"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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mercoledì 4 gennaio 2017

Ibn Tufayl, Hayy ibn Yaqzan (Il Vivente figlio del Vigilante) - 4/7

Ibn Tufayl
Hayy ibn Yaqzan (Il Vivente figlio del Vigilante)

4/7

Dai ventuno ai ventotto anni
In seguito, cominciò a dedicarsi ad altre ricerche: esaminò tutti i corpi che erano nel mondo della generazione e della corruzione gli animali secondo le loro differenti specie, i vegetali, i minerali, e le specie della pietra, della terra, dell'acqua, del vapore, della neve, della grandine, del fumo, del ghiaccio, della fiamma e della brace.
Vide che avevano molte caratteristiche e svariati comportamenti, e moti analoghi e diversi. S’immerse nello studio di questo, considerando attentamente il problema.
Vide che essi erano simili in alcune proprietà e differivano in altre, e che per ciò in cui erano simili erano una cosa sola, mentre per ciò in cui differivano erano diversi e molteplici. Talvolta vedeva le proprietà specifiche delle cose e ciò per cui si distinguevano le une dalle altre, e ai suoi occhi la molteplicità che ne risultava diventava troppo grande perché egli la potesse abbracciare con la mente, e ciò che trovava gli si disperdeva in modo che non riusciva a metterci ordine. Vedeva molteplice anche se stesso, poiché esaminava i suoi diversi organi, e ognuno di essi era distinto dagli altri per una funzione ed una caratteristica che gli era propria. E se esaminava ognuno degli organi, vedeva che poteva essere suddiviso in moltissime parti e giudicava se stesso molteplice, e così ugualmente ogni cosa. Ma poi, se tornava a considerare ancora in un secondo modo, vedeva che i suoi organi, anche se erano molti, erano tutti interdipendenti l'uno dall'altro, non erano affatto separati, ed erano come una cosa sola, e non differivano se non nella diversità delle loro funzioni, e che quella diversità derivava soltanto da ciò che giungeva loro della forza del soffio animale, che egli aveva in precedenza conosciuto, e che quel soffio dentro di lui era uno, e così anche la realtà del suo essere, e tutti gli organi erano come gli arnesi. In questo modo nei suoi pensieri il suo essere diveniva una cosa sola. Poi si volgeva a tutte le specie degli animali, e vedeva che ogni individuo di esse, da questo punto di vista, era una cosa sola. Poi osservava una specie di essi, come le gazzelle, i cavalli, gli asini e le specie degli uccelli, una per una. E vedeva che gli individui di ogni specie assomigliavano gli uni agli altri negli organi esterni ed interni, nelle percezioni, nei movimenti e nelle inclinazioni. E non vedeva tra loro una diversità se non in cose trascurabili rispetto a tutte le cose in cui erano simili. Giudicava che il soffio [spirito], per tutta quella specie, fosse uno solo, e che non differisse se non per il fatto che era diviso in molti cuori, e che se fosse stato possibile riunire tutto ciò che di lui era diviso in quei cuori e metterlo in un unico recipiente, esso nella sua totalità sarebbe stato una cosa sola, come una sola massa di acqua o di vino, che sia suddivisa in molti recipienti e in seguito venga riunita: essa, divisa o unita, è una cosa sola, anche se in qualche modo le accade di divenire molteplice. E vedeva tutta la specie, da questo punto di vista, come una cosa sola, e considerava la molteplicità dei suoi individui, come la molteplicità degli organi del singolo individuo, che non era in realtà una molteplicità. Poi, richiamando alla mente le specie di tutti gli animali e riflettendoci sopra, vedeva che esse erano simili in quanto percepivano, si nutrivano, si muovevano intenzionalmente in qualsiasi direzione volessero.
Si era accorto che queste funzioni erano le funzioni più proprie dello spirito animale, e che tutte le cose in cui differivano, al di là di questa somiglianza, non erano molto specifiche dello spirito animale. Attraverso questa riflessione gli apparve chiaro che lo spirito animale per tutto il genere degli animali in realtà era uno, e che in esso c'era una differenza insignificante per cui una specie si distingueva dall'altra, come una sola massa d'acqua divisa in molti recipienti, di cui una parte è più fredda dell'altra, ma essa, nella sua origine, è una sola. E tutto ciò che era in uno stesso grado di freschezza era come il manifestarsi particolare di quello spirito animale in una sola specie. Ma oltre a ciò, come tutta quell'acqua era una cosa sola, così anche lo spirito animale era uno solo, e in qualche modo gli accadeva di divenire molteplice. E vedeva tutto il genere degli animali, da questo punto di vista, come una cosa sola.
Poi prendeva in considerazione le diverse specie dei vegetali, e vedeva che gli individui di ogni specie si assomigliavano tra loro nei rami, nelle foglie, nei fiori, nei frutti, nelle funzioni. Li paragonava agli animali, e si accorgeva che essi avevano tutti in comune una cosa sola, che era per loro come lo spirito animale, e che essi, quanto a questo, erano una cosa sola. Così esaminava tutto il genere delle piante, e giudicava della sua unità, per la somiglianza che vedeva [in tutte le specie] nelle funzioni della nutrizione e della crescita.
Poi riuniva nel suo pensiero il genere degli animali e il genere dei vegetali, e li vedeva insieme, simili nel fatto che si nutrivano e si accrescevano. Sennonché gli animali erano superiori alle piante grazie al tatto, alla percezione e al movimento. Spesso tuttavia appariva nei vegetali qualcosa di simile a questo, come il volgersi dei loro fiori in direzione del sole, e il muoversi delle loro radici in direzione del cibo, e così via. Gli apparve chiaro attraverso questa riflessione che i vegetali e gli animali erano una cosa sola, poiché una cosa sola era comune ad entrambi, ed essa negli animali era più completa e perfetta, mentre nelle piante la ostacolava un impedimento. E che questa cosa era come una sola massa d'acqua divisa in due parti, di cui una è immobile e l'altra corrente, ed ai suoi occhi i vegetali e gli animali divenivano una cosa sola.
Poi esaminava i corpi che non percepivano, non si nutrivano e non si accrescevano, come la pietra, la terra, l'acqua, l'aria e la fiamma, e vedeva che essi erano corpi che avevano una determinata lunghezza, larghezza, profondità, e che non differivano se non per il fatto che alcuni erano colorati, e altri no, e alcuni erano caldi, e altri freddi, e altre differenze di questo tipo. E vedeva che quello di essi che era caldo diveniva freddo, e quello che era freddo diveniva caldo. Vedeva che l'acqua diveniva vapore, e il vapore acqua, e che le cose che bruciavano divenivano brace e cenere, fiamma e fumo, e che se il fumo, nel suo innalzarsi, aderiva alla volta di una caverna, si condensava su di essa e diveniva come tutte le cose terrestri. E attraverso questa riflessione gli appariva chiaro che tutte queste cose erano in realtà una cosa sola, anche se in generale ineriva ad esse la molteplicità. E ciò analogamente alla molteplicità che ineriva agli animali e alle piante.
Esaminava poi ciò che rendeva una cosa sola ai suoi occhi i vegetali e gli animali, e vedeva che era un corpo simile a questi corpi, che aveva una lunghezza, una larghezza e una profondità, che era sia caldo sia freddo, come uno di questi corpi che non percepivano e non si nutrivano, e differiva da essi soltanto per le funzioni che si manifestavano per opera sua negli organi degli animali e dei vegetali, che erano come gli arnesi. Non c'era altra differenza. Forse quelle funzioni non erano proprie della sua essenza, ma gli si comunicavano provenienti da un'altra cosa, e, se si fossero comunicate anche a questi corpi, questi sarebbero stati simili ad esso. Lo considerava, nella sua essenza, privo di queste funzioni che apparivano a prima vista provenienti da lui, e vedeva che non era che uno di questi corpi. E gli appariva chiaro attraverso questa riflessione che tutti i corpi erano una cosa sola: quelli animati e quelli inanimati, quelli dotati di movimento e quelli immobili. Sennonché vedeva che alcuni di essi producevano funzioni in organi, e non sapeva se queste funzioni fossero proprie della loro essenza o si comunicassero loro provenienti da qualche altra cosa. In questa fase non vedeva niente che non fossero i corpi; e con questo modo di procedere vedeva come una cosa sola tutto ciò di cui scopriva l'esistenza, mentre a prima vista vedeva ciò che esisteva come una molteplicità illimitata e infinita. Rimase per qualche tempo in questa convinzione.
Poi considerò attentamente tutti i corpi, animati e inanimati, che a volte gli apparivano come una cosa sola e a volte come una molteplicità senza fine. E vide che ognuno di essi non mancava di una di queste due tendenze o si muoveva verso l'alto, come il fumo, la fiamma e l'aria se veniva a trovarsi sotto l'acqua, oppure si muoveva in direzione opposta, cioè verso il basso, come l'acqua, le parti della terra e le parti degli animali e dei vegetali; ognuno di questi corpi non era privo di uno di questi due movimenti, e non si arrestava a meno che un impedimento lo ostacolasse nel suo cammino, così come la pietra che cade incontra una superficie terrestre che non le è possibile penetrare, ma se ciò le fosse stato possibile, non avrebbe, evidentemente, rinunciato al suo movimento.
Per questo, se tu la sollevi verso l'alto, trovi che ti opprime con la sua inclinazione verso il basso, cercando di scendere, e così il fumo che si innalza non rinuncia al suo moto ascensionale, a meno che incontri una volta solida che lo trattenga; si piega poi a destra e a sinistra, e poi ecco che si libera di quella volta, e irrompe nell'aria e si innalza, poiché l'aria non può arrestarlo. E vedeva l'aria che, se si riempie con essa un otre di pelle e si chiude con lacci e poi si immerge sotto l'acqua, cerca di salire e contrasta chi la trattiene sotto l'acqua, e non cessa di fare questo finché non giunge al luogo dell'aria, uscendo da sotto l'acqua. Allora si ferma, e si allontanano da essa quella resistenza e quella tensione verso l'alto che da essa emanavano prima. Esaminò se potesse trovare un corpo che fosse in un tempo qualsiasi privo di questi due movimenti o dell'inclinazione ad uno di essi, ma non lo trovò tra i corpi che poteva esaminare; allora lo cercò avidamente poiché desiderava trovarlo e vedere la natura del corpo in quanto corpo, senza che gli fosse unita nessuna di quelle proprietà che causavano il prodursi della molteplicità.
Quando fu stanco di questa ricerca ed ebbe preso in considerazione i corpi che avevano meno proprietà di tutti gli altri, giunse alla conclusione che essi non erano privi, in qualche modo, di una di quelle due proprietà che sono designate come "pesantezza" e "leggerezza". Considerò la pesantezza e la leggerezza: un corpo le possedeva in quanto corpo, oppure esse erano proprietà che si aggiungevano alla corporeità? Gli sembrò che esse fossero proprietà che si aggiungevano alla corporeità, perché se un corpo le avesse avute per il fatto di essere un corpo, non si sarebbe trovato nessun corpo che non le avesse entrambe. Ma noi troviamo che il corpo pesante non ha in sé la leggerezza, e il corpo leggero non ha in sé la pesantezza, ed essi sono senza dubbio due corpi, ognuno dei quali ha una proprietà che lo distingue dall'altro in aggiunta alla sua corporeità, e quella proprietà è ciò per cui ognuno dei due si differenzia dall'altro. Se quella proprietà non ci fosse, i due corpi sarebbero una cosa sola sotto ogni riguardo. Gli fu chiaro allora che l'essenza di ogni corpo pesante e leggero era composta di due proprietà: di cui una era ciò che essi avevano in comune, ed era la corporeità, e l'altra era ciò per cui l'essenza di uno dei due si distingueva dall'altro, ed era la pesantezza in uno di essi e la leggerezza nell'altro; cioè la proprietà che faceva muovere uno dei due verso l'alto e l'altro verso il basso.
Esaminò in questo modo tutti i corpi inanimati e animati, e vide che l'essenza di ognuno di questi due tipi di corpi era composta dalla corporeità e da un'altra cosa che si aggiungeva alla corporeità, e a volte era una cosa sola, a volte più di una. Gli apparvero così le forme dei corpi nella loro diversità, e questa fu la prima cosa che gli apparve del mondo spirituale: erano infatti forme che non era possibile cogliere con la percezione dei sensi, ma solo con la speculazione dell'intelletto.
Gli apparve tra l'altro che lo spirito animale che risiedeva nel cuore, di cui si è prima parlato, doveva necessariamente avere, in aggiunta alla sua corporeità, anche una proprietà in virtù della quale era in grado di compiere queste azioni singolari che gli erano proprie, come i vari tipi di percezioni, di capacità intellettive e di movimenti. Quella proprietà è la sua forma, la particolarità per cui si distingue da tutti gli altri corpi, e ad essa accennano i filosofi con il termine di anima animale. Così anche ciò che nelle piante occupa il posto del calore negli animali, ha una cosa sua propria, la sua particolarità, e ad essa accennano i filosofi con il termine di anima vegetale. Così pure tutti i corpi inanimati, cioè quelli che non sono nè animali nè piante, nel mondo della generazione e della corruzione, hanno una cosa che è loro propria, per cui ognuno di essi compie la funzione che gli è caratteristica, come i vari tipi di movimenti e le varie modalità delle loro percezioni. Quella cosa è la particolarità di ognuno di essi, e i filosofi vi accennano con il termine di natura.
Quando si fu convinto, attraverso questa speculazione, del fatto che l'essenza dello spirito animale, a cui aveva sempre aspirato, era composta della corporeità e di un'altra proprietà che si aggiungeva alla corporeità, e che questa corporeità era comune anche a tutti gli altri corpi, mentre l'altra proprietà ad essa associata esso la possedeva da solo, la corporeità divenne spregevole ai suoi occhi, e il suo pensiero si attaccò alla seconda proprietà, cioè l'anima. Desideroso di conoscerla, continuò a rifletterci sopra e cominciò ad osservare accuratamente tutti i corpi, non in quanto corpi, ma in quanto dotati di forme da cui erano inseparabili le qualità particolari per le quali si distinguevano l'uno dall'altro.
Seguì questo procedimento svolgendolo con ordine, e vide un insieme di corpi che avevano in comune una certa forma, da cui si originavano una o più funzioni. E vide che una parte di quell'insieme, sebbene avesse quella forma in comune con esso, aveva in aggiunta un'altra forma da cui si originavano alcune funzioni. E vide che una parte di quella parte che possedeva la prima e la seconda forma, aveva una terza forma da cui si originavano certe funzioni; ad esempio, tutti i corpi terrestri come la terra, la pietra, i metalli, le piante, gli animali e tutti i corpi pesanti, erano un solo insieme, che aveva in comune una sola forma da cui scaturiva il movimento verso il basso, a meno che un ostacolo impedisse loro di discendere. Quando, con la forza, erano fatti muovere verso l'alto e poi si lasciavano andare, si muovevano verso il basso in virtù della loro forma. Una parte di questo, insieme, cioè le piante e gli animali, che pure avevano in comune quella forma con l'insieme precedente, avevano in più un'altra forma da cui si originavano la nutrizione e la crescita. La nutrizione consisteva in questo: che colui che si nutriva reintegrava ciò che del suo corpo si era dissolto, trasformando in materia identica alla composizione del suo corpo una materia simile, con l'attirarla a sé. La crescita era il movimento nelle tre direzioni, effettuato in modo da conservare la proporzione dell'altezza, della larghezza e della profondità Queste due funzioni erano comuni alle piante e agli animali, ed entrambe senza dubbio scaturivano da una forma ad esse associata, che è quella cui si accenna con il termine di anima vegetale. Una parte di questa parte, propriamente gli animali, che aveva in comune con la parte precedente la prima e la seconda forma, aveva in aggiunta una terza forma da cui scaturivano le capacità di percepire con i sensi e di spostarsi da un luogo ad un altro. Vide anche che ogni specie di animali aveva una proprietà specifica per cui si distingueva dalle altre specie, e si differenziava da esse, individualizzandosi. Seppe che ciò le derivava da una forma sua particolare che si aggiungeva alla forma che essa e gli altri animali avevano in comune; così era ugualmente per ogni specie di piante. Gli apparve chiaro che, di alcuni corpi percepiti dai sensi che erano nel mondo della generazione e della corruzione, l'essenza era composta di molte proprietà che si aggiungevano alla corporeità, mentre di altri l'essenza era composta di un numero inferiore di proprietà, e scoprì che conoscere quelli che avevano meno proprietà era più facile che conoscere quelli che ne avevano di più. Cercò quindi di conoscere l'essenza della cosa che aveva meno proprietà di tutte le altre. Vide che l'essenza degli animali e delle piante era composta di molte proprietà, data la varietà delle loro funzioni, e decise di rimandare lo studio delle loro forme. Vide, analogamente, che alcune parti della terra erano più semplici di altre e si propose di studiare le più semplici tra quelle che poteva trovare. Vide pure che l'acqua era una cosa di costituzione semplice dato il piccolo numero di funzioni che scaturivano dalla sua forma. Così pure il fuoco e l'aria.
Era giunto in precedenza alla convinzione che questi quattro corpi si trasformavano l'uno nell'altro, che avevano in comune una sola cosa, la corporeità, e che quella cosa doveva essere priva delle proprietà per cui ognuno di questi si distingueva dall'altro. Non era possibile che si muovesse verso l'alto nè verso il basso, né che fosse calda nè che fosse umida o secca, poiché ognuna di queste qualità non era comune a tutti i corpi, e un corpo non la possedeva per il fatto di essere un corpo. Se fosse stato possibile trovare un corpo che non avesse una forma in aggiunta alla corporeità, esso non avrebbe avuto nessuna di queste qualità, e non avrebbe potuto avere altra qualità che quella che era comune a tutti i corpi dotati di forme diverse. Considerò se potesse trovare una qualità che fosse comune a tutti i corpi animati e inanimati, e trovò che l'unica cosa che tutti i corpi avevano in comune era il fatto che si estendevano tutti nelle tre direzioni, cui si accenna con i termini di altezza, larghezza, profondità. Seppe così che il corpo aveva questa proprietà in quanto corpo; ma non gli riuscì di percepire un corpo dotato di questa sola proprietà, in modo che non avesse nessuna proprietà oltre l'estendersi menzionato, e fosse insomma privo di tutte le forme. Meditò poi su questa estensione nelle tre direzioni: era la proprietà che definisce un corpo e non ce n'era un'altra, oppure non era così? Vide che dietro questa estensione c'era un'altra proprietà, che era ciò a cui si applicava questa estensione, che non poteva sussistere di per sé, come pure quella cosa che si estendeva non poteva sussistere senza l'estensione. Imparò questo dall'esame di alcuni di questi corpi percepibili dai sensi, dotati di forme, come l'argilla. Vide che se la si modellava ad esempio in modo da farne una sfera, aveva una altezza, una larghezza e una profondità di una certa entità. Se poi quella stessa sfera veniva presa e trasformata in un cubo o in una figura ovoidale, quell'altezza, quella larghezza e quella profondità cambiavano e assumevano nuove misure, diverse da quelle che aveva prima. L'argilla in se stessa era una sola e non si trasformava, ma non poteva fare a meno di un'altezza, larghezza, profondità, di qualunque grandezza esse fossero, e non poteva esserne priva; per il loro continuo variare nel. l'argilla gli apparve chiaro che esse erano una proprietà applicata ad essa, e per il fatto che essa non ne era mai assolutamente priva gli apparve chiaro che facevano parte della sua essenza. Gli apparve da queste considerazioni che il corpo era composto nell'essenza di due proprietà: una delle quali era come l'argilla nella sfera in questo esempio, e l'altra era come l'altezza, la larghezza e la profondità della sfera, del cubo, o di qualunque altra configurazione che l'argilla potesse assumere. Non poteva concepire un corpo che non fosse composto di queste due proprietà, ognuna delle quali non era separabile dall'altra. Quella che poteva cambiare e presentarsi successivamente sotto molti aspetti diversi - ed era l'estensione - corrispondeva alla forma che avevano tutti i corpi dotati di forme, quella che si presentava sempre in un solo stato corrispondeva alla corporeità che hanno tutti i corpi dotati di forme. Questa cosa che era come l'argilla in questo esempio, era ciò che i filosofi chiamano "materia prima", ed è assolutamente priva di ogni forma.
Quando la sua speculazione fu giunta a questo grado, e si fu staccato un poco dal sensibile, e si fu affacciato ai confini del mondo dell'intelletto, si senti intimorito, e desiderò rivolgersi alle cose del mondo sensibile che gli erano familiari. Allora si ritrasse un poco, e abbandonò lo studio del corpo in sé: infatti i sensi non potevano arrivare a questo concetto, nè erano in grado di comprenderlo.
Prese in considerazione i corpi più semplici percettibili ai sensi che avesse osservato, ed erano quei quattro corpi su cui si era fermata precedentemente la sua attenzione. Il primo che esaminò fu l'acqua, e vide che essa, se era lasciata nello stato che la sua forma comportava, appariva fredda al tatto e manifestava la tendenza a muoversi verso il basso. Se era riscaldata dal fuoco o dal calore del sole, in un primo tempo il freddo l'abbandonava, ma rimaneva in essa la tendenza a muoversi verso il basso. Se poi il riscaldamento diventava eccessivo, l'abbandonava la tendenza a muoversi verso il basso, e cominciava a cercare di salire verso l'alto: e l'abbandonavano così completamente le due qualità che sempre le derivavano dalla sua forma. Egli conosceva della sua forma solo queste due funzioni che si originavano da essa. Quando queste due funzioni l'abbandonavano, il concetto di forma diveniva vuoto, e la forma dell'acqua si allontanava da questo corpo, mentre apparivano in esso funzioni che gli derivavano da un'altra forma di cui erano proprie. Subentrava alla prima forma un'altra forma che prima non c'era e derivavano per essa al corpo delle funzioni che non gli spettavano quando era nella prima forma. Riconobbe necessariamente che ogni cosa che si produceva aveva bisogno di una causa attraverso questa riflessione, si delineò quindi in lui in modo assolutamente generale un Autore della forma. Esaminò le forme che aveva conosciuto in precedenza, forma per forma, e vide che esse erano tutte prodotte e che necessariamente dovevano avere una causa. Considerò poi le essenze delle forme, e vide che esse non erano niente di più che l'inclinazione del corpo a che si originasse da lui quella funzione, come l'acqua, che, se il calore diveniva eccessivo, era incline a muoversi verso l'alto ed era adatta a questo movimento. Questa inclinazione era la sua forma. Ed ecco, non c'era altro che un corpo e cose che di esso si potevano percepire con i sensi e che prima non c'erano, come le qualità e i movimenti, e un principio agente che le poneva in esistenza dopo che non erano. L'attitudine del corpo ad alcuni movimenti e non ad altri era la sua inclinazione e la sua forma. Per tutte le forme gli sembrò essere lo stesso, e gli apparve chiaro che le forme non possedevano in realtà le funzioni che scaturivano da esse, ma le possedeva una Causa che produceva per mezzo loro le funzioni ad esse relative. Questo concetto che gli si manifestò è contenuto nelle parole dell'Inviato di Dio - Dio preghi per lui e gli dia pace -: " Io sono l'orecchio con cui ode, e l'occhio con cui vede " e nel versetto esplicito del Libro Rivelato: " Non voi li avete uccisi, ma Dio li ha uccisi, e se hai colpito, non tu hai colpito, ma Dio ha colpito " Quando ebbe intuito vagamente qualcosa a proposito di questa Causa, lo prese un desiderio intenso di conoscerLa nei particolari, ma, dato che non si era ancora staccato dal mondo sensibile, si mise a cercare questa Causa tra le cose sensibili, né sapeva ancora se fosse una sola o fossero molte. Considerò tutti i corpi che erano intorno a lui, a cui aveva sempre rivolto la sua riflessione, e vide che tutti ora si generavano ora si corrompevano. E quelli che non erano soggetti alla corruzione nella loro interezza, erano soggetti alla corruzione nelle loro parti, come l'acqua e la terra: vide infatti che le loro parti erano corrotte dal fuoco. Ugualmente vide che l'aria era corrotta dal freddo intenso, così che diventava neve ed acqua. Così pure vide che di tutti i corpi che aveva a disposizione nessuno era privo di origine, e dunque nessuno poteva fare a meno della Causa. Li respinse tutti e rivolse il proprio interesse ai corpi celesti.
Giunse a queste considerazioni al compiersi del quarto settenario della sua esistenza, e cioè all'età di ventotto anni.

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