"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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giovedì 15 gennaio 2015

Amedeo Zorzi, Evoluzionismo e "dissoluzione"

Amedeo Zorzi
Evoluzionismo e "dissoluzione"

Da: Rivista di Studi Tradizionali n.92

«Da almeno un secolo l'evoluzionismo ha assunto forme diverse, che sono altrettante complicazioni dell'idea di "progresso" quale cominciò a diffondersi nel mondo occidentale a partire dalla seconda metà del secolo XVIII»[1].
Questo scriveva Guénon nell'"Erreur Spirite", pubblicato nel 1923, e dopo altri ottant'anni circa di «progresso» è facile vedere come l'evoluzionismo abbia continuato a rivestirsi di forme diverse, adattandosi alle circostanze, come elemento necessario e sinergico del processo in questione.
L'evoluzionismo che si presume applicare alla biologia, la teoria dell'evoluzione delle specie, si sviluppa appunto dalla fine del '700, epoca che si può far corrispondere al punto massimo del materialismo e di quella fase che Guénon chiama la «solidificazione» del mondo moderno. In quell'epoca tuttavia trovavano ancora un certo seguito gli studi di naturalisti come Linneo che nel suo meticoloso lavoro di osservazione concludeva che le specie hanno caratteri fissi e invariabili; perciò quando, nel 1809, il naturalista Lamarck pubblicò la sua teoria evoluzionistica, questa trovò ancora una certa resistenza negli ambienti scientifici e fu accolta con indifferenza. Ma la teoria trovò anche sostenitori e continuò a serpeggiare come fermento finché non venne ripensata, contemporaneamente, da Darwin e da A. R. Wallace. Si può ben affermare che l'idea era nell'aria, e quando Darwin, nel 1859, pubblicò il suo "On the origin of species", l'edizione andò a ruba, la teoria trovò subito grande risonanza e anche fanatici sostenitori. Nei cinquant'anni trascorsi fra Lamarck e Darwin, le idee progressiste, rivoluzionarie, materialistiche, socialiste, evoluzionistiche in senso generale, avevano continuato a diffondersi e a imporsi; vi erano stati filosofi quali A. Comte, il cosiddetto «padre della sociologia»[2], Marx ed Engeis erano nel pieno della loro attività; l'ambiente era non solo preparato ma in qualche modo «esigeva» che tutte le branche della scienza si adeguassero ai nuovi ideali. I naturalisti non fecero altro che assumere tutte quelle idee che ormai impregnavano l'ambiente e tradurle in termini biologici, costruendo così uno dei più clamorosi falsi della scienza moderna. Troviamo in tutto ciò uno degli esempi più netti di come i «pensatori», che da una certa epoca vanno formulando le teorie innovative del mondo moderno, s'illudano di formulare delle idee proprie o di fare delle scoperte, ma siano in realtà dei «ricettori» più o meno passivi di correnti psichiche diffuse nell'ambiente, e delle quali essi ignorano del tutto la vera origine.
Ciò che sempre mancò alla teoria fu una conferma scientifica, e non potrebbe essere altrimenti, trattandosi di un'idea alla quale non corrisponde alcun genere di realtà, nemmeno nel dominio pur relativo e contingente dell'esistenza corporea; ma nel caso in questione l'ideologia era troppo importante e non mancarono mai gli scientisti pronti ad accoglierla, non necessariamente per malafede, ma perché talmente suggestionati da mettere da parte il loro presunto rigore scientifico.
«Gli "scientisti", tolti dal loro campo», osserva René Guénon[3], «generalmente danno prova di un'ingenuità incredibile; niente è più facile che influire su di loro, e ciò spiega in buona parte il successo ottenuto dalle teorie più ridicole, purché si abbia avuto cura di chiamarle "scientifiche". Le ipotesi più gratuite, quale ad esempio quella dell'evoluzione, assumono allora il carattere di "leggi" e sono date per provate; se questo successo è soltanto passeggero, si farà presto a trovare in seguito qualcos'altro, che sempre verrà accettato con uguale facilità. Le false sintesi che si sforzano di trarre il superiore dall'inferiore (curiosa trasposizione della concezione democratica), non posso no mai essere che ipotetiche; la sintesi vera, al contrario, che parte dai princìpi, partecipa della loro certezza».
Ci rendiamo conto che per molti dei lettori di questa rivista, una contestazione dell'evoluzionismo può sembrare un argomento un po' superato in quanto, avendo letto l'opera di Guénon, avranno già avuto modo di riflettere su questi argomenti e saranno pertanto assai meno soggetti di altri alle suggestioni del mondo moderno e assai più critici nei confronti della scienza o di ciò che viene spacciato per tale.
Tuttavia in questo periodo si nota una tale recrudescenza della propaganda delle teorie evoluzionistiche, con l'impiego di ogni possibile mezzo di diffusione e di suggestione, che pensiamo valga la pena di soffermarci sull'argomento, almeno per tentare di analizzare il fenomeno.
Un aspetto di quest'opera di suggestione consiste nel cercare in ogni modo di far credere alla scientificità della teoria. Come dicevamo prima, nonostante un secolo e mezzo di ricerche, non fu mai trovata alcuna prova che possa dirsi scientifica, ne essa esiste attualmente, e possiamo in tutta tranquillità prevedere che non esisterà mai. Secondo i canoni che la scienza moderna si è auto-attribuita, perché qualcosa possa dirsi scientifico devono esistere due elementi: la
sperimentazione e un modello matematico. Questi fattori sono totalmente mancanti, poiché non è mai stato osservato alcun fenomeno sperimentale che possa in alcun modo avvalorare la teoria e, quanto a una formulazione matematica della stessa, non esiste nulla che possa essere preso seriamente in considerazione[4].
Non saremo certo noi a difendere la scienza moderna, ne mai vi cercheremo un appoggio per la nostra ricerca conoscitiva o per dimostrare alcunché; esponiamo queste considerazioni per evidenziare fino a che punto gli scientisti siano disposti a negare l'evidenza e a chiudere gli occhi su ciò a cui essi stessi dicono di credere.
Per non parlare dei tentativi di far apparire probanti in quanto «logiche» illazioni che sono, al contrario, il prodotto di un uso errato della logica. Ad esempio, se all'osservazione dell'esistenza di somiglianze fra specie differenti si vuole dedurre che queste discendano necessariamente da altre specie comuni, questo costituisce un falso ragionamento, in quanto non esiste un nesso logico fra il dato di partenza e la deduzione.
Ancor meno potrebbe provare l'idea di un'evoluzione il fatto che nel corpo umano vi siano elementi di affinità con altre specie animali; le ragioni di tali affinità esistono in effetti, ma sono completamente differenti, essendo da mettere in relazione con il ruolo «centrale» dell'essere umano; l'uomo individuale[5] infatti rappresenta, non un prodotto di un processo evolutivo, ma la risultante e la conclusione del processo cosmogonico del nostro attuale stato di manifestazione, ed è per questo che, necessariamente, sul piano corporeo, l'uomo è formato dalla sintesi di tutti gli elementi e di tutti i regni della natura.
La mancanza di elementi probanti costituì sempre un ostacolo, almeno negli ambienti scientifici, e nei modi più diversi si cercò di aggirarlo; ad esempio ipotizzando che l'evoluzione sia un processo verificatosi nel passato ma che è ormai concluso e non suscettibile di un ulteriore incremento; sarebbe per questa ragione che le specie non sono più in grado di evolversi: scappatoia «teorica» alquanto contorta per ammettere quella che è una realtà di fatto.
Nonostante gli insuccessi, la teoria dell'evoluzione non fu mai smentita dalla scienza ufficiale e continuò a essere compresa nei programmi dei corsi universitari, anche se insegnata più per dovere, o in mancanza di qualcos'altro, che per vera convinzione, tanto che, anche in periodi abbastanza recenti, poteva accadere di incontrare professori universitari che si mostravano molto scettici o addirittura sprezzanti verso le teorie darwiniste che essi erano tuttavia obbligati a insegnare. Questo non certo perché negli ambienti accademici fosse filtrata qualche idea tradizionale, ma come espressione del disagio di dover inserire queste cose in una facoltà di discipline scientifiche. Si sarebbe potuto supporre che prima o poi la scienza ufficiale avrebbe finito con l'archiviare l'evoluzione delle specie come un'ipotesi ottocentesca, suggestiva, ma ormai inservibile.
Invece, per ora, non è così, e assistiamo innanzitutto a una divulgazione di massa, con una propaganda martellante da parte dei «media», che si valgono soprattutto di immagini computerizzate, particolarmente efficaci nel suggestionare fin dall'infanzia spettatori sempre più passivi e acritici. Per quanto attiene poi alla divulgazione libraria o comunque rivolta a chi ha qualche esigenza in più, troviamo invece un «revival» pseudo-scientifico nel vecchio filone del neo-darwinismo[6].
I «documentari» indirizzati alla divulgazione di massa, sono ancora oggi ridondanti di affermazioni categoriche sulle mutazioni che le specie avrebbero subito per adattarsi all'ambiente, dal collo della giraffa al muso del formichiere; in effetti si potrebbero osservare innumerevoli esempi dello straordinario adeguamento degli esseri all'ambiente in cui vivono. L'idea che tale adeguamento sia frutto di un'evoluzione dovuta alle capacità di adattamento degli organismi fa riferimento, piuttosto che a Darwin, all'ipotesi di Lamarck; secondo quest'ultima, gli esseri viventi per sopravvivere alle difficoltà ambientali, svilupperebbero certi caratteri o comportamenti che, trasmessi alle generazioni successive, darebbero origine a individui più adatti, sicché, di generazione in generazione, si perfezionerebbe l'adattamento all'ambiente. Ora si ritiene invece provato che i caratteri acquisiti dagli individui non possono essere ereditati dalla prole. In questo caso almeno, la ricerca scientifica ha procurato una netta smentita a questa ipotesi, che risulta quindi del tutto falsa.
Ecco allora che con il neo-darwinismo, troviamo un aggiustamento di rotta, che sposta l'evoluzionismo verso una teoria darwinista opportunamente riveduta e corretta, secondo la quale la base del processo evolutivo sarebbe costituita da variazioni genetiche «casuali».
Mentre l'ipotesi precedente considerava ancora un certo rapporto causa-effetto, e proprio questo la rendeva suscettibile di smentita, con il neo-darwinismo si immagina un meccanismo ove avverrebbero variazioni genetiche puramente casuali, e gli individui portatori di tali variazioni sarebbero poi selezionati nel corso di milioni di anni. Questa teorizzazione così sfuggente, ove il ruolo principale è svolto dal caso, fa sì che le ipotesi non siano nemmeno suscettibili di una verifica sperimentale, e quindi più diffìcili da smentire scientificamente; inoltre i meccanismi della teoria, che troppo facilmente apparirebbero impossibili, possono essere resi credibili se allontanati enormemente nel tempo. Qui
l'evoluzionismo, così come fanno anche molte discipline scientifiche, presuppone l'esistenza di periodi di tempo di milioni o miliardi di anni, vale a dire pone come un postulato che non necessita di dimostrazione, che il tempo scorra indefinitamente, in modo «rettilineo» e uniforme. Tutto questo non corrisponde alla realtà, in quanto il tempo non scorre uniformemente e ha un carattere «ciclico».
Benché possa essere considerata come indefinita la serie dei cicli di manifestazione, tra la fine di un ciclo e l'inizio del successivo si verifica, nel tempo, una discontinuità, vi è un passaggio nell'intemporale; pertanto non avrebbe senso voler sommare le durate dei periodi ciclici come se si trattasse di segmenti di una retta.
Una tecnica di persuasione consiste, come già dicevamo, nel rendere incontrollabili le affermazioni facendo giocare al «caso» il ruolo principale. In realtà il caso non può produrre alcunché, e in fondo con questa parola non si esprime che l'ignoranza delle cause. La pretesa di far credere che l'intero ordine cosmico dipenda dal caso è veramente un esempio del degradante oscurantismo che contraddistingue le «correnti» in questione.
Un'altra tecnica di persuasione che troviamo applicata nei manualetti sul neo-darwinismo di recente pubblicazione, consiste nell'iniziare i capitoli con nette e categoriche affermazioni sulla scientificità della teoria; successivamente, nello sviluppo di quella che dovrebbe essere la dimostrazione, il discorso si disperde in classificazioni e in analisi di dati tecnici che di per sé non dimostrano nulla, ma quanto meno creano un «effetto di alone» e tendono a far entrare il lettore in un certo ordine di idee; così quando il passaggio alla dimostrazione della tesi avverrà, ancora una volta sulla base di pure illazioni, la cosa sembrerà meno evidente.
Quando poi si arriva ai capitoli conclusivi, ecco finalmente che appare più chiaro quale sia il «movente» per il quale i libri sono stati scritti: fornire un sostegno alle ricerche di ingegneria biogenetica; un sostegno per così dire ideologico, mostrando come, per il progresso, sia indispensabile «pensare in termini evolutivi», e poi soprattutto per fornire le più ampie rassicurazioni, da parte degli esperti, su come gli esperimenti di biogenetica non possano comportare alcun rischio per l'equilibrio e la costituzione genetica delle specie. Si potrebbe in definitiva osservare che la teoria dell'evoluzione, dalla fine del '700 ai giorni nostri, ha rappresentato un elemento catalizzatore delle correnti più disparate, anche apparentemente opposte, ma tutte concorrenti alla formazione del mondo moderno; ne abbiamo già citata qualcuna all'inizio, a proposito delle idee socialiste e progressiste dell'Ottocento e potremmo ancora, ad esempio, menzionare le correnti che facevano capo a Spencer e a Galton; il presupposto che il meccanismo fondamentale dell'evoluzione dovesse consistere nella «sopravvivenza del più adatto», conduceva alla deduzione che tale meccanismo andasse preso come un principio naturale e quindi «giusto»; tale idea trovò in effetti applicazioni multiformi, dalle teorie economiche a favore di un liberismo senza regole, a quelle eugenetiche che ebbero poi la loro più radicale applicazione nel nazismo. Molte altre applicazioni potrebbero essere menzionate, non soltanto per quanto riguarda la filosofia, la politica o l'economia, ma anche nel campo della metapsichica e in generale delle correnti neo-spiritualistiche. Ora è la volta dell'evoluzionismo come fattore sinergico per l'ingegneria genetica, e questo spiega meglio le massicce campagne di persuasione delle quali è oggetto.
Se pure vi sono oppositori che insistono, almeno, sull'aspetto della pericolosità delle tecnologie sopra menzionate, le loro idee sono, allo stesso modo di quelle contestate, prive di qualunque riferimento agli autentici princìpi. Come negli esempi storici citati in precedenza, si tratta di espressioni discordanti di una comune mentalità profana, di differenti elaborazioni mentali che traggono origine dalle medesime illusioni. Non sarà certo questo genere di opposizione che potrà arrestare il «progresso» tecnologico: è evidente a tutti come siano in gioco forti interessi economici e come siano proprio tali interessi a rendere «inarrestabile», almeno fino a un certo punto, lo sviluppo delle tecnologie, al di là di qualunque rischio e di qualunque questione di interesse generale. Questo evidenzia come l'economia moderna rappresenti, per le forze anti-tradizionali, uno strumento particolarmente efficace, più condizionante di qualunque potere politico, e come essa abbia quindi assunto finalità e caratteri veramente opposti a quelli che erano inerenti all'economia stessa nelle società tradizionali.
I fattori palesemente negativi dello sviluppo tecnologico vengono sempre giustificati con i vantaggi materiali che possono derivare da esso, ma tali vantaggi non compensano affatto ciò che in tal modo viene perduto sotto molti altri aspetti. Nel caso particolare delle «biotecnologie» poi, trattandosi di qualcosa di particolarmente destabilizzante e innaturale, il loro sviluppo non potrà che aumentare il disordine e la confusione[7] in cui già versa il mondo moderno, facendolo scivolare verso situazioni di sempre più grave squilibrio.
Le voci che potrebbero almeno dissentire nei confronti delle tendenze di cui abbiamo finora parlato, e ci riferiamo in particolare al Cattolicesimo, rappresentando qualcosa che dovrebbe in qualche misura ancora conservare un certo carattere tradizionale, preferiscono mantenere un atteggiamento di apertura verso il modernismo in generale, piuttosto che mettersi in contrasto con esso.
Se pure viene assunta una posizione critica almeno nei confronti delle tendenze più aberranti o più pericolose, non vi è la volontà, o nemmeno la possibilità, di riconoscere quale sia il vero carattere della scienza moderna, e non solo in generale, ma persino nel caso di quelle scienze o quelle tecnologie ove pure è particolarmente netta lincompatibilità con un punto di vista tradizionale, anche soltanto religioso.
Alle dottrine tradizionali viene preferita un'accomodante filosofìa che ipotizza l'esistenza di un utile complementarismo fra scienza e fede e che, di fatto, si allea alle tendenze del mondo moderno; ad esempio, scienza (moderna) e fede vengono addirittura paragonate a «due ali», similitudine che sarebbe degna di miglior causa, e che è invece del tutto ingiustificata in questo caso, per la confusione che implica fra sacro e profano, modi di vedere, questi ultimi, che non sono affatto complementari fra loro e che non potranno mai «volare» nella stessa dirczione. Si attagliano perfettamente a quanto stiamo dicendo le osservazioni di Guénon a proposito della mentalità di certi «tradizionalisti» che mettono sullo stesso piano la civiltà moderna profana e le civiltà antiche di tipo sacrale, o in altre parole, accettano il punto di vista profano come altrettanto valido rispetto al punto di vista tradizionale; dopo aver dato un esempio di tale mentalità a proposito di un filosofo «neotomista», Guénon aggiunge: «[...] Alle stesse tendenze si ricollega insomma l'importanza attribuita indebitamente alle scienze profane dai rappresentanti più o meno autorizzati (ma in ogni caso ben poco qualificati) delle dottrine tradizionali, arrivando fino a sforzarsi costantemente di "accomodare" queste ultime ai risultati più o meno ipotetici e sempre provvisori di queste scienze, come se, fra le une e le altre, vi potesse essere una comune misura, e come se si trattasse di cose situantisi a uno stesso livello. Un simile atteggiamento, la cui debolezza è particolarmente sensibile nell'apologetica" religiosa, mostra, in coloro che credono di doverlo adottare, un ben singolare disconoscimento del valore, diremmo persino volentieri della dignità, delle dottrine che essi immaginano così di difendere, mentre non fanno altro che abbassarle e sminuirle; ed essi sono condotti insensibilmente e inconsciamente con questo ai peggiori compromessi, così incappando a testa bassa nella trappola loro tesa da coloro che non mirano che a distruggere tutto ciò che ha un carattere tradizionale, e questi ultimi invece sanno molto bene quello che fanno conducendoli su questo terreno della vana discussione profana»[8].
All'interno della Chiesa cattolica, l'evoluzionismo trova convinti assertori in sacerdoti che sono in pari tempo studiosi (paleontologi o altro) e che svolgono un ruolo di capiscuola nel costruire filosofie che conciliano in modo fantasioso e fìnanco grottesco le teorie evoluzionistiche e le sacre scritture. Tutto ciò trova l'approvazione delle più alte gerarchie ecclesiastiche che, tra le righe, o anche in modo esplicito, dimostrano di considerare l'evoluzione delle specie come un fatto scientificamente dimostrato e non in contrasto con la fede.
Per contro rimane esclusa, sempre per quanto riguarda i dettami dell'autorità ecclesiastica, qualunque possibilità di approfondimento esoterico delle scritture; viene quindi esclusa proprio quella che sarebbe l'unica possibilità di arrivare a una comprensione dottrinale teorica del vero significato delle scritture stesse, e di acquisire quella profonda certezza che tutte le scienze o le credenze moderne non sarebbero più in grado di scalfire.
Si può dire quindi che i rappresentanti della Chiesa cattolica collaborino molto efficacemente con le tendenze del mondo moderno in due modi: il primo consistente nel lasciare, a coloro che nonostante tutto intendono fondare le loro convinzioni sulle scritture, il solo significato letterale delle stesse, di modo che costoro (creazionisti) appaiono come ingenui, letteralisti, fanatici, o comunque sprovveduti nei confronti dei loro avversar!; il secondo, consistente nell'attivarsi per trovare soluzioni ideologiche al fine di consentire ai cattolici di essere evoluzionisti senza che ciò appaia loro incompatibile con il punto di vista religioso. In realtà tale incompatibilità esiste, ed è anche veramente irriducibile, in quanto essa verte su questioni di principio, sulla vera natura degli esseri, e riguarda la discriminazione tra verità e falsità, fra dottrina tradizionale e superstizione.
Abbiamo menzionato precedentemente diverse filosofie, movimenti politici, e altre correnti moderniste, per le quali l'evoluzionismo funge da catalizzatore, evidenziando come qualcosa di inesistente, o meglio di consistente in immaginazioni cui non corrisponde alcuna realtà oggettiva, svolga un ruolo determinante nella nascita di ideologie che comportano poi conseguenze storiche e cambiamenti che sono invece, almeno sul piano umano, assai concreti. Questo perché l'evoluzionismo ha intrinsecamente un carattere «dissolvente» m quanto raffigurazione di una continua rottura degli equilibri esistenti, di un «progresso» che rientrerebbe nell'ordine naturale delle cose, di una spinta dinamica verso cambiamenti incessanti e casuali, di un'illusione di poter fare a meno di qualunque punto fisso di riferimento, soprattutto di poter fare a meno di qualunque principio. Se non potranno mai essere trovate prove scientifiche della teoria, questo può forse rappresentare un problema per gli scienziati, ma non certo per le forze che dirigono gli sviluppi del mondo moderno: la scienza moderna rappresenta ancora, nonostante tutto, un punto di ancoraggio a qualcosa di concreto, di razionale, almeno per quanto vi è ancora in essa di quel materialismo cartesiano che caratterizzava una fase di «solidificazione»; la scienza stessa dovrà quindi necessariamente essere «bypassata», a un certo punto, perché il processo di «dissoluzione» possa essere portato alle sue estreme conseguenze, e proprio la non-scientificità è quindi uno dei fattori che fanno dell'evoluzionismo uno strumento particolarmente adatto al raggiungimento di una simile finalità.
Nella sua introduzione al "Regno della Quantità e i Segni dei Tempi", Guénon osservava, a proposito della mentalità moderna e della sua caratteristica di voler tutto ridurre alla quantità: «[...] per rendersi conto di ciò che può dar luogo a certe illusioni, occorre fin dall'inizio sottolineare che, in virtù della legge di analogia, il punto più basso è come un riflesso oscuro o un'immagine invertita del punto più alto; ne deriva la conseguenza, paradossale solo in apparenza, che l'assenza più completa di qualsiasi principio implica una specie di "contraffazione" del principio stesso, espressa da taluni in forma teologica con l'affermazione: "Satana è la scimmia di Dio". Questa osservazione può essere di grande
aiuto per capire alcuni dei più oscuri enigmi del mondo moderno, enigmi non riconosciuti come tali perché nemmeno avvertiti, quantunque insiti in esso, e la cui negazione costituisce una condizione indispensabile del mantenimento di quella specifica mentalità che condiziona la sua esistenza. Se i nostri contemporanei riuscissero, nel loro insieme, a vedere che cosa li dirige, e verso che cosa realmente tendono, il mondo moderno cesserebbe immediatamente di esistere come tale...»[9].



[1] R. Guénon, Errore dello spiritismo, cap. IX.[2] Gli scritti di questo filosofo ebbero in effetti un certo seguito, nonostante si trattasse dell'opera di uno psicopatico riconosciuto, esempio questo di come gli alienati possano talvolta essere dei soggetti» particolarmente idonei a servire da supporto alle influenze psichiche di cui è questione.
[3] R. Guénon, Oriente e Occidente, cap. II.
[4] Da certuni vengono proposte equazioni, che tuttavia non partono da dati oggettivi, ma da mere supposizioni, sicché i risultati elaborati non sono meno immaginari dei dati di partenza e non possono quindi avere alcun valore scientifico.
[5] Con il termine «uomo individuale» si intende qui non la sola modalità corporea, ma l'individualità integrale, che sarà in un certo modo, nel suo ordine, come la risultante e la conclusione del processo cosmogonico, per analogia con l'«Uomo Universale» che è il principio di tutta la manifestazione.
[6] II termine neo-darwinismo era usato già nell'Ottocento per indicare le correnti che accettavano la teoria darwinista con qualche modifica, e soprattutto in contrapposizione con il neo-lamarckismo. Qui ci riferiamo più particolarmente a quei saggisti contemporanei che si collocano nello stesso filone.
[7] Come esempio del disorientamento e della cecità cui sono giunti oramai i nostri contemporanei, si può notare come nella cosiddetta «opinione pubblica» si vada formando una sorta di pseudomoralismo che difende accanitamente quanto vi è di più palesemente contro-natura.
[8] R. Guénon, «Le sens des proportions», Melanges, ed. Gallimard.
[9] R. Guénon, II Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, Introduzione.

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