"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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sabato 5 marzo 2016

Ahmed Al-Alawî, Il Prototipo Unico

Ahmed Al-Alawî
Il Prototipo Unico

Il Prototipo Unico (I)
Un trattato nel senso dello stato «d'avviluppamento» dei Libri Celesti nel punto sotto il «Bâ» del «Bismillâh», del conoscitore per Allâh, il Maestro perfetto, il polo Ahmed Ben Muçtafâ al-Alliwâ al-Mostaghânenû; che Allah ci faccia partecipare alla sovrabbondanza delle sue influenze spirituali, Amin.

Introduzione
Il Profeta, su di lui la benedizione e la Pace, disse: “Colui che passa sotto silenzio una scienza che conosce è escluso della fede (Imân)”; se è dunque obbligatorio per ogni conoscente di non tacere la propria conoscenza, in ragione della minaccia contenuta in questo hadîth[1], colui che conosce non è però obbligato a volgarizzare ogni scienza, perché ci sono delle conoscenze la cui divulgazione non è permessa che sotto il velo di un'espressione indiretta; tale per esempio il simbolismo che forma il soggetto del nostro trattato, affinché le intelligenze siano tenute a distanza e non sia loro possibile avvicinarsi alla conoscenza altrimenti che per via dell’intuizione; e ciò nell’interesse della loro stessa integrità perché, dati la debolezza del corpo e il limite della comprensione, chi potrà sopportare di vedere contenuto nel punto sotto il «Bâ», tanto letteralmente che idealmente, l'insieme dei Libri Rivelati, con tutti i contrasti dovuti alle loro contingenze? Senza dubbio, colui che è velato nei confronti di Allah sarà più incline a rigettare che ad adottare una simile «prospettiva», così è indispensabile esprimere queste verità a parole coperte.
Perché, secondo un certo hadîth, il Profeta - su Lui la benedizione e la Pace - dice: “C’è un lato della scienza che è come una forma latente che conoscono solo i conoscitori di Allah; e se essi la rivelano, coloro che sono negligenti nei confronti d'Allah, la respingono”. Ora non bisogna che colui che è dotato si opponga precipitosamente a ciò che non può capire di parole essenziali uscite dalla bocca dei conoscitori d'Allah, e che si aggiunga così a coloro che sono menzionati nella seconda parte dell'hadith sopra citato.
Tuttavia, siccome il fine del simbolismo che esporremo è la conoscenza dell'Unità tale e quale, e essa è propria dell'élite, noi non sapremmo evitare di anteporre qualche premessa necessaria alla comprensione, facilitando così ai cuori una sintesi del senso interiore e del senso esteriore; è “a Lui che è potente l'unificarli, se Egli vuole” (Corano).
Ogni volta che daremo a qualche cosa un nome strano, ciò sarà dovuto alle esigenze del simbolismo, non lasciarti perciò troppo prendere dal senso mediato, che se no ti sfuggirebbe il profitto di ciò che stiamo per mostrarti, e, in verità noi ti apportiamo una grande profezia - Sii dunque aperto a ciò che l'immersione spirituale ti apporterà; esci dalla determinazione, va verso l'Universale!
Forse concepirai ciò che è nel punto, ciò che non concepiscono che i conoscitori e che non è raggiunto che da colui che è favorito da una grazia immensa - Ogni volta che faremo il nome d'Adamo, intenderemo, menzionandolo, la «discesa» del Principio verso il mondo inferiore, intendendo per mondo inferiore (Dunya) lo stato di non-manifestazione delle esistenze, nei misteri delle qualità e dei nomi - Intenderemo per «qualità» la manifestazione del Principio a Se Stesso, nel suo primo stato di rivelazione, per «Nomi» la manifestazione delle Qualità a Se Stesso, nel secondo stato di rivelazione[2].
Il primo stato non è in fondo che il secondo stesso; essi vengono chiamati ugualmente «Il Primo» e «l'Ultimo» o anche zuhûr e butûn[3] . Ora, il Suo zuhûr (apparizione) è nel suo butûn (interiorità) e il Suo inizio è nella sua fine; è a questo riguardo che è detto: non c'è affermazione e non c'è negazione[4] perché Egli è in verità, quiddità in quiddità[5] - è questa quiddità che si designa, nel linguaggio degli iniziati, con «l'Unità della Conoscenza» (Wahdatu-sh-shuhûd) e che si rappresenta, in questo venerabile simbolismo, per mezzo del Punto – È da Essa che scaturiscono tutte le esistenze, secondo l'ordine che esigono le Qualità e i Nomi - Ogni volta che menzioneremo il Punto, intenderemo con Esso il Mistero della Quiddità Santa, chiamata l'Unità della Conoscenza; ogni volta che nomineremo l’Alif, intenderemo con esso l'Unicità dell'Essere che si designa anche per mezzo della quiddità implicata nella Signoria (Rubûbiyah) e ogni volta che parleremo del , intenderemo con esso l'ultimo stato di rivelazione, ugualmente chiamato il Grande Spirito (Rûh). Quanto al resto delle lettere, alle parole e alla frase, i loro significati si deducono dai loro posti rispettivi - ma il cardine di questo libro ruota sulle prime lettere dell'alfabeto, in ragione della loro virtù, perché “i primi sono i primi, sono essi che sono gli avvicinati[6] - queste lettere sono Alif e che, essendo i primi dell'ordine alfabetico, sono analoghi a ciò che il bismillah [«Nel nome di Allâh] è nell'ordinanza del Libro.
E, d'altronde, la loro somma è Ab («Padre»), cioè, in lingua ebraica, uno dei nomi divini con il quale Gesù - su di Lui la Pace - chiamò il Suo Signore dicendo: “Io ritorno presso il Padre mio e vostro” (ilâ âbî wa âbikum) cioè: “Presso il mio Signore e vostro” (ilâ rabbî wa rabbikum)[7].
E se tu hai compreso il senso di queste due lettere, saprai fare astrazione del loro significato esteriore e non sarai lontano da ciò che ti insegneremo a proposito del Punto e di tutta la serie delle lettere.

Il Prototipo Unico (II) - Del Punto
Il Punto era, prima che Esso si rivelasse per mezzo della quiddità dell'Alif, nello stato di «tesoro nascosto»[8] e le lettere erano spente nel suo fondo misterioso, fino a che Esso non si rivelò, precisamente velandosi, prendendo forma nelle affermazioni delle lettere, tali quali tu le conosci; e tuttavia, se tu realizzi ciò, tu non troverai che la quiddità dell'inchiostro, analoga al punto[9] conformemente a ciò che è stato detto:
In verità le lettere sono simboli dell'inchiostro,
poiché non vi sono lettere al di fuori dell'inchiostro stesso.
La loro non-manifestazione è nel mistero dell'inchiostro,
così come la loro manifestazione non è, in tanto in quanto esse sono determinate dall'inchiostro.
Esse sono le sue determinazioni e i suoi stati d'attualità,
e non c'è, in ciò, null'altro che l'inchiostro, comprendi questo simbolo!
Tuttavia le lettere sono altro dall'inchiostro, non dire che esse sono identiche all'inchiostro,
sotto pena d'errore, nè che l'inchiostro è identico alle lettere, che sarebbe assurdo.
Perché l'inchiostro era prima che fossero le lettere
E esso sarà ancora quando nessuna lettera sarà più.
Ogni lettera perisce[10] riassorbita nelle determinazioni essenziali[11],
salvo il volto dell'inchiostro che significa la Quiddità [qualità di Dhât].
Le lettere si rivelano dunque, e pertanto esse sono nascoste
ed è in ciò che consiste la rivelazione stessa dell'Inchiostro Sublime.
La lettera non aggiunge niente all'inchiostro
e non toglie niente, ma essa manifesta l'integrale in modo distintivo.
L'inchiostro non s'altera per il fatto che la lettera esiste.
Sono forse le lettere indispensabili per l'esistenza dell'inchiostro?
Realizza dunque che non v'è esistenza[12],
al di fuori dell'esistenza dell'inchiostro, per colui che conosce.
Ovunque v'è una lettera
il suo inchiostro non ne è separato, comprendi queste parabole!

Il senso di questi versi è che nulla si manifesta, nelle stesse lettere, se non la quiddità dell'inchiostro, designato qui dall'inchiostro assoluto, per il fatto che la totalità delle lettere è indistintamente contenuta nella realtà dell'inchiostro, sia prima che esse si siano rivelate sia dopo; la lettera, anche dopo la sua manifestazione, non avendo esistenza propria al di fuori dell'inchiostro. Le lettere non sono che in virtù dell'essere del Punto, e non di per se stesse.

Il Prototipo Unico (III)
Ora se tu comprendi ciò che ti abbiamo detto dell'estinzione della totalità delle lettere nell'identità del Punto, tu comprenderai necessariamente ciò che ti diremo dell'integrazione della totalità dei Libri nell'identità della frase, dell'integrazione della frase nell'identità della parola e dell'integrazione di questa nell'identità della lettera[13], nel senso che l'esistenza della parola è completamente dipendente da quella della lettera, quella della frase dall'esistenza della parola e l'esistenza del libro da quella della frase.
Il distintivo è derivato dall'integrale. Infine, il tutto è avviluppato nell'Unità della Conoscenza, simbolizzata dal Punto, come abbiamo detto, in modo che è Essa che è la Madre di ogni libro. “Allâh cancella o afferma ciò che vuole, e presso di Lui è la madre del Libro”.
La natura del Punto differisce da quella delle lettere: “Nulla è simile a Lui, ed Egli è Colui che intende e vede”. Di conseguenza, il Punto non potrebbe essere, come gli altri segni; delimitato dalla conoscenza distintiva; Esso è libero da tutto ciò che si trova nella lettera di lunghezza e di sinuosità. Esso non è concepito, per mezzo di ciò con cui ai concepisce la lettera, nel suo disegno o nella sua enunciazione la Sua dissomiglianza dalla lettera è conosciuta, ma la sua presenza in essa è ignorata, salvo da colui che ha la vista di ferro.
È vero che le lettere fanno parte delle Sue qualità; ma la qualità non ingloba la quiddità[14], nel senso che essa non è «qualificata» dall'incomparabilità[15], mentre la qualità è il supporto stesso del paragone. Questa distinzione tra quiddità incomparabile e qualità comparabile è reale, benché il paragone sia la determinazione essenziale stessa dell'incomparabilità. Questo in ragione dell'unicità dell'inchiostro. Benché le lettere siano comparabili le une alle altre, il paragone come tale non altera l'incomparabilità dell'inchiostro in se stesso, nè la sua unicità, presente in ogni lettera. L'inchiostro compara se stesso a se stesso e in questo senso, comparabilità e incomparabilità non hanno, essenzialmente, che una sola realtà: “È Lui che è Divinità nel cielo e Divinità sulla terra” (Corano). In qualsiasi modo Egli sia, e dovunque Egli sia, Egli è Divinità. Ciò che Egli ti mostra sulla terra della Comparabilità, non ti impedisce di vedere che Egli è nel cielo dell'Incomparabilità, poiché tutto è fatto in una volta d'incomparabilità e di comparabilità. “Ovunque vi volgerete, è il viso di Allah”. È così a causa della qualità Universale che trabocca dalla sovrabbondania del Punto sull'indigenza delle lettere. Ma, quanto alla qualità che gli è intimamente propria nella sua essenza misteriosa, essa non potrebbe manifestarsi nelle lettere, a alcun grado di manifestazione. La lettera non comporta dunque nulla di ciò che è intimamente proprio al Punto, nè per la sua qualità nè per il suo senso.

Il Prototipo Unico (IV)
Non vedi, tracciando qualche lettera dell'alfabeto, come ث ت ب ا, che l'una assomiglia all'altra, l'Alif al , e il al Thâ, per esempio, e che se tu vuoi pronunciare una qualunque di queste lettere, tu gli trovi una enunciazione speciale, mentre il Punto non ha un'enunciazione speciale? E se tu lo disegni come questo «•» , vedi che la sua forma è differente da quella di tutte le lettere[16]. Se vuoi pronunciare la sua realtà dirai «Punto» e avrai ricorso a lettere che sono estranee alla sua identità, cioè a p, u , n , t , e o, e questo insegna che il senso del punto non è contenuto nei simboli; che l'essenza intima della personalità divina - sia esaltata la Sua Dignità - è incomprimibile. Così ogni volta che un conoscitore cerca di esprimere con parole l'incomparabilità o, in altre parole, la sintesi universale delle qualità del Dhât (quiddità o essenza), la sua espressione contraddice la sua stessa intenzione, in ragione della limitazione del simbolismo. “Essi non hanno valutato la vera misura d'Allah”; e può persino darsi che l'espressione, risultante da questo conflitto, si avvicini all'antropomorfismo grossolano, benché il conoscente non abbia avuto per scopo, con essa, che l'Unità metafisica pura. Così come colui che dice «Punto» non vuole esprimere queste cinque lettere, bensì il Punto. Questo d'altronde, è analogo a ciò che si riferisce delle parole di Gesù - su di Lui la Pace - a proposito del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo, poiché ciò che egli intendeva con questa trinità non era l'affermazione dell'Unità pura, benché i cristiani ne deducono che Dio è «terzo dei tre», ma: “Non c 'è divinità se non la Divinità Unica”. Non volendo esprimere che la non comparabilità del Punto, libero da tutto ciò che si può trovare nelle lettere, colui che parla è tuttavia obbligato ad esprimersi con queste stesse lettere. D'altronde, le lettere non potrebbero esprimere che l'essenza dell'inchiostro, presente in ciascuna di esse; “Dì: è Lui che mantiene (attualmente) ogni anima in ciò che gli è dovuto”. Se Egli non fosse Conservatore, attualmente presente in ogni cosa, non si vedrebbe alcun essere sopportante l'edificio della sua individualità. E, in ragione di questa presenza, il ciclo delle parole si estende senza fine. “Dì: Se l'Oceano fosse inchiostro per le parole del mio Maestro, l'Oceano si esaurirebbe prima che gli aggiungessimo ancora altrettanto inchiostro”
- Come potrebbe esaurirsi ciò che non ha fine ? - Infine, le parole si rivelano nella serie delle frasi. “E (il Cristo) è la Sua parola ch'Egli proiettò su Maria, ed egli è spirito di Lui”, in altri termini: con questa parola Egli si rivelò a Maria, “E Le mostrò l'apparenza di un uomo armonioso”[17].
Ogni frase è dunque derivata dalla parola. La parola è un simbolo della (sua) rivelazione di Se Stesso a Se Stesso. La frase è un simbolo della sua rivelazione dalla Sua creatura alla Sua creatura. La frase è perciò derivata dalla parola, così come la parola è derivata dalle lettere, come le lettere lo sono dal Punto, che, Esso, è il segreto che ingloba il tutto: “Allah ingloba ogni cosa”. Dunque se tu sai dedurre la lettera dal Punto, tu non percepirai cosa alcuna senza trovare Allah vicino ad essa, e saprai che è il Punto che si manifesta in ogni forma, ogni edificio, ogni immagine e significazione. E quando noi diciamo che, da una parte, la parola è derivata dalle lettere, e che, d'altra parte, la parola non è, in fondo, niente se non il Punto stesso, è che in un caso abbiamo considerato l'esistenza condizionata della parola, e nell'altro il suo (la sua essenza) essere principale. Di questa apparente contraddizione era stato detto in versi, che il Punto era nel suo Non Essere principiale, dove non c'è nè distinzione né unione, né prima né dopo, né larghezza né lunghezza, e che tutte le lettere erano estinte nella sua essenza misteriosa, così come i libri erano estinti nelle lettere, malgrado la divergenza dei loro contenuti. Quanto all'estinzione dei libri nelle lettere, chiunque abbia la minima intuizione può assentirvi poiché nel libro, e su ogni sua pagina non si trovano che le 28 lettere che si rivelano in tutte le parole e sopportano tutte i loro multipli significati, finché “Allah eredita la terra e ciò che vi è sopra di essa” e “Verso Allah ritornano i comandamenti”, cosa che indica che le lettere tornano al loro centro principiale dove non v'è nulla se non la Quiddità del Punto. Infine, sappi che il Punto era nel suo Non Essere, nello stato dell'estinzione delle lettere nella sua quiddità, e che la lingua di ogni lettera domandava ciò che corrisponde alla propria realtà, in fatto di lunghezza, altezza o altro, per conseguenza i motivi del discorso si agitarono, conformemente a ciò che esigono le qualità del Punto, latenti nella sua Quiddità; e così fu determinato il primo stato di rivelazione.

***

Lo shaykh Ahmed Ben Muçtafâ Ben Alliwa, chiamato pure lo shaykh al-Alawî mori a Mostaghanem 1'11 luglio 1934. Successore dello shaykh Buzidi che apparteneva alla catena iniziatica Darqawiyah-Shadiliyah, egli stabilì una nuova branca iniziatica che porta il suo nome. La santità del maestro Alawî fece affluire verso di lui discepoli da quasi ogni paese dell'Islam, e la sua parola ebbe una considerevole portata, tanto per i magistrali attacchi contro il modernismo che per l'audacia folgorante dei trattati e dei poemi sufici che provocarono l'ammirazione e la riconoscenza degli uni e l'indignazione degli altri. La lettura dei seguenti versi, estratti dal suo Diwan, permetterà di immaginare le diverse reazioni a cui gli scritti del maestro diedero nascita.

O tu che non comprendi le mie parole,
perché mi calunni?
Tu sei vuoto di senso spirituale,
ignori la Realtà Divina (Ulûhiyah).
Se tu conoscessi il mio stato,
tu riconosceresti la mia dignità,
mi vedresti tra gli «uomini»,
come il sole al di sopra del deserto.
Il mio Signore m'ha dato ciò che gli ho domandato,
Egli mi ha largamente elargito il suo favore.
Egli m'ha guidato; poi, accettandomi,
mi ha concesso un'investitura.
Mi ha dissetato in una coppa preziosa,
più preziosa dellAlchimia.
Egli mi ha elevato a un altissimo seggio,
più alto che le Pleiadi.
Se tu vuoi avvicinarti a me, o sant'uomo,
domandami lo stato di Signoria (Rubûbiyah).
Cercami al di sopra delle altitudini,
forse troverai la mia traccia.
Sono di una specie sublime, preziosa,
una cosa misteriosa, senza uguali.
Sono un tesoro ricolmo,
ogni cosa è latente in me…


[1] Sentenza del Profeta trasmessa al di fuori del Corano - ogni hadîth è considerato come ispirato da Allah, sia esso un hadîth qudsi, nel quale Allah parla in prima persona, o un hadîth nabawi, in cui il Profeta, in quanto uomo, parla in prima persona.
[2] Tajalli; queste espressioni si riferiscono alla teoria della rivelazione o manifestazione successiva della quiddità suprema. Per la comprensione dei passaggi seguenti bisogna aver sempre presente che «rivelare» significa secondo i casi «velare» e «svelare». In quanto il Principio si manifesta in modo principiale, Esso è non manifestato dal punto di vista dell'individuo, e, inversamente, in quanto si manifesta per mezzo delle forme Esso è non manifestato dal «punto di vista» principiale.
[3] Zuhûr significa «apparizione», «manifestazione»; e Butûn ha il senso di «interiorità», «non- manifestazione»; al-batn è il ventre.
[4] Si chiamano «negazione» e «affermazione» le due parti della Shahadah: “Non c’è divinità se non Allâh”.
[5] Cioè Esso non è né manifestato né non-manifestato; ma Esso è Quiddità perfettamente omogenea, sia quiddità in quanto contenente che quiddità in quanto contenuto.
[6] Suratul-Wâqiyah
[7] Il simbolo della Paternità Divina è escluso dalla prospettiva islamica.
[8] Secondo la parola ben conosciuta (hadîth qudsi) “Ero un tesoro nascosto. Desiderando essere conosciuto creai la creazione”).
[9] La quiddità, essendo al di là dell'essenza e della sostanza, può essere simbolizzata tanto dall’indivisibilità del Punto che dall'omogeneità d'una sostanza unica, come l'inchiostro.
[10] Allusione al versetto Coranico: “Ogni cosa è «perente» salvo il mio volto”. Il participio presente «perente» indica che le cose non periscono solo dopo essere esistite, ma che perire è, per così dire, la loro stessa sostanza.
[11] Oppure: nelle idee (platoniche), Ayân, plurale di Ayn.
[12] Wudjûd significa sia «Essere» che «Esistenza».
[13] Harf, che designa sia la lettera scritta che la determinazione sonora.
[14] Vedi n° di luglio 1937 di E.T.
[15] Incomparabilità e comparabilità: tanzih e tashbîh corrispondenti anche a «astrazione» - o espressione per negazione delle determinazioni - e «simbolo« o espressione per analogia.
[16] In arabo, il punto fa parte delle lettere.
[17] L'annunciatore Gabriele - La nascita verginale del Cristo fa parte dei dogmi islamici.

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