"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

Per contattare la redazione del blog: scienzasacra@libero.it

lunedì 25 marzo 2019

René Guénon, L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta - 17. L’evoluzione postuma dell’essere umano

René Guénon
L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta

17. L’evoluzione postuma dell’essere umano

Fin qui abbiamo esaminato la costituzione dell’essere umano e i differenti stati di cui è suscettibile finché sussiste come composto dei diversi elementi che abbiamo distinto in questa costituzione, vale a dire per tutta la durata della sua vita individuale. 

martedì 19 febbraio 2019

Gian Giuseppe Filippi, Recensione di: Svāmī Karpātrī, Symboles du monothéisme hindou: Le Liṅga et la Déesse.


Gian Giuseppe Filippi
Svāmī Karpātrī, Symboles du monothéisme hindou: Le Liṅga et la Déesse
Prefazione dello Jagadguru Śaṃkarācārya Svāmī Śrī Svarūpānanda Sarasvatī, trad. e cur. di Jean-Louis Gabin e Gianni Pellegrini, Paris, éd. du Cerf, 2013.

Questo paziente lavoro di critica e di traduzione nasce da una necessità di fare chiarezza. Il promotore di una tale impresa, il Dr. Gabin, ha avuto il merito e il coraggio di denunciare in un precedente libro (L’Hindouisme Traditionnel et l’interprétation d’Alain Daniélou, Paris, éd du Cerf, 2010) le spudorate falsificazioni di Daniélou nelle sue traduzioni degli scritti di Svāmī Karpātrī.

domenica 17 febbraio 2019

René Guénon, L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta - 16. Rappresentazione simbolica di Âtmâ e delle sue condizioni mediante il monosillabo sacro Om

René Guénon
L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta

16. Rappresentazione simbolica di Âtmâ e delle sue condizioni mediante il monosillabo sacro Om

Il seguito della Mândûkya Upanishad riguarda la corrispondenza del monosillabo sacro Om e dei suoi elementi (mâtrâ) con Âtmâ e le sue condizioni (pâda); da una parte esso indica le ragioni simboliche di questa corrispondenza, e dall’altra gli effetti della meditazione incentrata sul simbolo e su ciò che esso rappresenta, vale a dire sull’Om e sull’Âtmâ, in cui il primo funge da «supporto» per ottenere la conoscenza del secondo. Daremo ora la traduzione di quest’ultima parte del testo; ma non ci sarà possibile corredarla di un commento esauriente, poiché ciò ci allontanerebbe troppo dal tema del presente studio.

sabato 9 febbraio 2019

Detti e fatti dei Padri del deserto II/VI - Dell'Hesychia

Detti e fatti dei Padri del deserto

Dell'Hesychia

I sacerdoti della regione visitarono le celle dei monaci dei dintorni. Li abitava Pastor. L'abate Anub si presentò e gli disse: «Invitiamo questi sacerdoti ad accettare qui oggi i doni di Dio, preparando una agape». Pastor che era ritto in piedi stette lungo tempo così, senza rispondere. L'abate Anub si ritirò contristato. Quelli che erano seduti accanto a lui gli domandarono perché non avesse risposto. «Questo non mi riguarda», rispose loro, «perché sono già morto; un morto tace. Non consideratemi quindi come fossi tra voi».

giovedì 24 gennaio 2019

René Guénon, L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta - 15. Lo stato incondizionato di Âtmâ

René Guénon
L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta

15. Lo stato incondizionato di Âtmâ

«Veglia, sogno, sonno profondo, e ciò che è oltre, sono i quattro stati di Âtmâ; il più grande (mahattara) è il Quarto (Turîya). Nei primi tre sta Brahma con uno dei Suoi piedi; nell’ultimo, ha tre piedi».[1]

martedì 22 gennaio 2019

Detti e fatti dei Padri del deserto I/VI - Di Dio


Detti e fatti dei Padri del deserto

Di Dio
«Se l'uomo non dice nel suo cuore: «Dio e io siamo soli al mondo", non avrà mai riposo», disse l'abate Alonio.

venerdì 18 gennaio 2019

René Guénon, L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta - 14. Lo stato di sonno profondo o la condizione di Prâjna

René Guénon
L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta

14. Lo stato di sonno profondo o la condizione di Prâjna

«Quando l’essere che dorme non prova alcun desiderio e non è soggetto ad alcun sogno, il suo stato è quello di sonno profondo (sushupta-sthâna); colui (vale a dire Âtmâ stesso in questa condizione) che in questo stato è divenuto uno (senza alcuna distinzione o differenziazione),[1] che si è identificato con un insieme sintetico (unico e senza determinazione particolare) di Conoscenza integrale (Prajnâna-ghana),[2] che è (per penetrazione e assimilazione intima) pieno di Beatitudine (ânandamaya), che gode veramente di questa Beatitudine (Ânanda, quale dominio a lui proprio) e la cui bocca (lo strumento di conoscenza) è (unicamente) la Coscienza totale (Chit) stessa (senza intermediari o particolarizzazioni di alcun genere), costui è chiamato Prâjna (Colui che conosce al di fuori e di là da ogni condizione speciale): questa è la terza condizione».[3]

mercoledì 16 gennaio 2019

Śrī Śrī Svāmī Prakāśānandendra Sarasvatī Mahārājajī, Commento a Bhagavad Gītā, II.57-61

Śrī Śrī Svāmī Prakāśānandendra Sarasvatī Mahārājajī
Commento a Bhagavad Gītā, II.57-61[1]
Colui che è senza attaccamento, che non si rallegra quando ottiene il bene né si lamenta quando ottiene il male, è fermamente fissato nella perfetta conoscenza.Colui che è in grado di ritirare dagli oggetti dei sensi le sue facoltà di sensazione, come la tartaruga ritrae le sue membra nel guscio, deve essere considerato incrollabilmente stabilito nella conoscenza.

lunedì 14 gennaio 2019

René Guénon, L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta - 13. Lo stato di sogno o la condizione di Taijasa

René Guénon
L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta

13. Lo stato di sogno o la condizione di Taijasa

«La seconda condizione è Taijasa (il “Luminoso” nome derivato da Têjas, che è la designazione dell’elemento igneo), la cui sede è nello stato di sogno (swapna-sthâna), che ha la conoscenza degli oggetti interni (mentali), ha sette membra e diciannove bocche, e ha per dominio il mondo della manifestazione sottile».[1]

sabato 12 gennaio 2019

Gian Giuseppe Filippi, Meditazione sul simbolo e Contemplazione dell’Assoluto

Gian Giuseppe Filippi
Meditazione sul simbolo e Contemplazione dell’Assoluto[1]

Su questo medesimo Sito (*) è già stato spiegato come il rinunciante che ha adottato la vita del saṃnyāsin paramhāṃsa[2] debba seguire la disciplina dell’ascolto (śrāvaṇa) delle Upaniṣad dalla bocca di un maestro e ponderare su di essa regolarmente e continuamente fino a raggiungere in questa vita l’immediata visione del Sé.

mercoledì 9 gennaio 2019

René Guénon, L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta - 12. Lo stato di veglia o la condizione di Vaishwânara

René Guénon 
L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta

12. Lo stato di veglia o la condizione di Vaishwânara

«La prima condizione è Vaishwânara, la cui sede[1] è nello stato di veglia (jâgarita-sthâna), che ha la conoscenza degli oggetti esterni (sensibili), ha sette membra e diciannove bocche, e ha per dominio il mondo della manifestazione grossolana».[2]

lunedì 7 gennaio 2019

Gabriele Rossetti, Le prove iniziatiche della Divina Commedia

Gabriele Rossetti
Le prove iniziatiche della Divina Commedia

La divina commedia derivò dalla scienza occulta
 e ne contiene il misticismo

Abbastanza ci siam trattenuti alla porta della Iniziazione, per considerarne l’angelo portinajo, le chiavi misteriose, la piazione che prepara l’espiazione, i tre passi ascendenti del poeta, i tre colpi ch’ei si dà al petto, e le tante altre cose significanti che vano sarebbe il ripetere.

domenica 2 dicembre 2018

René Guénon L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta - 11. Le differenti condizioni di Âtmâ nell’essere umano

René Guénon 
L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta

11. Le differenti condizioni di Âtmâ nell’essere umano

Affronteremo ora lo studio delle differenti condizioni dell’essere individuale, il quale risiede nella forma vivente, che, come abbiamo spiegato più sopra, comprende da una parte la forma sottile (sûkshma-sharîra o linga-sharîra) e dall’altra quella grossolana o corporea (sthûla-sharîra).

giovedì 29 novembre 2018

Śrī Śrī Svāmī Prakāśānandendra Sarasvatī Mahārājajī, Commento a Bhagavad Gītā II.23-25

Śrī Śrī Svāmī Prakāśānandendra Sarasvatī Mahārājajī
Commento a Bhagavad Gītā II.23-25
[1]

La Bhagavad Gītā, a proposito dell’Ātman, afferma che:
Le lame non lo tagliano, il fuoco non lo brucia, l’acqua non lo scioglie, il vento non lo dissecca e lo polverizza (śoṣayati).Non può essere tagliato, non può essere bruciato, non può essere sciolto né disseccato perché è eterno, onnipervadente, immutabile, immobile, sempre uguale.Esso è non manifestato (avyakta), perciò è detto inconcepibile e immutabile. Se conosci ciò non devi preoccuparti del corpo.[2]

lunedì 26 novembre 2018

Meister Eckhart, Iusti vivent in aeternum

Meister Eckhart
Iusti vivent in aeternum

I giusti vivranno in eterno, e la loro ricompensa è presso Dio.

sabato 24 novembre 2018

René Guénon, L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta - 10. Unità e identità essenziali del «Sé» in tutti gli stati dell’essere

René Guénon
L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta

10. Unità e identità essenziali del «Sé» in tutti gli stati dell’essere

Qui, dobbiamo insistere un poco su un punto essenziale: tutti i principi o gli elementi di cui abbiamo parlato, che vengono descritti come distinti, e che effettivamente lo sono dal punto di vista individuale, lo sono però soltanto da questo punto di vista, e in realtà costituiscono solo altrettante modalità manifestate dello «Spirito Universale» (Âtmâ).

giovedì 22 novembre 2018

Ibn ‘Arabî, Fusûs al-Hikam: La sapienza divina (al-hikmat ar-rahmaniyyah) nel Verbo di Salomone

Ibn ‘Arabî
Fusûs al-Hikam: La sapienza divina (al-hikmat ar-rahmaniyyah) nel Verbo di Salomone

[Bilqis disse:] «In verità, essa viene da Salomone, ed è: Nel nome di Dio, il Clemente (ar-rahman), il Misericordioso (ar-rahim)[1]; il che significa: «In verità, questa lettera viene da Salomone, e il suo contenuto è: Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso...».

martedì 20 novembre 2018

René Guénon, L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta - 9. Gli involucri del «Sé»; i cinque vâyu o funzioni vitali

René Guénon 
L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta

9. Gli involucri del «Sé»; i cinque vâyu o funzioni vitali

Secondo il Vêdânta, Purusha o Âtmâ, manifestandosi come jîvâtmâ nella forma vivente dell’essere individuale, si riveste di una serie di «involucri» (kosha) o «veicoli» successivi, che rappresentano altrettante fasi della sua manifestazione, e che sarebbe però completamente erroneo assimilare a dei «corpi», perché soltanto l’ultima fase è di ordine corporeo.

domenica 18 novembre 2018

Vidyā Nivāsa Miśra, Il concetto di nāda nel pensiero indiano

Vidyā Nivāsa Miśra
Il concetto di nāda nel pensiero indiano

Presentazione
Conferenza tenuta dal Paṇḍita Śrī Vidyā Nivāsa Miśra al Lido di Venezia il 16 aprile 2002, a latere del convegno VAIS sulla figura del guru nelle diverse tradizioni.
Il Paṇḍita prof. dr. Vidyā Nivāsa Miśra (PhD) (1926–2005) è stato un insigne erudito, che ha spaziato tra i diversi campi della cultura tradizionale offrendo delle chiavi di accesso alle più elevate vette della conoscenza indiana anche ad alcuni qualificati ambienti occidentali. Ha pubblicato più di settanta saggi, opere critiche e trattati di linguistica e glottologia; cultore e curatore dei libri di A.K. Coomaraswamy, profondo conoscitore di R. Guénon, è stato insignito di parecchi premi e onorificenze, tra cui il Padma Shree, il Moorti Devi Award del Bharatiya Jnanapith e lo Shankar Puraskar della K.K. Birla Foundation.

giovedì 15 novembre 2018

René Guénon, L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta - 8. Manas o il senso interno; le dieci facoltà esterne di sensazione e di azione

René Guénon 
L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta

8. Manas o il senso interno; le dieci facoltà esterne di sensazione e di azione

Dopo la coscienza individuale (ahankâra), l’enumerazione dei tattwa del Sânkhya comprende, nello stesso gruppo delle «produzioni produttive», i cinque tanmâtra, determinazioni elementari sottili, dunque incorporee e non percettibili esteriormente; i tanmâtra sono i principi rispettivi da cui derivano direttamente i cinque bhûta o elementi corporei e sensibili, e che trovano espressione in modo ben definito nelle condizioni stesse dell’esistenza individuale al grado dove si colloca lo stato umano.