"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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mercoledì 30 novembre 2016

Muhammad Al-‘Arabi ad-Darqâwî, Lettere di un maestro Sufi, Lettera 7

Muhammad Al-‘Arabi ad-Darqâwî
Lettere di un maestro Sufi

Lettera 7

Sappiate - Iddio vi sia misericordioso - che il faqir (il
 povero, sottinteso al-faqiru ila-llah: “Il povero verso Dio”,
 secondo l’espressione coranica: “O uomini, voi siete i poveri
 verso Dio, e Dio, Lui, è il Ricco, il Glorioso” n.d.r.), quando
 sostituisce al ricordo di tutte le cose il ricordo (dhikr) di Dio,
 rende la sua servitù pura, e chi serve Dio in modo puro e onesto,
 è santo, e la maledizione di Dio sia su chi mente. Ricordatevi
 dunque unicamente di Dio, appartenete solo a Lui; difatti se tu
 appartieni a Dio, Dio ti apparterrà, e beato chi appartiene a Dio,
 per cui Dio gli appartiene! Basti, per dimostrare l’eccellenza
 del ricordo (dhikr) di Dio, citare la sua parola: “Ricordatevi di Me
e Io mi ricorderò di voi” (Cor., II, 152) e quella del Profeta - lo
benedica Iddio e gli doni la pace - riferita da parte del suo Signore:
(Parola divina (hadith qudsi) rivolta al Profeta al di fuori del
 Corano e quindi non inclusa in questo; simili rivelazioni concernono 
più particolarmente la vita contemplativa. n.d.r.) “Io sono il compagno 
di chi m’invoca”.
 Il mio maestro - sia Dio pago di lui - mi diceva: “Sono lieto di quel che
 sento dire contro di te”. Parimenti al-’Arabi ad-Darqawi è lieto di quel che sente dire contro di voi, di quel che uccide il vostro egoismo e
 vivifica i vostri cuori, non certo del contrario, giacché soltanto il
 negligente, l’ignorante, colui la cui intelligenza è offuscata e la cui
 coscienza è ottenebrata s’occupa di quello che vivifica l’ego (nafs) (An-nafs
 è l’anima. In contrapposizione al cuore (al-qalb), significa l’anima
 egocentrica e passionale; unita a un pronome possessivo la medesima 
parola è tradotta: «io stesso», e così via. An-nafs come anima passionale e sede
 dell’ego (in sanscrito ahankara) si contrappone al cuore, in quanto questo è
 l’organo di ar-rûh, lo Spirito. E’ possibile paragonare il cuore all’apertura
 più stretta d’una clessidra o all’istmo (barzakh) tra due oceani, l’uno salato
 e l’altro dolce (Cor., XXV, 53 e LV, 19-20) che raffigurano gli ambiti della 
esperienza temporale e della pura contemplazione. Si dice anche che il cuore
 è l’oggetto d’una lite tra suo padre, lo Spirito, e sua madre, l’anima passionale:
 se prevale la madre, il cuore s’indurirà, e se predomina il padre, il cuore diverrà
 luminoso come lui. n.d.r.) e uccide il cuore. L’uomo ha infatti un solo cuore: non
 appena si volge da un lato, s’allontana dall’altro, poiché “Dio non ha posto per due cuori nelle viscere dell’uomo” (Cor., XXXIII, 4), secondo la sentenza di Dio - lode a Lui. Il venerabile maestro Ibn ‘Atai-Llah - Iddio sia pago di lui - ha detto nello stesso senso: “Volgersi verso Dio, significa allontanarsi dalla creatura, e volgersi verso la creatura, significa allontanarsi da Dio”.
 Uno dei nostri fratelli mi disse: “Non sono nulla”; gli risposi: “Non dire: “Non sono nulla”, e nemmeno “Sono qualcosa”. Non dire: “Ho bisogno di questo”, e nemmeno: “Non ho bisogno di nulla”, ma dì: “Allâh!” e vedrai meraviglie”.
 Un altro mi chiese: “Come posso guarire l’anima (an-nafs)?”. Risposi: “Dimenticala e non pensarci; difatti non si ricorda di Dio chi non dimentica la sua anima (o chi non dimentica se stesso)”. Voi non potete dunque credere che sia l’esistenza del mondo a farci dimenticare il nostro Signore; è l’esistenza di noi stessi, del nostro ego, a farcelo dimenticare. Niente altro ci vela Iddio eccetto il fatto d’occuparci, non dell’esistenza in sé, ma dei nostri desideri.
 Se potessimo scordare la nostra esistenza, troveremmo Colui che è all’origine di ogni esistenza, e vedremmo in pari tempo che noi non esistiamo affatto. Come potete credere che l’uomo possa perdere la coscienza del mondo senza perdere quella dell’ego? Ciò non accadrà mai.

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