"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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sabato 24 gennaio 2015

René Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi - 39. La grande parodia o la spiritualità alla rovescia

René Guénon
Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi 

39. La grande parodia o la spiritualità alla rovescia

La costituzione della «contro-tradizione» ed il suo apparente momentaneo trionfo, come può rendersi conto senza difficoltà chi ha seguito sin qui le nostre considerazioni, saranno propriamente il regno di quella che abbiamo chiamato «spiritualità alla rovescia»: si tratterà naturalmente solo di una parodia della spiritualità, o meglio di una sua imitazione in senso inverso, di modo che avrà tutta l’apparenza d’essere l’opposto di tale spiritualità. Se abbiamo parlato di apparenza e non di realtà, è perché, quali che siano le sue pretese, nessuna simmetria od equivalenza è possibile in un campo del genere.
Su questo punto è doveroso insistere perché molti, lasciandosi ingannare dalle apparenze, credono nell’esistenza di due principi opposti che si contendono la supremazia del mondo: è una concezione erronea, analoga in fondo a quella comunemente attribuita a torto o a ragione ai Manichei, e che, in linguaggio teologico, mette Satana allo stesso livello di Dio; vi è senza dubbio attualmente una quantità di gente la quale, in questo senso, è «manichea» senza sospettarlo, subisce cioè gli effetti di una «suggestione» delle più perniciose.
Questa concezione, infatti, equivale all’affermazione di una dualità principiale radicalmente irriducibile, o, in altri termini, alla negazione dell’Unità suprema che è al di là di tutte le opposizioni e di tutti gli antagonismi; che una negazione del genere sia appannaggio degli aderenti alla «contro-iniziazione» non c’è da stupirsi ed essa può perfino essere sincera, per gente a cui il campo metafisico sia ermeticamente chiuso; ancor più evidente è la necessità che essi hanno di diffondere e di imporre questa concezione, poiché è soltanto così che possono riuscire a farsi passare per ciò che non sono e non possono essere realmente, e cioè per i rappresentanti di qualcosa che potrebbe esser messo in parallelo con la spiritualità ed anche finalmente avere la meglio su di essa.
Questa «spiritualità alla rovescia», per la verità, è dunque solo una falsa spiritualità, falsa all’estremo limite del concepibile; ma si può parlare anche di falsa spiritualità tutte le volte che, per esempio, lo psichico viene scambiato per lo spirituale, anche senza andare necessariamente fino a questa sovversione totale; perciò l’espressione «spiritualità alla rovescia» è quella che meglio serve a definirla, a condizione naturalmente di spiegare con precisione in che modo va intesa. Ecco cos’è in realtà il «rinnovamento spirituale» di cui taluni, talvolta molto inconsapevolmente, annunciano con insistenza il prossimo avvento, o anche la «nuova era» in cui si tenta con tutti i mezzi di introdurre l’umanità attuale,[1] e che la condizione d’«attesa» generale, creata mediante la diffusione delle predizioni di cui abbiamo parlato, può contribuire effettivamente ad affrettare. L’attrazione per il «fenomeno», già da noi segnalata come uno dei fattori determinanti la confusione tra psichico e spirituale, può ugualmente svolgere a questo proposito una funzione molto importante, poiché è per tramite suo che la maggior parte degli uomini verranno conquistati e ingannati al tempo della «contro-tradizione», in quanto è detto che i «falsi profeti» che sorgeranno allora «faranno grandi prodigi e cose stupefacenti fino a sedurre, se fosse possibile, gli stessi eletti».[2] È soprattutto sotto questo rapporto che le manifestazioni della «metapsichica» e delle diverse forme del «neospiritualismo» possono apparire già come una specie di «prefigurazione» di quanto dovrà verificarsi in seguito, benché ne diano solo una pallida idea; in fondo saranno sempre in gioco le stesse forze sottili inferiori, ma che a quel momento verranno messe in azione con una potenza incomparabilmente maggiore; e quando si vede come la gente sia sempre disposta ad accordare ad occhi chiusi la più completa fiducia a tutte le divagazioni di un semplice «medium», soltanto perché convalidate da «fenomeni», come stupirsi se la seduzione dovrà essere pressoché generale? È per questa ragione che non si ripeterà mai abbastanza come i «fenomeni», in se stessi, non provino assolutamente niente quanto alla verità di una dottrina o d’un qualsiasi insegnamento, e come sia proprio questo il campo per eccellenza della «grande illusione», ove tutto ciò che appare a certa gente come segno di «spiritualità» può sempre essere simulato e contraffatto dal gioco delle forze inferiori in questione; questo è anche forse il solo caso in cui l’imitazione possa essere veramente perfetta, perché sono esattamente gli stessi «fenomeni», intesi nel loro significato specifico di apparenze esteriori, che si producono in entrambi i casi: la differenza risiede esclusivamente nella natura delle cause che rispettivamente intervengono in essi; e poiché la gran maggioranza degli uomini è necessariamente incapace di determinare queste cause, la miglior cosa da farsi è in definitiva di non attribuire la benché minima importanza a tutto ciò che è «fenomeno», anzi di vedervi piuttosto a priori un segno sfavorevole; ma come farlo capire alla mentalità «sperimentale» dei nostri contemporanei, mentalità la quale, dopo esser stata manipolata dal punto di vista «scientistico» dell’«antitradizione», diventa finalmente uno dei fattori che possono contribuire nel modo più efficace al successo della «contro-tradizione»?
Il «neospiritualismo», e la «pseudo-iniziazione» che ne deriva, sono come una parziale «prefigurazione» della «contro-tradizione» anche da un altro punto di vista: intendiamo riferirci alla già segnalata utilizzazione di elementi autenticamente tradizionali in origine, ma deviati dal loro vero significato e posti in certo qual modo al servizio dell’errore: questa deviazione è in definitiva l’incamminarsi verso il capovolgimento completo che dovrà caratterizzare la «contro-tradizione» (e di cui del resto abbiamo visto un esempio significativo nel rovesciamento intenzionale dei simboli), anche se nella «contro-tradizione» non sarà soltanto questione di elementi frammentari e dispersi; nell’intenzione dei suoi autori infatti, essa dovrà dare l’illusione di qualcosa di simile o addirittura di equivalente a ciò che costituisce l’integralità di una tradizione vera, con tutte le applicazioni che le sono proprie nei vari campi. È da notare, a questo proposito, come la «contro-iniziazione», pur inventando e diffondendo per i suoi fini tutte le idee moderne caratteristiche dell’«antitradizione» negativa, sia perfettamente cosciente della falsità di tali idee, e sappia evidentemente anche troppo bene a cosa attenersi; ma ciò sta appunto ad indicare come, nella sua intenzione, questa sia soltanto una fase transitoria e preliminare, in quanto una simile organizzazione di menzogna cosciente non può come tale essere il vero ed unico scopo che essa si propone; tutto ciò è destinato solo a preparare la successiva venuta di qualcos’altro, che a sua volta dovrà apparire come un risultato più «positivo», e che sarà precisamente la «contro-tradizione». È per questa ragione che, in particolare nelle diverse produzioni di cui è indubbia l’origine o l’ispirazione «contro-iniziatica», si vede già delinearsi l’idea di un’organizzazione che sarebbe come la contropartita, e appunto perciò la contraffazione, d’una concezione tradizionale come quella del «Sacro Impero», organizzazione che dovrà essere l’espressione della «contro-tradizione» nell’ordine sociale; ed è anche per questa ragione che l’Anticristo, secondo la terminologia della tradizione indù, potrà esser denominato Chakravartî alla rovescia.[3]
Il regno della «contro-tradizione», in effetti, è, molto esattamente, ciò che è designato come il «regno dell’Anticristo»: questi, qualunque idea si possa averne, è comunque colui che concentrerà e sintetizzerà in se stesso, in vista di tale opera finale, tutte le potenze della «contro-iniziazione», sia che lo si concepisca come un individuo, sia come una collettività; in un certo senso potrebbe essere ad un tempo l’uno e l’altra, in quanto dovrà esistere una collettività che rappresenti l’«esteriorizzazione» della organizzazione «contro-iniziatica» vera e propria venuta finalmente alla luce del giorno, e dovrà esistere altresì un personaggio, posto a capo di quella collettività, che sia l’espressione più completa e come l’«incarnazione» stessa di quel che essa rappresenterà, non foss’altro che a titolo di «supporto» di tutte quelle influenze malefiche le quali, dopo essersi concentrate in lui, dovranno da lui essere proiettate nel mondo.[4] Evidentemente sarà un «impostore» (significato del termine daggiâl con cui viene abitualmente denominato in arabo), poiché il suo regno non sarà nient’altro che la «grande parodia» per eccellenza, l’imitazione caricaturale e «satanica» di tutto ciò che è veramente tradizionale e spirituale; e tuttavia la sua costituzione sarà tale, se così si può dire, da essergli veramente impossibile non svolgere tale funzione. Certamente non sarà più il «regno della quantità» che era soltanto il culmine della «antitradizione»; al contrario, col pretesto di una falsa «restaurazione spirituale», sarà una specie di reintroduzione della qualità in tutte le cose, ma di una qualità presa al rovescio del suo valore legittimo e normale.[5] Dopo l’«ugualitarismo» dei nostri giorni ci sarà di nuovo una gerarchia visibilmente affermata, ma una gerarchia invertita, ossia una «contro-gerarchia», il cui vertice sarà occupato dall’essere che, in realtà, sarà più vicino di chiunque altro a toccare il fondo degli «abissi infernali».
Quest’essere, anche se apparirà sotto forma di un personaggio determinato, sarà in realtà più un simbolo che un individuo, sarà cioè come la sintesi stessa di tutto il simbolismo invertito in uso presso la «contro-iniziazione», simbolismo che troverà in lui la sua massima espressione proprio perché in questa funzione non avrà né predecessori né successori; per poter esprimere il falso ad un livello così estremo, egli dovrà essere, per così dire, completamente «falsato» da tutti i punti di vista, cioè come l’incarnazione stessa della falsità.[6] Proprio per ciò, nonché per la suddetta estrema opposizione al vero in tutti i suoi aspetti, l’Anticristo può assumere i simboli stessi del Messia, beninteso in senso radicalmente opposto;[7] la predominanza attribuita in tali simboli all’aspetto «malefico», o, più esattamente, la sostituzione di esso a quello «benefico», per sovversione del doppio significato di tali simboli, costituisce appunto il suo marchio caratteristico. Parimenti potrà e dovrà esserci una strana rassomiglianza tra le designazioni del Messia (Al-Masîh in arabo) e quelle dell’Anticristo (Al-Masîkh);[8] ma queste ultime altro non sono se non una deformazione delle prime, così come difforme viene rappresentato lo stesso Anticristo in tutte le descrizioni più o meno simboliche che se ne danno, cosa anche questa assai significativa. Tali descrizioni, in effetti, insistono soprattutto sulle dissimmetrie corporee, il che implica che esse siano il marchio visibile della natura stessa dell’essere cui vengono attribuite, ed effettivamente simili dissimmetrie sono sempre segni di qualche squilibrio interiore; è del resto per questa ragione che tali deformità rappresentano delle «squalificazioni» dal punto di vista iniziatico, così come è facilmente immaginabile che possano essere «qualificazioni» in senso contrario, cioè nei confronti della «contro-iniziazione». In effetti, dal momento che quest’ultima ha una meta opposta a quella dell’iniziazione, è evidente che il suo cammino procede nel senso di un accrescimento dello squilibrio degli esseri, e il termine ultimo di tale squilibrio è la dissoluzione o la «disintegrazione» di cui abbiamo parlato; l’Anticristo deve evidentemente essere il più vicino possibile a questa «disintegrazione», sicché la sua individualità, mentre da un lato sarà sviluppata in modo mostruoso, si può dire però già quasi annichilita, tanto da realizzare l’inverso della cancellazione dell’«io» di fronte al «Sé», o, in altri termini, da realizzare la confusione nel «caos» invece della fusione nell’Unità principiale; e questo stato, raffigurato dalle stesse difformità e sproporzioni della sua forma corporea, è veramente al limite inferiore delle possibilità del nostro stato individuale, per cui il vertice della «contro-gerarchia» è proprio il posto che gli conviene in quel «mondo rovesciato» che sarà il suo. Del resto, anche dal punto di vista prettamente simbolico, e in quanto rappresentante della «contro-iniziazione», l’Anticristo non è meno necessariamente difforme: questa in effetti, come dicevamo poco fa, non può essere che una caricatura della tradizione, e chi dice caricatura è come dicesse difformità; se così non fosse non ci sarebbe proprio nessun mezzo esteriore per distinguere la «contro-tradizione» dalla tradizione vera, e bisogna pure, affinché almeno gli «eletti» non siano sedotti, che essa porti in se stessa il «marchio del demonio». Per di più, dato che il falso è necessariamente anche «artificiale», la «contro-tradizione» non potrà mancare, nonostante tutto, di avere quel carattere «meccanico» che è presente in tutte le produzioni del mondo moderno: essa ne sarà anzi l’ultimo prodotto; ancor più esattamente, vi sarà in essa qualcosa di paragonabile all’automatismo di quei «cadaveri psichici» cui abbiamo accennato in precedenza, e del resto, come questi, essa sarà costituita soltanto di «residui» animati artificialmente e momentaneamente, il che spiega la sua assoluta precarietà; quest’ammasso di «residui», per così dire galvanizzato da una volontà «infernale», può certamente dare l’idea più esatta di qualcosa che sia arrivato ai confini stessi della dissoluzione.
Riteniamo che non sia il caso di insistere oltre su tutte queste cose; in fondo sarebbe di scarsa utilità la ricerca particolareggiata di come sarà costituita la «contro-tradizione», e del resto le precedenti indicazioni di carattere generale sarebbero già quasi sufficienti a chi volesse, per conto proprio, applicarle a punti più specifici, cosa che non rientra nei nostri propositi. Comunque sia, siamo giunti con ciò al termine ultimo dell’azione antitradizionale che deve condurre questo mondo alla sua fine; dopo il regno passeggero della «contro-tradizione» non può più esserci, per arrivare all’ultimo momento del ciclo attuale, che il «raddrizzamento», il quale, riportando istantaneamente tutte le cose al loro posto normale proprio quando la sovversione sembrava completa, preparerà immediatamente l’«età dell’oro» del futuro ciclo.



[1] È incredibile fino a che punto l’espressione «nuova era» sia stata in questi ultimi tempi diffusa e ripetuta in tutti gli ambienti, anche con significati apparentemente molto diversi tra loro, ma tutti tendenti, in definitiva, a stabilire la stessa persuasione nell’opinione pubblica.

[2] Matteo, XXIV, 24.

[3] Sul Chakravartî, o «monarca universale», vedere L’Ésotérisme de Dante, cit. p. 76 e Le Roi du Monde, cit. pp. 17-18 (pp. 22-28 dell’ed. it.). Il Chakravartî è letteralmente «colui che fa girare la ruota», il che implica che sia posto al centro stesso di tutte le cose, mentre al contrario l’Anticristo sarà l’essere più lontano da tale centro; egli pretenderà tuttavia di «far girare la ruota» in senso inverso al movimento ciclico normale (cosa «prefigurata», del resto inconsciamente, dall’idea moderna del «progresso»), quando invece, in realtà, qualsiasi cambiamento nella rotazione è impossibile prima del «rovesciamento dei poli», cioè prima di quel «raddrizzamento» che solo l’intervento del decimo Avatàra potrà operare; ma giust’appunto, se l’Anticristo viene designato così, è proprio perché, a modo suo, egli parodierà la funzione stessa di quell’Avatâra finale, il quale nella tradizione cristiana viene rappresentato come il «secondo avvento del Cristo».

[4] Lo si può dunque considerare come il capo degli awliyâ esh-Shaytân, e, poiché sarà l’ultimo a svolgere tale funzione, funzione che avrà in lui la sua più importante e manifesta espressione nel mondo, si può dire, secondo la terminologia dell’esoterismo islamico, che egli sarà come il loro «suggello» (khâtem); non è difficile immaginarsi fino a che punto potrà effettivamente spingersi la parodia della tradizione in tutti i suoi aspetti.

[5] La stessa moneta, o ciò che ne farà le veci, avrà di nuovo un carattere qualitativo di questo tipo, in quanto è detto che «nessuno potrà comprare o vendere se non avrà il carattere o il nome della Bestia, o il numero del suo nome» (Apocalisse, XIII, 17); è perciò implicito un uso effettivo dei simboli invertiti della «contro-tradizione».

[6] Vedasi anche qui l’antitesi del Cristo che afferma: «Io sono la Verità», o di un walî come El-Hallâj che dice del pari: «Anâ el-Haqq».

[7] «Forse non si è fatto abbastanza caso all’analogia tra la vera e la falsa dottrina; sant’Ippolito, nel suo opuscolo sull’Anticristo, ne dà un esempio memorabile, benché non stupefacente per chi abbia studiato il simbolismo: il Messia e l’Anticristo hanno entrambi il leone per emblema» (P. Vulliaud, La Kabbale juive, tomo II, p. 373). Dal punto di vista cabbalistico, la ragione profonda di ciò risiede nelle considerazioni inerenti alle due facce, luminosa e oscura, di Metatron; è per la stessa ragione che il numero apocalittico 666, il «numero della Bestia», è anche un numero solare (cfr. Le Roi du Monde, cit., pp. 29-30, pp. 35-36 dell’edizione italiana).

[8] Vi è qui un doppio senso intraducibile: Masîkh può essere preso come una deformazione di Masîh per semplice aggiunta di un punto alla lettera finale; ma in pari tempo questo stesso termine vuol anche dire «difforme», cosa che esprime appunto il carattere dell’Anticristo.

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