"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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martedì 14 luglio 2015

Titus Burckhardt, Introduzione alle dottrine esoteriche dell’Islam, II - Fondamenti dottrinali - Lo Spirito


Titus Burckhardt
Introduzione alle dottrine esoteriche dell’Islam 

II - Fondamenti dottrinali
Lo Spirito
Lo Spiriro (ar-Rûh) universale, chiamato anche l'Intelletto primo (al-'Aql al-awwal), è descritto ora come creato, ora come increato. Secondo il detto del Profeta: «la prima cosa creata da Dio fu lo Spirito (ar-Rûh)», esso è creato, mentre secondo il passo coranico in cui Dio dice di Adamo «e gli insufflai il Mio Spirito», è increato, poiché è unito direttamente alla Natura divina.
Quanto al versetto coranico che descrive cosi la natura dello Spirito: «Ti interrogheranno riguardo allo Spirito; rispondi: lo Spirito [procede] dal Comandamento (al-Amr) del mio Signore...» (XVII, 84), può interpretarsi nei due sensi, cioè che lo Spirito è della medesima natura del Comandamento - o Ordine - divino, che è necessariamente increato giacché è lui stesso a creare ogni cosa, oppure che lo Spirito procede dall'Ordine, ponendosi ad un livello ontologico immediatamente inferiore.
Se lo Spirito possiede entrambi gli aspetti, vuoi dire che è mediatore tra l'Essere divino e l'universo condizionato; increato nella sua immutabile essenza, è però creato in quanto prima entità cosmica. Viene paragonato al Calamo supremo (al-Qalam al-a'lâ) con cui Dio registra tutti i destini sulla Tavola custodita (al-Lawh al-mahfûz) che corrisponde all'Anima universale (an-Nafs al-kulliyah)[1]. Infatti, il Profeta ha detto: «La prima cosa creata da Dio è il Calamo; Egli creò la Tavola [custodita) e disse al Calamo: scrivi! Questo rispose: che devo scrivere? (Dio] gli disse: scrivi la Mia Scienza della Mia creazione fino al giorno della resurrezione; allora il Calamo fece quello che gli era stato ordinato». Lo Spirito racchiude dunque l'intera Scienza divina che riguarda gli esseri creati: è dunque la Verità delle verità, o la Realtà delle realtà (Haqîqat al-haqâiq), o la manifestazione immediata di questa, secondo l'aspetto preso in considerazione.
Alcuni autori sufici, come 'Abd al-Karim al-Jîlî, chiamano Spirito Santo (Rûh al-Quds) l'essenza increata dello Spirito, e lo paragonano al Volto di Dio (Wajh Allâh). È ciò che intendiamo con Intelletto divino.
L'essenza increata dello Spirito corrisponde a ciò che gli Indù chiamano Purusha o Purushottama, mentre la sua natura creata corrisponde a ciò che chiamano Buddhi, la «Luce intellettuale». Ora, Buddhi è il primo prodotto di Prakriti, la Sostanza «plastica» universale[2]; questo sarebbe come dire che Buddhi, benché di natura sovra-individuale, è «creato», poiché ogni «creatura» partecipa della passività della Sostanza.
La parola sufica che indica la Sostanza universale o la Materia prima è al-Habâ, denominazione che risale al Califfo Alì, successore spirituale del Profeta, e che significa letteralmente il «pulviscolo» sospeso nell'aria e visibile solo grazie ai raggi di luce che rifrange. Il simbolismo di al-Habâ spiega la doppia natura dello Spirito, giacché lo Spirito illumina al-Habâ, cosi che corrisponde al raggio che si rifrange sul pulviscolo: poiché questo diviene visibile soltanto con la rifrazione della luce, ecco che il raggio prende forma come tale solo per mezzo dello schermo creato dalla polvere. La luce indifferenziata simbolizza lo Spirito increato; la luce determinata come raggio simbolizza invece lo Spirito creato che è in un certo senso «diretto» come un raggio. Per quanto riguarda il pulviscolo, simbolo di al-Habâ, si tratta di un principio di differenziazione invisibile come tale, il che significa - in conformità del simbolismo della luce - che la Sostanza non ha esistenza propria, e può essere colta soltanto nei suoi effetti, il più materiale dei quali è proprio la manifestazione del modo quantitativo, modo che raffigura il piu chiaramente possibile l'idea della moltitudine dei grani
di polvere. Quanto alla polvere illuminata dal raggio, altro non è che il cosmo.
Al-Habâ[3] è per l'Intelletto increato quello che l'Anima universale (an-Nafs al-kulliyah)[4] è per l'Intelletto creato[5]; d'altra parte, la prima coppia è riducibile a quella della Natura universale (at-Tabî'ah) e dell'Ordine divino (al-Amr), perché la Natura universale, che si identifica dal punto di vista principiale con il «Soffio» divino (an-Nafas ar-rahmânî), è paragonabile all'aspetto «materno»
della sostanza (al-Habâ). Si hanno allora in teoria tre coppie cosmogoniche differenti i cui termini si ricollegano l'uno all'altro come un principio maschile ad uno femminile. Dal punto di vista cosmologico, tuttavia, lo Spirito o Intelletto è increato soltanto implicitamente, poiché soltanto lo Spirito creato rappresenta una realtà cosmica distinta da Dio. Si può d'altra parte considerare la Materia prima o Sostanza (al-Habâ) secondo diversi gradi; quanto alla sua natura puramente principiate, che Ibn 'Arabî chiama «Elemento supremo» (al-'Unçur al-a'zam), essa sfugge necessariamente ad ogni possibile cosmologia giacché come tale è soltanto una possibilità divina non-manifestata. Facciamo questa precisazione perché permette di dissipare l'apparente contraddizione tra diversi autori sufi, ed anche tra diverse enunciazioni dello stesso autore.
Come mediatore per eccellenza, lo Spirito è anche il prototipo delle manifestazioni profetiche. Sotto tale aspetto, si identifica con l'Arcangelo Gabriele (Jabrâil) che annunciò il Verbo alla Vergine, e che trasmise il Corano al Profeta.
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Il Comandamento divino
(al-Amr)
La Natura universale (al-Tabî'ah)
o il Soffio divino (Nafas ar-Rahmân)
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L'Intelletto divino o lo Spirito
Santo (Rûh al-Quds)
L'elemento supremo (al-'Unçur al-a'zam)
o la Sostanza principiale (al-Habâ)
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L'Intelletto primo (al-Aql al-awwal)
o lo Spirito (ar-Rûh)
o il Calamo supremo (al-Qalam al-a')
L'Anima universale (an-Nafs al-kulliyah)
o la Tavola custodita (al-Lawh al-mahhfuz)
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L'Intelletto primo o lo Spirito
La Materia prima o Sostanza cosmica
(al-Habâ o al-Hayûlâ)

L'immagine piu «centrale» dello Spirito sulla terra è l'uomo. Ma, siccome ogni forma lascia necessariamente fuori di sé alcuni aspetti del suo archetipo, lo Spirito si manifesta parimenti, con aspetti complementari piu o meno «centrali», in altre forme terrestri. Cosi, per esempio, si manifesta con la forma dell'albero il cui tronco rappresenta l’asse dello Spirito che traversa l'intera gerarchia dei mondi, e i cui rami e foglie corrispondono alla differenziazione dello Spirito nei molteplici stati di esistenza. Secondo una leggenda sufica[6], Dio creò lo Spirito nella forma di un pavone e gli mostrò la sua immagine nello specchio dell'Essenza divina; preso da timore reverenziale (al-haybah), il pavone emise delle gocce di sudore con cui furono creati tutti gli altri esseri. La ruota del pavone imita il dispiegamento cosmico dello Spirito.
Altro simbolo dello Spirito è l'aquila che si libra sopra le creature terrestri, le osserva dall'alto e cala in verticale sulla preda, come il lampo. Cosi l'intuizione intellettuale coglie il suo oggetto.
Anche la colomba bianca, per il colore, l'innocenza, la dolcezza del suo volo, è un'immagine dello Spirito.
Agli estremi confini del mondo sensibile, la natura luminosa degli astri, la trasparenza e l'incorruttibilità delle pietre preziose ricordano altrettanti aspetti dello Spirito universale.



[1] L'anima individuale è condizionata dalla forma, mentre l'Anima universale è necessariamente sovraformale. In entrambi i casi, l'Anima sta allo Spirito come la sostanza sta all'essenza, o la materia alla forma, intendendo con quest'ultima espressione, non la forma in quanto limitante, bensi l'essenza «formante». Gli individui si distinguono quindi in virtu dello Spirito, cosi come si uniscono essenzialmente in Lui, e sono sostanzialmente uniti nell'Anima universale, differenziandosi tuttavia per le forme, il cui sostegno «plastico» è proprio l'anima uni versale o «totale». Si parlerà di molteplici «spiriti» per il fatto che lo Spirito si polarizza in un cerro senso rispetto ad ogni essere particolare. L'unicità essenziale dello Spirito non implica perciò affatto che lo spirito dell'uomo vi si reintegri definitivamenre solo per mezzo della morte corporale, poiché l'anima polarizza lo spirito, ed è immortale.

[2] Cfr. René Guénon, L'Uomo e il suo divenire secondo il Vedanta, capitolo su Purusha e Prakriti.

[3] La Sostanza o Materia prima si chiama anche Hayûlâ, dal greco υλη.

[4] La Psiche, di Plotino.

[5] Il Noûs di Plotino.


[6] Probabilmente di origine persiana.

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