"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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domenica 15 gennaio 2017

Ashtavakra Gita

Ashtavakra Gita

Capitolo I ~ Ricerca della Realizzazione del Sé
  1. Raja Janaka disse:
    Maestro, come può essere raggiunta la Conoscenza, acquisito il distacco e ottenuta la liberazione?
  2. Ashtavakra rispose:
    Se tu desideri ottenere la liberazione, abbandona le passioni come fossero veleno.
    Cerca il perdono, la semplicità, la compassione, la soddisfazione e la verità come fossero un nettare.
  3. Tu non sei né la terra, né l’acqua, né il fuoco, né l’aria o lo spazio.
    Per liberarti, sappi essere il testimone di tutti questi elementi come Sé Consapevole.
  4. Se tu distacchi te stesso dal corpo e ti abbandoni allo stato di pura consapevolezza, tu diverrai contento, pacifico e libero da ogni legame immediatamente.
  5. La tua anima non appartiene ai Brahmani e a nessun altra casta, non si classifica per età o secondo una qualche idea derivata dai i sensi.
    La tua anima dimora nella felicità, quando è senza attaccamenti, non presenta alcuna forma apparente ed è testimone di tutto.
  6. Rettitudine e disonestà, piacere e dolore sono connessi con la mente e non con il tuo Sé interiore.
    Tu non sei colui che agisce e nemmeno colui che gode dei frutti delle azioni.
    Tu sei sempre libero.
  7. Se sei il testimone di tutto allora sarai completamente libero; la schiavitù è essere qualcosa diverso dal testimone.
  8. Credere che “Io sono colui che fa” è come il morso di un velenoso serpente.
    Realizzare invece che “Io non faccio niente” è il delizioso nettare della felicità.
  9. La sola comprensione che di essere solo Pura Consapevolezza brucia la foresta dell’ignoranza.
    Sii oltre le illusioni e sarai felice.
  10. Senti l’estasi, la suprema beatitudine nel momento in cui realizzi questo mondo essere irreale proprio come quando scopri che quello che credevi un serpente è in realtà una semplice corda; sappi questo e sii felice.
  11. Se tu pensi di essere libero, allora sei libero. Se tu pensi di essere vincolato, allora sei vincolato. E’ giustamente detto: tu diventi quello che pensi.
  12. Il Sé è il solitario testimone, onnipervadente e perfetto; è calmo perché è libero da pensieri, da attaccamenti, da attività e da desideri: è solo il pensiero a farci credere che sia come un qualsiasi oggetto del mondo.
  13. Medita sul Sé che è immutabile, consapevole e non-duale.
    Liberati dall’illusione che ci sia separazione fra ciò che dentro e fuori di te.
  14. Mio caro, a lungo ti sei identificato con il tuo Ego.
    Fa che il tuo Sé neutralizzi questa falsa identificazione con la spada della Pura Conoscenza.
    Così sarai felice.
  15. Tu sei ora e per sempre libero, luminoso, trasparente, fermo.
    Il tuo unico impedimento è che stai ancora cercando di placare la tua mente.
  16. Questo mondo viene da te ed in te si insinua.
    In realtà, tu sei una consapevolezza superiore: non confinarla in un pensiero limitato.
  17. Tu sei incondizionato, immutabile, senza forma.
    Tu sei solido, imperscrutabile, imperturbabile.
    Fa sì che il tuo intelletto non sia turbato da desideri inadeguati che ti arrivano dal mondo.
  18. Se riconosci che l’apparente è non reale e l’immanifesto è perpetuo, eviterai di ricadere nell’illusione di nuovo.
  19. Così come un’immagine esiste sia fuori che dentro di uno specchio, così Dio si trova dentro e fuori il corpo.
  20. Così come lo stesso spazio esiste fuori e dentro una tazza, allo stesso modo l’eterno e onnipresente Brahma esiste fuori e dentro tutti gli elementi naturali.

 

Capitolo II ~ La Gioia della Realizzazione del Sé

  1. Raja Janaka disse:
    È meraviglioso essere puri e in pace, la consapevolezza che va oltre la naturale causalità.
    Fino ad ora sono solo stato ingannato dall’illusione.
  2. Dalla stessa luce, questo corpo e l’universo intero appaiono.
    Io sono Tutto o Niente.
  3. È meraviglioso aver vinto l’illusione del corpo e del mondo e grazie alle proprie capacità aver aver avuto visione del Sé Supremo.
  4. Così come le onde, la schiuma e le bolle non differiscono dall’acqua, allo stesso modo l’universo emanato dal Sé non differisce dal Sé.
  5. Se guardi da vicino un panno, vedrai solo i fili che lo compongono; se guardi in profondità la creazione vedrai solo il Sé.
  6. Come il succo della canna da zucchero è dovunque pervaso dalla dolcezza, così tutto il mondo prodotto da Me è completamente permeato da Me.
  7. Non conoscendo il Sé, il mondo si materializza. Conoscendo il Sé, il mondo svanisce.
    Quando non si riconosce, una corda può apparire come un serpente, ma quando si riconosce essa appare per quello che è.
  8. Io non sono nient’altro che luce, e l’universo non è altro che il riflesso di Me.
  9. Il miraggio dell’universo appare in me, come un luccichio argenteo può apparire in una madre perla, come un serpente può apparire in una corda, come un miraggio d’acqua si può intravedere all’orizzonte di un deserto.
  10. Come un vaso ritorna nell’argilla, un onda nell’acqua, un braccialetto nell’oro, così l’universo ritornerà in Me.
  11. Omaggio a me, essere meraviglioso, che non decado e non perisco quand’anche Brahma e tutto l’universo fino all’ultimo filo d’erba dovessero essere distrutti.
  12. Omaggio a me, essere meraviglioso, che nonostante il corpo sono Uno.
    Io non vengo e non vado, perché in ogni istante sono ovunque.
  13. Omaggio a me, essere meraviglioso, io stesso sono stupito dei miei poteri.
    L’universo appare in me ma non posso toccarlo.
  14. Omaggio a me, essere meraviglioso, io che non sono niente o sono tutto ciò che la mente o la parola possano enunciare.
  15. In realtà, la conoscenza, il conoscitore e l’oggetto della conoscenza non esistono.
    Io sono il candido Sé nel quale essi sono ritratti dall’ignoranza.
  16. Il dualismo è la causa di ogni miseria.
    L’unico rimedio è di scoprire che vedere il mondo esteriore come molteplice è solo frutto di immaginazione e che in verità io sono Uno.
    Io sono Pura Consapevolezza e la felicità è dentro di me.
  17. Io sono solo Consapevolezza.
    Per ignoranza sono limitato dalla 
    maya.
    Tenendo sempre conto di questo, dimoro nell’
    Assoluto.
  18. Veramente tutto esiste e non esiste in me.
    Per me non c’è né schiavitù né liberazione.
    L’illusione ha perso la sua presa su di me.
  19. Avendo riconosciuto per certo che questo mondo e il corpo sono senza forma o sostanza, mentre la mia essenza è Pura Consapevolezza, come potrebbe fare ancora effetto su di me l’immaginazione?
  20. Il corpo, il paradiso e l’inferno, la schiavitù e la liberazione e anche le paure sono solo immaginazione.
    Cosa dovrei farmene di queste cose, visto che io sono Pura Consapevolezza?
  21. Io non vedo differenza o separazione.
    Persino una folla di gente mi appare come un una cosa sola.
    Cosa dovrei farmene dell’attaccamento visto che sono diventato libero come un selvaggio?
  22. Io non sono il corpo, né possiedo un corpo.
    Non sono una persona, ma Consapevolezza.
    Fu la mia sete di vita a legarmi ad una vita apparente.
  23. Nell’oceano infinito del mio Sé, i venti della mente creano miriadi di onde che, come mondi sorprendenti, si affacciano nella mia esistenza.
  24. Ma quando il vento si placa nello sconfinato oceano del mio Sé, la nave della mia persona vi s’immerge sprofondando e portandosi dietro tutto il suo mondo illusorio.
  25. Com’è meraviglioso! Nell’oceano sconfinato del mio Sé, le onde della vita si sollevano, collidono, giocano per un po’ e poi scompaiono, seguendo la loro natura.

 

Capitolo III ~ Distacco dai piaceri mondani

  1. Ashtavakra disse:
    avendo realizzato te stesso essere l’Uno, sereno e indistruttibile, come potresti desirerare ricchezza?
  2. Proprio come immaginando dell’argento in una madre perla causa l’insorgenza dell’avidità, così l’ignoranza riguardo al proprio Sé causa il desiderio per gli oggetti percettibili.
  3. Avendo realizzato te stesso come Colui in cui le onde del mondo si sollevano e s’infrangono, perché ti affanni dietro alle turbinio della vita?
  4. Avendo realizzato te stesso come Pura Consapevolezza, meravigliosa oltre ogni descrizione, come puoi tu rimanere schiavo dei piaceri?
  5. È strano che nel saggio che ha realizzato il Sé in Tutto e Tutto nel Sé, continui a persistere il senso possessività.
  6. È strano che uno che dimora nell’Assoluto, pur godendo di piena libertà libertà, possa essere ancora preda della sensualità, come usava un tempo.
  7. È strano che sapendo che la lussuria è un nemico della Conoscenza, uno così debole e vicino alla morte, possa ancora bramare piaceri sensuali.
  8. È davvero strano che uno che è distaccato dalle cose di questo mondo e del prossimo, che può discriminare tra ciò che è transiente e ciò che è eterno, che anela alla moksha, possa ancora aver paura della liberazione.
  9. Sia acclamato che tormentato, il saggio sereno dimora nel Sé e non è mai compiaciuto né tantomeno deluso.
  10. Una grande anima testimonia le azioni del proprio corpo come fossero quelle di un altro.
    Come potrebbero turbarlo elogio o biasimo?
  11. Realizzando che l’universo è un’illusione, avendo perso tutta la curiosità, come potebbe uno con mente sgombra dalle illusioni sentire paura, anche al giungere della morte?
  12. Con chi potremmo comparare la grande anima che, soddisfatta nel conoscere il Sé, rimane senza desiderio pur nella delusione?
  13. Perché una persona, che percepisce il non-essere degli oggetti, dovrebbe preferire una cosa a un’altra?
  14. Colui che è distaccato, non affetto dagli opposti, libero dal desiderio, non prova né piacere né dolore al susseguirsi degli eventi.

 

Capitolo IV ~ Glorificazione della Realizzazione del Sé

  1. Raja Janaka disse:
    Certamente chi conosce il Sé, sebbene partecipi al gioco della vita, si distingue assolutamente da coloro che sono oppressi dal fardello del 
    samsara.
  2. Veramente lo yogi non sente euforia, pur ritrovandosi ad un così elevato livello spirituale cui sconsolatamente aspirano persino tutti gli déi fino ad Indra.
  3. Sicuramente chi conosce Ciò non è toccato da vizio o virtù, proprio come lo spazio non è toccato dal fumo, benché lo sembri.
  4. Chi può impedire alla grande anima, che conosce tutto l’universo come il proprio Sé, di vivere la vita come viene?
  5. Delle quattro specie di esseri, da Brahma al filo d’erba, solo il saggio può rinunciare all’avversione e al desiderio.
  6. Raro è l’uomo che sia in grado di conoscere il proprio Sé come unico, nonduale Signore del mondo.
    Chi lo sa, non conosce la paura.

 

Capitolo V ~ Quattro vie per la dissoluzione dei pensieri

  1. Ashtavakra disse:
    Tu non sei legato a niente.
    A cosa dovrebbe rinunciare un essere puro come te?
    Demolendo la connessione con i desideri, puoi sicuramente raggiungere lo stato di 
    silenzio mentale.
  2. L’universo deriva da te come la schiuma dal mare.
    Conosci il tuo Sé come Uno e accedi alla pace della 
    consapevolezza senza pensieri.
  3. Una corda può essere scambiata per un serpente, ma evidentemente non lo è.
    Allo stesso modo l’universo si manifesta davanti ai tuoi occhi e sembra reale in te, ma certamente non è Te, perché è solo un’immaginazione.
    In questo modo sicuramente otterrai lo stato di consapevolezza senza pensieri.
  4. Tu sei perfetto, immutabile, in miseria e felicità, speranza e disperazione, vita e morte.
    In questo modo sicuramente otterrai lo stato di consapevolezza senza pensieri.

 

Capitolo VI ~ La più Elevata Conoscenza

  1. Raja Janaka disse:
    Io sono spazio infinito; l’universo è un misero vasetto.
    Questo io so.
    Non ho niente da rinunciare, accettare o dissolvere.
  2. Io sono un oceano immenso nel quale il mondo si manifesta come delle onde.
    Questo io so.
    Non ho niente da rinunciare, accettare o distruggere.
  3. Io sono la madrea perla, il mondo tangibile è l’illusione dell’argento.
    Questo io so.
    Non ho niente da rinunciare, accettare o distruggere.
  4. Io sono in tutti gli esseri, tutti gli esseri sono in me.
    Questo io so.
    Non ho niente da rinunciare, accettare o distruggere.

 

Capitolo VII ~ Natura della Realizzazione del Sé

  1. Raja Janaka disse:
    In me, l’oceano illimitato, l’arca dell’universo viene sospinta a destra e a manca dai suoi stessi venti, ma io non risento della sua turbolenza.
  2. In me, l’oceano illimitato, lascio che le onde dell’universo si sollevino e si infrangano a loro piacimento, senza che io ne venga arrichito o sminuito.
  3. In me, l’oceano illimitato, l’universo è immaginato.
    Io sono calmo e senza forma e come tale rimango.
  4. Il Sé non è negli oggetti, e nemmeno gli oggetti sono nel puro e infinito Sé.
    Il Sé è calmo, libero da attaccamenti e desideri.
    E’ questo lo stato in cui mi trovo.
  5. Io sono pura e semplice Consapevolezza, mentre il mondo è solo il frutto di uno spettacolo di magia.
    Come potrebbero pensieri di accettazione o rigetto sorgere in me?

 

Capitolo VIII ~ Schiavitù e Liberazione

  1. Ashtavakra disse:
    Quando la mente desidera o si affligge per qualcosa, accetta o rigetta qualcosa, è compiaciuta o dispiaciuta per qualcosa: questa è schiavitù.
  2. Quando la mente non desidera o si affligge, non accetta o rigetta, non si compiace o dispiace, la liberazione è nelle tue mani.
  3. Se la mente è attaccata ad ogni esperienza, questa è schiavitù.
    Quando la mente è distaccata da tutte le esperienze, questa è liberazione.
  4. Quando non c’è IO e MIO allora c’è liberazione.
    Quando IO e MIO appaiono, allora la schiavitù appare con loro.
    Sapendo questo, è immediato astenersi dall’accettare o dal rigettare alcunché.

 

Capitolo IX ~ Distacco

  1. Ashtavakra disse:
    Le forze opposte che spingono verso i doveri da compiere o da lasciare incompiuti, non hanno mai fine per alcuno.
    Considerando ciò, sii sempre senza desideri, lascia correre ogni cosa, mostra un occhio indifferente verso il mondo.
  2. Raro e benedetto è colui la cui sete di vivere, godere e sapere si è dissolta osservando gli inutili sforzi degli altri uomini.
  3. Sapendo che tutto ciò che è transitorio e soggetto ai tre tipi di sofferenza è invero inconsistente, ignobile e degno di rigetto, allora è possibile ottenere la pace.
  4. E’ mai esistito un periodo in cui gli uomini vivevano senza essere in balìa degli opposti? Abbandonandoli, una persona che si accontenta di prendere quello che viene ottiene la perfezione.
  5. Tutti i maharishi, i sadhu, gli yogi seguendo diverse discipline cercano questo stato di consapevolezza senza pensieri, ma solo nel momento in cui si distaccano anche dalla particolare filosofia spirituale che li ha formati, allora raggiungono la perfezione: la pace e felicità assolute.
  6. Uno che sia in grado attraverso il distacco, la serenità e il buon senso di vedere la sua vera natura e sfuggire all’illusione, indubbiamente sarebbe capace di guidare gli altri al di là del samsara.
  7. Se, nella miriade delle forme dell’universo, riesci a percepire l’elemento essenziale e fondamentale, sarai istantaneamente libero dai desideri e dimorerai nella tua vera forma.
  8. I desideri creano il mondo: rinuncia ad essi.
    Se rinunci ai desideri, rinunci al mondo.
    Ora tu puoi essere Te Stesso.

 

Capitolo X ~ Serenità

  1. Ashtavakra disse:
    Abbandona i desideri, che sono un nemico, insieme al guadagno, causa primaria di sventura, e ai buoni propositi da cui derivano gli altri due.
    Semplicemente rimani indifferente a tutto.
  2. Considera cose come amici, terra, soldi, proprietà, moglie, fratelli e altre cose del genere essere nient’altro che un sogno oppure l’effetto di uno spettacolo di magia che dura solo per tre o cinque giorni.
  3. Dovunque il desiderio si affaccia, scorgi l’inganno in esso.
    Stabilizzando te stesso in salda imparzialità, sii libero dalle passioni e felice.
  4. Solo i desideri sono la schiavitù del Sé.
    La cessazione di tutti i desideri è chiamata liberazione.
    Solo il non-attaccamento a cose mondane può portare a perenne beatitudine.
  5. Tu sei Uno, puro e conscio del giusto e dello sbagliato, mentre il mondo né esiste né dà vera conoscenza.
    Esso è proprio ignoranza stessa e non un qualcosa che tu debba desiderare di conoscere per conoscere te stesso.
  6. Regno, figli, consorte, corpo, piaceri: sebbene tu ne fossi così attaccato, li hai persi vita dopo vita.
  7. Ne hai avuto abbastanza di ricchezza, piacere, buone azioni e persino del tuo karma.
    Questi danno origine alla foresta del 
    samsara, dove la mente non trova mai pace.
  8. Per quante vite tu ha fatto un duro e doloroso lavoro con il corpo, la mente e la parola senza aver risolto il tuo karma? Ora è tempo di porvi fine.

 

Capitolo XI ~ Saggezza

  1. Ashtavakra disse:
    Creazione, cambiamento, distruzione: questa è la natura delle cose.
    Realizzando ciò, quiete, serenità e beatitudine naturalmente seguiranno.
  2. Chi sa per certo che non c’è che un solo Dio che crea tutto diviene sereno, senza desideri, distaccato.
  3. Chi sa per certo che avversità e successo vengono e vanno obbedienti al destino diviene contento.
    Egli tiene sempre i suoi sensi sotto controllo e mai brama o si aflligge.
  4. Chi sa per certo che nascita e morte, felicità e miseria, seguono il destino dettato dal karma, è padrone delle sue azioni: nell’agire non è attaccato all’azione.
  5. Chi ha realizzato che preoccuparsi porta solo sofferenza allora diviene libero, felice, sereno, senza desideri.
  6. Chi realizza per certo di non essere il proprio corpo, né che il corpo gli appartiene, ma che la sua vera essenza è Pura Consapevolezza”, raggiunge lo stato di completa realizzazione nella vita al punto da non aver più bisogno di ricordare le cose fatte o da fare.
  7. Chi realizza per certo di essere tutto, da Brahma all’ultimo filo d’erba, diventa libero dai dubbi, puro, in pace e non si preoccupa più di ciò che ha ottenuto o meno.
  8. Chi realizza per certo che tutto questo vario e meraviglioso mondo è niente, diventa Pura Consapevolezza, libero da inclinazioni e trova la pace proprio nel nulla.

 

Capitolo XII ~ Dimorare nello Spirito

  1. Raja Janaka disse:
    Sviluppando prima indifferenza verso le azioni eseguite dal mio corpo, poi verso l’eccessivo parlare e infine verso il pensiero stesso, sono giunto alla pace.
  2. Distolta la mia attenzione dalla percezione dei suoni e delle sensazioni prodotte dagli altri sensi, e avendola diretta verso le profondità del mio cuore e del mio cervello, cosicché il mio Sé risulti libero dall’ansietà dei pensieri, sono giunto alla pace.
  3. Tutte le pratiche di meditazione e le loro regole sono necessarie per sforzarsi di ottenere il silenzio mentale, ma avendole superate, perché sono permanentemente nello stato di meditazione su Dio, sono giunto alla pace.
  4. Libero dall’amore e dal rigetto dell’amore, libero dai piaceri e dal rigetto dei piaceri, ora dimoro nell’onorato Brahma. Così sono giunto alla pace.
  5. Ho realizzato che accettare o non accettare le quattro fasi della vita e una vita senza esse, la concentrazione e la coscienza, non sono altro che distrazioni. Così sono giunto alla pace.
  6. L’azione come pure la rinuncia all’azione sorgono entrambi dall’ignoranza.
    Riconoscendo questa Verità sono stabilizzato nella conoscenza interiore e così sono in pace.
  7. Persino pensare all’impensabile inevitabilmente provoca un pensiero.
    Io rinuncio anche a quel pensiero e così sono in pace.
  8. Beato è chi raggiunge questo obiettivo con fatica. Beato è chi è così per natura.

 

Capitolo XIII ~ Felicità

  1. Raja Janaka disse:
    La piena soddisfazione interiore, data dalla chiara consapevolezza che ogni pensiero è fittizio, non è facile da afferrare nemmeno da chi possiede 
    solo un perizoma.
    Così, nella mia mente, sono indifferente sia a rinuncia che ad accettazione e sono felice.
  2. Il corpo è stressato dagli esercizi.
    La lingua si stanca di parlare.
    La mente si intorpidisce con il pensare.
    Abbandonando queste pratiche come obiettivi della vita, io sono felice.
  3. Realizzando che quando agisco in realtà non faccio nulla, faccio quello che viene e così sono felice.
  4. Gli yogi che sono ancora attaccati al loro corpo insistono nel compiere o nell’evitare certe attività.
    Io sono libero nelll’associarmi o dissociarmi da tali attività e così sono felice.
  5. Non ho niente da guadagnare o perdere dallo stare in piedi, dal camminare o dall’essere sdraiato.
    Così dovunque sto in piedi, cammino o dormo sono felice.
  6. Non ottengo niente dal dormire e nemmeno dallo sforzarmi per ottenere successo.
    Se non penso in termini di perdita o guadagno sono felice.
  7. Vagliando in parecchie occasioni che le molteplici e contraddittorie forme di felicità variano a seconda delle circostanze, e avendo abbandonato la preoccupazione di compiere azioni auspichevoli o inauspichevoli, io vivo felice.

 

Capitolo XIV ~ Visione interiore degli elementi della vita

  1. Raja Janaka disse:
    Colui che per natura è in consapevolezza senza pensieri e raramente ha desideri diventa libero dalla memoria proprio come uno che si sia appena risvegliato da un sogno.
  2. Quando ho abbandonato ogni desidero, come potrei essere attratto da ricchezza o amici, o dalla seduzione dei sensi? A che mi servono le sacre scritture e la conoscenza?
  3. Ho realizzato il Supremo Sé, il Testimone, l’Uno. Io sono indifferente a schiavitù e libertà, al punto che nemmeno mi preoccupo di ottenere la mia stessa liberazione.
  4. La condizione interiore di uno che interiormente sia senza dubbi, ma esteriormente si comporti in modo arbitrario come un folle, può essere compresa solo da coloro che sono come lui.

 

Capitolo XV ~ Conoscenza del Sé

  1. Ashtavakra disse:
    Un uomo intuitivo può realizzare il Sé udendo una qualunque istruzione.
    Un uomo confuso continuerà a cercare perplesso per tutta la vita.
  2. Avversione alle lusinghe del mondo è liberazione.
    Attrazione verso le lusinghe del mondo è schiavitù.
    Noto ciò fa come ritieni opportuno.
  3. La Conoscenza della Verità trasforma un uomo eloquente, intellettuale e industrioso in uno taciturno, inattivo e lento.
    Gli amanti dei piaceri mondani perciò la evitano.
  4. Né tu sei questo corpo, né questo corpo è tuo.
    Tu non fai niente e nemmeno gioisci dei frutti delle tue azioni.
    Tu sei Pura Consapevolezza, il Testimone eterno e distaccato.
    Vivi felice.
  5. Attaccamento e avversione sono attibuti della mente.
    Tu non sei la mente.
    Tu sei senza dubbi e incertezze (nirvikalpa), tu sei la Pura Conoscenza (bodh), tu sei completamente privo di impurità (nirvikaara).
    Vivi felice.
  6. Realizza il Sé in Tutto e Tutto nel Sé.
    Sii libero di identità personale e del senso del “mio”.
    Sii felice.
  7. Tu sei colui nel quale l’universo appare proprio come le onde appaiono nell’oceano.
    Sicuramente tu sei senza dubbi e non hai niente di cui preoccuparti.
  8. Abbi fede, mio caro, abbi fede e non essere incantato dai miraggi della mente.
    Tu sei Pura Consapevolezza, il Sé, l’Uno.
    Tu sei l’essenza sottile della Natura.
  9. Il corpo è fatto di materia grezza.
    Esso viene, si sofferma, va.
    Il Sé né viene né va.
    Perché compiangere il corpo?
  10. Se il corpo dura fino alla fine di un’era o perisce oggi, quale perdita o guadagno ci può essere per te, tu che sei Pura Consapevolezza?
  11. Lascia che le onde dell’universo si sollevino e si infrangano a loro piacimento.
    Tu non hai niente da perderci o guadagnarci.
    Tu che sei immenso oceano.
  12. Mio caro, tu sei nella forma di Pura Consapevolezza.
    Il mondo è Te stesso.
    Così come potresti mai pensare di accettarlo o rigettarlo? E come e perché?
  13. Tu sei Uno, immacolato, indistruttibile, pura consapevolezza, da dove potrebbero venir fuori la nascita, il karma o l’ego?
  14. Qualunque cosa tu percepisci è Te e Te solamente.
    Come potrebbero i braccialetti dorati, gli anelli d’oro o le cavigliere d’oro essere altro se non l’oro di cui sono fatti?
  15. Lascia correre distinzioni del titpo “Io sono questo” e “Io non sono questo”.
    Considera che tutto è Sé senza distinzione e sii felice.
  16. E’ solo la tua ignoranza a dar vita al mondo.
    In realtà è solo l’Uno ad esistere.
    Non c’è nessuno, mortale o immortale, che sia altro che il Sé onniscente.
  17. Chi sa per certo che l’universo è solo un’illusione, una non-cosa, diventa senza desideri, Pura Conoscenza, e trova pace nella esistenza di niente.
  18. Tutto ciò che era, è e sempre sarà nell’oceano delle illusioni è sicuramente l’Uno.
    Tu non sei legato e nemmeno libero.
    Vivi soddisfatto e felice.
  19. Non disturbare la tua mente né con pensieri negativi e nemmeno con quelli positivi.
    Il saggio gode del suono del silenzio.
    Rimanendo quieto, dimora nella beatitudine del Sé.
  20. Abbandona anche la contemplazione spirituale in tutti i sensi, che è una pratica della mente non nel cuore.
    Tu sei il Sé e quindi libero.
    A quale scopo perderti in pensieri inutili?

 

Capitolo XVI ~ Futilità della ricerca esteriore

  1. Ashtavakra disse:
    Mio caro, tu puoi ascoltare e discutere tutte le scritture religiose che vuoi, ma, fino a che non lascerai andare tutte quelle teorie religiose, non accederai mai alla Conoscenza Interiore del tuo Sé.
  2. Tu puoi gioire, agire e meditare, ma ancora bramerai Ciò che è oltre tutte le esperienze, e nel quale tutti i desideri sono estinti.
  3. Tutti sono in pena nello sforzo di raggiungere un qualche obiettivo, ma non se ne accorgono.
    Con la sola comprensione di questa lezione, il fortunato ottiene la serenità.
  4. Il saggio è così disinteressato nel successo ottenibile tramite lo sforzo fisico che considera una seccatura persino un battito di ciglio.
    Lui è sempre felice anche con niente.
  5. Quando la mente è libera dalle tendenze opposte di ciò che è da fare e ciò che non è da fare, allora uno diventa indifferente al dharma, alla ricchezza, al piacere e anche alla liberazione.
  6. Chi rigetta qualcosa, ne prova avversione.
    Chi desidera qualcosa esprime avarizia.
    Ma chi è libero dal desiderare o dal rigettare non prova né avarizia né avversione.
  7. Fino a che ci sarà sconsideratemente desiderio per le cose del mondo ci sarà il senso di attaccamento e di non-attaccamento per esse.
    Questo è la causa dell’esistenza del mondo.
  8. L’indulgenza crea l’attaccamento.
    L’avversione crea l’astinenza.
    Come un bimbo, il saggio è libero da entrambi e così vive sereno.
  9. Uno che sia attaccato al mondo pensa che rinunciandovi si risolleverà dalla sua miseria.
    Uno che non sia attaccato a niente è libero da ogni dispiacere persino vivendo nel mondo
  10. Colui che è fiero della sua liberazione e del suo corpo considerandoli come propri, non è né uno yogi né una persona illuminata.
    Egli soffre, vittima del proprio orgoglio.
  11. Persino se ShivaVishnu o lo stesso Brahma nato dal loto ti istruiscano in spiritualità, fino a che non ti libererai completamente dai pensieri, non potrai percepire e conoscere il tuo Sé.

 

Capitolo XVII ~ Il Vero Conoscitore

  1. Ashtavakra disse:
    Colui che che ha acquisito una pura percezione del mondo attraverso i suoi sensi al punto da gioire anche nella solitudine, allora ha raggiunto la conoscenza dello yoga e ha colto i frutti della saggezza spirituale.
  2. Il conoscitore della Verità non è mai sconvolto dal mondo, perché egli trova completezza nella stessa creazione divina dell’universo.
  3. Come le foglie amare dell’albero di Neem non sono apprezzate dall’elefante che ha già gustato quelle dolci di Sallaki, così gli oggetti sensibili non soddisfano colui che si diletta del proprio Sé.
  4. Raro è nel mondo colui che non è attaccato a passate esperienza piacevoli o non desidera di fare nuove esperienze.
  5. Coloro che desiderano esperienza del mondo e coloro che ne desiderano la liberazione sono entrambi comuni.
    Ma rara è la grande anima che non aspira né ai piaceri né alla liberazione.
  6. Invero, colui che ha successo nel controllo dei suoi pensieri e della sua attenzione, non ha attrazione né avversione per il successo nel dharma, nella prosperità, nel corpo, nella liberazione spirituale, o per la vita e nemmeno per la morte.
  7. Il saggio non desidera la dissoluzione del mondo illusorio e nemmeno prova avversione per la sua esistenza, ma riesce a vivere felice cogliendo ispirazione da ciò che da esso viene spontaneamente.
  8. Trovando soddisfazione nella guida del proprio Sé e verificando che il pensiero porta verso l’errore, il saggio riesce a essere contento qualsiasi cosa veda, senta, tocchi, odori e mangi.
  9. Non esiste attaccamento o non-attaccamento per colui il cui oceano del mondo si è prosciugato.
    Il suo sguardo è assente, i suoi sensi immobili, le sue azioni senza propositi.
  10. Lo stato sottile della persona spiritualmente illuminata è sorprendente dovunque: non è sveglia, né dorme, non apre o chiude i suoi occhi.
  11. Dovunque, lo si vede rilassato nella profonda musica della meditazione, perché la sua mente è liberata da ogni desiderio e il suo cuore è puro.
  12. Nel vedere, sentire, toccare, odorare, mangiare, prendere, parlare, camminare, il saggio non esercita nessuno sforzo, perché non è attratto o avverso da nessuna di queste attività.
    Egli è sempre veramente rilassato.
  13. L’anima realizzata non giudica o elogia, non prende o da, non gode o si arrabbia: egli è sempre libero e rilassato.
  14. Sia in presenza di una donna appassionata o al bussare della morte, la grande anima rimane disinvolta e rilassata.
    Egli è veramente libero.
  15. Il saggio non percepisce differenza fra felicità e miseria, un uomo e una donna, l’avversità e il successo.
    Ogni cosa è vista allo stesso modo.
  16. Non c’è violenza né pietà, né arroganza né umiltà, né ansietà né meraviglia, per colui che confida nel suo Sé interiore e nella sua vita Spirituale e che ha spodestato il dominio della vita mondana.
  17. Nello stato di liberazione, uno non evita l’esperienza mondana ma nemmeno la brama.
    Egli gioisce di ciò che viene e ciò che non viene.
  18. Nello stato di silenzio mentale uno non ha percezione di essere in profonda meditazione o non esserlo, dell’essere positivo o non esserlo, ma semplicemente riposa in quello stato di pace assoluta.
  19. Colui che sa che IO e MIO sono prodotti dalla mente e quindi non esistono, persino quando agisce seguendo il proprio destino, non è coinvolto nelle sue azioni.
  20. La mente di un saggio è libera da ogni illusione, da uno stato sognante, dal torpore e da ogni pensiero distorto; la mente illuminata dallo Spirito raggiunge uno stato oltre ogni descrizione.

 

Capitolo XVIII ~ La Pace

1.     Ashtavakra disse:
  1. Loda Colui che è Beatitudine stessa, che è per natura serenità e luce, e che nel conoscerLo rivela il mondo essere solo un sogno.
  2. Uno può gioire degli abbondanti piaceri del mondo, ma non sarà mai felice fino a che non li avrà abbandonati.
  3. Come può uno il cuore è stato bruciato dal sole del dispiacere dei mancati doveri, essere felice e godere della pioggerella della beata quiete?
  4. Questo mondo non è altro che immaginazione. In Realtà è niente. Uno che vede la vera natura dell’esistenza e della non-esistenza non cessa mai d’esistere.
  5. Il Sé – che è assoluto, spontaneo, immortale, immacolato – è senza limiti e non distante da te. Tu sei Esso per sempre.
  6. Per coloro la cui visione diventa limpida, l’illusione si dissolve e il Sé si rivela. Tutti i dispiaceri sono dissolti all’istante.
  7. Tutto quello che si vede è immaginazione; conoscendo il Sè come eternamente libero, il saggio vive come un bambino.
  8. Sapendo il Sé essere Assoluto, sapendo che esistenza e non esistenza sono solo frutto dell’immaginazione, cosa c’è per chi è senza desideri da imparare, da dire o da fare?
  9. Sapendo per derto che tutto è Sé, il saggio non ha traccia di pensieri del tipo “Io sono questo” o “Io non sono quello”.
  10. Lo yogi che trova la quiete non è né distratto né concentrato. Non conosce né piacere né pena. L’ignoranza è dispersa, egli è libero di conoscere.
  11. Paradiso o povertà, guadagno o perdita, vita sociale o solitudine, per lo yogi libero dai condizionamenti non fa differenza.
  12. Merito religioso, piacere dei sensi, prosperità terrena, discriminazione tra questo e quello – tutto ciò non ha senso per lo yogi libero dagli opposti come “Io faccio questo” e “Io non faccio quello”.
  13. Lo yogi che è liberato mentre vive non ha doveri in questo mondo, nessun attaccamento nel suo cuore. La sua vita procede senza il suo intevento.
  14. Per la grande anima che si trova oltre il desiderio, dov’è l’illusione? Dov’è l’universo? Dov’è la meditazione su Quello? Dov’è la liberazione da loro?
  15. Colui che vede il mondo può provare a rinunciarvi. Ma che può fare colui che è senza desideri? Egli vede che non c’è niente da vedere.
  16. Colui che ha visto il Supremo Brahma pensa “Io sono Brahma”. Ma colui che ha trasceso il pensiero, che cosa può pensare? Egli non conosce nient’altro che il Sé.
  17. Egli raggiunge un controllo di sé che gli permette di vedere la propria distrazione. Ma la grande anima non è proprio distratta; non ha niente da raggiungere, non ha niente da fare.
  18. L’uomo di Conoscenza può vivere come un uomo ordinario, ma non lo è. Egli vede che non è né concentrato né distratto, e non trova alcun difetto in sé stesso.
  19. Colui che è oltre l’esistenza e la non-esistenza – che è saggio, soddisfatto, libero dal desiderio – non fa niente, pure se il mondo lo vedesse in azione.
  20. Il saggio non è preoccupato dall’azione o l’inattività. Egli vive felicemente, facendo qualsiasi cosa necessiti esser fatta al momento.
  21. Come una foglia nel vento, il liberato non è legato dalla vita – senza desiderio, indipendente, libero.
  22. Per colui che ha trasceso il mondo, non c’è gioia né dispiacere. Con mente tranquilla, egli vive come se non avesse un corpo.
  23. Uno che conosce il Sé, la cui mente è serena e senza macchia, non desidera di rnuncuare a nulla, e nemmeno sente la mancanza di ciò che non ha.
  24. Con la sua mente in uno stato naturale di silenzio, il saggio non conosce onore o disonore. Egli fa quello che è da esser fatto.
  25. Uno che agisce sapendo “Questo è fatto dal corpo, non da Me, puro Sé”, invero non fa nulla – non importa quanto sia impegnativa la sua attività.
  26. Il liberato agisce senza dichiarare di star aggendo, ma non è uno sciocco. E’ felice e beato persino nel samsara.
  27. Avendone avuto abbastanza della continua travagliante attività della mente, il saggio trova riposo. Egli né pensa, né sa, né sente, né vede.
  28. Oltre la quiete, oltre la distrazione, la grande anima non pensa niente della liberazione p del legame. Avendo visto che l’universo è vuoto, anche se sembra esistere, egli è Dio.
  29. Chi si sente responsabile di tutto, sta sempre in attività anche quando il corpo riposa; il senso che è libero del senso di responsabilità, è come se non facesse nulla anche se il corpo è in azione.
  30. La mente del liberato non è né tormentata né compiaciuta. E’ inattiva, senza agitazione, senza desideri e libera dal dubbio.
  31. Il liberato non si sforza per meditare o agire. Azione e meditazione giusto avvengono.
  32. Sentendo la Verità ultima, l’uomo ottuso è sconcertato. L’uomo saggio udendo la Verità si ritira in sé e appare ottuso.
  33. L’ignorante pratica la concetrazione e si sforza di non pensare. Il saggio, come se in un sonno profondo, non fa niente.
  34. L’ignorante non trova pace sia nello sforzarsi che nel non-sforzarsi. Il saggio trova in sé semplicemente nel conoscere la Verità.
  35. Sebben siano per natura il solo Sé, pura intelligenza, amore e perfezione, le persone mondane non vedranno questo attraverso meditazione e pratica.
  36. L’uomo ignorante non sarà mai liberato dalle sue pratiche ripetitive. Beato è chi dalla semplice comprensione, entra nella libertà senza tempo.
  37. Poiché desidera conoscere Dio, l’ignorante non puoi mai diventarLo. L’uomo saggio gioisce del Supremo perchè è libero dal desiderio.
  38. Incapace di rimanere saldo e tenace per la salvezza, l’ignorante continua a perdersi nell’illusione del mondo. Vedendo il mondo come la fonte di ogni miseria, il saggio se ne libera alla radice.
  39. Lo sciocco pensa che la pace viene controllando la mente; non la otterrà mai. ll saggio conosce la Verità ed è quiete stessa.
  40. Per colui che pensa che la conoscenza sia cose e idee, come potrebbe esserci la conoscenza del Sé? Il saggio non vede le cose separate – solo il Sé eterno.
  41. Lo sciocco prova a controllare la mente con la mente. Il saggio si diletta nel Sé solo: non c’è mente da controllare!
  42. Alcuni credono nell’esistenza; altri credono che niente esista. Raro è colui che non crede in niente e non è mai confuso.
  43. Deboli intellettuali possono credere che il Sé sia Uno senza altro (nella non-dualità). Ma essendo intrappolati nell’illusione essi non conoscono effettivamente il Sé, così rimangono inappagati tutta la vita.
  44. La mente di chi cerca la liberazione dipende dalle cose per via della percezione; ma la mente del liberato, che è sempre libero dal desiderio, non percepisce niente.
  45. Gli uomini timorosi temono le esperienze sensorie proprio come fossero delle tigri. Essi cercano rifugio nelle grotte e provano a non pensare al mondo.
  46. Le esperienze sensorie sono come elefanti che, nell’incontrare un uomo senza desideri, lo vedono come un leone. Essi immediatamente girano i tacchi o, se incapaci di scappare, lo compiacciono servendolo.
  47. Un uomo senza dubbi, che conosce il Sé, non ha bisogno di pratica o liberazione. Vedendo, udendo, toccando, odorando, mangiando – egli vive come viene, felicemente.
  48. Uno la cui mente è svuotata e priva di conflitti dal semplice udire la Verità, non vede niente da fare, niente da evitare, niente che gli provochi indifferenza.
  49. Il saggio fa qualsiasi cosa appaia esser fatta senza pensare al male o al bene. Le sue azioni sono quelle di un bambino.
  50. Dipendendo da nulla, uno trova felicità. Dipendendo da nulla, uno ottiene il Supremo. Dipendendo da nulla, uno passa attraverso la tranquillità al Sè Unico.
  51. Quando uno realizza che non è né l’attore nè lo spettatore, l’agitazione mentale è placata.
  52. Le azioni del saggio, libere da falsità e motivazioni, brillano come chiara luce. Non così accade a quelle dell’illuso ricercatore che mostra un comportamento pacifico quando in realtà è ancora fermamente attaccato ad esse.
  53. Slegato, svincolato dalle proiezioni della mente, i saggi sono liberi di giocare e gioire, oppure di ritirarsi in un rifugio in montagna.
  54. Sia onorando un erudito spirituale, un dio, o un sacro tempio; sia vedendo una donna piacente, un re, un beneamato amico – in ogni occasione il cuore del saggio rimane imperturbato.
  55. Sebbene i suoi servi, figli, mogli, figlie, nipoti e tutti i suoi parenti lo deridano o lo disprezzino, lo yogi rimane imperterrito.
  56. Sebbene compiaciuto non prova piacere; sebbene addolorato non prova sofferenza. Questo meraviglioso stato è compreso solo da coloro che sono come lui.
  57. Il credere nel dovere crea un mondo relativo affinché si attui. Il saggio che sa di essere il Sé senza forma, eterno, onnipervadente, immacolato, trascende il dovere e il mondo.
  58. Persino quando non fa nulla, l’ottuso è ansioso e distratto. Persino nel mezzo di una grande azione, il saggio rimane tranquillo.
  59. Persino nella vita pratica, il saggio rimane felice. Felice di sedere, felice di dormire, felice di muoversi, felice di parlare, felice di mangiare, ecc.
  60. Poiché conosce il Sé, il saggio non è disturbato dalla vita pratica. Egli è profondo e fermo, come un vasto lago. Non è come le persone comuni, i suoi dispiaceri sono svaniti.
  61. Per l’illuso persino il riposo è attività. Per il saggio, persino l’azione porta il frutto della quiete.
  62. Il deluso è spesso avverso alle cose della vita. Per uno che non ha pensiero per il corpo, attaccamento e avversione non hanno senso.
  63. La mente illusa è presa nel pensare e nel non pensare. La mente del saggio non è presa dai pensieri, perché pensa solo ciò che è appropriato.
  64. Il saggio non vede nulla essere fatto sebbene sia realizzato con le sue mani. Come un bambino è puro e agisce senza motivo.
  65. Beato è colui invero che conosce il Sé. Sebbene veda, tocchi, odori, mangi, non desidera mai e non cambia.
  66. Per uno che è vuoto e immutabile, dov’è il mondo e la sua immaginazione? Dov’è lo scopo? E dov’è il senso di esso?
  67. Glorioso invero è colui che, libero dal desiderio, incarna la Beatitudine stessa. Egli è diventato assorbito nel Sé.
  68. In breve, la grande anima che ha realizzato la Verità è libera dal desiderio, dal piacere e dalla liberazione. In tutto lo spazioe e il tempo non è attaccato a nulla.
  69. Che cosa rimane per Uno che è Consapevolezza stessa, che vede la non-esistenza di un mondo creato dal nero pensiero di un nome?
  70. La pace è naturale per uno che sa per certo che niente esiste, che vede le apparenze essere illusioni, a cui l’inesprimibile è apparente.
  71. Regole di condotta, distacco, rinuncia, ascetismo – che cosa sono queste cose per colui che vede l’irrealtà delle cose, che è la Luce della Consapevolezza?
  72. Come può esserci gioia o dispiacere, legame o liberazione, per uno che percepisce la non-esistenza e illumina l’infinito?
  73. Fino al momento della Realizzazione del Sé, l’illusione prevale. Il saggio vive senza i pensieri di “Io” e “Mio”. La sua connessione con l’illusione è spezzata.
  74. Che cos’è la conoscenza? Che cos’è l’universo? Che cosa sono i pensieri come “Io sono il corpo” o “il corpo è mio”? Il saggio è immortale e privo di dispiacere. Egli è solo Sé.
  75. Quando un uomo debole abbandona la meditazione cade preda dei capricci e dei desideri.
  76. Persino ascoltando la Verità, l’uomo dall’intelletto ottuso rimane aggrappato all’illusione. Attraverso sforzo e repressione egli potrebbe apparire esteriormente composto, ma interiormente brama il mondo.
  77. Sebbene gli altri lo vedano lavorare, il saggio non fa nulla. La conoscenza ha bandito lo sforzo. Egli non trova alcun motivo per fare o parlare.
  78. Il saggio è senza paura e inattaccabile. Non oscurità, non luce, niente da perdere. Niente.
  79. Pazienza, discriminazione, persino l’audacia – a che servono queste cose ad uno yogi? La sua natura non può essere descritta. Egli non è una persona.
  80. Non paradiso, non inferno, non liberazione per la vita; in breve, la Consapevolezza è Vuoto. Che altro può essere detto?
  81. Il saggio né brama per la soddisfazione, né si agita su qualche altro non-raggiungimento. La sua mente è fresca e traboccante di dolcezza.
  82. Distaccato dal desiderio, il saggio né elogia la pace né incolpa il malvagio. Egualmente contento in felicità e in miseria, egli non cambiarebbe una cosa.
  83. Il saggio non rigetta il mondo né desidera il Sé. E’ libero dalla gioia e dal dispiacere. Egli non vive e non può morire.
  84. Il saggio vive senza speranza. Non ha attaccamento ai suoi figli, moglie o chiunque altro. Il piacere non significa nulla per lui. La sua vita è gloriosa.
  85. Il saggio vaga come gli viene e vive di quello che arriva. Contentezza sempre dimora nel suo cuore. E quando il sole tramonta, egli riposa dove si trova.
  86. Radicato nell’Essere, nessun pensiero rivolto verso l’essere nato o rinato, la grande anima è indifferente alla morte o alla nascita del suo corpo.
  87. Il saggio sta da solo, curandosi di nulla, privo di possedimenti. Va dove vuole, non ostacolato dagli opposti, i suoi dubbi fatti a pezzi. Egli è davvero beato.
  88. Il saggio non hai il senso del “mio”. Per lui terra, sassi e oro sono la stessa cosa. I nodi del suo cuore sono sbrogliati. Egli non conosce né ignoranza né dispiacere; è eccellente in ogni modo.
  89. L’anima liberata non ha desiderio nel suo cuore. E’ contento e indifferente. Non ha equali.
  90. Solo uno libero dal desiderio sa senza conoscere, vede senza vedere, parla senza parlare.
  91. Couli che è senza desiderio eccelle, sia che sia un re o un mendicante. Egli non vede più bene o male.
  92. Che cosa è lussuria o contenimento, o il desiderio per la Verità per lo yogi che ha raggiunto l’obiettivo della vita, e che incarna virtù e sincerità?
  93. L’esperienza di uno che è libero dal desiderio e dalla sofferenza, che è contento e riposa nel Sé – come può essere descritto e da chi?
  94. Lo stato del saggio non cambia mai. Dormendo profondamente, egli non dorme. Perdendosi in fantasticherie, egli non sta sognando. Gli occhi sono aperti, egli non è sveglio.
  95. L’uomo di Conoscenza sembra pensare, ma non ha pensieri. Sembra avere percezioni, ma non fa esperienza. Sembra avere intelligenza, ma ha la mente vuota. Appare essere una persona, ma non lo è.
  96. L’uomo di Conoscenza non è né felice né miserabile, né distaccato né attaccato, né liberato né alla ricerca della liberazione. Non è né questo né quello.
  97. Anche quando è distratto il beato è tranquillo. In meditazione, non medita. Nell’ignoranza, rimane trasparente. Sebbene istruito, non sa niente.
  98. Il liberato, che dimora incondizionatamente nel Sé, che è libero dal concetto di azione e dovere, che è sempre e dovunque lo stesso, è senza desideri. Non si preoccupa di quello che ha fatto o non ha fatto.
  99. Il saggio non è né compiaciuto dalle lodi, né infastidito dal biasimo. Non è attaccato alla vita e non teme la morte.
  100. Uno dalla mente tranquilla né cerca le folle e nemmeno il deserto. Egli è lo stesso dovunque vada.

 

Capitolo XIX ~ Riposa nel Sé

1.     Janaka disse:
  1. Con le pinze della Verità ho afferrato la spina del pensare dal più intimo antro del mio cuore.
  2. Dov’è la meditazione, il piacere, la prosperità e la discriminazione? Dov’è la dualità? Dov’è persino l’Unità? Io dimoro nella Gloria del Sé.
  3. Dov’è il passato e il futuro e persino il presente? Dov’è lo spazio, o persino l’eternità? Io dimoro nella Gloria del Sé.
  4. Dov’è il Sè? Dov’è il non-Sé? Dov’è il bene e il male, la confusione e la chiarezza? Io dimoro nella Gloria del Sé.
  5. Dov’è il dormire, il sognare, lo svegliarsi, o persino il quarto stato? Dov’è la paura? Io dimoro nella Gloria del Sé.
  6. Dov’è vicino o lontano, fuori o dentro, grossolano o sottile? Io dimoro nella Gloria del Sé.
  7. Dov’è la vita e la morte? Dov’è il mondo e le relazioni terrene? Dov’è la distrazione e la quiete? Io dimoro nella Gloria del Sé.
  8. Non c’è bisogno di parlare dei tre fini della vita. Parlare di yoga è inutile. Anche parlare della Verità è irrilevante. Io riposo nel Sé soltanto.

 

Capitolo XX ~ Liberazione nella vita

1.     Janaka disse:

  1. Dove sono gli elementi, il corpo, gli organi, la mente? Dove è il vuoto? Dov’è la disperazione? La mia natura è trasparente chiarezza.
  2. Dove sono le scritture? Dov’è la Conoscenza del Sé? Dov’è la non-mente? Dov’è la contentezza e la liberazione dal desiderio? Io sono privo della dualità.
  3. Dov’è Conoscenza e ignoranza? Dov’è “io”? Dov’è “questo”? Dov’è “mio”? Dov’è il legame e la liberazione? Il Sé non ha attributi.
  4. Dov’è la fioritura del karma? Dov’è la liberazione-nella-vita, o persino la liberazione alla morte? C’è solo Uno.
  5. Dov’è colui che agisce e colui che gode? Dov’è l’origine e la fine del pensiero? Dov’è la conoscenza diretta o riflessa? Non c’è alcuna persona qui.
  6. Dov’è il mondo? Dov’è il ricercatore della liberazione? Dov’è il contemplativo? Dov’è l’uomo di Conoscenza? Dov’è l’anima nel vincolo? Dov’è l’anima liberata? La mia natura è Unità.
  7. Dove sono la creazione e la distruzione? Dove è il fine e i mezzi? Dov’è il ricercatore? Dov’è il raggiungimento? Io sono Uno.
  8. Dov’è il conoscitore? Dov’è il conoscere? Dov’è il conosciuto o la conoscenza stessa? Dov’è qualunque cosa? Dov’è in niente? Io sono pura Consapevolezza.
  9. Dov’è la distrazione, la concentrazione, la conoscenza o la l’illusione? Dov’è la gioia o il dispiacere? Io sono Quiete.
  10. Dov’è il relativo? Dov’è il trascendente? Dov’è la felicità e la miseria? Io sono privo di pensieri.
  11. Dov’è l’illusione? Dov’è l’esistenza? Dov’è l’attaccamento o il non-attaccamento? Dov’è la persona? Dov’è Dio? Io sono Consapevolezza.
  12. Dov’è attività o inattività? Dov’è liberazione o legame? Io sono senza tempo, indivisibile. Io sono Sé soltanto.
  13. Dove sono i priincipi e le scritture? Dov’è il discepolo o il maestro? Dov’è la ragione per la vita? Io sono senza limiti, Assoluto.
  14. Dov’è l’esistenza o la non-esistenza? Dov’è l’Unità o la dualità? Niente emana da me. Niente più può esser detto.


L’Ashtavakra Gita, anche nota come Ashtavakra Samhita, o canto di Ashtavakra è un antico testo che riporta il dialogo tra il giovane Maestro Ashtavakra e il Re Janaka di Mithila, orientativamente vissuti nel 5000 AC.
Questo dialogo mostra una tipica conversazione che avveniva tra i maestri della scuola di Advaita Vedanta (Advaita significa “non-dualismo”). Prima di proseguire con la lettura, consiglio al lettore a digiuno sulla tradizione filosofica orientale di leggere l’articolo introduttivo La teoria dell’evoluzione spirituale nella tradizione orientale .

Com’è noto, Yoga significa unione, unione col il Tutto. Parlare di unione con il Tutto sottointende necessariamente che non esiste una reale separazione da esso: la separazione è solo un’illusione creata dalla mente. Le onde dei nostri desideri e quindi dei nostri pensieri, vanno a intorpidire il calmo e immenso oceano del nostro Sé, creando nelle loro increspature mondi fittizzi in cui noi ci identifichiamo. Ma una volta che le onde svaniscono, finalmente riusciamo a percepire il vasto e profondo oceano del nostro Sé individuale (Atma o Jivatma), che in verità non si distingue dal Sé universale (Brahman o Paramatma).

In altre parole: Tutto è Uno.
Accennato il principio del non-dualismo, si può notare che nello Yoga e nell’Advaita Vedanta vengono seguiti due approcci diversi, ma ugualmente validi, in quanto mirano allo stesso fine: la Realizzazione del Sé.

Nell’Advaita Vedanta, non vengono dati suggerimenti per l’auto-miglioramento o per risolvere problematiche di vita quotidiana, non si parla né di Kundalini né di chakra o di sistema sottile; tutto ciò viene semplicemente trasceso, passando direttamente ad esaltare il valore della Realizzazione del Sé e della connessione del Sé con il Tutto.
Per cui, questo testo più che un trattato sullo yoga è un’elegia dello stato ultimo dello yogi e in certi punti raggiunge livelli poetici molto elevati, che purtroppo si perdono un po’ con la traduzione che prevede la spiegazione di elementi non direttamente espressi da una lingua così diversa dal sanscrito: per tradurre una parola sanscrita a volte sono necessarie espressioni complesse nella nostra lingua che non sempre sono sufficienti a descriverne pienamente il senso.



* Tratto dal sito: http://www.sahajayogabenessere.com

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