», spesso più di quanto egli stesso possa supporre.
Del resto, la forma tradizionale, quale noi la intendiamo, racchiude sempre in sé un'essenza non umana che trascende l'individuo in quanto tale, ed è quindi normale che non egli la scelga o la prenda per sé, ma piuttosto appartenga ad essa.
La «scelta» di una religione che, non tenendo conto di quella della propria origine, sia mossa semplicemente da un'attrazione psicologica e mentale per una diversa forma tradizionale, o peggio, da un gusto per l'esotismo, è dunque, in generale, soltanto un'aberrazione con conseguenze squilibranti. Ciò è tanto più vero nel caso che propriamente ci interessa, di coloro che hanno riconosciuto, sia pure soltanto teoricamente, l'essenza universale che si manifesta in tutte le forme e dottrine tradizionali, e appunto per questo aspirano al superamento del dominio formale e individuale: per essi, infatti, le ragioni superficiali di preferenza non possono certo essere, di per se stesse, un motivo determinante per un mutamento di religione; dal loro punto di vista, non si può ormai più trattare di attaccarsi a certe forme esteriori in quanto tali, ma di realizzare, mediante la forma tradizionale che opererà in essi, un determinato ordine di illuminazione interiore e di cancellazione dei propri limiti individuali, fino al ritrovamento del principio centrale, unico per tutte le forme tradizionali e per tutto il mondo umano, che sta all'origine di quest'ultimo e che è d'altra parte il punto di partenza per risalire poi agli stati sopra-individuali, e per realizzare infine l'identificazione a ciò che trascende infinitamente qualsiasi stato particolare di esistenza.
La questione pratica che si pone, nel caso preso in esame, non sarà dunque quella di scegliere la forma tradizionale che si «preferisce», ma anzitutto di prendere coscienza della propria forma tradizionale originaria (cioè praticamente, per degli occidentali, della propria religione), e di vedere se essa, nelle condizioni attuali, costituisce una base adatta per l'opera di trascendimento del dominio formale e individuale.
Noi pensiamo che tale questione possa e debba essere affrontata correttamente, con le riserve indicate all'inizio del presente articolo, senza permettere che un sereno giudizio venga alterato dalle opposte pur comprensibili reazioni sentimentali degli iconoclasti e di coloro che, per sensibilità e devozione, vedono con angoscia la eventualità di dover volgere altrove la propria ricerca.

III

Parlando dell’importanza di avere una «vita rituale» (in cui intervenga cioè un'influenza spirituale che anzitutto ordini la propria esistenza, anche nelle sue manifestazioni esteriori), abbiamo avuto più volte occasione di osservare che ciò si può concretare - nella misura in cui questo avviene ancora in Occidente – precisamente mediante una pratica religiosa.
D'altra parte, si sarà potuto comprendere che il punto di vista a cui ci siamo costantemente riferiti, rivolto ad una realizzazione conoscitiva di natura sopra-individuale, non coincide (pur non escludendolo affatto) con il punto di vista religioso[6]: secondo quest'ultimo, inteso da solo e nel suo ambito specifico, la realtà sopraindividuale interviene infatti per operare una salvezza sul piano dell'individualità umana, senza che peraltro si concepisca, per l'essere che si manifesta su tale piano individuale umano, la possibilità di liberarsi dei limiti ad esso inerenti.
Ai fini di una realizzazione che trascende il dominio individuale, l'adesione ad una forma religiosa ha dunque un senso veramente adeguato in quanto si integri in una partecipazione tradizionale di ordine più profondo, esoterico rispetto alla religione: ci riferiamo qui a quella partecipazione che, nelle condizioni presenti dell'umanità, è stata concordemente riconosciuta nelle diverse forme tradizionali come possibile attraverso l'iniziazione[7].
La nostra questione pratica può dunque precisarsi in questi termini: la religione della propria origine può costituire una base adatta per l'accesso a un esoterismo e ad un'iniziazione, in modo da essere cosi reintegrata in un ambito tradizionale di ordine più profondo?
Se si pensa al cristianesimo primitivo, la risposta è certamente affermativa. Ogni tradizione è del resto sempre originariamente completa verso l'alto; e l'identificazione effettiva al principio divino in Gesù Cristo comportava senza dubbio, nella Sua missione, non solo una possibilità generale di salvezza, ma altresì una possibilità di realizzazione di un ordine immensamente più profondo di quello della salvezza individuale, per coloro che ne erano qualificati e che partecipavano all'influenza spirituale operante in essi secondo modalità evidentemente diverse da quelle accessibili a tutti i fedeli.
Non pensiamo sia il caso di soffermarci qui troppo a lungo sul vasto tema dell'esistenza dell'esoterismo cristiano delle origini, largamente documentabile e abbastanza largamente risaputa. Molti ricorderanno i passi scritturati che vi si riferiscono nei Vangeli, e non molto tempo fa si dette l'occasione di riportare su questa rivista citazioni assai notevoli su questo argomento, alle quali rimandiamo i nostri lettori[8]. Gli elementi probanti al riguardo sono tanto evidenti che anche teologi moderni tutt'altro che inclini a comprendere e ad ammettere ciò che oltrepassa il dominio religioso ed «ufficiale», quando studino l'argomento in veste di storici, giungono a riconoscimenti di fondamentale importanza, anche se essi stessi non ne intendono poi la portata e si sforzano di ridurla nei quadri dei propri schemi teologici.
Ci basti, a questo proposito, riportare testualmente le seguenti affermazioni di un notissimo storico della Chiesa e teologo cattolico contemporaneo: «...Di solito la tradizione pubblica della Chiesa, ricevuta dagli Apostoli e trasmessa attraverso la gerarchia, viene contrapposta alla tradizione segreta che gli eretici del II Secolo, e particolarmente Basilide e Valentino, pretendevano indebitamente di aver ricevuto anch'essi dagli Apostoli. Ma questa contrapposizione non esaurisce la questione. Infatti, gli autori cattolici del II Secolo, e primo fra questi Sant'Ireneo, conoscono... una tradizione gnostica ortodossa, che pensano provenga dagli Apostoli ... La concezione di insegnamenti misteriosi, dati da Cristo agli Apostoli per essere trasmessi oralmente ad alcuni individui prescelti, è comunemente ammessa alla fine del II Secolo... È noto il celebre testo in cui egli [San Clemente d'Alessandria], all'inizio degli Stremati; ricorda i suoi maestri, e continua dicendo: “Questi maestri che conservano la vera tradizione dei beati insegnamenti, venuti direttamente dai Santi Apostoli... , trasmessi di padre in figlio[9], sono giunti fino a noi, grazie a Dio” (I, I, 11, 3). Si tratta di insegnamenti riservati a pochi, trasmessi fino allora oralmente (13, 2), che devono mantenere un carattere segreto... È chiaro che si tratta di una cosa diversa dalla tradizione ufficiale contenuta nella regola della fede». Più precisamente, si tratta di una Via di realizzazione conoscitiva (gnosi) che, sempre secondo quanto spiega l'autore sopra citato, viene intesa da San Clemente come «una saggezza, scienza e comprensione di ciò che è, di ciò che sarà e di ciò che è stato, solida e sicura», il cui oggetto è «la conoscenza integrale del reale»: «la gnosi la dà pienamente [questa conoscenza], perché la sua autorità è l'autorità stessa di Cristo... D'altra parte, sotto un altro aspetto, la gnosi si contrappone alla semplice fede... Orbene, è notevole il fatto che Clemente ricollega agli Apostoli non soltanto la tradizione della fede... ma anche la tradizione della gnosi che è comunicata soltanto oralmente e a pochi... Le tradizioni esoteriche degli Apostoli sono la continuazione nel Cristianesimo di un esoterismo ebraico che esisteva al tempo degli Apostoli... L'esoterismo cristiano espone gli aspetti del mistero cristiano riguardante i suoi sviluppi nel mondo celeste... Si tratta qui dell'itinerario mistico[10]... in relazione con le “dimore” successive e i loro “angeli”». «Si tratta della rivelazione di un'esperienza spirituale che può essere comunicata soltanto da maestro a discepolo, e nessuno scrittore può fornire l'equivalente.
Così ci appare l'esistenza di una successione di maestri gnostici o maestri spirituali; distinta dalla successione dei vescovi... [maestri] che continuano la tradizione carismatica dei tempi apostolici e degli Apostoli. Questa successione occupa un posto suo proprio... »[11].
Il brano citato, fondato su dati storici e filologici inoppugnabili, contiene riferimenti assai trasparenti (per chi non le ignori) a nozioni tradizionali universali dell'ordine più profondo: la «conoscenza integrale del reale» nel compimento di una via di realizzazione spirituale, implicante propriamente la «totalizzazione dell'essere»; la trasmissione dell'influenza spirituale e dell'insegnamento iniziatico da Maestro a discepolo; la realizzazione degli stati sopra-individuali dell'essere (le “dimore celesti” con i rispettivi “angeli”); l'esistenza ben reale di un’“élite intellettuale” o spirituale avente una sua gerarchia indipendente da quella esteriore e, senza dubbio, una sua funzione nell'insieme della forma tradizionale cristiana. Diversi Padri della Chiesa primitiva erano dunque detentori della conoscenza effettiva di ciò; e, mentre non temevano di identificare l'essenza della propria dottrina a quella di anteriori tradizioni e di forme di iniziazione a cui in certi casi essi stessi erano stati personalmente ricollegati[12] d'altra parte asserivano che le conoscenze tradizionali dell'ordine più profondo proprie della “gnosi” corrispondevano all'approfondimento del contenuto della fede religiosa: «La gnosi non insegna altre verità; ma ne è l'approfondimento»[13].
Quest'ultima proposizione può forse a prima vista sorprendere dopo quanto si è detto sopra (e gli esperti di teologia timorosi di tutto ciò che mostra di sfuggire ai loro schemi abituali non hanno mancato di approfittarne per cercare di ridurre il campo originario dell'esoterismo cristiano a dimensioni di comodo). In realtà, essa sta a significare che la fede religiosa ha, nel patrimonio conoscitivo esoterico della “gnosi” autentica, il suo senso ultimo nell'ordine della comprensione, e quindi anche il suo senso primo nell'ordine reale: cioè, secondo la testimonianza dei Padri della Chiesa detentori delle conoscenze dell'ordine più profondo, nell'esoterismo della «gnosi» si trova la ragion d'esser della stessa religione cristiana la quale rappresenta un provvidenziale adattamento della verità e della tradizione universale attuatosi in un determinato momento della storia dell'umanità, mediante un intervento efficace “soprannaturale”, ovverossia effettivamente derivato dai principi metafisici; così, in particolare, il ricorso all'influenza spirituale presente in Cristo, manifestata nel compimento della Sua missione e trasmessa attraverso i Suoi discepoli, può assumere il suo senso pieno soltanto in quanto, al di là dell'apparire dei fatti e dei personaggi storici, riconduca al Verbo universale e al Principio trascendente.
In fondo, l'affermazione dell'esoterismo cristiano secondo cui il contenuto della «gnosi» è l'approfondimento di quello della fede appare, vista sotto questa luce, perfettamente normale, ed anche del tutto analoga ad affermazioni che si possono trovare in altre tradizioni, come il celebre detto del Sufi Al-Hallaj secondo cui il taçawwuf (l'esoterismo islamico) è l'approfondimento della legge (religiosa ed exoterica). Non si tratta certo di ridurre l'esoterismo (che, come dice San Clemente, conduce alla «Conoscenza integrale del reale») al livello in cui viene generalmente concepito l'exoterismo religioso, ma si tratta invece di riportare quest'ultimo al suo principio. E, come il taçawwuf è detto Qalbu-l-Islam (il cuore della forma tradizionale islamica), così l'esoterismo di cui parlavano i Padri della Chiesa primitiva era sicuramente il cuore spiritualmente vivificante della forma tradizionale cristiana, anche nel suo aspetto propriamente religioso. Questa era dunque la ragione e la giustificazione più profonda dell'adesione alla religione cristiana, anche per chi fosse nato in un'altra forma tradizionale (ad esempio in una di quelle diffuse nell'impero romano) nella quale non potesse trovare praticamente più una base adeguata per una via di realizzazione spirituale.

IV

La questione pratica da cui siamo partiti si riferisce però alle condizioni attuali, e, per fornire degli elementi in funzione di una risposta appropriata, dobbiamo necessariamente riferirei a certi mutamenti fondamentali, subiti nel corso dei secoli dalla forma tradizionale cristiana, particolarmente in Occidente. Su tale argomento, rimandiamo anzitutto i lettori a quanto già pubblicato su questa rivista[14], ma dobbiamo anche ritornare almeno per sommi capi su certi punti in modo che la presente esposizione non appaia troppo incompleta.
Da qualche anno si parla correntemente, in certi ambienti, di un'«epoca costantiniana» della Chiesa cattolica, iniziata ai tempi di Costantino, caratterizzata da una mescolanza indebita tra autorità spirituale e potere temporale, e che sarebbe proprio ora in via superamento. Effettivamente, non c'è dubbio che i tempi di Costantino, e il connesso inizio della serie dei concili, rappresentino il compimento di una svolta drammatica nella storia del cristianesimo, come è dimostrato anche dall'angosciosa testimonianza di Sant'Ilario ed altri Padri della Chiesa[15]. Il fatto fondamentale, peraltro, non consiste tanto nell'interferenza di fattori «temporali» estranei, quanto nel cristallizzarsi di un processo di «exoterizzazione» del cristianesimo, senza dubbio provvidenziale ed anzi indispensabile nei riguardi della parte di umanità a cui il cristianesimo stesso era destinato[16], ma accompagnato inevitabilmente da una determinazione del suo aspetto religioso in forme aventi la tendenza a contrapporsi l'una all'altra ed a chiudersi in se stesse.
In fondo, le confusioni che si produssero allora furono secondarie rispetto al fenomeno di ordine più profondo che le rese possibile, e cioè la separazione dell'autorità religiosa, preposta ad amministrare il patrimonio della fede, dall'autorità spirituale esoterica, detentrice di quella Conoscenza di cui parlavano alcuni dei Padri della Chiesa primitiva.
Eppure, soltanto attivando il legame originario che ricollegava al dominio esoterico quello religioso era possibile mantenere quest'ultimo spiritualmente vivo. Si comprenderà pertanto quanto fosse importante la presenza di forme di iniziazione in seno al cristianesimo, indipendentemente dal loro riconoscimento da parte dell'autorità religiosa.
Un esoterismo a base iniziatica, con un proprio patrimonio rituale trasmesso da Maestro a discepolo, si perpetuò notoriamente, in modo più o meno completo, nel cristianesimo orientale sotto la forma dell'Esichiasmo. Maestri di quest'ultimo che manifestarono la loro eccellenza spirituale ed intellettuale furono nel contempo, per la generalità dei fedeli, Santi venerati e «vivificatori della religione», per usare il medesimo significativo epiteto attribuito nella religione islamica a uno dei più grandi Maestri del corrispondente esoterismo. A questo proposito, sarà utile chiarire che, contrariamente a quanto qualcuno ha affermato, non è affatto vero che l'esistenza dell'esoterismo e dell'iniziazione debba restare normalmente un segreto per chi non vada oltre i limiti del dominio propriamente religioso ed exoterico. È vero invece il contrario: solo una vera degenerazione dell'exoterismo, accompagnata da un rifiuto ignorante, mosso da una presunzione o da una paura ingiustificata di ciò che va al di là dei suoi limiti formali, può mettere i rappresentanti dell'esoterismo nell'alternativa di dissimulare l'esistenza dell'esoterismo stesso, o di subire reazioni perniciose. Peraltro, anomalie di questo genere non sono certo rare, e ne abbiamo un notissimo esempio tipico nel cristallizzarsi dell'exoterismo religioso ebraico.
E se tanti passi del Vangelo si soffermano su questo punto, a futuro ammonimento di chi «ha orecchie per intendere», non sarà forse anche perché si trattava di una sorta di prefigurazione del dogmatismo[17] che si sarebbe poi affermato in seno allo stesso cristianesimo?
Sta di fatto che, nel cristianesimo occidentale, e segnatamente nell'ambito della Chiesa cattolica, senza dubbio in connessione alle qualificazioni spirituali dei popoli su cui essa si estendeva, non poté svilupparsi un'iniziazione e un esoterismo cristiano simile all'Esichiasmo. Vi furono sì varie forme di iniziazione, che però generalmente dovettero o rimanere del tutto nascoste, o mascherare il proprio carattere iniziatico ed esoterico. In generale, dovette trattarsi di forme iniziatiche particolari che, pur senza riferirsi direttamente a quella «Conoscenza integrale del reale» che era stata indicata da certi Padri del cristianesimo primitivo, comportavano tuttavia la possibilità di mantenere un rapporto cosciente con i detentori di una via di realizzazione spirituale completa, presenti nel simbolico «Centro del Mondo» e nella spirituale «Terra Santa» a cui si ricollegano le influenze spirituali del mondo umano[18]. A tale fondamentale funzione dovettero adempiere gli iniziati appartenenti all'Ordine dei Templari, la cui esistenza è storicamente ben nota. La sua distruzione, nel XIV Secolo, segnò senza dubbio una rottura delle relazioni regolari tra l'Occidente e il« Centro del Mondo», rottura che non poteva non provocare l'inizio di una deviazione destinata a dar luogo infine ad una civiltà ormai puramente profana. Peraltro, vi sono ragioni per credere che quella rottura non fu subito totale. Altre organizzazioni, segretamente eredi dello spirito dell'Ordine dei Templari (come i “Fedeli d'Amore” e la “Massenia del Santo Graal”), operarono nello stesso senso. «Coloro che conservarono quello spirito vivente e che ispirarono tali organizzazioni, senza mai costituirsi in un gruppo definito, sono quelli che, con nome essenzialmente simbolico, si chiamarono “Santa-Croce”[19]. Ma venne un tempo[20] in cui quegli stessi Rosa-Croce dovettero abbandonare l'Occidente[21], le cui condizioni erano diventate tali da escludere la loro azione; si dice che essi si ritirarono in Asia, riassorbiti in qualche modo verso il Centro supremo di cui erano un'emanazione. Per il mondo occidentale non vi è più una “Terra Santa” da custodire, poiché il cammino che vi conduce è ormai interamente perduto»[22].

V

Quali possibilità sono dunque rimaste ancora perseguibili in Occidente? E quale portata può avere ancora, nelle condizioni attuali, l'adesione alla Chiesa cattolica?
A questo proposito, occorre anzitutto chiarire che le influenze spirituali sono e saranno sempre presenti nel mondo umano, poiché senza di esse sarebbe spezzato ogni legame tra l'umanità e il suo principio sopra-umano, in cui risiede la ragione ed il fondamento della sua stessa realtà. Ma se le influenze spirituali sono sempre presenti nell'umanità, ciò significa che esistono sempre degli esseri umani che ne sono i necessari «supporti» coscienti, capaci di trasmetterne l'efficacia nel mondo in cui vivono ed agli altri uomini, secondo la ricettività di questi ultimi e con gli adattamenti opportuni[23]. Questi «supporti» coscienti delle influenze spirituali, il cui orizzonte intellettuale va al di là delle forme tradizionali particolari per attingere direttamente ai principi trascendenti ed identificarsi ad essi, sono precisamente coloro che costituiscono ciò che René Guénon ha chiamato «élite intellettuale», nel pieno senso di questa espressione.
Si comprenderà dunque che se, conformemente al simbolismo tradizionale, si intendono la «Terra Santa» e il «Centro del Mondo» in senso spirituale, l'«élite intellettuale» ne è la custode ed adempie alla funzione di mantenere il legame tra questi e l'insieme dell'umanità. Dire che la via che conduce al «Centro del Mondo» fu mantenuta aperta per gli occidentali fino ad una certa epoca, significa quindi affermare che fino a quell'epoca vi furono, in seno all'Occidente, dei membri dell'«élite intellettuale». E la successiva scomparsa in Occidente di una «élite intellettuale» implica, per chi aspiri ad una realizzazione spirituale e conoscitiva, la questione di come ricostituirla o dove trovarla.
La prima cosa che si può pensare al riguardo è la rivivificazione delle forme tradizionali rimaste, purché abbiano conservato una loro validità mediante il perpetuarsi di una certa ricettività (almeno indiretta e pur senza la realizzazione conoscitiva corrispondente) all'influenza spirituale.
Orbene, dopo il Secolo XVII, che segnò la scomparsa dei Rosa-Croce, è certo che rimasero pur sempre accessibili le forme tradizionali occidentali rappresentate dalla religione cattolica per quel che riguarda l'ambito religioso, e dall'iniziazione artigianale muratoria per quel che riguarda l'ambito esoterico. In linea di principio, si sarebbe potuto pensare che i rappresentanti della religione cattolica, o qualcuno di essi, rendessero possibile o permettessero che il loro patrimonio tradizionale servisse di base per un'opera di rivivificazione spirituale, da intendere nel senso che abbiamo indicato, ed avente quindi il suo necessario principio nell'esoterismo e nel dominio iniziatico. Ciò presupponeva anzitutto un'apertura intellettuale, almeno teorica, verso principi tradizionali di ordine universale sopra-ordinati rispetto alla specifica forma religiosa cattolica (della quale, come si disse, rappresentano la ragion d'essere più profonda); in secondo luogo, presupponeva inoltre un mutamento profondo di atteggiamento nella direzione da cui avrebbe potuto provenire un aiuto spirituale, e cioè nella direzione di quella «élite intellettuale» da ritrovare, perenne e quindi ben vivente altrove, ancorché sempre meno appariscente a motivo delle condizioni della nostra epoca. Questi due presupposti sono del resto strettamente connessi e il secondo avrebbe rappresentato anche un segno che il primo era stato effettivamente adempiuto.
A rendere più irreparabile la situazione, avvenne, nel Secolo XVIII, la scomunica, da parte della Chiesa cattolica, degli aderenti all'iniziazione muratoria[24]. Tale scomunica non faceva nessuna distinzione tra direttive legittimamente condannabili, introdotte da Massoni animati da una mentalità fortemente antitradizionale, ed il patrimonio spirituale autentico dell'esoterismo massonico. Lo squilibrio ulteriore che ne derivò ha turbato gravemente le possibilità di successo dei tentativi di ristabilire i legami coscienti tra l'iniziazione muratoria e i «Superiori Incogniti» dell'«élite intellettuale»; ma non meno ha nociuto alle possibilità della Chiesa cattolica, troncando per essa e per i suoi membri una possibilità rimasta, nonostante tutto, per riaprire una via verso l'interiore ed essenziale «Terra Santa» in cui è la luce del Verbo divino che le tenebre non hanno conosciuto.
E, senza la sapienza per ripercorrere quella via, è naturale che la stessa protezione rappresentata dalla chiusura in una forma exoterica dovesse risultare sempre meno sufficiente, permettendo il manifestarsi di pericoli sempre più minacciosi. Dobbiamo qui rimandare il lettore a quanto già dicemmo in altri articoli[25]. In effetti, in seno alla Chiesa cattolica, la fine della cosiddetta «epoca costantiniana» a cui accennammo si sta risolvendo non certo in una riapertura intellettuale e spirituale verso l'interiorità e verso i principi sopra-formali, bensì in un'apertura crescente verso l'esteriorità del mondo moderno e verso il basso, verso la «nuova pulsazione che sale dal basso», secondo un'inquietante espressione del Padre Teilhard de Chardin.
Mentre nel secolo scorso il Pontefice pronunciò l'esplicita condanna[26] di chi osava pretendere che la Chiesa potesse accordarsi con la civiltà moderna – incarnazione al massimo grado delle direttive antitradizionali dell'«avversario» - , il Pontefice di oggi, all'opposto, chiudendo il Concilio Vaticano II, ha proclamato l'ammirazione della Chiesa cattolica per quella medesima civiltà. Le sue parole mostrano sinteticamente le fasi attraverso le quali la gran corrente di suggestione del mondo profano moderno comincia ormai a celebrare il suo trionfo alla sommità stessa della gerarchia della Chiesa cattolica romana, prima suscitando, con la sua «terribile statura», ossessivi timori, per poi mutarli, come nel progredire di una gigantesca opera di ammaliamento, in una partecipazione ammirata e trascinatrice: «L’umanesimo laico profano», ha detto S.S. Paolo VI, «è apparso nella sua terribile statura ed ha, in un certo senso, sfidato il Concilio... Che cosa è avvenuto? uno scontro? una lotta? un anatema? Poteva essere, ma non è avvenuto... Una corrente di affetto e di ammirazione si è riversata dal Concilio sul mondo moderno».
Il senso di rinnovamento e di entusiasmo «profetico» che pervade molti ambienti cattolici è dunque in realtà perfettamente paragonabile all'euforia di chi, applicando la terapia psicanalitica, si è liberato dall’oppressione dei «complessi» che lo affliggevano, sostituendo, allo «scontro» e alla «lotta» contro le tendenze da cui prima si difendeva, la deliberata assunzione di quelle medesime tendenze.
D'altra parte, si può constatare che, mentre la Chiesa cattolica è progressivamente condizionata dalle medesime correnti e suggestioni che sospingono avanti il mondo moderno, da molte parti si tende a far si che queste ultime vengano a poco a poco mostruosamente incorporate nel suo stesso patrimonio dottrinale, quasi a neutralizzare e soffocare quanto in essa ha ancora un carattere autenticamente tradizionale e spirituale. L'incomprensione è giunta a tal segno che qualcuno già parla della metafisica come di qualcosa che appartiene ad un'epoca passata[27]; e intanto le stesse parole d'ordine che sono servite alla colossale opera sovversiva degli ultimi secoli vengano ad associarsi strettamente al contenuto della fede religiosa, quasi ne fossero un complemento e un'integrazione indissolubile. Sempre più numerosi sono coloro che presentano i misfatti sovvertitori della civiltà occidentale come un vanto del cristianesimo, i cui rappresentanti sono del resto all'avanguardia nell'opera di distruzione di ciò che rimane delle civiltà tradizionali nel mondo. Se nell'Ottocento era il positivismo ad attribuirsi il «merito» di aver liberato l'uomo dalla superstizione del «sacro», ora teologi cattolici giungono correntemente a dire che il Cristianesimo, radicalmente diverso dalle religioni in genere, è incompatibile con «l'ingenua interferenza sacrale»[28]; il cristianesimo, dunque prima senza dubbio incompreso, avrebbe anzi« liberato» l'uomo dall'oppressione del sacro[29], avrebbe operato una salutare «desacralizzazione» del mondo[30]; sul quale (possiamo osservare) il «cristiano» ha mostrato di saper effettivamente compiere la sua opera profanatrice con un impegno che ci si dovrebbe pur chiedere che cosa abbia mai in comune con il messaggio evangelico.

VI

Vi è dunque una vasta azione in corso, svolta più o meno inconsapevolmente, tendente ormai a ridurre il cattolicesimo su un piano meramente profano; ed a ciò corrisponde anche puntualmente un progressivo svuotarsi dell'impegno rituale, non solo lontanissimo da quello esistente alle origini della Chiesa, ma inoltre sempre più depotenziato per una significativa netta subordinazione alle «esigenze» della società moderna. La funzione di ogni exoterismo di fornire la base ordinatrice di una «vita tradizionale», di una «vita rituale», quale si riscontra nelle civiltà diverse da quella contemporanea, appare sempre più inadempiuta, o adempiuta in una misura la quale, in generale, non può che considerarsi irrisoria quando si abbiano termini di paragone semplicemente «normali» al riguardo, ad esempio in Oriente o nel passato stesso del mondo occidentale.
Senza dubbio, l'opera di «profanizzazione» del cattolicesimo, benché in corso a ritmo crescente, non è ancora compiuta, e parecchi provano angoscia per quanto sta avvenendo in quella direzione. A volte, quegli stessi che sono stati e per certi aspetti sono forse ancora strumenti del movimento verso di essa, reagiscono nell'avvedersi che le cose procedono implacabilmente oltre le loro intenzioni[31], e cercano di trattenete la situazione a stadi meno accentuati di disordine. Così in questa particolare fase post-conciliare, e in connessione a quanto il Concilio recente ha reso possibile, è facile notare un avvicendarsi di azioni e reazioni contrastanti e contraddittorie.
In questo gioco di azioni e reazioni, per quanto complesso fino alla confusione, è pur riconoscibile il ripresentarsi di due direttrici opposte (ma anche complementari e apparentate dalla loro mancanza di riferimento effettivo ai principi sopra-formali) dalle quali è stato via via determinato il mondo moderno: una tendenza dissolvitrice ed una tendenza «solidificatrice»[32], che alternativamente prevalgono e si combinano in vario modo, dando l'impressione di superare determinati inconvenienti, mentre in definitiva il risultato è che ci si allontana sempre più dall'originario equilibrio tradizionale.
Se ora si tiene presente quanto dicemmo di quella tradizione iniziatica e spirituale testimoniata anche dagli stessi Padri della Chiesa primitiva, e capace di rappresentare il «Cuore» della forma tradizionale che ne venga vivificata, si potrà pure vedere inversamente, nel progressivo allontanamento del cattolicesimo dall’equilibrio tradizionale, il segno e illogico sviluppo di conseguenze della scomparsa dell'iniziazione in seno alla Chiesa cattolica. Questo sviluppo di conseguenze, inoltre, per i mutamenti che comporta nella struttura religiosa e nell'ambiente umano ad essa legato, rende a sua volta sempre più difficile ed improbabile un eventuale ripristino dell'aspetto iniziatico ed esoterico scomparso. In altre parole, all'affermarsi di tendenze antitradizionali corrispose ad una certa epoca la sparizione di fatto dell’iniziazione e dell'esoterismo in seno al cattolicesimo, e corrisponde poi sempre più nettamente una situazione in cui la religione cattolica non può praticamente più servire di base per ripristinarlo.
Del resto, la ricostituzione dì una via iniziatica, con tutto ciò che implicherebbe dal punto di vista rituale e dei rapporti con le influenze spirituali, comporterebbe un intervento dell'«élite intellettuale» (sempre presente nel mondo umano) in forme nuove di cui non esiste alcun segno, e che un «profano» aspirante all'iniziazione non potrebbe certo presumere di provocare. In queste condizioni, non vediamo come una ricerca iniziatica potrebbe concretarsi, se non con riferimento a forme di iniziazione oggi effettivamente esistenti ed accessibili, anche se la religione cattolica non può integrarsi in nessuna di esse, e questo conduce pure a superare ogni doverosa considerazione sull'importanza di tener conto anzitutto della forma tradizionale della propria origine. Una conseguenza negativa nei riguardi della pratica religiosa cattolica sarebbe comunque giustificata soltanto in vista di qualcosa che sia maggiormente valido dal punto di vista tradizionale, e pertanto, se si ponesse la domanda specifica sull'opportunità di praticare o no il cattolicesimo; la risposta potrebbe essere diversa a seconda del momento, nonché delle possibilità e caratteristiche individuali, delle quali è inevitabile che si debba tener conto quando si tratta di questioni di orientamento pratico. Ma in ogni caso ciò che abbiamo esposto implica che attualmente non vi sono affatto segni per credere che nel cattolicesimo si possa trovare il fondamento religioso appropriato per una via di realizzazione spirituale nel senso pieno che abbiamo inteso dare a questa espressione e che abbiamo precedentemente spiegato.
A conferma di questa conclusione, della cui gravità ci rendiamo ben conto, pensiamo sia utile citare il giudizio in proposito di René Guénon, senza dubbio interessante per i lettori che abbiano intravisto quale sia stata la sua funzione e la sua competenza nel mettere a disposizione degli Occidentali elementi tradizionali di fondamentale importanza. Alla questione circa la pratica del cattolicesimo, egli diede fin dal 1935, ad uno dei suoi corrispondenti, la seguente risposta: «Quanto ai riti cattolici, è ben vero che, benché siano di ordine unicamente religioso e non iniziatico (e che nelle condizioni attuali non possano neppur più servire come base o come punto di partenza per una realizzazione iniziatica) i loro effetti sono tutt'altro che trascurabili. Però, d'altra parte, non bisogna rischiare che ciò diventi un ostacolo in rapporto a possibilità di un altro ordine... »[33].
Come si vede, queste parole non dovrebbero lasciare possibilità di equivoco, mettendo ugualmente in evidenza gli aspetti positivi e negativi al riguardo, e cioè da un lato la persistenza di una validità nei riti cattolici in quanto riti religiosi, e d'altro lato il fatto che, allo stato attuale delle cose, non solo questi riti non hanno un carattere iniziatico, ma inoltre non vi è più nessuna forma di iniziazione in cui la pratica del cattolicesimo possa efficacemente integrarsi per servire quale base «exoterica»: tanto che la stessa pratica della religione cattolica può rappresentare piuttosto un vero e proprio ostacolo all'attuazione di possibilità di ordine iniziatico.
Del resto, sappiamo che alla Chiesa cattolica si riferivano queste altre significative precisazioni di René Guénon: «Mi chiedete... se c'è qualcosa di cambiato dalla pubblicazione di certe mie opere[34]. Risponderò molto nettamente: sì, certe porte, da parte occidentale, si sono chiuse in modo definitivo. Del resto, non mi sono mai fatto illusioni, ma non avevo il diritto di sembrar trascurare certe possibilità; bisognava che la situazione diventasse del tutto chiara, e quel che ho fatto vi ha contribuito per la sua parte»[35].
Avremmo forse esitato a citare questi brani[36] se non avessimo dovuto constatare il peggioramento sempre più rapido della situazione, che viene d’altronde a rafforzare in modo impressionante quei giudizi.
Qualcuno li troverà forse ovvi, mentre altri li troveranno assai duri, a motivo di un naturale attaccamento a qualcosa che fa pur parte della loro individualità. Peraltro, si dovrebbe aver compreso che queste conclusioni riguardano coloro che intendessero appunto orientarsi, attraverso la cancellazione delle proprie limitazioni individuali, verso la realizzazione iniziatica e sopra-individuale.
E tutto ciò non toglie il riconoscimento che il cattolicesimo sia stato, e sia ancora in qualche misura (nonostante i suoi aspetti sempre più malsicuri), quella forma di adattamento fondato sul cristianesimo originario che ha permesso per parecchi secoli agli occidentali di nutrirsi di un contenuto ricollegato ad un patrimonio spirituale, con molte possibilità di sviluppo sul piano della loro vita individuale, corrispondenti alle loro specifiche qualificazioni, e con possibilità di salvezza negli stati postumi della loro individualità, sempre che ne esistano i presupposti essenzialmente interiori per ciascuno.

* Tratto da: Rivista di Studi Tradizionali n° 23

[1] Cfr. Pietro Nutrizio, Esoterismo e Tradizione, nel N. 1 di questa rivista, pag. 1 e seguenti.
[2] Cfr. in particolare gli articoli Il primo lavoro da compiere, Platone e gli «Antichi», Metafisica e «tradizionalismo», Per chi scriviamo, Il posto della Teologia e L'Evidenza e la Via, rispettivamente nei numeri 3, 4, 6, 9, 12 e 19 di questa rivista.
[3] Cfr. Silvio Grasso, L'individuo di fronte alla dottrina della non dualità e Esoterismo e misticismo, nei numeri 11 e 15 di questa rivista.
[4] Cfr. ad esempio L'Uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta, Gli stati molteplici dell'Essere, La Metafisica orientale, Considerazioni sulla via iniziatica e Iniziazione e realizzazione spirituale.
[5] Non ci soffermiamo qui sulla notevole eccezione rappresentata dagli ebrei, a proposito dei quali notiamo soltanto che la loro situazione è per diversi aspetti non dissimile da quella dei cristiani, sia per il carattere religioso rivestito dalla loro forma tradizionale, apparentata al medesimo ceppo spirituale, sia per la progressiva inaccessibilità dell'esoterismo e dell'iniziazione corrispondente.
[6] Per più ampie spiegazioni su questo punto, rimandiamo allo studio di Pietro Nutrizio, La realizzazione metafisica e le limitazioni della prospettiva religiosa, nel N. 22 di questa rivista.
[7] L'esistenza effettiva di una via di realizzazione che trascende il dominio individuale umano, a cui si accede attraversò l'iniziazione, si ritrova, per l'appunto, nelle varie forme tradizionali, e in altre occasioni abbiamo fornito riferimenti precisi al riguardo: cfr. ad esempio, nel N. 9 della presente rivista, pag. 234 e 254. Cfr. l'importante articolo di René Guénon «A propos du rattachement initiatique» (cap. V di Iniziazione e realizzazione spirituale).
[8] Cfr. Giorgio Manara, «Etudes Traditionnelles» tra divergenti tendenze, nel N. 16 di . questa rivista, in particolare a pag. 146. A proposito della nota di pag. 146, crediamo opportuno rettificare la traduzione di un passo degli Atti degli Apostoli. Anziché «Poiché esso (lo Spirito Santo) non era ancora disceso su nessuno di loro; essi erano stati battezzati...» deve intendersi, conformemente al testo canonico, « ...essi erano stati soltanto battezzati…» («sed baptizati tantum erant...»), il che chiarisce nel contesto l’intervento rituale degli apostoli Pietro e Giovanni come qualcosa che va al di là della portata del rito battesimale comunemente amministrato.
[9] A questo punto, l'autore citato omette di tradurre l'inciso di S. Clemente «ma pochi sono simili ai padri» («oligoi dè oi patràsin òmoioi»), cioè «pochi discepoli sono simili ai Maestri», frase che fa pensare alla consapevolezza di una situazione già di decadenza dell'esoterismo cristiano nel secondo secolo dopo Cristo.
[10] Per evitare confusioni con ciò che si è chiamato in seguito «misticismo», noi diremmo «della via iniziatica». Del resto, termini che significano letteralmente «iniziazione» ed «iniziato» si incontrano correntemente nella prosa degli antichi Padri della Chiesa greca, con una terminologia che è identica a quella delle iniziazioni precristiane e che si direbbe particolarmente incomoda per i teologi moderni.
[11] Cfr. Jean Danielou S.J., Les Traditions secrètes des Apôtres, in Eranos Jahrbuch.
[12] Anche a questo riguardo è particolarmente significativo il caso di S. Clemente d'Alessandria che, come attesta S. Eusebio, ebbe accesso a forme «pagane» di iniziazione prima che al cristianesimo, e che negli Stromati (I, 19, 2) parla delle dottrine conosciute dagli iniziati dell’antico Egitto precisamente come delle «dottrine antiche, cioè le nostre»! (per maggiori riferimenti al riguardo, cfr. il N. 7 di questa rivista, pag. 90-91).
[13] Cfr. Jean Danielou S.J., articolo citato.
[14] Cfr. in particolare Cristianesimo e mondo occidentale, nel N. 7, e La teologia e il «taglio delle radici», nel N. 14 di questa rivista.
[15] Vedi, a pag. 10 del N. 14 di questa rivista, nel suddetto articolo La teologia e il «taglio delle radici».
[16] Su questo argomento, cfr. René Guénon, Cristianesimo e Iniziazione, nei numeri 12 e 13 di questa rivista (vedi in particolare pagg. 134-137 dell'annata 1964).
[17] È importante prender coscienza dell'inammissibilità del dogmatismo quale «lettera che uccide» e quale pretesa di ridurre la verità a limiti formali ben definiti, tali da rinchiudere in una sorta di idolatria; pur dovendosi riconoscere però la funzione positiva del dogma e delle definizioni dogmatiche che, in certe condizioni, possono essere indispensabili per il mantenimento di una forma tradizionale, particolarmente nel suo aspetto religioso. D'altra parte è evidente che quelle definizioni, purché conformi alla dottrina tradizionale della cui conoscenza dovrebbero essere un'applicazione, non sono un inconveniente se vengono assunte per ciò che realmente sono, quali «supporti» in funzione di ciò che simboleggiano, senza confondere il dominio molteplice dell'espressione formale con la realtà che lo trascende e che, in definitiva, è di per sé inesprimibile.
[18] Dobbiamo precisare che, parlando qui del «Centro del Mondo» e della «Terra Santa» in senso simbolico, non ci riferiamo a qualcosa di puramente immaginario ed «allegorico», ma bensì a dati tradizionali a cui corrisponde senza dubbio una realtà di fatto ben precisa. A questo riguardo rimandiamo i lettori all'opera di René Guénon, Il Re del Mondo, nonché ai capitoli X, XLIII e XLIV
di Considerazioni sulla Via iniziatica.
[19] (Si tratta di un refuso essendo nel testo di Guénon «Rosa-Croce. N.d.r.)
[20] Più precisamente si tratterebbe del Secolo XVIII, in connessione alla situazione venutasi a creare dopo la guerra dei trent'anni (cfr. René Guénon, Il Re del Mondo, cap. VIII).
[21] Sarà bene precisare che qui ci si riferisce ai Rosa-Croce autentici, che non hanno nulla a che vedere con coloro che posteriormente ne hanno sfruttato e ne stanno sfruttando largamente il nome. Esistono, in effetti, «numerose organizzazioni che attualmente si intitolano “rosacrociane” e che, manco a dirlo, sono in contraddizione tra loro, combattendosi più o meno apertamente... Di fatto, si può dare interamente ragione a ciascuna di esse, senza eccezione, quando denuncia le sue concorrenti come illegittime e fraudolente... certo non ci sono mai state tante persone che si sono dette «rosacrociane», o addirittura “Rosa-Croce”, come da quando non ve ne sono di autentici!» (Le Règne de la Quantité et les Signes des Temps, cap. XXXVI: La pseudo-initiation, pag. 243-244). Fra le opere di reciproca denuncia e smascheramento tra organizzazioni ugualmente pseudo-rosacrociane, possiamo ricordare i due grossi volumi del dr. R.S. Clymer che si soffermano ad illustrare il carattere «fantastico» del cosiddetto A.M.O.R.C., costituito per approfittare della buona fede degli ingenui e che pure continua ad incontrare qualche successo in certi ambienti, anche in Italia.
[22] Cfr. René Guénon, Les Gardiens de la Terre Sainte, cap. XI della raccolta Symboles fondamentaux de la Science sacrée.
[23] Sono, queste, nozioni normali e fondamentali che, pur potendosi esprimere in modi assai diversi, si ritrovano in ogni tradizione non incompleta, e senza dubbio, come si è potuto capire da quanto indicammo in precedenza, anche il cristianesimo delle origini non faceva eccezione al riguardo.
[24] Non intendiamo entrare qui nel merito della questione, sollevata da alcuni, circa la portata di questa scomunica, nonché circa l'eventuale possibilità, per i massoni, di considerarla illegittima in quanto sarebbe estranea alla competenza dell'autorità «exoterica», e quindi di non tenerne conto, accedendo ai riti cattolici come normalmente avveniva, in altre epoche, per i membri dell'antica Massoneria operativa.
[25] Cfr. ancora La teologia e il «taglio delle radici», nonché Alle soglie dei tempi della fantateologia, , nei numeri 14 e 17 di questa rivista.
[26] Cfr. l'Allocuzione papale Iamdudum cernmus del 18 marzo 1861 e la proposizione 8o del «Sillabo».
[27] È del Padre Ernesto Balducci la curiosa espressione «epoca della metafisica», riferita a un momento storico ormai superato (cfr. Testimonianze di settembre 1966, pag. 472).
[28] Cfr. Padre Ernesto Balducci, in Testimonianze di marzo aprile 1966, pag. 154.
[29] Secondo il Padre Louis Beirnaert, «il movimento del progresso profano e la promozione dell'uomo temporale a dominatore (?!) del cosmo sono la conseguenza stessa della desacralizzazione di un mondo... a profitto (!) della Trascendenza»: cfr. Louis Beirnaert S.J., Sagesse de René Guénon?, in Etudes, maggio 1951; e Lucien Méroz esprime concetti del tutto analoghi nel volume René Guénon ou la sagesse initiatique, ad esempio a pag. 149, dove si parla di una «desacralizzazione sempre più accentuata della vita e delle istituzioni umane», processo che «tende a oltrepassare anche la soglia delle chiese cattoliche» e che sarebbe il correlativo inverso di «una liberazione apportata dal cristianesimo». È notevole il fatto che simili aberrazioni, che costituiscono un «marchio» alquanto significativo, siano state espresse in scritti rivolti a combattere l'opera di René Guénon.
[30] «Questo mondo... il cristianesimo lo ha dissacrato, lo ha reso realtà profana » (Giulio Cittadini, Trascendenza cristiana e panteismo ateo, in Humanitas, febbraio-marzo 1965).
[31] Senza voler affatto attribuire ad essi un'importanza che non hanno, ci sembra che possano presentare qualche interesse i seguenti brani di un recente articolo giornalistico, per i riferimenti abbastanza sintomatici in essi contenuti: «La sensazione, o il timore, del Papa è che la Chiesa gli stia sfuggendo dalle mani. Quel soffio d'aria fresca che Giovanni XXIII si augurava come risultato del Concilio ecumenico Vaticano II, si è rivelato un vento con la forza di un uragano, e tutto adesso sembra posto in dubbio: la disciplina, l'obbedienza e la stessa dottrina tradizionale del cattolicesimo. A Paolo VI sembra che i fedeli “si direbbero stanchi di essere cattolici”, solo disposti ormai a professare un cristianesimo che a lui appare “svigorito, conformista alle opinioni altrui ed ai costumi del mondo” ... La situazione è grave, se scandalizza persino un uomo come il cardinale Alfrink che fu in Concilio uno dei leaders della corrente progressiva più avanzata. Anche dal resto del mondo giungono segnali di rivolta o di disagio. Per la Germania si parla di gravissimi abusi liturgici in tema di Eucarestia, e di scandali teologici in fatto di culto mariano. Dagli Stati Uniti vengono notizie, anzi prove concrete di cedimenti alle antiche suggestioni dell'episcopalismo, una dottrina che è alla base stessa del protestantesimo... La Chiesa cattolica, che tendeva ad aprirsi ecumenicamente alle altre confessioni, sembra perciò correre il rischio di · snaturarsi per contagio, subendo invece che influire... [A Paolo VI] accade di ammettere, come fece ad esempio il 17 agosto [1966],·che “È più grave e laborioso il periodo che segue il Concilio, che non quello della sua celebrazione”. Un'altra volta, in precedenza, si era addirittura domandato: "Come faremo per capire qualcosa.''. Anche per il Papa, come appare dalle sue stesse parole, è dunque difficile rendersi conto esattamente di che cosa è avvenuto nella Chiesa cattolica, e prevedere che cosa ancora potrà succedere in conseguenza del Concilio Vaticano II» (Cfr. Quale volto avrà il mondo cattolico dopo il Concilio?, su La Stampa del 25 settembre 1966).
[32] Per una spiegazione di questa importante caratteristica dello sviluppo del mondo moderno, cfr. Le Règne de la Quantité et les Signes des Temps, specialmente capp. XVII, XXIV, XXV. Nel passato, un esempio, in campo religioso, di questa duplice tendenza alla dissoluzione e alla «solidificazione» potrebbe essere visto, almeno sotto certi aspetti, nella Riforma e nella Controriforma.
[33] Lettera privata dell'aprile 1935: « ...Quant aux rites catholiques, if est très vrai que, bien qtu’ils soient d'ordre uniquement religieux et non initiatique (et que dans les conditions présentes, ils ne puissent plus même servir de base ou de point de départ pour une réalisation initiatique) les effets en sont bien loin d'etre négligeables. Seulement, d'un autre coté, il ne faudrait pas risquer que cela devienne une entrave par rapport à des possibilités d'un'autre ordre...». 
[34] Si deve pensare qui soprattutto a Introduzione generale allo studio delle dottrine indù (1921), Oriente e Occidente (1924) e La crisi del mondo moderno (1927). 
[35] Lettera privata del 2 settembre 1932: «Vous me demandez... s'il y a quelque chose de changé depuis la pubblication de certains de mes ouvrages. Je vous répondrai très nettelnent: oui, certaines portes, du roté occidental, se sont fermées d'une façon définitive. Je ne me suis d'ailleurs jamais fait d'illusion, mais je n'avais pas le droit de paraitre négliger certaines possibilités; il fallait que la situation devienne tout à fait nette, et ce que j'ai fait y a contribué pour sa part». 
[36] Questi brani potrebbero anche bastare a far giustizia di una interpretazione più o meno interessata dell'opera di René Guénon, secondo cui il suo scopo sarebbe stato di orientare i suoi lettori precisamente nell'ambito del cristianesimo, e con una base religiosa offerta necessariamente dal cattolicesimo! È per lo meno strano che una simile interpretazione sia venuta proprio da chi, come Jean Reyor, nello stesso tempo avverte che si tratta di «non illudere gli altri servendosi del nome di un autore [René Guénon] per coprire concezioni che gli erano estranee» («...ne pas illusionner autrui en couvrant au nom d'un auteur des conceptions qui lui étaient étrangères»)! Se vi è una concezione estranea a René Guénon, è proprio quella di precludere le possibilità di realizzazione iniziatica escludendo il ricollegamento a forme tradizionali diverse da quella della propria origine, quando questa non può più fornire una base per un'iniziazione. Forse Jean Reyor ha dimenticato con troppa facilità alcuni capitoli importanti che egli dovrebbe ben conoscere di Iniziazione e realizzazione spirituale; e qui ci riferiamo particolarmente al capitolo XIV, nel quale R. Guénon denunciava i tentativi di «fabbricare» uno pseudo-esoterismo di comodo nell'ambito del cattolicesimo, ed al capitolo XII, di cui ci permettiamo di citare alcuni passi: «...Vogliamo parlare di coloro che, per ragioni di ordine esoterico o iniziatico, sono condotti ad adottare una forma tradizionale diversa da quella a cui erano ricollegati per la loro origine, sia perché questa non offriva loro alcuna possibilità di tale ordine, sia semplicemente perché l'altra offre ad essi, anche nel suo exoterismo, una base più appropriata alla loro natura, e quindi più favorevole al loro lavoro spirituale. Per chiunque si pone da un punto di vista esoterico, si tratta di un diritto assoluto contro cui tutte le argomentazioni degli exoteristi non hanno nessun valore ... È chiaro che chi può agire legittimamente in questo modo, essendo realmente capace di assumere un punto di vista esoterico... , deve aver coscienza, almeno in virtù di una conoscenza teorica, ...dell'unità essenziale di tutte le tradizioni; e questo evidentemente basta perché, per quanto lo riguarda, una “conversione” sia una cosa del tutto insensata e veramente inconcepibile. Se ora si chiedesse perché esistono simili casi, risponderemmo che ciò è dovuto soprattutto alle condizioni dell'epoca attuale, in cui da una parte certe tradizioni sono diventate di fatto incomplete "verso l'alto", cioè quanto al loro aspetto esoterico, che i loro rappresentanti "ufficiali" giungono talvolta persino a negare più o meno formalmente; mentre, d'altra parte, succede spesso che un essere nasce in un ambiente che non è in armonia con la sua natura propria, e che pertanto non è quello che gli conviene realmente e che può permettere alle sue possibilità di svilupparsi in modo normale, soprattutto nell'ordine intellettuale e spirituale; certamente si può provare rammarico di fronte a questo stato di cose, ma si tratta di inconvenienti inevitabili nella presente fase del Kali Yuga».

Nessun commento:

Posta un commento