"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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domenica 20 novembre 2016

Giovanni Ponte, L’iniziazione massonica nel mondo moderno - I

Giovanni Ponte 
L’iniziazione massonica nel mondo moderno - I
Parte 1 di 5

In questa nostra epoca, bisogna ammettere che non vi è nulla di stupefacente se la confusione intellettuale, fino a espressioni di vera e propria sovversione, penetra all’interno delle stesse istituzioni tradizionali: ciò è facilmente spiegabile se si pensa che i membri ed i rappresentanti attuali di queste ultime sono assai spesso, nello stesso tempo, uomini più o meno largamente contaminati dalla mentalità profana e moderna, più o meno succubi delle direttive antitradizionali che stanno sospingendo in avanti il corso della presente fase delle vicende umane.
Abbiamo visto in varie occasioni come queste considerazioni di ordine generale, già altra volta accennate 1, trovano purtroppo larga applicazione nel caso della forma religiosa cattolica, che per diversi secoli ha rappresentato il fondamento tradizionale dell’area geografica in cui viviamo, almeno per quel che riguarda il dominio religioso e quale normale base exoterica e punto di partenza per una via di realizzazione spirituale ed esoterica, mediante l’accesso ad una forma di iniziazione. Le conseguenze della crescente invadenza di correnti tipicamente moderne si son fatte sempre più evidenti, e d’altra parte può essere utile ricordare il netto giudizio espresso da René Guénon, fin dal 1935, secondo il quale il cattolicesimo, che per sua natura ha un carattere religioso e non iniziatico, nelle condizioni attuali non può «neppur più servire come base o come punto di partenza» su cui un’iniziazione si possa appoggiare per una realizzazione appunto di ordine iniziatico 2.
Pensiamo sia ora opportuno prendere meglio in considerazione un’altra istituzione, quella della “Libera Muratoria” o Massoneria, che è in pratica la sola organizzazione tradizionale occidentale accessibile e sopravvissuta nel nostro paese, oltre alla Chiesa cattolica.
Si tratta di un’organizzazione iniziatica i cui membri ebbero, in altre epoche, una propria base religiosa ed exoterica normale nel cattolicesimo, quantunque non esista un legame necessario con detta forma religiosa, come è evidente se si pensa che l’iniziazione massonica, passata attraverso vari adattamenti, ha un’origine anteriore allo stesso cristianesimo, in virtù del suo ricollegamento all’edificazione salomonica del Tempio di Gerusalemme 3, come pure ad una corrente spirituale risalente all’iniziazione pitagorica ed ai “Collegia” artigianali dell’antica Roma 4.
In realtà, per intendere la situazione normale della Massoneria occorre riferirsi al suo inserimento in una società tradizionale, quale una delle iniziazioni di mestiere 5, in rapporto con forme iniziatiche parallele (come le altre iniziazioni artigianali) e superiori (come le iniziazioni ai “grandi misteri” o “sacerdotali”), e in rapporto con un exoterismo appropriato: e sono abbastanza note le relazioni dell’iniziazione massonica medioevale e post-medioevale sia con altre forme iniziatiche, quali l’ermetismo 6, sia con la Chiesa cattolica romana.
Sta di fatto che, in seguito, lo sfaldarsi dell’organizzazione sociale tradizionale, la scomparsa di altre forme di iniziazione, la decadenza del mestiere tradizionale fino al prevalere di “Massoni accettati” che non lo esercitavano, determinarono, per l’iniziazione muratoria, una situazione profondamente anormale, dove essa sussisteva ancora, come nella Gran Bretagna del XVIII secolo.
È in tale contesto che deve essere situata la riorganizzazione della Massoneria, cominciata nel 1717 7 con la costituzione della Gran Loggia d’Inghilterra, ad opera di membri di quattro logge londinesi di recente formazione precedentemente esistenti: era l’inizio della moderna Massoneria “speculativa”, contrapposta all’antica Massoneria “operativa”.
Occorre tener presente che non si trattò di un adattamento normale a condizioni nuove, fondato su principi tradizionali, ma bensì di una deviazione che non poneva rimedio allo sminuirsi dell’iniziazione massonica. Certamente, i pastori protestanti Anderson e Desaguliers, e gli altri che collaborarono allora all’organizzazione di una “Massoneria moderna”, ben lungi dal possedere anche soltanto una concezione teorica adeguata della realizzazione iniziatica, non si posero affatto questioni che pure sarebbero state fondamentali: come quella di ripristinare un metodo operativo di realizzazione, quella di fondarsi su una base exoterica corrispondente a un ordine tradizionale in senso veramente profondo, e quella di ritrovare il legame con l’iniziazione effettiva capace di vivificare l’influenza spirituale sopra-umana, rimasta presente nonostante tutto nei riti e nei simboli massonici. Le preoccupazioni furono allora ben altre 8, se, come già accennammo altrove, si ricorse allora anche alla frode, distruggendo i documenti e gli archivi che avrebbero fornito la prova delle alterazioni volute e falsificando poi la storia degli avvenimenti di quel periodo.
Certamente, doveva esserci una situazione preesistente che favoriva già certe concezioni incompatibili con un punto di vista tradizionale; ma la nuova organizzazione massonica portò con sé l’affermazione esplicita e il consolidamento di deviazioni del genere. Ciò appare chiaramente, ad esempio, nel celebre primo articolo delle Costituzioni di Anderson del 1723, venute a sostituire gli antichi Old Charges. In tale Articolo si legge testualmente: «...benché nei tempi antichi i Massoni fossero tenuti in ogni Paese a essere della Religione di quel Paese... tuttavia è ora considerato più opportuno impegnarli soltanto a quella Religione su cui tutti gli Uomini sono d’accordo,... lasciando a ognuno le sue opinioni, cioè ad essere Uomini dabbene e leali, o Uomini d’Onore ed onesti...». Troviamo, in questo caso, anzitutto il ricordo della regola tradizionale implicante la partecipazione del Massone alla religione del proprio paese, che costituiva infatti la normale base exoterica della sua iniziazione; questa regola poteva sollevare senza dubbio dei problemi nel secolo XVIII, essendo necessario chiedersi, in seguito alle crisi religiose dell’Occidente, se in ciascun paese sussistesse ancora una religione tradizionalmente valida e adatta a costituire la base exoterica per l’iniziazione muratoria (e nei casi in cui si fosse giunti a una conclusione negativa sarebbe stata normale la ricerca di una forma religiosa esistente altrove). La soluzione espressa da Anderson consiste invece nel considerare “superata” l’antica obbligazione, nel senso che sarebbe sufficiente la qualifica di «Uomini dabbene», sostitutiva dell’appartenenza a una religione. Anzi, il fatto di attribuire a tale qualifica il nome di «Religione» è ancor più gravemente significativo: ciò mostra infatti che addirittura la nozione stessa di religione, con tutto ciò che essa implica sotto l’aspetto del rapporto effettivo con un’influenza tradizionale sopra-umana, in funzione di un ordinamento rituale della propria vita e in vista della salvezza, è ormai perduta. Senza dubbio, come è stato notato, si scorge qui l’influenza di una mentalità resa possibile dal protestantesimo; ma dobbiamo aggiungere che, anche con riferimento al protestantesimo, si ha l’impressione di trovarsi a un grado di abbassamento estremamente accentuato, quale si era prodotto del resto nella filosofia inglese con il cosiddetto “deismo”. In realtà c’è da pensare che l’ideale dell’“Uomo dabbene” corrispondesse assai esattamente a un punto di vista che doveva essersi ormai diffuso nel mondo “profano” britannico (soprattutto nella mediocrità della ricca borghesia e della nobiltà imborghesita), espressione di un attaccamento sentimentale e compiaciuto al conformismo verso l’ordinamento sociale stabilito. È appena il caso di dire che tutto ciò, mentre non raggiunge affatto il livello dell’exoterismo religioso, non ha proprio niente a che vedere con una realizzazione iniziatica, e mostra quanto profondo possa essere l’abisso tra il “tradizionalismo” e la spiritualità tradizionale autentica.
Considerazioni abbastanza simili si possono fare, molto più generalmente, sulle interpretazioni meramente “moralistiche” e sociali dei riti e dei simboli massonici, diventate comuni nella Massoneria speculativa. A questo proposito, è importante evitare facili equivoci 9. Certamente, un lavoro iniziatico comporta o presuppone un ordinamento delle proprie facoltà e delle proprie azioni, ed è ben giustificato, ad esempio, un riferimento alla vittoria sulle passioni e alla sottomissione della propria volontà individuale; ma ciò ha un senso valido in quanto questa sottomissione rappresenti un’applicazione della conformità a un principio sopra-umano, in funzione della partecipazione ad esso; e per questa conformità, salvo una conoscenza diretta del trascendente, è necessaria l’indicazione di una direzione da parte di un’autorità tradizionale (iniziatica o exoterica) competente al riguardo. Nel caso di uomini moderni in un ambiente moderno, il superamento delle passioni più strettamente “egoistiche” conduce invece, al contrario, a conformarsi a determinati “ideali” che possono essere il residuo di norme tradizionali non più ricondotte al loro principio (ed è questo in certo modo il caso più favorevole), ma possono essere anche semplicemente il frutto delle suggestioni del momento nella società in cui si vive. Coloro che hanno le migliori intenzioni apparenti possono così diventare, nello stesso tempo, i più insigni modelli di “moralità” e i più zelanti servitori di quelle suggestioni, magari trascinando con sé molti altri, fino alla forme più tristemente ingiustificate di dedizione e di “sacrificio” di se stessi.
In effetti, molto comunemente “ideali” profani e di origine antitradizionale hanno potuto essere insinuati in ambienti massonici, venendo poi rafforzati potentemente in seguito a una sorta di carattere “sacro” attribuito ad essi, quasi in sostituzione di un riferimento cosciente ad elementi veramente “sacri” diventati incompresi.
Queste considerazioni, beninteso, non toccano affatto la validità dei riti e dei simboli massonici, nonché la presenza dell’influenza spirituale iniziatica in essi, prima e dopo il 1717; in fondo, la formazione e l’organizzazione della Gran Loggia d’Inghilterra fu anzitutto un fatto “amministrativo”, mentre è importante notare che l’aspetto rituale non subì, quanto alla sua essenza, nessuna alterazione o amputazione veramente fondamentale. Questo lascia pensare che, nonostante tutto, lo spirito rimasto in gran parte incompreso e allo stato latente nell’iniziazione muratoria era ancora abbastanza forte per impedire che l’interferenza profana giungesse ad uccidere il cuore stesso della Massoneria.
Ciò fu dovuto probabilmente in notevole misura alla presenza delle Logge britanniche della Massoneria “antica”, le quali si opposero nettamente alle innovazioni apportate dalla Gran Loggia d’Inghilterra, o comunque esercitarono dopo il 1717 una certa influenza rettificatrice sulle strutture della Massoneria “moderna” della Gran Loggia, senza peraltro colmarne le deficienze, fino a che gran parte della Massoneria “antica” inglese, indubbiamente già alquanto affievolita, finì con il giungere ad un accordo fondendosi con la Massoneria “moderna” nel 1813.
* * *
L’interferenza di un’influenza estranea all’iniziazione, riscontrabile nella formazione della Massoneria speculativa moderna, fu in ogni caso un fenomeno di tale portata e condusse a tali sviluppi che non possiamo certo considerarlo casuale o connesso soltanto all’opera arbitraria di pochi individui. È piuttosto risaputo che vi furono al riguardo anche ragioni politiche, in favore della dinastia “orangista” regnante in Gran Bretagna; qualcuno, verosimilmente con qualche ragione, ha fatto notare pure il clima favorevole al diffondersi, nell’Inghilterra del Settecento, di un’organizzazione che presentava, tra i suoi caratteri più esteriori, analogie con i “clubs” puramente profani che si formarono ed ebbero larga fortuna in quel tempo 10. Al di là di simili fattori piuttosto superficiali ed occasionali, pensiamo però che sussistettero ragioni ben più profonde, e per accennare ad esse ci sembra necessaria anzitutto qualche breve considerazione di carattere generale.
Le organizzazioni tradizionali, oltre che detentrici di un’influenza spirituale e sopra-umana, sono anche il veicolo di una potenza sul piano umano, e di contenuti di ordine “sottile” o psichico, che dall’influenza spirituale sono normalmente ordinati. Con l’affievolirsi dell’efficacia dell’influenza spirituale, è possibile che influenze di ordine inferiore intervengano, tendendo ad utilizzare secondo le proprie direttive le potenze di ordine psichico suaccennate. È questo anche un modo di azione di ciò che è stato chiamato “contro-iniziazione”, che si sviluppa in certo modo quale parassita delle organizzazioni tradizionali e, in particolare, delle organizzazioni iniziatiche 11. Si può dire anzi che le forze antitradizionali, e la “contro-iniziazione” che le dirige, data la loro stessa natura negativa, non possono trarre la loro potenza che da ciò a cui tendono illusoriamente ad opporsi, e cioè, nel mondo umano, dall’iniziazione, approfittando di contenuti di origine propriamente iniziatica, sradicati dal loro principio spirituale o deviati; e tali deviazioni sono precisamente possibili nell’ambito delle iniziazioni ai “piccoli misteri”, i quali riguardano il dominio individuale umano e non comportano quella realizzazione dell’universale (propria dei “grandi misteri”) che è per sua natura al di là di ogni possibile deviazione 12.
Tenuto conto di ciò, non è strano che influenze del genere di quelle che stavano plasmando il mondo occidentale moderno si siano, ad un certo momento, inserite decisamente all’interno di un’organizzazione iniziatica occidentale corrispondente appunto ai “piccoli misteri” che aveva conservato una certa vitalità, ma che era nello stesso tempo ormai troppo sminuita per impedirlo. Ciò non significa che i fondatori della Gran Loggia d’Inghilterra fossero essi stessi dei “contro-iniziati”, come qualcuno potrebbe troppo affrettatamente concludere, in quanto essi, già quali apportatori della mentalità semplicemente “profana” del loro ambiente, agivano di fatto quali strumenti indiretti, e verosimilmente assai poco consapevoli, di una tendenza antitradizionale più profonda e di proporzioni sempre più vaste.
Si può osservare inoltre che la Gran Bretagna era per diverse ragioni il luogo di elezione di un’“interferenza” come quella di cui parliamo, in quanto, già sede di antichissimi centri tradizionali, si trovava allora per molti aspetti all’avanguardia del movimento antitradizionale moderno, anche per fattori esteriori facili a vedere: si pensi all’influenza esercitata poi in tutto il mondo dalla cosiddetta “rivoluzione industriale” sviluppatasi appunto in Inghilterra, e si pensi all’epoca di supremazia politica dell’Impero Britannico 13, determinante per l’avvenire di tutti i continenti.
In una simile situazione, in particolare, le accennate interpretazioni “moralistiche” di contenuti iniziatici, in quanto si traducevano in adesione e dedizione sul piano sociale, politico ed economico alle direttrici di sviluppo della società britannica dell’epoca, potevano ben essere un modo per condurre in un senso non solo estraneo a quello della via iniziatica, ma anche nettamente antitradizionale. E qualcosa di analogo si potrebbe naturalmente dire dell’utilizzazione in funzione di direttive sovversive, oltre che del “moralismo”, di altre concezioni ormai tagliate fuori da ogni ordine tradizionale, sulle quali a questo punto non ci soffermiamo.
Non pensiamo che la Massoneria detta “moderna” facente capo alla Gran Loggia d’Inghilterra si riducesse ad essere soltanto uno strumento delle influenze che conducevano quell’espansione antitradizionale per la quale la Gran Bretagna era diventato uno dei paesi più attivi, ma non ci pare dubbio che l’organizzazione massonica sia stata e sia in molti casi utilizzata anche volutamente in questo senso 14: e ciò ha reso ancor più ardue e complesse le questioni che si ponevano e si pongono volendo ritrovare nella Massoneria speculativa una base per una realizzazione iniziatica, quale era esistita indubbiamente nella Massoneria operativa.
* * *
La Massoneria speculativa, trapiantata nel continente europeo e in America, ebbe un prodigioso sviluppo nel Settecento e nell’Ottocento. La tendenza alla “modernizzazione” si accentuò, particolarmente nella Massoneria francese. Venne introdotto il “trinomio” Libertà-Uguaglianza-Fratellanza, del tutto estraneo alla tradizione muratoria, dando ad esso interpretazioni 15 che presupponevano una mentalità ormai incapace della concezione stessa di un ordine tradizionale normale. L’incapacità di superare il piano razionale e sentimentale, di scorgere alcunché al di là del dominio puramente umano, individuale e collettivo, si andava dimostrando quasi generale, con le relative conseguenze nella dispersione in correnti culturali e sociali tipicamente moderne. L’accusa falsa 16 rivolta dai tradizionalisti alla Massoneria francese, di aver organizzato i movimenti rivoluzionari del XVIII secolo, divenne in seguito un titolo di gloria agli occhi di gran parte degli stessi massoni. Ora, quello che ci pare più significativo in questo accodarsi di numerosi massoni a correnti rivoluzionarie o “progressiste” non sta tanto nell’accanimento contro determinate strutture sociali (comprensibile soprattutto nei casi in cui si è trattato di lottare contro poteri costituiti che miravano alla soppressione della stessa Massoneria), quanto nella paurosa assenza di ogni principio ordinatore profondo in ciò che si voleva sostituire ad esse. Questo, da parte di iniziati, appare davvero paradossale, e può spiegarsi soltanto con la considerazione che si tratta per essi di un’iniziazione puramente virtuale e rimasta allo stato latente, schiacciata sotto il peso di una squalificazione anzitutto intellettuale alla quale non c’è rimedio per chi ne sia afflitto.
Già parlando della Massoneria moderna britannica abbiamo accennato all’insinuarsi di “ideali” che hanno cercato di prendere il posto lasciato vuoto dall’incomprensione di autentici principi tradizionali. E sarebbe interessante uno studio degli “ideali”, forse più differenziati, insinuatisi nelle organizzazioni massoniche del continente. Contrariamente a quanto avvenne in Gran Bretagna, dove il conformismo poteva essere già di per sé sufficiente ad impegnare in un orientamento nettamente antitradizionale, gli “ideali” inseriti nella Massoneria europea sono stati spesso piuttosto “anticonformisti”. In essi ha avuto gran parte l’alimentazione di un sentimento di ostilità contro ciò che restava di un ordine tradizionale passato, e che aveva senza dubbio perso in parte la sua ragion d’essere degenerando in vario modo. Ciò però non è affatto sufficiente a spiegare la potenza assunta del tutto irrazionalmente da certi “ideali”, come ad esempio il cosiddetto principio di “nazionalità”, esaltato fino ad attribuire idolatricamente un carattere sacro ad entità politiche esistenti o vagheggiate, la cui drammatica contrapposizione era destinata a favorire egregiamente il progresso delle tendenze più “avanzate” del mondo moderno.
Un altro esempio tipico di “ideale” introdotto tra i massoni moderni è stato quello della dedizione al lavoro profano 17. Ed è singolarmente ironico che l’iniziato ad un’iniziazione artigianale, privato della base operativa e rituale del mestiere, giunga ad esaltare proprio il genere di attività profana e profanatrice diametralmente opposta. Non solo, ma il porsi al servizio dei fattori di ordine economico, come avviene nel lavoro profano moderno, sia in posizione subordinata che in posizione direttiva, significa proprio sospingere in avanti attivamente la generale corrente che va plasmando, di disordine in disordine, il mondo antitradizionale attuale. Che si faccia ciò per necessità è ben comprensibile, cercando però di riservare energie per altri scopi sì da non contraddire completamente la condizione iniziatica di essere «liberi e di buoni costumi»; ma che si glorifichi la servitù all’invadenza di un’attività che si oppone a qualsiasi ordine rituale, ciò è del tutto ingiustificabile: ma come far comprendere questo evidente inganno a quegli iniziati che non dispongono di altre consolazioni per giustificare la propria esistenza?
Sempre a titolo di esempio, osserviamo che molto ci sarebbe da dire su quell’ideale “scientifico” che presuppone, in realtà, l’incomprensione di che cosa sarebbe una vera scienza tradizionale, nonché l’ignoranza della vera natura della scienza moderna la quale, di per sé, non solo è priva di qualsiasi contenuto che abbia qualcosa in comune con la conoscenza iniziatica, ma è anche tale da poter dar luogo a una grave stortura della propria mentalità; senza contare le falsificazioni insite nelle opere di divulgazione e in quelle dell’istruzione scolastica obbligatoria, sempre stranamente coordinate in una direzione opposta a quella della ricerca iniziatica 18; mentre accenniamo appena di sfuggita alle note connessioni di un preteso orientamento scientifico con ideologie che non hanno proprio nulla di scientifico, come la credenza nell’“evoluzionismo” e nel generale progresso.
Più vicino al terreno delle lotte del mondo profano, vogliamo citare ancora la “democrazia” 19 e il “laicismo” che, in tutta coerenza, implicherebbero la negazione stessa dell’autorità tradizionale e diremmo anche di qualsiasi organizzazione iniziatica. È dunque in fondo contraddittorio che degli iniziati abbiano preso ciò per degli “ideali”; senza per questo voler minimamente escludere che, in date condizioni, ciò a cui quelle parole corrispondono praticamente rappresenti la possibilità meno sfavorevole offerta da una società comunque lontanissima dalla partecipazione a un principio ordinatore profondo.
Crediamo che il prendere allo dell’indebita interferenza ed utilizzazione più che sospetta di questi ed altri simili “ideali” profani 20, prosperati nella Massoneria moderna, sia un presupposto indispensabile per ritrovare la sua essenza iniziatica 21; mentre per quei massoni che stanno sotto la suggestione di qualcuno di quegli “ideali” 22 non crediamo che si possa neppure parlare di un’iniziazione che, finché permangono tali condizioni, non sia destinata a rimanere puramente virtuale.

(continua)

Tratto da: Rivista di Studi Tradizionali n° 26-27




1 Cfr. l’articolo Alle soglie dei tempi della fantateologia, nel N. 17 di questa rivista (ottobre-dicembre 1965), pag. 175.
2 Cfr. l’articolo Realizzazione spirituale e pratica della religione cattolica, nel N. 23 di questa rivista (aprile-giugno 1967), pagg. 95-96, dove abbiamo più ampiamente citato le affermazioni di René Guénon in proposito.
3 Un riferimento interessante in proposito si trova nel volume II di Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, pagine 166-167 (cfr. il brano riportato nel N. 14 di questa rivista, di gennaio-marzo 1965, pag. 47), dove René Guénon, risalendo anche al di là di Salomone, afferma pure l’esistenza di una connessione ricollegante l’iniziazione massonica ad Abramo ed all’edificazione della Kaabah.
4 In una lettera del 10 novembre 1946, dopo aver ricordato la derivazione salomonica della Massoneria, René Guénon osserva precisamente: «il y a aussi un côté pythagoricien qui, pour être moins apparent, n’est peut-être guère moins important, surtout sous le rapport de le filiation initiatique».
5 Così, ad esempio, nel Livre dcs Métiers, fatto redigere verso il 1268 dal Prevosto dei Mercanti di Parigi Étienne Boileau, si possono trovare gli Statuti di numerosi mestieri, ed il quarantottesimo riguarda precisamente i massoni operativi; esso sarebbe stato stabilito da Guillaume de Saint-Patou, Maestro Massone di re Luigi IX.
6 Cfr. René Guénon, Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. II, pagg. 73-74, dove si può leggere tra l’altro: «En dépit de ce que prétendent de nombreux historiens, la jonction de l’hermétisme avec la Maçonnerie remonte bien plus loin que l’affilation d’Élias Ashmole a cette dernière (1646); nous pensons même qu’on chercha seulement, au XVIIème siecle, à reconstituer à cet égard une tradition dont une grande partie s’était déjà perdue... Notons aussi qu’il exista, vers le XIVème siecle, sinon plus tôt, une Massenie du Saint-Graal, par laquelle les confréries de constructeurs étaient reliées à leurs inspirateurs hermétistes».
7 Ciò non significa affatto che dopo quell’epoca non abbiano continuato a sussistere delle Logge dell’antica Massoneria operativa, sia in Gran Bretagna che altrove.
8 Su questo argomento, cfr. i brani e i riferimenti citati nei numeri 14 e 15 di questa rivista, pagg. 45-46 e pagg. 74-76, riguardanti i due volumi di Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage. Un autore massonico recentemente passato all’“Oriente eterno”, Jean Palou, in un libro ben apprezzabile per altri aspetti e che pure ha dedicato alla memoria di René Guénon (La Franc-Maçonnerie, Éd. Payot, I ed. 1964, II ed. 1966), ha creduto bene di smentirlo su questo punto, giustificando la sua critica con l’osservazione che «vi sono sparse in Anderson tracce di conoscenze esoteriche abbastanza profonde», le quali sarebbero comprovate dall’uso, da parte di Anderson, di certe espressioni tradizionali, come «Ultima Tule» e «Chiave di Volta» (Cope-Stone), ad esempio nella frase «... queste obbligazioni saranno da voi osservate... coltivando il Fraterno Amore, Fondamento e Chiave di Volta, Cemento e Gloria di questa antica Confraternita». In realtà ci sembra ovvio che si debbano ritrovare negli scritti di Anderson anche espressioni tratte dal vocabolario tradizionale e massonico, usate del resto più o meno a sproposito, ne si può certo pensare che la sua ignoranza della Massoneria fosse totale. L’affermazione critica del Palou, anziché essere convincente, ci sembra dunque piuttosto un’espressione tipica di quei “guénoniani” (ne conosciamo altri) che ci tengono molto a “saperla più lunga”, forse anche per compensare l’incapacità di un loro più serio impegno effettivo in un senso tradizionale.
9 Su questo stesso argomento riteniamo opportuno ricordare l’importante articolo di René Guénon su Punto di vista rituale e punto di vista morale, pubblicato nel N. 14 (gennaio-marzo 1965) della presente rivista, e incluso nel volume Iniziazione e realizzazione spirituale (Edizioni Studi Tradizionali, 1967).
10 Nel suo Manuel, Gaston-Martin giunge ad affermare che i banchetti delle Loges de Table «avevano finito con l’assorbire tutto lo zelo» dei Massoni moderni inglesi, mentre ugualmente il Bushing fece notare nel 1783 il «carattere basso e materiale dei Massoni inglesi» (citalo da B. Fay in La Franc-Maçonnerie et la révolution intellectuelle du XVIII siècle, pag. 138).
11 Cfr. il capitolo XXVII (Résidus psychiques) dell’opera di René Guénon Le Règne de la Quantité et les Signes des Temps, la cui traduzione verrà pubblicata prossimamente dalle Edizioni Studi Tradizionali.
12 Su questo argomento, fondamentale per comprendere le ragioni profonde di ciò di cui parliamo, rimandiamo i lettori ai capitoli XXXIX e XL degli Aperçus sur l’Initiation (Considerazioni sulla Via iniziatica): Grand mystères et petits mystères e Initiation sacerdotale et initiation royale.
13 È curioso osservare che tale epoca di supremazia dell’Impero Britannico era stata predetta da Nostradamus, precisamente nella centesima quartina della decima Centuria («Le Grand Empire sera par Angleterre...»), che diede persino un’indicazione della sua durata («ans plus de trois cens»): un segno di più che tutte queste vicende non sfuggono a un destino, o, per meglio dire, a un ordine ben stabilito, concorrendo in realtà al compimento del «piano del Grande Architetto dell’Universo», nel quale anche gli squilibri parziali hanno il loro posto per la realizzazione dell’equilibrio universale.
14 Un esempio che sarebbe forse interessante approfondire è quello dell’azione svolta attraverso la Massoneria in India, azione alla quale partecipò notoriamente il celebre Rudyard Kipling; anche la colossale mistificazione della “Società Teosofica” non è senza rapporto con l’utilizzazione di ambienti massonici, come René Guénon ha documentato in Le Théosophisme, Histoire d’une pseudo-religion (cfr. soprattutto il cap. XXV).
15 Insistiamo sull’interpretazione e sulla mentalità con la quale il trinomio in questione è stato concepito, in quanto si possono pure trovare in esso significati del tutto legittimi ed utili alla riflessione, anche da un punto di vista iniziatico. A questo argomento accennammo già nel N. 15 di questa rivista, pag. 77.
16 Cfr. Albert Lantoine, Histoire de la Franc-Maçonnerie française dans l’État; cfr. anche René Guénon, Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. I, pag. 107 e pag. 114, nonché vol. II, pag. 100. Citiamo ancora a questo proposito un episodio significativo di cui si ha precisa conoscenza: quando, il 7 luglio 1789, un membro della Loggia “L’Union” di Laval, durante la celebrazione della festa di S. Giovanni d’estate, ebbe l’ardire di indirizzare un augurio all’opera degli Stati Generali («Puissent les États-Généraux imiter les Enfants de la Veuve...»), ciò provocò una vivace opposizione e poi l’intervento dell’Obbedienza massonica, la quale stabilì che «tale discorso non può essere considerato massonico perché tratta di argomenti estranei alla Massoneria, il che è contrario ai regolamenti» (cfr. André Bouton e Marius Lepage, Histoire de la Franc-Maçonnerie dans la Mayenne (1756-1951), Le Mans, 1951).
17 Cfr. a questo proposito l’articolo di R. Guénon Sur la “glorification du travail”, incluso in Iniziazione e realizzazione spirituale (cap. X).
18 Cfr. l’opera già citata Le Règne de la quantité et les Signes des Temps, particolarmente l’introduzione e il cap. XVIII: Mythologie scientifique et vulgarisation, e il capitolo IV di La Crise du Monde moderne, di R. Guénon. Cfr. anche la recente opera di Titus Burckhardt Scienza moderna e saggezza tradizionale (Boria, 1967).
19 Per una critica approfondita dell’ideologia democratica, rimandiamo il lettore al capitolo VI (Le chaos social) dell’opera di René Guénon La Crise du Monde moderne.
20 Ad altre “interferenze” deleterie assai facili a scorgere, come quelle di ambizioni ed interessi personali, non abbiamo neppure pensato che fosse il caso di accennare qui, dato il loro carattere fin troppo evidentemente negativo, e del resto non certo esclusivo dell’organizzazione massonica.
21 Su altri aspetti di una ricerca in tal senso pensiamo di ritornare prossimamente, mentre d’altra parte osserviamo che ci potrebbe interessare conoscere il pensiero e i problemi di coloro che sono giunti a porsi la medesima questione.
22 D’altra parte, beninteso, non intendiamo affatto mettere in dubbio la possibilità che costoro, nei casi più favorevoli, appoggiandosi all’iniziazione muratoria, abbiano conseguito un miglioramento dello loro qualità individuali, che in altre condizioni potrebbe avere un valore preparatorio in funzione della “Grande Opera”; né intendiamo contestare il merito consistente, a volte tra difficoltà e persecuzioni d’ogni genere, nel mantenimento e nella trasmissione dell’influenza spirituale iniziatica, sia pure in massima parte incompresa.

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