"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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martedì 13 maggio 2014

Muhammad al-‘Arabî ad-Darqâwî, Lettere di un maestro Sufi - Lettera 1

Muhammad al-‘Arabî ad-Darqâwî 
Lettere di un maestro Sufi*

Al-’Arabi ad-Darqawi descrive così il suo primo maestro spirituale:
Lettera 1
(…) Quella notte chiesi a Dio di confermarmi nell’intenzione (di diventare discepolo del maestro ‘Ali al-Jamal), e trascorsi l’intera notte a raffigurarmelo, a domandarmi come fosse e come sarebbe stato il mio incontro con lui, senza poter dormire. Al mattino andai a trovarlo nella sua zawiyah (”luogo appartato”, “cella”. Vengono chiamate in tal modo le case in cui si riuniscono regolarmente i membri di una confraternita; esse sono spesso costituite da abitazioni per lo sheikh, la sua famiglia e qualche discepolo in ritiro spirituale. E’ all’incirca l’equivalente dell’ashram indù. La zawiyah dello sheikh Ali al-Jamal esiste tuttora, e comprende un cortile su un lato del quale vi è una modesta abitazione, e sull’altro un oratorio, ove si trova la tomba del santo. Una piccola cupola posta sul tetto piano sovrasta la tomba. n.d.r.), nel quartiere di Rumilah, posto tra le due città (di Fes), sulla riva del fiume dalla parte della qiblah, proprio dov’è ora la sua tomba. Bussai alla porta e me lo vidi davanti, intento a spazzare la zawiyah, come era sua abitudine farlo ogni giorno con la sua mano benedetta, malgrado l’età avanzata e l’eminente funzione (spirituale). “Che cosa vuoi?” mi disse. “O mio signore,” risposi “voglio che tu mi prenda per mano (Espressione che vuol dire al tempo stesso dare l’iniziazione e condurre sulla Via spirituale n.d.r.) verso Dio”. Incominciò allora a rimproverarmi violentemente, celando ai miei occhi il suo vero stato, con parole simili a queste: “Ma chi ti ha detto che prendo per mano chiunque, e perchè dovrei farlo con te?”. E mi scacciò; tutto questo fece per mettere alla prova la mia sincerità. Così me ne andai, ma quando calò la notte interrogai ancora Dio (per mezzo del Libro Sacro). Poi, compiuta la preghiera del mattino, ritornai alla zawiyah. Vi ritrovai il maestro intento, come il giorno prima, a spazzare la zawiyah. Bussai alla porta. Mi aperse e gli dissi: “Prendimi per mano, per l’amore di Dio!”. Allora mi prese la mano e disse: “Sii il benvenuto!”. Mi fece entrare nella sua casa all’interno della zawiyah, e mi manifestò una grande gioia. “O mio signore” esclamai “da quanto tempo cercavo un maestro spirituale!”. “Ed io,” mi rispose “da quanto tempo cercavo un discepolo sincero”. Quindi mi trasmise le formule del rosario e l’invocazione e aggiunse: “Va’ e torna!”. Da quel momento lo frequentai ogni giorno e ricevetti il suo insegnamento insieme con alcuni fratelli di Fes. (…)

*Traduzione: Titus Burckhart, Lettere di un maestro sufi. (Il numero progressivo della Lettera corrisponde all'edizione di riferimento)

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