"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

Per contattare la redazione del blog: scienzasacra@libero.it

martedì 27 gennaio 2015

Marcello Perego, Un detto di Abû Ayyûb al-Sakhtiyânî sui Compagni del Profeta

Marcello Perego
Un detto di Abû Ayyûb al-Sakhtiyânî sui Compagni del Profeta 

Abû Ayyûb al-Sakhtiyânî – Dio sia soddisfatto di lui! – disse:[1]

«Chi ama Abû Bakr ha innalzato il faro della religione
(man ahabba abâ bakr qad aqâma manâr al-dîn)

chi ama `Umar ha mostrato il retto cammino
(wa man ahabba ‘umar qad awdah al-sabîl)

chi ama `Uthmân è stato illuminato dalla luce di Dio
(wa man ahabba ‘uthmân qad istinâra bi-nûr allâh)

chi ama `Alî “si è afferrato all’ansa saldissima”
(wa man ahabba ‘alî qad istamsaka bi-l-`urwati al-wuthqâ).

Chi dice bene di tutti i Compagni dell’Inviato di Dio – che la Grazia e la Pace divine siano su di lui! –
(wa man qâla al-khayr fî jamî‘ ashâb rasûl allâh sallâ allâhu ‘alayhi wa sallam)

è immune dall’ipocrisia
(qad barî’ min al-nifâq)

poiché i loro meriti e le loro virtù
(wa manâqibihim wa fadâ’ilihim)

sono molto maggiori di quanto si è detto».
(akthar min anna tadhakkar.)

Commento
Nell’espressione «ha innalzato il faro della religione» (aqâma manâr al-dîn) si può cogliere un’allusione al solenne incarico della salât pubblica della quale è stato incaricato dal Profeta negli ultimi giorni, ed alla sua funzione di prima Guida della Comunità.
Nell’espressione «ha mostrato il retto cammino» (awdah al-sabîl) si può cogliere un’allusione alla straordinaria rettitudine di colui che in virtù della sua elevata ispirazione si trovava sempre dalla parte della giustizia, tanto che il Diavolo cambiava strada per non incontrarlo.
Nell’espressione «è stato illuminato dalla luce di Dio» (istinâra bi-nûr allâh) si può cogliere un’allusione alla speciale eccellenza di avere allacciato con il Profeta un doppio legame familiare, avendogli questi concesso in spose ben due delle sue figlie.
Nell’espressione «“si è afferrato all’ansa saldissima”» (istamsaka bi-l-`urwati al-wuthqâ), che è interamente tratta dal Corano (cfr. Cor., 2:256 e 31:22) ed è presente anche nel hadîth (cfr. i due “Sahîh” di Bukhârî e Muslim), si può cogliere un’allusione alla impareggiabile conoscenza posseduta del Corano, ed al legame speciale stabilito dal Profeta nel hadîth al-thaqalayn, in cui ha indissolubilmente unito il Corano alla sua famiglia (‘itra). Ma si può anche cogliere un’allusione all’inarrivabile condizione di parentela, “terrena” e “celeste”, che lo legava al Profeta: “l’ansa saldissima” (al-`urwati al-wuthqâ) è infatti uno dei Nomi del Profeta – che la Grazia e la Pace divine siano su di lui![2] Del resto le due cose, anziché escludersi a vicenda si integrano perfettamente, poiché viene riportato che ‘Â’isha ha descritto il Profeta come «un Corano che cammina».
E Dio sa meglio.

 
Profilo biografico

Ayyûb al-Sakhtiyanî ibn Abî Tamîma (m. 131/748-9). Uno dei più eminenti tra i pii predecessori (min akâbir al-salaf), un grande appartenente alla generazione successiva ai Compagni del Profeta (tâbî‘î).
Discepolo di Anas ibn Mâlik, fu stimato giurista[3] ed un autorevole trasmettitore di tradizioni profetiche (hadîth), tanto che vi sono tradizioni trasmesse da lui riportate nel “Sahîh” dell’Imâm Bukhârî[4] e nel “Muwattâ’” dell’Imâm Mâlik.[5]
Si riporta che fu particolarmente scrupoloso nell’osservanza della Sunna, e vengono riferiti suoi numerosi miracoli.[6]
Era un commerciante di pelli, mestiere il cui oggetto è legittimato nel Libro di Dio (cfr. Cor., 16: 80).[7]
Fu persona molto pia e devota che cercò di evitare ogni ostentazione. Viene riportato che un giorno, in cui Ayyûb al-Sakhtiyanî aveva intenzione di partire, questo molta gente si riunì per salutarlo. Quando li vide, egli disse: “Se non fosse perché non ho dubbi sul fatto che Dio conosce quanto aborro questa cosa (la reputazione) ne avrei temuto la punizione di Dio, sia Egli glorificato ed esaltato”.[8]
Hamad Ibn Zayd ha detto [di Ayyûb al-Sakhtiyanî]: «Talvolta, mentre studiava il hadîth, Ayyûb si spostava e si girava per soffiare il naso. Quindi diceva: “Come fa freddo!”, simulando di avere freddo per nascondere il suo pianto». Viene riportato che Muhammad Ibn Wâsi‘ ha detto: «Ho conosciuto uomini tra i quali ve n’era uno la cui testa era posta accanto a quella della moglie sullo stesso cuscino in modo tale che la parte di cuscino posta sotto la sua guancia si inumidiva di lacrime senza che la moglie se ne accorgesse. Ho anche conosciuto uomini che, mentre si trovavano tra le file della preghiera, avevano lacrime che scendevano dalle loro guance senza che chi era loro vicino se ne accorgesse. Ayyûb al-Sakhtiyanî aveva l’abitudine di vegliare l’intera notte (in adorazione), e tuttavia lo nascondeva. Così, quando si faceva mattino, egli allora alzava la voce come se si fosse appena svegliato».[9]
Ayyûb al-Sakhtiyanî ha detto: «La fortuna di un giovane sta nel fatto che Dio lo guida verso un sapiente nella Sunna». Riportato da Lâlikâ’î, “Sharh usûl al-sunna”, n. 30.[10]
Ayyûb al-Sakhtiyanî ha trasmesso che Abû Qilâba ha detto: «In effetti, lo loro parole [degli innovatori] possono variare, ma essi si sono uniti sulla spada [come strumento di ribellione], ed io non vedo come la loro destinazione possa essere diversa dell’Inferno». Riportato da Dârîmî, n. 100. Ayyûb al-Sakhtiyanî chiamava tutti gli innovatori “fuoriusciti” (khawârij) e diceva: «In verità i khawârij differiscono nel nome, ma sono uniti sull’utilizzo della spada». Riportato da Shâtibî, “Al-i‘tisâm”, 1/113.[11]

Da: academia.edu


[1] Il testo originale in lingua araba sul quale si basa questa traduzione è quello presente in Yûsuf al-Nabahânî, “Al-asâlîb al-badî‘a fî fadl al-sahâba wa iqnâ‘ al-shî‘a” (pubblicata in un unico volume di seguito ad un’altra opera dello stesso Nabahânî, i “Shawâhid al-haqq fî al-istighâtha bi-sayyid al-khalq”, datata 26 jumâdâ al-thâniyya 1374, corrispondente al 19 Febbraio 1955, resa in seconda stampa dalla casa editrice cairota Mustafâ al-Bâbî al-Halabî wa awlâduhu), posto significativamente proprio all’inizio del capitolo dedicato alle citazioni provenienti dall’Imâm Ibn Hajar al-Haytamî.

[2] Cfr. G.F. Haddad, “Explanation of the Names of the Prophet”, www.sunnipath.com (hanafi fiqh)

[3] Nelle “Tabaqât” di Shirâzî, che Wael Hallaq giudica «un’importante opera biografica dei primi tempi dedicata ai giuristi», elenca 84 “figure prominenti” della giurisprudenza islamica, tra i quali 17 provenienti da Basra. Era dunque un centro superato solo da Medina (22) e Kufa (20). Tra i Compagni che erano di stanza a Basra c’erano Abû Mûsa e Anas ibn Mâlik. Tra i suoi giuristi, Hallaq evidenzia Muhammad ibn Sîrîn, Abû ‘Abdallâh Muslim ibn Yasâr e Abû Ayyûb al-Sakhtiyanî. “Basra in Islamic Theology and Scholarship”, http://en.wikipedia.org/wiki/Basra La sua eminenza è evidenziata dal titolo di una sua biografia: ‘Arinî (Sulaymân ibn ‘Abd al-‘Azîz), “Al-imâm ayyûb ibn abî tamîma al-sakhtiyanî, sayyid al-‘ulamâ’ fî zamânihi (m. 131 H)”, Ta’lîf Sulaymân ibn ‘Abd al-‘Azîz al-‘Arinî, al-Tab‘ah 1, al-Riyâd, Maktabat al-Rushd, Sharîkat al-Riyâd, 1998. $3.15 (U.S.). 135 p. ; 24 cm. Includes bibliographical references and indexes. ISBN: 9773260690 - 13- LCN: 2001301700 http://www.lib.virginia.edu/area-studies/MiddleEast/Cairo/2001/bookfair/bf92

[4] Cfr. Muhsin Khan, “The translation of meanings of Sahîh al-Bukhârî”, arabic-english, Hilâl Yayinlari, vol. 9, sez. 92, cap. 16, vol. 9, hadîth no. 425, pp. 317-318, e Aisha Bewley “The Sahih Collection of al-Bukhari”, 99. The Book of Holding Fast to the Book and the Sunna, n. 6893, http://bewley.virtualave.net/bukhari51.html

[5] «Egli [l’Imâm Mâlik nel “Muwattâ’”] si limitò a riportare esclusivamente dagli shaykh della Gente di Medina, eccetto sei sole persone», tra le quali Ayyûb al-Sakhtiyanî di Basra. Ibn Wahb disse: «Mâlik guardò ‘Attan ibn Khâlid e disse: “Ho saputo che tu attingi la tua conoscenza da costui”. Dissi: “Naturalmente”. Allora egli disse: “Noi non accettiamo hadîth tranne che da gente del fiqh”. Egli disse: “Vidi Ayyûb al-Sakhtiyanî a Mecca durante due Pellegrinaggi (hajj), senza trascrivere niente da lui; ma durante il terzo Pellegrinaggio lo vidi seduto nello spiazzo di Zamzam, e quando il Profeta – che la Grazia e la Pace divine siano su di lui! – veniva nominato in sua presenza, egli piangeva tanto che provai misericordia per lui. Quando vidi questo trascrissi [la Sunna] da lui”». Abdassamad Clarke, “Rijal-the narrators of hadith”, http://www.bogvaerker.dk/Bookwright/RijalTalk.html

[6]APPENDIX PERSONS CITED IN TEXT – EXCLUDING PROPHETS”, http://www.ghazali.org/articles/Personalities.rtf

[7] Gene W. Heck, “«Arabia Without Spices»: An Alternate Hypothesis”, Journal Of The American Oriental Society, 2003, Volume 123, pp. 547-576, http://www.islamic-awareness.org/Quran/Q_Studies/gene.html

[8] Al-Ghazali (abridged by Shaykh Ahmad al-Shami), “The Revival of the Religious Sciences”, Quarter III: Attributes leading to Perdition, Book VIII: The Condemnation of Status and Ostentation, Section I: The Condemnation of Status and Fame, The condemnation of status and the merit of anonymity, http://forums.virtual-morocco.net/showthread.php?t=1133

[9]How the Salaf Observed Ramadhan”, http://www.zawaj.com/events/ramadhan/salaf_ramadhan.html e “Comment les salafs observaient le mois de Ramadan”, http://salafs.com/modules/news/print.php?storyid=3

[10] Yahya Adel Ibrahîm, “The Seven Under the Shade of Allah (SWT)”, http://www.islaam.net/main/display.php?id=606&category=6


[11] Baz, “Les événements d’Algérie”, http://salafs.com/modules/news/print.php?storyid=138

Nessun commento:

Posta un commento