"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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giovedì 5 maggio 2016

'Abd Al-Qâdir al-Jazâ'irî, Le cause prime e le cause seconde (Mawqîf 16)

'Abd Al-Qâdir al-Jazâ'irî
Le cause prime e le cause seconde
Mawqîf 16

Dì: Chi dunque vi accorda la vostra sussistenza dal cielo e dalla terra e che possiede il vostro udito e la vostra vista (letteralmente: i vostri sguardi)?
Chi fa uscire il vivo dal morto e il morto dal vivo? Chi dunque elabora il Comandamento [dell’universo]? Essi ti risponderanno: è Dio! Domanda loro: non lo temete dunque affatto? Tale è dunque il vostro Signore, l’assoluta Realtà! Cosa vi è al di fuori della Verità se non lo smarrimento? E come potete voi lasciarvi distogliere?[1] 
Dì: Chi dunque vi accorda la sussistenza dal cielo e dalla terra? Ossia: chiedi a tutti coloro che occupano la loro intelligenza ad altro che Dio e che si fanno di Lui un’opinione ristretta, non preoccupandosi che delle cause seconde e degli intermediari sui quali essi si appoggiano con piena fiducia, per meglio sviarsi da Colui che ne è l’Origine: chi dunque vi accorda la vostra sussistenza? Chi dunque vi dispensa, venendo dal cielo, tutto ciò da cui traete profitto? Ciò che viene dal cielo indica qui le scienze, i segreti spirituali e le conoscenze di cui si nutrono le intelligenze e che non potrebbero trovare esse stesse senza l’Effusione divina. Quanto a lei la terra simboleggia tutto ciò di cui beneficia il corpo così come l’anima animale, così come dice quest’altro versetto: Se essi avessero applicato il Pentateuco, l’Evangelo, e tutto ciò che è stato loro rivelato da parte del loro Signore, essi si sarebbero nutriti di ciò che è al di sopra di essi – ossia la sussistenza [spirituale] accordata alle intelligenze e agli spiriti celesti – e di ciò che si trova sotto i loro piedi[2] - vale a dire la sussistenza [grossolana] destinata all’anima animale

E chi possiede il vostro udito e la vostra vista? – cioè: chi dunque dispone da Padrone di questi due sensi, in modo tale che, se Egli vuole così, tu percepisci le cose tali quali sono in realtà e secondo la loro vera natura, e che, se egli ha deciso il contrario, tu ne sei distolto, senza che né il tuo udito né la tua vista presentino delle lesioni apparenti? Considera questi ignoranti velati che ascoltano la Parola divina senza intenderla realmente, cioè senza riconoscerla come tale! Se la comprensione non nasce dall’ascolto, non si può considerare l’udito come perso, poiché esso non ricopre il ruolo che gli è assegnato? È dunque addirittura Dio che possiede l’udito e lo sguardo [dei Suoi servitori], ostacolandoli [a Suo Piacere] di conoscere la vera natura di Colui che è visto e inteso. È così che tu li vedrai guardarti senza che essi ti vedano.[3]

Quale terra Tu avrai dunque disertato

Che essi si elevino fino al cielo, alfine di cercarTi?

Considerali dunque! Essi Ti guardano con i loro propri occhi,

Senza tuttavia vedere niente, colpiti come sono dalla cecità.

Nella loro ignoranza, questi servitori velati sono persuasi che ciò che essi hanno sotto i loro occhi è altro che [la manifestazione di ] Dio – sia Egli esaltato -, e che ciò che essi intendono è altro che la Parola di Dio, Gloria dunque a Colui che orienta (letteralmente: che trasforma) i cuori e gli sguardi!

Chi dunque fa uscire il vivo dal morto e il morto dal vivo? Ossia: chi trasforma l’ignorante incurante in gnostico (‘ârif), e il miscredente in credente, così come dice quest’altro versetto: Colui che era morto, che Noi abbiamo vivificato [con la fede] e al quale Noi abbiamo accordato una luce con la quale egli avanza tra gli uomini, è egli comparabile a colui che erra nelle tenebre?[4] Non vi è altra luce in effetti che la scienza [che ci viene] da Dio, né vita che da Lui – sia Egli esaltato -, e non v’è che morte e tenebre nell’ignoranza di Dio e la trascuratezza nei Suoi confronti.

Chi dunque elabora il Comandamento [dell’universo]?[5] Chi dispone di questo Comandamento il quale, ci dice il Corano, è [rapido] come un batter d’occhio, mentre i mondi superiori e inferiori (letteralmente: quelli dell’alto come quelli del basso) sono stati tutti esistenziati per il Suo Atto creatore (îjâd), che essi vivono per Lui che sostiene la loro esistenza e che il Mediatore[6] tra Dio e le Sue creature dispensa a queste la grazia che Dio diffonde su lui? È così che Dio elabora il Comandamento secondo il quale tutta la Creazione è ordinata.

Essi ti risponderanno: È Dio! Se dunque tu attiri l’attenzione di questi ignoranti su quanto appena detto, ossia: che vi sono degli avvenimenti che si producono senza cause apparenti, e delle cause sembrano rimanere senza effetti (così per esempio, ascoltare una cosa senza afferrarne il senso o vedere un oggetto senza coglierne la vera natura); che ve ne sono altri, contrariamente alle leggi naturali comunemente ammesse (‘âda), che si producono contro ogni aspettativa (la resurrezione dei morti, per esempio), [e che allora tu domandi: chi è l’Autore di tutto ciò?] essi ti risponderanno: È Dio! Perché essi saranno forzati a riconoscerLo come solo Agente e unica Causa efficiente.

Domando loro allora: non lo temete dunque punto? Vale a dire: non farete di Dio un bastione (wiqâya)[7] tra voi e tutte le cause seconde, questi intermediari che vi sviano e vi accecano? Non terrete conto dell’Agente unico che opera dietro a tutte queste cause? Ignorerete ancora per molto, che con o senza di esse, non vi è Agente, né Causa efficiente che Lui – sia Egli esaltato?

Tale è il vostro Signore, l’assoluta Realtà! Altrimenti dì: le cause che voi giudicate efficaci non hanno alcuna indipendenza, poiché quale che sia la loro esistenza e la loro azione, esse non sono altro che Lui – sia Egli esaltato – al quale l’Essere e l’Atto appartengono in modo esclusivo, e senza alcun associato! Se per contro voi attribuite l’atto e il suo risultato alle cause seconde, ma considerandole come altrettanti “aspetti” di Dio e della Sua Essenza, che Le manifestano senza fusione (hulûl), né unione (ittihâd), né mescolanza (imtizâj) di alcuna sorta, allora voi sarete nel vero. Essendo Dio la Realtà immutabile (al-Haqq al-thâbit), cosa vi è al di fuori della Verità se non lo sviamento? Lo smarrimento designa forme [illusorie], delle immagini e delle ombre evanescenti in perpetuo divenire (lâ thabât lahâ) e che, prive di realtà propria (layssat haqqan), si rinnovano a ogni istante.

Come potete lasciarvi distrarre? Questo interrogativo, dal valore di rimprovero, esprime lo stupore davanti l’accecamento di questi ignoranti: Come Dio va distolto la loro intelligenza al punto da non poter vedere la realtà tale quale è? Come hanno potuto associare un puro niente all’Essere vero e una immagine fuggevole alla Verità immutabile?

Sia Egli esaltato, Colui che svia gli sguardi e [falsa] le intuizioni!


[1] Corano, 10, 31.
[2] Corano, 5, 69.
[3] Questo passaggio non è privo di una certa ambiguità che potrebbe essere risolta con una traduzione assai libera come questa: Tu li vedrai considerare i servitori senza vederTi attraverso essi.
[4] Corano, 6, 122.
[5] Corano, 54, 50.
[6] Il “Mediatore” altro non è che la Realtà Muhammadiana.
[7] La parola wiqâya presenta una parentela semantica con il verbo ittaqâ, temere Dio, utilizzata nel versetto.

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