"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"
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martedì 21 novembre 2017

Shankarâchârya, La quintuplice convinzione - Manisapancakam


Shankarâchârya 
La quintuplice convinzione - Manisapancakam

1. Un giorno, mentre l'Acarya stava camminando per le vie di Benares, si trovò dinanzi un uomo appartenente all più bassa casta: ma era Siva stesso, insieme con la consorte Gauri, che si manifestava in quella sembianza. Avendolo visto, egli gli gridò "Va' via! Sta' lontano!" ma, a sua volta, il Benefico, nella forma del candala, rispose a Shankara:

lunedì 25 settembre 2017

Satcidānandendra Sarasvatī, Commento a Le Cinque Gemme dell’Advaita di Śrī Śaṃkarācārya - 7/7

Svāmī Satcidānandendra Sarasvatī Mahārāja
Commento a «Le Cinque Gemme dell’Advaita»
di Śrī Śaṃkarācārya - 7/7
(Advaita Pañcaratnam)


5 - Il beneficio che proviene dal vedānta jñāna
La conoscenza vedāntica può essere considerata corretta dal punto di vista logico; ma a molti può sembrare che da tale conoscenza non si possa trarre alcun vantaggio nella vita empirica.

Satcidānandendra Sarasvatī, Commento a Le Cinque Gemme dell’Advaita di Śrī Śaṃkarācārya - 6/7

Svāmī Satcidānandendra Sarasvatī Mahārāja
Commento a «Le Cinque Gemme dell’Advaita»
di Śrī Śaṃkarācārya - 6/7
(Advaita Pañcaratnam)

4- Dissoluzione dell’illusione che la dualità sia continua
Dubbio: Ad alcuni potrebbe sembrare che i due esempi summenzionati della corda-serpente e del sogno non siano adatti a rappresentare l’illusorietà delle cose grossolane non senzienti, perché anche dopo il raggiungimento della conoscenza di Ātman il mondo della dualità continua ad apparire. 

sabato 23 settembre 2017

Satcidānandendra Sarasvatī, Commento a Le Cinque Gemme dell’Advaita di Śrī Śaṃkarācārya - 5/7

Svāmī Satcidānandendra Sarasvatī Mahārāja
Commento a «Le Cinque Gemme dell’Advaita»
di Śrī Śaṃkarācārya - 5/7
(Advaita Pañcaratnam)

3- Dissoluzione dell’illusione del mondo
L’ostacolo sulla via dell’Intuizione ossia della conoscenza della realtà di essere veramente della natura essenziale non duale (advitīya) di Śiva, non è solo il nostro jīvātva

venerdì 22 settembre 2017

Satcidānandendra Sarasvatī, Commento a Le Cinque Gemme dell’Advaita di Śrī Śaṃkarācārya - 4/7


Svāmī Satcidānandendra Sarasvatī Mahārāja
Commento a «Le Cinque Gemme dell’Advaita»
di Śrī Śaṃkarācārya - 4/7
(Advaita Pañcaratnam)

2 - Dissoluzione dell’illusione del jīvatva
Se siamo davvero Śiva svarūpa, se siamo proprio dell’essenza dell’Assoluta Realtà, allora com’è che sorge questo errore che ci fa credere d’essere anime trasmigranti (jīva)? Qual è la ragione per la quale piacere e dolore (sukha e duḥkha) che non esistono affatto in Śiva svarūpa, appaiono come realmente esistenti?

giovedì 21 settembre 2017

Satcidānandendra Sarasvatī, Commento a Le Cinque Gemme dell’Advaita di Śrī Śaṃkarācārya - 3/7


Svāmī Satcidānandendra Sarasvatī Mahārāja
Commento a «Le Cinque Gemme dell’Advaita»
di Śrī Śaṃkarācārya - 3/7
(Advaita Pañcaratnam)

1 - Ātmānātma viveka
La ragione per cui la gente comune non raggiunge la conoscenza intuitiva, che è descritta come: «Noi siamo dell’essenza stessa di Paramātman, della natura stessa (svarūpa) di Śiva», è dovuta proprio all’assenza dell’ātmānātma viveka di cui s’è detto nell’introduzione[1]

martedì 19 settembre 2017

Satcidānandendra Sarasvatī, Commento a Le Cinque Gemme dell’Advaita di Śrī Śaṃkarācārya - 2/7

Svāmī Satcidānandendra Sarasvatī Mahārāja
Commento a «Le Cinque Gemme dell’Advaita»
di Śrī Śaṃkarācārya - 2/7
(Advaita Pañcaratnam)

Introduzione
Discussione sull’Ātman e l’anātman
Il Vedānta è uno śāstra, cioè un testo dottrinale che, senza curarsi dei risultati dell’azione che conducono i devoti da questo mondo ad altri mondi celesti, insegna l’anubhava, ovvero l’esperienza intuitiva, che può essere ottenuta qui e ora proprio in questa vita.

domenica 17 settembre 2017

Satcidānandendra Sarasvatī, Commento a Le Cinque Gemme dell’Advaita di Śrī Śaṃkarācārya - 1/7

Svāmī Satcidānandendra Sarasvatī Mahārāja
Commento a «Le Cinque Gemme dell’Advaita»
di Śrī Śaṃkarācārya - 1/7
(Advaita Pañcaratnam)

Le Cinque Gemme dell’Advaita

Io non sono il corpo, non sono i sensi, non sono la mente, non sono l’ego, non sono i prāṇa, non sono l’intelletto. Io sono quello che è lontano dalla moglie, dai figli, dal podere, dalla casa ecc. In verità io sono quello Śiva che è Testimone diretto, che è l’eterno e intimo Sé.

lunedì 11 settembre 2017

Shankarâchârya, L’onda di felicità del liberato in vita - Jîvan–mukta–ânanda–laharî

Shankarâchârya 
L’onda di felicità del liberato in vita (1)
Jîvan–mukta–ânanda–laharî

Quando, nella città, egli contempla i cittadini, uomini e donne costituiti dal nome e dalla forma, ben vestiti e ornati con ornamenti d’oro, e si ricrea con loro pensando: «Colui che percepisce è il (puro) Testimonio», il Muni non è nell’illusione: tamas, grazie all’iniziazione del suo Guru, è stato abolito.

sabato 2 settembre 2017

Shankarâchârya, Inno in dieci strofe - Dashashlokistuti

Shankarâchârya
Inno in dieci strofe
Dashashlokistuti
  1. Io sono la Realtà che si sperimenta dopo aver purificato l’intelletto con la pratica dell’austerità, con l’offerta di sacrifici, con la generosità e così via, dopo aver raggiunto l’indifferenza nei confronti di qualunque condizione, perfino quella di re degli uomini o degli dèi, e dopo aver abbandonato tutto questo, avendone riconosciuta la vanità. Questo invero io sono: sono l’eterno Brahman supremo.

martedì 23 maggio 2017

Shankarâchârya, Cinque versi sugli asceti erranti - Yatipancakam

Shankarâchârya
Cinque versi sugli asceti erranti
Yatipancakam


1. Appagati dall’incessante pratica del Vedanta, soddisfatti del cibo che è loro offerto, vivendo liberi da ogni causa di sofferenza, coloro che indossano solo un panno intorno ai fianchi certamente dimorano nella Beatitudine.

domenica 23 aprile 2017

Shankarâchârya, Dṛgdṛśyaviveka La discriminazione tra Sé e non-Sé

Shankarâchârya
Dṛgdṛśyaviveka
La discriminazione tra Sé e non-Sé

A causa di distinzioni quali: blu, giallo, grosso o sottile, corto o lungo, ecc., l’occhio, come unità, percepisce la varietà delle forme.
L’occhio [vista] è penetrante, offuscato oppure è cieco: e queste caratteristiche possono essere percepite perché la mente è un’unità. Ciò si applica anche [a tutti gli altri organi]: orecchio, pelle, ecc.

venerdì 10 marzo 2017

Shankarâchârya, Canto per la meditazione del mattino - Prathasmaranastotram

Shankarâchârya
Canto per la meditazione del mattino
Prathasmaranastotram  


1. All’alba rivolgo il pensiero verso la suprema Realtà, il Sé che risplende nel cuore, l’Esistenza-Coscienza-Beatitudine, lo stato che i paramahansa cercano di raggiungere, al di là della veglia, del sogno e del sonno profondo. Io sono questo indiviso, eterno Brahman, e non un aggregato di elementi. 

lunedì 30 gennaio 2017

Shankarâchârya, Estratti del Commento della “Bhagavad-Gîtâ”

Shankarâchârya
Estratti del Commento della “Bhagavad-Gîtâ”

Di tutti gli scritti provenienti dall’India, la Bhagavad-Gîtâ è certamente quello che gode del più grande prestigio in Occidente: ne sono una prova le numerose traduzioni che ne son state fatte e rifatte in quasi tutte le lingue europee.

giovedì 1 dicembre 2016

Shankarâchârya, La quintuplicazione - Pancikarana

Shankarâchârya
Pancikarana - La quintuplicazione

1. OM. La totalità composita costituita dai cinque elementi grossolani, cioè quintuplicati, e dai loro derivati è definita come Viraj. Essa forma quello che è il corpo grossolano dell'atma.

giovedì 12 maggio 2016

Shankarâchârya, Atmasatkam

Shankarâchârya
Atmasatkam

Atmasatkam
di Shankaracharya è conosciuto anche con il titolo Nirvanasatkam. E' un testo composto da 6 (sat-ka) sloka scritto intorno al 788-820. All'età di otto anni il giovane Shankara cercando il suo futuro guru, vagava presso il fiume Narmada quando incontrò Gaudapada che gli chiese: "Chi sei?": Shankara rispose al maestro con queste strofe, per cui Gaudapada lo accettò come suo discepolo.


Non sono la mente (manas), né l'intelletto (buddhi)
Né sono ego (ahamkar) o identificata coscienza
Non sono i miei organi sensoriali (shotra)
Né sono gli elementi che compongono il mio corpo (vyoma, bhumi, tejo e vayu)
Sono pura, benedetta, incondizionata Coscienza

sabato 27 giugno 2015

Shankarâchârya, Breve esposizione della sentenza Laghuvakyavrtti

Shankarâchârya
Breve esposizione della sentenza Laghuvakyavrtti

1. Il corpo fisico è composto di materia, il corpo sottile è costituito dal contenuto della mente. Le facoltà mentali, le forze vitali e gli organi di percezione e di azione, formano il corpo sottile.

martedì 21 aprile 2015

Shankarâchârya, Preghiera del mattino - Praatah smaranam

Shankarâchârya
Preghiera del mattino - Praatah smaranam

Medito al mattino il Sé che risplende nel cuore, che è essere-coscienza-beatitudine, che è il fine supremo della vita umana, chiamato il ‘Quarto’ perché è al di là dei tre stati di coscienza: veglia, sogno e sonno profondo, e che di tutti è il testimone immobile. Io sono quel Brahman, che è indivisibile e non si forma per aggregato degli elementi naturali.

martedì 16 dicembre 2014

Shankarâchârya, La quintuplice gemma dell'istruzione - Upadesapancaratnam

Shankarâchârya
La quintuplice gemma dell'istruzione
Upadesapancaratnam

1. Si studi il Veda con assiduità; si compiano nella giusta maniera le attività rituali ivi prescritte; attraverso quelle si coltivi la devozione verso il Signore; si abbandoni il pensiero del desiderio verso l'oggetto concernente il frutto dell'azione. Ci si liberi dall'insieme dei vizi; si tenga presente che il continuo porsi alla ricerca del piacere nell'esistenza costituisce un ostacolo; si lotti con ardore per stabilizzare la volontà di realizzazione del Sé; si abbandoni il più rapidamente possibile l'attaccamento verso la proprio vecchia dimora.

venerdì 10 ottobre 2014

Shankarâchârya, L'oceano di beatitudine del liberato in vita - Jivanmuktanandalahari

Shankarâchârya
L'oceano di beatitudine del liberato in vita
Jivanmuktanandalahari

1 Osservando con distacco gli abitanti della città – gli uomini vestiti con grande cura, le donne ornate di preziosi gioielli – osservando con distacco se stesso in mezzo a loro, il saggio, la cui ignoranza è stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace più all’illusione.