"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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domenica 5 luglio 2015

Giovanni Ponte, La situazione spirituale dell’occidente - III - Cristianesimo e mondo occidentale

Giovanni Ponte
La situazione spirituale dell’occidente - III - Cristianesimo e mondo occidentale

Che il Cristianesimo si possa annoverare tra le forme ricorrenti assunte dall’aiuto spirituale dell’Oriente 1 è testimoniato in particolare da San Clemente da Alessandria.
Nel primo libro degli Stromati infatti, dopo aver affermato quanto i Greci dovettero all’aiuto spirituale dei “Barbari” e dopo aver ricordato quegli stessi intermediari di cui abbiamo parlato 2, egli cita il brano del Timeo in cui il Sacerdote egizio “molto Vecchio” nega l’esistenza di “Vecchi” tra i Greci, commentandolo con queste parole: «Il Sacerdote egizio aveva perfettamente ragione… Per “Vecchi” egli intendeva, suppongo, delle persone che conoscessero le “dottrine antiche”, cioè le nostre (toutésti tà emètera)» 3.
Questo passo di San Clemente ci pare assai interessante per due motivi. Anzitutto, conferma in pieno che la situazione spirituale della civiltà classica è proprio quella che siamo venuti esponendo, così decisamente in contrasto – sia detto di sfuggita – con quell’esaltazione della Grecia “culla della civiltà” che viene pertinacemente inculcata agli Occidentali fin dall’infanzia, attraverso lo strumento ineluttabile dell’“istruzione obbligatoria”. In secondo luogo, il passo citato conduce naturalmente ad allargare la nostra prospettiva nello spazio e nel tempo, giungendo ad illuminare, per analogia, situazioni e fatti che ci possono toccare assai più da vicino di quelli del mondo classico.
L’identificazione delle dottrine fondamentali del Cristianesimo con quelle degli “Antichi” (contrariamente ad ogni deteriore esclusivismo) stabilisce la loro universalità ed ortodossia tradizionale originaria, nonché la fonte propriamente “soprannaturale” del Cristianesimo stesso 4.
Rispetto alle altre forme di aiuto spirituale di cui abbiamo parlato, vi è poi un’altra analogia, meno evidente a prima vista, ma che può essere utile mettere in luce. A questo fine osserviamo anzitutto che mai tale aiuto spirituale si era manifestato, nel mondo greco e poi in quello greco-romano, con l’imposizione d’una forma tradizionale integrale in sostituzione di quella preesistente, con una Rivelazione ed una Legge tradizionale che sostituisse le istituzioni proprie della civiltà greco-romana. Che si trattasse di un apporto realizzato attraverso una nuova “élite intellettuale”, quale poté essere il caso del Pitagorismo, o attraverso contatti più nascosti con l’esoterismo conservato nei Misteri, o anche con conseguenze nei culti popolari, la base legale tradizionale rimase essenzialmente sempre la medesima. Non vi fu, insomma, mai “assimilazione” da parte di altre civiltà tradizionali, orientali o no, talché il mondo greco-romano continuò a sviluppare le proprie tendenze, largamente svincolato da una coscienza effettiva dei principi, mentre i persistenti elementi ed istituzioni tradizionali, benché ridotti in gran parte a superstizioni o a forme puramente umane, esercitavano tuttavia ancora una certa efficacia equilibratrice, presumibilmente anche perché la presenza di una élite li manteneva vivi conservando i contatti con l’essenza della spiritualità tradizionale.
Ora, a ben guardare, anche l’aiuto spirituale rappresentato dal Cristianesimo penetrò nel mondo greco-romano, e in generale in Occidente, senza assimilarlo in una forma tradizionale integrale; probabilmente la sua penetrazione fu anzi possibile proprio per questo, mediante la rinuncia ad una pienezza tradizionale per poter raggiungere la società a cui si indirizzava, senza dubbio provvidenzialmente. Venne a costituirei infatti una derivazione tradizionale molto particolare, a partire dal Cristianesimo delle origini, con esclusione del suo aspetto propriamente iniziatico (tanto evidente ancora negli scritti attribuiti a San Dionigi l’Areopagita), ed anche con esclusione della base exoterica e legale originaria di questo, che normalmente avrebbe dovuto essere rappresentata dalla Legge giudaica, e che fu sostituita invece dal diritto romano vigente, sia pure con qualche modifica.
Inoltre, come già altri hanno osservato, sempre nel senso del medesimo adattamento “esteriorizzante” alla società occidentale, forse anche per evitare una vera e propria “profanazione”, non venne mantenuta la Rivelazione originaria nella lingua sacra (almeno pubblicamente), e ciò sia per quel che riguarda la Rivelazione e gli insegnamenti di Cristo, formulati presumibilmente in aramaico, sia per quel che riguarda il precedente fondamento tradizionale ebraico; l’uso della Rivelazione ebraica venne infatti escluso dai riti pubblici (salvo certi termini speciali), e sostituito con traduzioni in greco e in latino certamente del tutto inadeguate alla pienezza del significato originario. Questo è tanto più importante se si pensa che la lingua sacra è in tutte le tradizioni un veicolo fondamentale dell’influenza spirituale, senza dubbio però anche pericoloso quando venga utilizzato da chi non possegga le dovute qualificazioni.
D’altronde, oltre all’inadeguatezza insita nel fatto stesso del venir meno dell’uso della lingua sacra, vi sarebbero naturalmente da considerare anche le limitazioni e le alterazioni di significato, non sempre necessariamente involontarie. Citeremo a questo proposito due esempi particolarmente vistosi: quello del “Pater Noster”, di cui le parole originarie sono naturalmente ignote, ma che già nella versione dalla traduzione greca a quella latina comporta la restrizione del significato dell’espressione «Tòn árton emôn tòn epioúsion», che può intendersi come «il nostro Pane soprannaturale» o «il nostro Pane trascendente», e che è generalmente tradotta con «il nostro pane quotidiano», «panem nostrum quotidianum»; e quello dei Dieci Comandamenti, che nell’enunciazione corrente furono abbreviati e modificati rispetto al testo ebraico, sopprimendo tra l’altro completamente l’ingiunzione relativa al divieto delle immagini 5 e sdoppiando l’ultimo comandamento, corrispondente al nono e al decimo dell’enunciazione corrente.
Quanto poi all’ordinamento gerarchico, è assai significativo il fatto che si giungesse ad identificare il suo vertice al “Pontifex”; ufficio proprio dell’ordinamento romano che anche in tal modo, oltre che con il mantenimento delle sue istituzioni giuridiche e della lingua latina nei riti, risultava così confermato. D’altra parte, la vita rituale propria della derivazione del Cristianesimo di cui parliamo, fondata sulla trasposizione dei riti iniziatici nei “mezzi di grazia” rappresentati dai Sacramenti (di per sé naturalmente privi di valore iniziatico), non forniva neppure essa una base, e non era destinata a fornirla, per un ordinamento sociale nuovo o per la sua “sacralizzazione”.
Non intendiamo insistere su queste considerazioni, che pure meriteranno d’essere ulteriormente approfondite. Quel che ci interessa ora, ritornando al nostro argomento, è di vedere, o intravedere, la portata e la natura assunta dal Cristianesimo nel mondo greco-romano, e in generale in Occidente, quale forma dell’aiuto spirituale della Tradizione universale essenzialmente una e perenne, aiuto già manifestatesi prima in vari modi sotto certi aspetti analoghi.
Ricollegandoci a quanto abbiamo detto, osserveremo dunque ancora che la derivazione del Cristianesimo che ha offerto un potente aiuto spirituale e propriamente una via di salvezza agli Occidentali appare come il frutto di larghi adattamenti all’ambiente, nei quali dovettero essere utilizzate come base di espansione condizioni sociali, attitudini sentimentali, determinazioni razziali preesistenti; si ebbe in tal modo una “esteriorizzazione” di certi elementi del Cristianesimo originario, visibile nella stessa dottrina che poté mantenere soltanto con molta difficoltà certi simboli, abbassandoli e fissandoli con alterne vicende in una dogmatica sotto certi aspetti addirittura mostruosa, ma indispensabile ad evitare inconvenienti ancora maggiori. In ogni caso, anche sul piano puramente speculativo, non si affermò una dottrina metafisica completa, risalente al Principio infinito trascendente ogni limitazione e determinazione, e quindi sopra-personale 6.
Dopo tutto quanto siamo venuti esponendo, si potrà comprendere quale dovesse essere sempre, come già nella civiltà classica pre-cristiana, l’importanza di “intermediari” che mantenessero il contatto vivente con la fonte tradizionale integrale, vivificando così anche gli adattamenti più esteriori. A tale funzione adempì senza dubbio l’esoterismo cristiano, manifestatesi a partire dai primi “Monaci” 7 del deserto, e poi per tutto il Medio Evo, con segni ben visibili di un rapporto spirituale con l’Oriente, fino agli eventi a cui si riferisce simbolicamente il ciclo del Graal, fino ai Templari, a Dante e poi ai Rosacroce 8.
Accenniamo appena a questi esempi ben noti, unicamente a titolo illustrativo. Tali esempi in cui continuava ad essere perseguito ed ottenuto un “aiuto spirituale” al di fuori dell’Occidente non avrebbero certamente senso se la derivazione del Cristianesimo avesse costituito una tradizione integrale e completa verso l’alto; essi si spiegano invece assai bene tenendo conto di quanto abbiamo cercato di chiarire, che permette anche di capire certe anomalie altrimenti inesplicabili 9.
Si può dunque affermare che, come già nella civiltà greca pre-classica e classica, anche nella civiltà occidentale, che ne è stata in certo modo l’erede e che fu anch’essa parzialmente una civiltà tradizionale, l’equilibrio è stato garantito dalla presenza di intermediari con la Tradizione integrale che hanno mantenuto l’aiuto spirituale da parte di essa. Il venir meno di questi intermediari, o per meglio dire la loro scomparsa 10, ha coinciso con la fine della civiltà tradizionale (sia pure parziale) in Occidente, e con il confinamento degli elementi tradizionali rimasti in modalità che non hanno praticamente più nessuna influenza direttiva sul corso della civiltà occidentale, nonostante certe apparenze dovute soprattutto all’assunzione di correnti profane da parte degli istituti tradizionali rimasti.
La situazione spirituale dell’Occidente è dunque in certo modo analoga (come è stato osservato) a quella che si sarebbe avuta nel tardo mondo greco-romano senza l’intervento massiccio dell’aiuto spirituale dell’Oriente, avvenuto allora attraverso il Cristianesimo. Ma si tratta soltanto di un’analogia parziale, in quanto mai il mondo greco-romano fu “laico” e “profano” come l’attuale, mai fu così chiuso alle influenze spirituali autentiche (nonostante l’indubbia grossolanità intellettuale, specie dei Romani), e mai fu così aperto ad influenze catastrofiche come quelle che negli ultimi decenni hanno già cominciato a scatenarsi, e da cui potrà presumibilmente emergere il tentativo del rovesciamento più completo della spiritualità.
Tutto ciò rende assai improbabile nel momento attuale una qualsiasi restaurazione tradizionale esteriore, e certo non può essere questo il punto di partenza da perseguire; ma la perennità della Tradizione vivente e integrale, senza la quale l’umanità stessa non potrebbe più sussistere, implica che sia sempre possibile, e in qualche modo sempre in atto e indispensabile, quell’aiuto spirituale della fonte tradizionale che tante forme e adattamenti poté assumere nel corso dei secoli.
Queste considerazioni, benché ancora generali, possono forse aiutare un poco coloro che aspirano a un ritrovamento della spiritualità tradizionale integrale ad uscire da una prospettiva troppo astratta o immaginaria. Vorremmo dire che possono aiutare a portare da una posizione “tradizionalista” verso una posizione effettivamente “tradizionale”, suggerendo anzitutto – lo speriamo – un’attitudine che miri all’essenziale, senza preconcetti o attaccamenti eccessivi a forme predeterminate e senza preclusioni di fronte a quelle modalità che la fonte tradizionale unica ed universale può rivestire ed offrire a seconda dei tempi, dei casi personali e delle circostanze.
(Fine)


Tratto da: Rivista di Studi Tradizionali n° 7




1 Più in generale, si potrebbe parlare di forme di aiuto spirituale provenienti da fonti estranee al mondo greco-romano dell’epoca classica e delle epoche successive, fonti che non furono tutte necessariamente orientali. Abbiamo infatti già accennato a correnti spirituali provenienti dal nord della Grecia, e si potrebbe aggiungere anche il riferimento ai Celti, con i quali pure Pitagora sarebbe stato in contatto; la designazione stessa dei Celti, di derivazione identica a quella dei Caldei, si riferiva anzi originariamente ad una casta sacerdotale, depositaria d’una conoscenza tradizionale conservata in Occidente e di cui dovette essere partecipe la civiltà atlantidea. Ma di fatto, da un certo momento in poi, non rimasero che le fonti tradizionali orientali a poter fornire l’aiuto spirituale di cui parliamo.

2 Vedi la parte II di questo studio, nel numero di ottobre-dicembre 1962 della presente rivista.

3 Strom. I, 180, 1-2.

4 Si potrebbe anche citare a questo proposito la celebre affermazione di Sant’Agostino secondo cui ciò che venne chiamato Cristianesimo esisteva già prima di Cristo sotto altro nome; si osserverà che non vengono solitamente tratte le conseguenze logiche che sarebbero implicite in quest’ultima affermazione (ben valida se riferita all’essenza originaria della forma tradizionale cristiana), come pure nella nozione connessa di una “Rivelazione primitiva” originariamente comune a tutta l’umanità.

5 Vedi Deuteronomio, V, 8-10: «Non farti scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel ciclo o in basso sulla terra o nelle acque sotto la terra; non prostrarti davanti a quelle cose,...».

6 Come il Brahma nirguna della tradizione indù, o il Tao estremo-orientale, e persino il Numen romano, inteso nel suo senso più profondo e originario. Questa idea del Principio propriamente infinito si ritrova in realtà in qualsiasi tradizione completa.

7 Il termine “Monaco” deriva da “monos”, “solo” o “unico”: si riferisce quindi ad una condizione di vita solitaria, e fu anche inteso esotericamente nel senso di “Discepolo dell’Uno”.

8 Ci riferiamo qui particolarmente alla situazione dell’Europa occidentale, e cioè dell’area della Chiesa romana. Per quel che riguarda la Chiesa greca, furono senza dubbio assai importanti i rapporti degli Esichiasti con l’esoterismo islamico e probabilmente anche con la spiritualità indù; a questo proposito, può essere interessante osservare che nel secolo XIV, nell’opera «Perì tòn tés Indías ethnôn kài tòn Brachmànon», i Brâhmana venivano presentali da Palladio come dediti alla «preghiera ininterrotta»adiáleiptos proscuché») (cfr. Jean Meyendorff: Grégoire Palamas, Défense des saints hésychastes, Lovanio, Spicilegium Sacrum Lovaniense, 1959, pag. XXXI).

9 Ad esempio, la corrente ghibellina parrebbe del tutto eterodossa nell’affermare l’autonomia dell’Imperatore rispetto al Pontefice, cioè del potere temporale rispetto al rappresentante dell’Autorità spirituale; questa anomalia potrebbe però trovare una giustificazione, almeno dal punto di vista esoterico, nel caso di un ricollegamento iniziatico dell’Imperatore, più che probabile ad esempio al tempo di Dante.


10 In particolare la scomparsa dei Templari alla fine del Medio Evo, e poi la scomparsa dei Rosacroce, che si dice si siano ritirati in Asia nel secolo XVII.

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