"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

Per contattare la redazione del blog: scienzasacra@libero.it

giovedì 7 maggio 2015

Giovanni Ponte, Cambiare mentalità

Giovanni Ponte 
Cambiare mentalità

La contestazione più radicale ed esauriente dei mondo contemporaneo può venire soltanto da una conoscenza che non sia soggetta alle sue illusioni, ai suoi inganni e alle sue limitazioni. Tale conoscenza, che di per sé non ha età, e che non appartiene né al passato né al futuro, consente anche di situare al loro giusto posto le età e l’epoca in cui viviamo, con il suo carico di illusioni, di inganni e di limitazioni.
Invece, in mancanza del riferimento a quella conoscenza, ogni contestazione non può essere che frammentaria, disordinata e, in definitiva, inconcludente.
Così, come è fenomeno ricorrente nel dinamismo progressivo del mondo moderno, la carica di verità insita nella contestazione di cose e di istituzioni precostituite (realmente più o meno degenerate o contraffatte), viene utilizzata non per stabilire un ordine valido, ma per dar forza alla tendenza dal basso verso un nuovo e più gran disordine, il quale si manifesta nell’arbitrio e in un rigonfiarsi di correnti, orchestrato anzitutto con suggestioni che preparano il fondamento psichico adatto per il maturare dei successivi sviluppi.
Un esempio particolarmente significativo al riguardo è quello della “dissacrazione”. La contestazione del carattere sacro che era stato attribuito a determinate concezioni ed istituzioni, decadute o false nel loro fondamento, tende praticamente ad abbassare il senso di tutta la realtà, abituando insistentemente a non vederne che l’aspetto più basso, banale, insignificante o laido.
Al contrario, ci pare importante affermare che, in una condizione propriamente “normale”, e cioè quando si realizza la conformità alla verità, tutto è visto, quale è, come ricollegato ai principi; e in questo senso tutto è sacro, se si può usare questo termine anteriormente ad una contrapposizione, allora inesistente, tra quello che esso designa e quello che corrisponde all’anormalità di un punto di vista profano.
Ciò dovrebbe essere evidente, dal punto di vista teorico. Anche se, in pratica, occorre tener conto, in una condizione relativamente “anormale” rispetto a quella suaccennata, della parziale incapacità degli uomini a ricollegare tutte le cose ai principi da cui derivano, e della correlativa parziale inefficacia delle cose per loro ai fini della realizzazione di tale legame: la comprensione effettiva del carattere “sacro” della realtà abbraccia allora solo certi aspetti delle cose e della vita, ed occorre appoggiarsi all’intervento di norme ed elementi propriamente sacri, sostenuti da influenze spirituali operanti attraverso determinate forme tradizionali, per il mantenimento di quel legame.
Soltanto in uno stadio alquanto inferiore, poi, può essere perduta la consapevolezza della ragion d’essere profonda di questi elementi e norme sacre, che resteranno infine. per chi non le comprende, come superstizioni, apparentemente fatte solo per fornire appoggio ad un certo equilibrio e ad una certa struttura sociale e mentale, che è quella che si incontra di fatto ed offre resistenza alle “contestazioni”, Ora, quando ciò che viene così “contestato” non sia più nient’altro che un residuo o una contraffazione, chi sia animato da uno spirito tradizionale, quale noi l’intendiamo, non potrà certo “prendere posizione” né per gli uni né per gli altri; ma anzi riconoscerà che gli uni e gli altri rappresentano insieme le due fasi ricorrenti, della “solidificazione” e della “dissoluzione” 1, attraverso le quali procede, nel suo cammino discendente, il mondo moderno e l’alterazione della mentalità generale degli uomini che vivono in esso.
* * *
Questa alterazione della mentalità generale potrebbe naturalmente essere illustrata da esempi innumerevoli ed ha, in Occidente, radici già abbastanza lontane nel tempo. Così, in particolare, il ridursi delle scienze sacre a superstizioni (nell’intendimento dei più) permise quei movimenti di “contestazione” che condussero alla formazione delle scienze profane 2, tali che per loro stessa natura escludono la comprensione del carattere sacro delle cose, cioè la comprensione del loro legame con i principi trascendenti 3, ovverosia, in fondo, della loro stessa essenza. In queste condizioni, non ci si rende conto di quanto sia ingannevole l’illusione di “conoscere”, ad esempio, l’organismo umano per mezzo dell’anatomia, la quale non solo è ristretta alla sola modalità corporea, ma neppure può render conto della ragion d’essere di questa; e la constatazione ovvia che, per questa via, non si trova l’“anima” nel corpo avrebbe dovuto condurre, più che alle ingenue conclusioni materialistiche, a riflettere sulla ristrettezza di una simile scienza e sull’esigenza di ritrovare altre forme più adeguate di scienza e di conoscenza.
Considerazioni quasi perfettamente analoghe potrebbero farsi sulla credenza ugualmente ingenua che la conoscenza, diciamo, della luna consista in ciò che possono vederne gli “astronauti” girandole attorno o calpestandola, salvo a trovarla squallida e monotona, e nei dati che se ne possono “elaborare”; mentre l’aspetto qualitativo reale presente nella luna e che opera effettivamente nel cosmo attraverso di essa viene relegato, nella concezione acquisita con simili scoperte, tra le “favole degli antichi”. Allo stesso modo, il fatto di riuscire a spostare degli uomini mediante complicatissimi accorgimenti un poco al di fuori dell’atmosfera terrestre viene considerato come una “conquista dello spazio”, mentre mai come oggi gli uomini sono stati ignoranti su che cosa sia realmente lo spazio tra le condizioni determinanti e limitative del mondo umano.
E in certo qual modo troviamo anche tra i “conquistatori dello spazio” delle espressioni di quel contrasto tra il persistere di residui di un orientamento intellettuale diverso, e la loro contestazione: ad esempio, da una parte una “preghiera dell’astronauta”, dall’altra l’affermazione che nei cieli non era stato trovato nessun Dio 4, e saremmo tentati di dire che preferiamo di gran lunga la franchezza di quest’ultima osservazione, purché, ben più che una battuta di spirito, servisse per riflettere sulla chiusura degli orizzonti intellettuali della scienza moderna e delle sue applicazioni.
Ma, a parte queste osservazioni che possono apparire un po’ astratte, si possono considerare anche aspetti che toccano assai più direttamente l’esperienza di ciascuno. Ne abbiamo un esempio nella progressiva incapacità di realizzare i fenomeni corporei quali supporti di modalità più profonde della realtà, che ne sono la ragion d’essere senza la quale non potrebbero neppure prodursi. Così, si crede di conoscere ciò che è di ordine sessuale riducendolo ai suoi fenomeni più esteriori, che vengono più o meno ampiamente analizzati e snaturati, traendone nuove forme di “educazione sessuale”; e per questa via, quella che sarebbe stata normalmente la base effettiva di una realizzazione spirituale, e che è ancora per istintiva resistenza della natura umana almeno la base di una realizzazione psichica sentimentale, si avvia nei paesi più “progrediti” a non essere spesso neppure più questo, per diventare alcunché di ordine puramente sensibile 5 e “fisiologico”; o, più in basso del materialismo, un supporto all’intervento di influenze propriamente infra-umane, favorite con l’estendersi di forme di perversione evidentemente anormali, ed anche (benché ciò appaia meno esteriormente) dalla presenza di gruppi pseudo-esoterici che si servono della manipolazione delle forze connesse a questi fenomeni. Anche qui, troviamo le solite tendenze alla “dissacrazione” o, come si dice, alla distruzione dei “tabù”, senza quel tanto di spirito critico che dovrebbe far pensare possibilmente a riscoprire, adattare e vivificare il patrimonio di saggezza di cui ancora rimangono i resti, sia pure spesso in forma di superstizioni distorte e incomprese, piuttosto che a distruggere tutto quanto ha potuto persisterne sinora.
In fondo, però, quanto diciamo della “dissacrazione” investe il modo stesso di intendere la condizione dell’esistenza umana, sradicando una consapevolezza che dovrebbe essere fondamentale. Ci riferiamo alla consapevolezza che tutta l’esistenza è in una situazione ricettiva rispetto al suo Principio, da cui ogni essere trae interamente e continuamente la sua realtà: la qual cosa si dovrebbe normalmente riflettere in un rispetto profondo per tutte le cose e per se stessi; in una conformità e adorazione 6 verso quello che, dal punto di vista individuale, è il proprio Signore; in una venerazione dei Suoi intermediari, secondo quell’aspetto in cui adempiono a tale funzione: e qui il riferimento più immediato riguarderebbe normalmente i propri genitori, e poi ogni altra autorità valida, in senso tradizionale, a cui si possa essere ricollegati. Non pensiamo affatto che sia esagerato parlare qui propriamente di venerazione; e, quando il disordine fosse tale da non consentire di riconoscere nessuno quale autorità tradizionale ed intermediario dell’influenza spirituale, dovrebbe pur sempre rimanere l’attitudine interiore che consiste nel nutrire un senso di venerazione per l’autorità che attualmente non si conosce, ma che pure si sa essere sempre presente nel proprio mondo, poiché senza gli intermediari dell’influenza spirituale l’esistenza stessa del mondo sarebbe impossibile.
Appunto a questo proposito, così si è espresso un Maestro dell’esoterismo islamico 7: «Guardatevi dal dire: sono scomparsi gli Iniziati grandi ed autentici. In realtà non scompaiono, sono come il Tesoro nascosto sotto il muro 8: e Allâh darà a chi verrà nel tempo ultimo 9 quel che ha nascosto a quelli del tempo primo... Guardati bene, fratello, dal negare venerazione agli Uomini 10 del tuo tempo: a chi misconosce gli Uomini del suo tempo è preclusa l’influenza spirituale 11 presente nella sua epoca» 12.
* * *
Tutto ciò è sempre più lontano dalla mentalità generale degli Occidentali, che spesso hanno ormai perduto persino la nozione delle attitudini basilari cui abbiamo accennato, ovvero, anche in questo caso, ne conoscono soltanto aspetti residuali o superstizioni sempre più fragili. Forse che dei termini che designano alcunché di costantemente fondamentale, come “adorare” e “venerare”, non suonerebbero oggi in molti ambienti, per non dire nella maggioranza dei casi in Occidente, come completamente “anacronistici” e vuoti di significato, salvo a trovare il loro posto nel ben circoscritto dominio, solitamente esiguo, in cui è confinato un resto di religione, o di semplice religiosità alquanto innocuo, che qualcuno in paesi più “progrediti” del nostro studia già con la curiosità che si potrebbe rivolgere ad altri particolari fenomeni sociologici ed etnografici?
Sta di fatto che, anche per chi giunge mentalmente a una certa apertura teorica nei riguardi di concezioni tradizionali resta spesso ancora ben difficile sormontare la deficienza di un’attitudine di base, fondamentalmente ancora profana: come ci appare anche nel limitato campo della nostra esperienza diretta, per quel che riguarda vari corrispondenti che hanno mostrato il desiderio o la velleità di interessarsi di argomenti toccati su questa rivista.
Così, capita fin troppo facilmente che la considerazione della propria comprensione e della propria aspirazione (più o meno reali ed autentiche) induca istintivamente a sentirsi “importanti” e ad avanzare delle pretese, le quali sono diametralmente contraddittorie rispetto alla consapevolezza basilare della radicale “povertà” di ogni essere umano individuale, e ciò non può che chiudere o mantenere ben chiusa la “Porta stretta” dell’accesso alla realizzazione spirituale; così come, secondo un paragone analogo, i “ricchi” non potranno mai passare attraverso la “cruna dell’ago”, ovvero dovranno anzitutto diventare poveri spogliandosi delle loro ricchezze e dei loro “metalli”.
Se poi ci riferiamo, in particolare, a coloro che hanno attinto dall’esposizione delle dottrine tradizionali quale si trova nell’opera di René Guénon, troviamo che ben spesso, pur ricevendone un’influenza per certi aspetti senza dubbio positiva, in fondo essi sono poi malauguratamente riusciti ad utilizzarla, sulla base del loro individualismo quasi inguaribile, per rafforzare proprie posizioni mentali; ed alcuni, traendo così forza da nozioni ben valide di origine tradizionale, le hanno manipolate mentalmente snaturandole in modo da adoperarle per costruire proprie teorie, del resto non sempre disinteressate. Già altre volte abbiamo accennato a simili parassiti dell’opera di Guénon, magari capaci anche di erigersi poi a suoi giudici e critici sottili sulla base di ciò che di essa hanno parzialmente inteso e malamente assimilato 13, e capaci di discussioni interminabili e inconcludenti, perfettamente adeguate, peraltro, per impedire a se stessi di rivolgersi ad una seria ed impegnativa ricerca spirituale. Si direbbe che, in questo modo, con sfumature diverse di incoscienza o di ipocrisia, più d’uno difenda la propria individualità, con risorse quasi inesauribili di abilità e di accanimento, contro il rischio di andare davvero personalmente incontro ad alcunché di effettivo di ordine tradizionale 14.
Bisogna riconoscere che la mente umana offre delle ben vaste e complesse possibilità, che sono ahimé troppo spesso possibilità di illusione, se utilizzando enunciazioni tradizionali che si riferiscono a realtà dell’ordine più profondo, e deformandone alquanto mostruosamente il senso, si è giunti ad esempio persino a fabbricare dei punti di vista pseudo-esoterici che implicano più o meno apertamente il disprezzo del sacro, di ogni autorità e di ogni sottomissione, come se si trattasse soltanto di pregiudizi bigotti, borghesi o “lunari”. E fa piuttosto pena vedere quanti hanno subito l’influenza di simili tendenze, prendendo per capiscuola esponenti mentalmente coriacei quanto effettivamente impotenti nella loro chiusura individuale.
Ma non pensiamo sia il caso di soffermarci dettagliatamente (lasciamo ad ognuno di trarre le applicazioni che lo riguardano più da vicino) sui vari esempi che si potrebbero fare, in cui l’assunzione troppo superficiale di nozioni tradizionali si combina e viene subordinata a determinati attaccamenti di ordine individuale, sentimentale o comunque in connessione a proprie caratteristiche e debolezze.
Tutto questo accresce anche la necessità della massima prudenza da parte di organizzazioni iniziatiche che abbiano mantenuto la coscienza del proprio orientamento spirituale, prudenza che, in particolare, dovrebbe far loro escludere l’ammissione di membri che, con la loro attitudine, non mostrino d’avere una partecipazione adeguata a quelle modalità fondamentali di coscienza di cui abbiamo parlato; senza di che esse si esporrebbero a subire tutte le conseguenze deleterie dell’introduzione nel loro seno di supporti dell’anti-tradizione. A questo proposito, si può ricordare la frase di René Guénon secondo cui «chi vuole il “più” deve poter fare il “ meno”»: e chi ha pretese all’esoterismo dovrebbe anzitutto possedere le attitudini interiori indispensabili a qualsiasi livello per una partecipazione valida allo spirito tradizionale.
D’altra parte, per un aspirante all’iniziazione, la situazione può risultare pure praticamente più ardua in quanto le deviazioni cui abbiamo accennato possono toccare anche chi crede o pretende di possedere una funzione di guida spirituale ed un’autorità tradizionale. Ciò implica, beninteso, la necessità di procedere con estrema cautela prima di impegnarsi in una via iniziatica, e senza nulla trascurare nella propria preliminare preparazione teorica al fine di raggiungere il massimo discernimento compatibile con le proprie qualificazioni.
Detto questo, ci sembra opportuno riaffermare nettamente che, a dispetto di qualsiasi capacità di ricerca libresca e di assimilazione mentale, proprio nessun passo in senso iniziatico è possibile senza il presupposto basilare di modificare la propria mentalità profana; e intendiamo dire qui di cambiarla almeno fino al punto che la propria coscienza sia aperta 15 a quel rispetto profondo, a quel senso di giusto timore, a quella consapevolezza della propria radicale povertà verso l’influenza spirituale e l’autorità che la detiene, che si ritrovano in qualsiasi uomo tradizionale. Purtroppo, anche persone per altri aspetti tra le meglio dotate sono diventate tanto dure di comprendonio da farci sembrare necessario insistere un momento su questioni tanto elementari 16.

Tratto da: Rivista di Studi Tradizionali n° 30




1 La considerazione di queste contrastanti tendenze, che abbiamo designato con i termini di “solidificazione” e di “dissoluzione” (i quali corrispondono anche alle operazioni di “solve et coagula” dell’alchimia) è senza dubbio una “chiave” per comprendere i modi attraverso cui si opera il compimento del mondo moderno. Dobbiamo rimandare, a questo proposito, alle ampie spiegazioni contenute nell’opera di Guénon Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, recentemente pubblicata in italiano presso le Edizioni di Studi Tradizionali. In linea generale, si ha “solidificazione” ogni volta che vengono fissati e cristallizzati determinati contenuti che tendono a rinchiudersi in se stessi; e la più tipica manifestazione di ciò si è avuta nel materialismo, però non tanto nel materialismo quale teoria filosofica, quanto in una sorta di materialismo pratico che è qualcosa di ben più generale, connesso alla situazione di crescente chiusura di tutto l’ambiente nella sola modalità di esistenza corporea. D’altra parte, sono molti gli indizi che la fase di maggior chiusura materialistica, o di massima “solidificazione”, è ormai da qualche tempo oltrepassata, con l’intervento di tendenze che fanno emergere contenuti di ordine psichico inferiore destinati ad attuare, nell’epoca postmaterialistica già cominciata, le possibilità più sovversive compatibili con l’esistenza del mondo terrestre, fino alle più estreme e catastrofiche conseguenze. Ci basti citare appena di sfuggita alcune forme di queste tendenze alla “dissoluzione”, come lo spiritismo, la psicanalisi, la parapsicologia, le evasioni “psichedeliche”, fino all’attuale generalizzazione delle suggestioni pornografiche e politiche di massa: tutte manifestazioni che, se considerate separatamente, hanno certo soltanto una portata episodica da non sopravvalutare, ma che tutte insieme danno però il loro contributo alla preparazione della sinistra “Nuova Era” predicata già da tempo dagli pseudo-esoteristi d’Occidente. Per l’appunto, in questo quadro rientrano anche aspetti caratteristici degli attuali movimenti giovanili di contestazione, che abbiamo preso come riferimento nel presente articolo; ed abbiamo trovato recentemente una riprova curiosa e piuttosto significativa al riguardo: uno studio pseudo-esoterico su «Le cause esoteriche della “contestazione globale”», dove essa è salutata precisamente come un segno dell’avvento dell’ormai famigerata “Era dell’Acquario”! A questo proposito, si può certo dire (al di fuori di ogni riferimento personale!) che il “rovesciamento dei Poli” cui alludiamo in altra nota avrà conseguenze ben più radicali di quelle reali e presunte connesse al moto di precessione degli equinozi...

2 Già accennammo recentemente su questa rivista alla natura delle scienze profane e a ciò che le differenzia dalle scienze tradizionali, fondate sulla conoscenza dei principi (cfr. N. 26-27, pagg. 22-23 e nota 18 di pag. 23). A questo proposito è particolarmente importante l’opera di René Guénon Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi.

3 Più precisamente, nel caso della scienza profana moderna non si tratta soltanto dell’ignoranza del legame con i principi propriamente trascendenti sopraindividuali, ma anche dell’ignoranza dei principi relativi del “mondo intermediario”, cioè di quel dominio “sottile” che corrisponde nell’uomo all’ordine psichico, in cui risiede la ragion d’essere più immediata e prossima di tutto il mondo corporeo e dei suoi fenomeni. Sotto questo aspetto, si può ben dire che le scienze fisiche moderne sono qualcosa di ancora più limitato rispetto alle scienze magiche, che pure già occupano un posto inferiore dal punto di vista delle scienze tradizionali.

4 Come è noto, nel primo caso si tratta della preghiera di un americano membro dell’equipaggio della “nave spaziale” Apollo 8, e nel secondo caso nell’affermazione di un “cosmonauta” sovietico: ovviamente, tutto ciò non rappresenta che semplici riflessi di credenze assimilate da ambienti diversi, sotto cui si può intravedere il comun denominatore di una non molto dissimile assenza di conoscenza.

5 Non sarà forse inutile osservare che questo ordine sensibile ridotto a se stesso, e per così dire troncato dalla sua radice vitale più profonda (spesso anche con alterazioni artificiose suggerite da ragioni utilitaristiche cui è sempre più difficile sottrarsi), può dar luogo ad un depotenziamento sullo stesso piano dei sensi; e ciò contribuisce senza dubbio a creare uno stato di crescente insoddisfazione su cui più facilmente possono innestarsi le perversioni e le interferenze post-materialistiche cui accenniamo.

6 Usiamo questo termine, comunemente inteso in senso religioso, ma che si può certo riferire al di là del dominio della sola religione. Così, in una dottrina tradizionale metafisica come il Vêdânta viene pure esplicitamente affermato che, fino a che permanga l’illusione dell’esistenza individuale, è indispensabile che l’individuo adori il Signore, che è il suo Principio sopraindividuale. Citiamo, a questo proposito, gli Inni a Shiva di Shrî Shankarâchârya, di cui riportiamo a titolo esemplificativo queste parole: «Davanti a Colui nel quale si svolge il gioco della Shakti, il grande Îshwara dai cinque volti, che esaudisce tutti i desideri di coloro che hanno preso rifugio in Lui, Essenza di tutte le cose, Re di tutti i mondi, davanti a questo Distruttore di ogni povertà e di ogni miseria, davanti a Shiva, io mi prosterno» (Shiva-nâma-valyashtakam, 9). L’aspetto di adorazione è del resto ancor più evidente nelle forme tradizionali abramiche, che sono precisamente quelle che possono riguardare più direttamente gli Occidentali.

7 Ci riferiamo allo Sciaykh Muhammad Abu al-Mawâhib ash-Shâdilî, vissuto nel XV secolo dell’era cristiana.

8 Allusione a un episodio narrato nel Corano (Sura della Caverna: XVIII, vv. 77 e 82).

9 Si accenna qui a un punto assai misterioso, relativo alle ultime fasi del ciclo della presente umanità; anche lo Sciaykh Muhyiddîn ibnArabî, ad esempio, nel commento alla Sura 56 del Corano, parla della comparsa, all’epoca in cui si manifesterà il Mahdî, della “gente dello svelamento e dell’evidenza” (Ahlu-l-kashf wa-z-zuhûr) che sarà testimone della “Grande Resurrezione”, e allusioni analoghe si trovano in testi cosmologici di varie forme tradizionali (così, nel Vishnu-Purana indù): tutto ciò fa pure pensare a quella preparazione dei “germi del ciclo futuro” di cui René Guénon parla nell’introduzione de Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi; nonché a quel “raddrizzamento” che «dovrà essere preparato anche visibilmente prima della fine del ciclo attuale», al cui proposito si deve però avvertire che esso sarà «molto diverso da tutto ciò che si potrebbe immaginare al riguardo» e che «i “misteri del Polo” (el-asrâr el-qutbâniyah) sono sicuramente ben custoditi» (cfr. R. Guénon, Aperçus sur l’Initiation, cap. XL).

10 I termini “Uomo” e “Uomini” vengono spesso usati, senza altri epiteti, nell’esoterismo islamico, con riferimento a coloro che hanno conseguito l’iniziazione effettiva, che implica precisamente la reintegrazione della pienezza dello stato umano (e ciò sì avvicina evidentemente all’analoga espressione cinese Cen-gen o “Uomo Vero”). D’altra parte nel brano citato si potrebbe anche considerare un significato più vasto, di fondamentale rispetto per tutti gli uomini, in quanto la loro essenza, al di là dei veli di ignoranza e di illusione è pur sempre quella medesima dell’“Uomo Vero”.

11 L’autore usa qui il termine Barakah che, tra i suoi significati, designa in particolare l’influenza spirituale propriamente iniziatica.

12 Queste affermazioni sono state citate nell’opera At-Tabaqâtu-l-kubrâ di Sha‘ranî, recentemente tradotta in italiano sotto il titolo Vite e detti di Santi musulmani (ed. Utet: cfr. pag. 253).

13 Un esempio alquanto penoso al riguardo si è potuto vedere ancora recentemente sulla rivista Études Traditionnelles, dove nel numero di marzo-agosto 1968 venivano riportate tra l’altro ampie elucubrazioni del Pallis facenti seguito a quelle di cui già si parlò nei numeri 15 e 16 di questa rivista. Nel corso del nuovo articolo di Pallis è da notare un riferimento a un «accordo di fondo» con «l’autore dei “Mystères christiques”», il che conferma pienamente la connessione già rilevata da Giorgio Manara con le divagazioni di un caposcuola che pure collabora alla citata rivista francese, divagazioni più gravi di conseguenze a motivo della posizione occupata dal loro autore.

14 Non ci soffermiamo qui su altre forme di “autodifesa” della propria individualità profana che non rientrano direttamente nel presente discorso, e di cui riparleremo forse in altra occasione. Accenniamo appena al caso abbastanza frequente in cui una male applicata comprensione delle dottrine metafisiche tradizionali si risolve in una sorta di ingiustificabile attesa passiva e di “quietismo” incompatibile con l’attitudine attiva richiesta in una ricerca iniziatica, e tale da facilitare inveir la neutralizzazione di ogni aspirazione valida da parte di un ambiente antitradizionale sempre più invadente.

15 Del resto, nel corso stesso della via iniziatica, prima del conseguimento dello stato primordiale, tale apertura della propria coscienza potrà sempre essere smarrita, mentre è della massima importanza riuscire a mantenerla, nonostante l’intervento di ostacoli imprevedibili.


16 D’altra parte, saremmo ben lieti se queste considerazioni, che peraltro vorremmo fossero per molti superflue, aiutassero in qualche modo ad accostarsi, comprendendone l’importanza, a testi tradizionali come quelli che saranno riportati prossimamente su questa rivista, riguardanti coloro che aspirano all’iniziazione.

Nessun commento:

Posta un commento