Max Giraud
A proposito de «Le Livre noir de la psychanalyse»*
La recente pubblicazione di questo libro
(sotto la direzione di Catherine Meyer, Éditions des Arènes, Parigi,
2005, 831 pagine) ci dà l’opportunità di ritornare su un soggetto che
René Guénon ha affrontato nel suo insegnamento: quello dei “misfatti
della psicanalisi” [1].
Quest’opera, quantitativamente imponente, è
il frutto della collaborazione di quaranta autori presentati come parte,
nei rispettivi campi, dei migliori specialisti al mondo: storici,
filosofi, psicologi, medici, ricercatori. Sono stati utilizzati anche
alcuni “pazienti”. Molti di loro hanno “creduto”, a un certo punto della
loro vita, nella psicanalisi, e l’hanno talvolta applicata in modo
professionale, il che significa che hanno personalmente subito
un’analisi, in conformità alle regole generalmente osservate dalla
professione. Si tratta quindi d’uno studio condotto in gran parte
“dall’interno” e, anche quando non è il caso, non si può certo
sospettare i suoi collaboratori di mancare d’informazioni sul soggetto
trattato. Alcuni tuttavia non hanno mancato d’accusare gli autori
d’appartenere a una “scuola” rivale della psicanalisi, il che
rimetterebbe in discussione la loro imparzialità e disinteresse [2].
