"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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giovedì 22 gennaio 2015

René Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi - 38. Dall’antitradizione alla contro-tradizione

René Guénon
Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi

38. Dall’antitradizione alla contro-tradizione

Le cose di cui abbiamo parlato per ultimo hanno tutte, per il fatto di appartenere essenzialmente al mondo moderno, un carattere eminentemente antitradizionale; ma, per un certo verso, esse vanno già al di là dell’«antitradizione», intesa come una pura e semplice negazione, per tendere alla costituzione di quella che in termini appropriati potrebbe essere chiamata una «contro-tradizione».
Si tratta di una distinzione simile a quella che abbiamo delineato in precedenza tra deviazione e sovversione, e che corrisponde anch’essa a quelle stesse due fasi dell’azione antitradizionale vista nel suo insieme: l’«antitradizione» ha trovato la sua più completa espressione in quel materialismo, che si potrebbe definire «integrale», imperante alla fine del secolo scorso; quanto alla «contro-tradizione», non ne vediamo per ora se non i segni precursori rappresentati appunto da tutte quelle cose che, in un modo o nell’altro, mirano a contraffare l’idea tradizionale in se stessa. Possiamo senz’altro aggiungere che, come la tendenza alla «solidificazione», espressa dall’«antitradizione», non ha potuto raggiungere il suo limite estremo in quanto esso sarebbe stato al di fuori ed al di sotto di qualsiasi esistenza possibile, è facile prevedere che neppure la tendenza verso la dissoluzione, espressa a sua volta dalla «contro-tradizione», lo potrà; le stesse condizioni della manifestazione, finché il ciclo non si sarà concluso, esigono evidentemente che le cose vadano in questo modo; la vera e propria fine del ciclo implica infatti il «raddrizzamento» mediante il quale le tendenze «malefiche» saranno «trasmutate» in vista di un risultato definitivamente «benefico» come abbiamo spiegato in precedenza. Del resto, tutte le profezie (intendendo naturalmente questo termine nel suo vero significato) sono concordi nel ritenere che l’apparente trionfo della «contro-tradizione» sarà passeggero, e che proprio quando tale trionfo sembrerà più completo, essa verrà distrutta dall’azione delle influenze spirituali le quali interverranno in quel momento a preparare immediatamente il «raddrizzamento» finale;[1] soltanto un intervento diretto di questo tipo potrà metter fine, al momento voluto, alla più temibile ed alla più «satanica», nel vero senso della parola, di tutte le possibilità incluse nella manifestazione ciclica; ma passiamo ad esaminare in modo un po’ più preciso, senza fare anticipazioni, che cosa rappresenti in realtà tale «contro-tradizione».
A questo scopo dobbiamo fare ancora una volta riferimento alla funzione della «contro-iniziazione»: in effetti, è evidentemente quest’ultima che, dopo aver continuamente lavorato nell’ombra per ispirare e dirigere in modo invisibile tutti i «movimenti» moderni, finirà con l’«esteriorizzare», se così ci si può esprimere, qualcosa che sarà come la contropartita di una vera tradizione, tanto completamente ed esattamente quanto lo consentono i limiti che necessariamente si impongono ad ogni possibile contraffazione. Allo stesso modo che l’iniziazione, come dicevamo, rappresenta effettivamente lo spirito di una tradizione, così la «contro-iniziazione» svolgerà anch’essa una funzione analoga nei confronti della «contro-tradizione»; e però, è sottinteso, sarebbe del tutto improprio ed erroneo parlare a questo proposito di spirito, poiché qui siamo in presenza di cose da cui lo spirito è assente nel modo più totale, di cose che ne sarebbero addirittura l’opposto, se lo spirito non fosse essenzialmente al di là di qualsiasi opposizione, e che pur tuttavia hanno la pretesa di opporsi ad esso, imitandolo alla maniera di quell’ombra invertita di cui abbiamo parlato a più riprese; quindi, per quanto lontano possa andare questa imitazione, la «contro-tradizione» non potrà mai essere altro che una parodia, la più estrema e la più immensa di tutte, di cui finora, con tutte le falsificazioni del mondo moderno, non abbiamo visto altro che «tentativi» parziali e ben pallide «prefigurazioni» in confronto a ciò che si prepara in un avvenire che taluni stimano prossimo, ciò a cui la crescente rapidità degli avvenimenti attuali sembra dare abbastanza ragione. È comunque ovvio che da parte nostra non c’è l’intenzione di voler fissare qui date più o meno precise, alla maniera dei patiti di certe pretese «profezie»; anche se la cosa fosse resa possibile da una conoscenza dell’esatta durata dei periodi ciclici (ma la principale difficoltà, in casi del genere, si trova sempre nella determinazione dell’inizio reale che bisogna prendere per effettuare il calcolo), sarebbe pur tuttavia conveniente osservare a questo proposito il più stretto riserbo, e ciò per ragioni precisamente opposte a quelle che muovono i propagatori coscienti o incoscienti di predizioni snaturate, ovverosia per non rischiare di contribuire ulteriormente all’aumento dell’inquietudine e del disordine che già ora imperano nel nostro mondo.
Comunque sia, se le cose possono giungere ad un punto simile, ciò dipende dal fatto che la «contro-iniziazione», è giusto sottolinearlo, non può essere assimilata ad un’invenzione puramente umana, che per sua stessa natura non si distinguerebbe minimamente dalla «pseudo-iniziazione» pura e semplice; essa, per la verità, è molto più di questo, e, per esserlo effettivamente, bisogna per forza di cose che in un certo modo, e quanto alla sua stessa origine, derivi da quell’unica fonte a cui si ricollega sia l’iniziazione, sia, più in generale, tutto ciò che manifesta nel nostro mondo un elemento «non-umano»; essa però ne deriva attraverso una degenerazione portata al grado estremo, cioè sino a quel «rovesciamento» che costituisce il «satanismo» propriamente detto. Una degenerazione del genere è evidentemente molto più profonda di quella di una tradizione semplicemente deviata in una certa misura, oppure mutilata e ridotta alla sua parte inferiore; vi è qui qualcosa di più che nel caso delle tradizioni veramente morte e del tutto abbandonate dallo spirito, i cui «residui», come abbiamo spiegato, la «contro-iniziazione» stessa può utilizzare per i suoi scopi. Tutto ciò induce logicamente a pensare che tale degenerazione debba risalire molto più indietro nel passato; e per quanto oscuro sia il problema della sua origine, si può ammettere come verosimile che essa si ricolleghi alla perversione di qualche antica civiltà, appartenente ad uno dei continenti scomparsi durante i cataclismi che si produssero nel corso dell’attuale Manvantara.[2] In ogni caso, è sufficiente accennare che quando lo spirito si è ritirato non si può più parlare di iniziazione; ed in effetti, i rappresentanti della «contro-iniziazione» sono così totalmente, e più irrimediabilmente di qualsiasi profano, ignoranti dell’essenziale, cioè di ogni verità d’ordine spirituale e metafisico, che questa, anche nei suoi principi più elementari, è loro diventata assolutamente estranea dopo che per loro «il cielo è stato chiuso».[3] Non potendo condurre gli esseri agli stati «sopraumani» come l’iniziazione, né d’altronde limitarsi al solo campo umano, la «contro-iniziazione» li conduce inevitabilmente verso l’infraumano» che è il solo campo in cui risiede il suo potere effettivo; è anche troppo facile capire che si tratta di cose ben diverse dalla commedia della «pseudo-iniziazione». Secondo l’esoterismo islamico, colui che si presenta ad una determinata «porta», senza esservi giunto attraverso una via normale e legittima, vede tale porta chiudersi davanti a lui ed è obbligato a tornare indietro, ma non come se si trattasse di un semplice profano, cosa impossibile in quelle condizioni, bensì come sâher (stregone o mago operante nel campo delle possibilità sottili d’ordine inferiore);[4] non possiamo esprimerci più nettamente sulla questione se non dicendo che si tratta della via «infernale» nella sua pretesa di opporsi alla via «celeste», quando un’opposizione del genere, a cui potrebbero effettivamente far pensare le apparenze esteriori, non può essere in definitiva altro che illusoria; perciò, come abbiamo detto in precedenza a proposito della falsa spiritualità nel cui ambito finiscono col perdersi quegli esseri che si sono impegnati in una specie di «realizzazione alla rovescia», una via simile non può in definitiva concludersi se non con la «disintegrazione» totale dell’essere cosciente, e con la sua dissoluzione senza ritorno.[5]
Naturalmente, acciocché l’imitazione per riflesso inverso sia la più completa possibile, potranno costituirsi dei centri a cui si ricollegheranno le organizzazioni facenti capo alla «contro-iniziazione», e questi centri, beninteso unicamente «psichici» come le influenze da essi utilizzate e trasmesse, assolutamente non spirituali come nel caso dell’iniziazione e della tradizione vera, potranno tuttavia, per le circostanze di cui abbiamo parlato, assumerne fino ad un certo punto le apparenze esteriori, dando l’illusione della «spiritualità alla rovescia». Nulla da stupirsi, inoltre, se questi centri stessi, e non soltanto certe organizzazioni ad essi subordinati più o meno direttamente, potranno trovarsi sovente in lotta gli uni con gli altri, poiché il campo dove si situano, essendo il più vicino alla dissoluzione «caotica», è proprio quello in cui tutte le opposizioni, non più armonizzate e conciliate dall’azione diretta di un principio superiore che qui necessariamente manca, hanno libero corso. Ne consegue, per quanto riguarda le manifestazioni o le emanazioni di questi centri, un’impressione frequente di confusione e di incoerenza, impressione tutt’altro che illusoria, e che giust’appunto è un «marchio» caratteristico di queste cose; si può dire che essi vadano d’accordo solo negativamente per lottare contro i centri spirituali veri, nella misura in cui questi ultimi si trovino ad un livello che consenta ad una lotta del genere di aver luogo, cioè soltanto al livello di un campo che non superi i limiti del nostro stato individuale.[6] Ma è a questo punto che appare quella che veramente si potrebbe definire la «stoltezza del diavolo»: agendo così, i rappresentanti della «contro-iniziazione» si illudono di opporsi allo spirito stesso, a cui in realtà niente può opporsi; e nel contempo, loro malgrado ed a loro insaputa, gli sono nondimeno subordinati senza remissione, così come tutto ciò che esiste, sia pure inconsciamente ed involontariamente, è sottomesso alla volontà divina cui nulla può sottrarsi. In definitiva vengono dunque anch’essi utilizzati, benché controvoglia o addirittura convinti del contrario, alla realizzazione del «piano divino nell’ambito umano»;[7] in questo, a somiglianza di tutti gli altri esseri, essi svolgono la funzione che conviene alla loro natura propria, però, invece di essere effettivamente coscienti di tale funzione come lo sono i veri iniziati, essi sono coscienti solo del suo lato negativo ed invertito; così ne sono essi stessi ingannati, e ben peggio di quel che può succedere ai profani, nella loro pura e semplice ignoranza, poiché, invece di restare in qualche modo allo stesso punto essi vengono respinti sempre più lontano dal centro principiale fino a precipitare nelle «tenebre esteriori». E tuttavia, se si considerano le cose non più relativamente a questi stessi esseri, ma in rapporto all’insieme del mondo, bisogna dire che essi, così come tutti gli altri, sono necessari nel posto che occupano in quanto elementi di questo insieme, e, per dirla in linguaggio teologico, come strumenti «provvidenziali» del cammino di questo mondo nel suo ciclo di manifestazione, poiché è così che tutti i disordini parziali, anche quando appaiono in qualche modo come il disordine per eccellenza, sono nondimeno necessari nel concorrere all’ordine totale.
Queste poche considerazioni devono aiutare a capire come sia possibile il costituirsi d’una «contro-tradizione», ma altresì per quale motivo essa non potrà esser altro che eminentemente instabile e pressoché effimera, pur essendo veramente in se stessa, come dicevamo, la più temibile di tutte le possibilità. Analogamente si deve comprendere che è questo lo scopo che la «contro-iniziazione» si propone realmente, e che si è sempre proposto in tutto il seguito della sua azione, scopo di cui l’«antitradizione» negativa rappresentava esclusivamente l’obbligatoria preparazione; dopo di che ci rimane soltanto da esaminare un po’ più da vicino, giudicando secondo diversi indizi concordanti, cos’è possibile prevedere sin d’ora quanto alle modalità secondo cui questa «contro-tradizione» potrà realizzarsi.


[1] Appunto a ciò si riferisce in realtà la formula «È proprio quando tutto sembrerà perduto che tutto sarà salvato», ripetuta quasi macchinalmente da tanti «veggenti», ciascuno dei quali l’ha naturalmente applicata a quel che ha potuto capire, e generalmente ad avvenimenti di importanza molto ridotta, per non dire del tutto secondaria o semplicemente «locale», in virtù di quella tendenza a «rimpicciolire», da noi già segnalata a proposito delle storie relative al «Gran Monarca», e che finisce col fare di quest’ultimo esclusivamente un futuro re di Francia; è evidente che le vere profezie si riferiscono a cose di ben altra portata.

[2] Il capitolo VI della Genesi potrebbe forse fornire, inteso in un senso simbolico, talune indicazioni riferentisi a queste lontane origini della «contro-iniziazione».

[3] Qui si può applicare analogicamente il simbolismo della «caduta degli angeli», che è quello che effettivamente gli corrisponde nell’ordine umano; è del resto per questa ragione che si può parlare a tal proposito di «satanismo» nel senso più preciso e letterale del termine.

[4] L’ultimo gradino della gerarchia «contro-iniziatica» è occupato dai cosiddetti «santi di Satana» (awliyâ esh-Shaytân), i quali sono in qualche modo l’inverso dei veri Santi (awliyâ er-Rahmân), e manifestano perciò in questo modo la più completa espressione della «spiritualità alla rovescia» (cfr. Le Symbolisme de la Croix, cit., p. 186 e p. 171 dell’edizione italiana).

[5] Quest’ultima conclusione, beninteso, non costituisce di fatto se non un caso eccezionale, quello appunto degli awliyâ esh-Shaytân; per coloro che sono andati meno lontano in questo senso, si tratta solo d’una via senza sbocco, in cui possono rimanere prigionieri per un’indefinità «eonica» o ciclica.

[6] Dal punto di vista iniziatico questo campo è quello che va sotto il nome di «piccoli Misteri»; per contro, tutto ciò che si riferisce ai «grandi Misteri», appartenendo essenzialmente all’ordine «sopraumano», è perciò stesso esente da questo tipo di opposizione, perché si tratta di un campo che per sua stessa natura è assolutamente inaccessibile alla «contro-iniziazione» ed ai suoi rappresentanti di qualsiasi grado.


[7] Et-tadâbîrul-ilâhiyah fî’l-mamlakatil-insâniyah, titolo di un trattato di Muhyiddin Ibn Arabi.

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