"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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domenica 25 marzo 2018

Matthew D. J. Scanlan, La Libera Muratoria e il mistero dell’«Accettazione»

Matthew D. J. Scanlan
La Libera Muratoria e il mistero dell’«Accettazione»
1630-1723 - Una pecca fatale

Premessa - Elias Ashmole e la Massoneria

PREMESSA

È noto che le origini della Massoneria moderna sono avvolte dal mistero. 

Appa­rentemente vi sono poche prove dell’esi­stenza di questo movimento prima della formazione della Grand Lodge of Lon­don and Westminster, il 24 giugno 1717, fatto salvo per la notevole eccezione di Elias Ashmole, che fu «fatto Libero Mu­ratore» [«made a Free Mason»] una set­tantina d’anni prima, a Warrington nel Cheshire. Giacché abbiamo poche infor­mazioni sugli altri membri di questa log­gia, si è ritenuto per molto tempo che si trattasse di una forma precoce di realtà «speculativa», anche se trascorsero quasi quarant’anni, dopo la formazione della suddetta Grand Lodge, fino al primo im­piego di questi termini[1].
L’espressione originale utilizzata dalle prime Constitutions massoniche del 1723 era «Libero e Accettato» [«Free and Ac­cepted»]; tuttavia, questa espressione è stata ripetutamente mal compresa. Nu­merosi ricercatori hanno anche conge­gnato elaborate teorie sull’origine [della Libera Muratoria] basate su una inter­pretazione di questi termini, senza pri­ma cercare di darne una definizione ac­curata[2]. Nel secolo xx, gli storici Douglas Knoop e Gwilym Jones hanno rilevato che ciò era in gran parte dovuto al fatto che una parte preponderante di autori considerava la Libera Muratoria «come qualcosa d’interamente a margine della storia ordinaria», un argomento estraneo alla corrente dominante della ricerca sto­rica[3]. Di conseguenza, si è scritto molto senza una direzione metodologica preci­sa. Se si vogliono comprendere meglio le origini del movimento e la sua influenza, è d’importanza centrale operare un’ana­lisi scientifica della terminologia utilizza­ta dalla Massoneria moderna negli anni della sua formazione. Perciò questo stu­dio si propone di studiare l’etimologia dei termini «Libero e Accettato» mettendo in rilievo una pecca fatale sottesa a una parte importante della letteratura mas­sonica e che ha alterato il modo in cui gli storiografi hanno abitualmente interpre­tato le radici del movimento.

ELIAS ASHMOLE E LA MASSONERIA

Dopo quattro anni di sanguinosa Guerra Civile, il 5 maggio 1646, Carlo I dovette arrendersi all’esercito scozzese a Worcester, ultima città ad avere conserva­to una guarnigione fedele al Re. La City capitolò definitivamente il 24 luglio e tra le forze assoggettate dell’armata realista sconfitta c’era uno dei quattro uomini dell’Artiglieria del Re [King’s Gentle­man of Ordnance], un giovane Capitano di ventinove anni, Elias Ashmole[4]. Si ri­tiene che Ashmole si fosse diplomato al Brasenose College di Oxford, ove studiò la filosofia naturale, le matematiche e l’a­stronomia; in seguitò sposò la figlia mag­giore di un’antica famiglia del Cheshire, i Mainwaring. Mentre i combattenti si disperdevano per cominciare una nuova vita, egli si diresse verso nord, presso il suocero, Peter Mainwaring di Smallwood, dove si stabilì per qualche tempo in convalescenza, aiutando la famiglia nelle questioni legali[5]. Durante la sua guarigione, annotò sul suo diario che il 16 ottobre 1646 alle ore 4:30 del pomeriggio:
Fui fatto Libero Muratore a Warrington nel Lancashire, insieme al colonnello Henry Mainwaring di Karincham nel Cheshire. I nomi di coloro che erano in Loggia: Mr. Richard Penket, Sorvegliante, Mr. James Collier, Mr. Rich. Sankey, Henry Litter, John Ellam, Rich. Ellam & Hugh Brewer[6].
Poiché si hanno poche informazioni sugli altri membri di questa loggia, questa viene frequentemente citata come una forma precoce di organismo «speculativo» e distinta, quindi, da una organizzazione di mestiere. In tal senso, si è solitamente visto in Ashmole il primo Massone conosciuto[7]. Ma allorché la si esamini dappresso, la logica di questa argomentazione è piena d’incongruenze. Anzitutto, da quelle poche informazioni sui membri della loggia, ne risulta chiaramente che altri non-artigiani vi appartenevano già e, dunque, che questa riunione doveva rappresentare una tradizione anteriore al 1646. Nel 1652, Ashmole pubblicò la sua grande opera Theatrum Chemicum Britannicum, che conteneva un certo numero di manoscrit­ti mai pubblicati, quali The Ordinal of Alchemy di Thomas Norton, scritto nel 1477. In modo intrigante, Norton ten­tava di dissuadere persone inesperte dal corrompere l’Alchimia, e nel farlo citava un certo numero di professioni artigia­nali o di «comuni lavoratori» che, a suo dire, «proprio come i Signori», «amano questa nobile arte» e «filosofia profonda».
Come orefici cui dobbiamo rispetto / per­ché la vista nella loro Arte li porta a credere; / ma meraviglia è che i tessitori s’occupino d’un tal lavoro, / i Liberi Muratori e i con­ciatori con i poveri impiegati parrocchiali; / sarti e vetrai non smetteranno per questo, / e anche gli stupidi rammendatori li loderan­no / con gran presunzione; ma già c’era un po’ di colore / per tutti questi uomini come dare una tinta al vetro. / Ma molti artigiani sono stati troppo veloci nell’impetuosa confi­denza di portar via il frutto del loro lavoro[8].
Riproducendo questo testo, ad Ashmo­le non poteva sfuggire l’uso fatto da Nor­ton dell’espressione «Liberi Muratori», con la quale li collocava in una tradizione interamente di mestiere. Inoltre, quando pubblicò nel 1672 le sue Institution, Laws & Ceremonies of the most Noble Order of the Garter, e in una sezione consacrata al «Castle and Colledge of Windesor», Ashmole mostra chiaramente, ancora una volta, di aver compreso che il termine si applicava a una categoria particolare di uomini di mestiere:
Per contratto datato del cinque di giugno, nell’anno vigesimo primo del Regno di que­sto Re, John Hylmer e William Vertue, Li­beri Muratori, hanno intrapreso di lavorare alla volta del Tetto del Coro (questo curioso ed eccellente lavoro di Architettura) per la somma di settecento pounds e di ultimarla entro Natale, anno Dom. 1508[9].






[1] Si pensa che il loro primo utilizzo in ambito massonico apparve in una lettera scritta dal Dr. Manningham, Deputy Grand Master della Pre­mier Grand Lodge di Londra, il quale scrisse a un certo Fratello Sauer all’Aia il 12 luglio 1757. D. Knoop & G. Jones, The Genesis of Freema­sonry. An account of the rise and development of Freemasonry in its operative, accepted, and early speculative phases (Manchester University Press, 1947), p. 131.
[2] Rev. J. Anderson, The Constitutions of Free-Masons. Containing the Hystory, Charges, Regu­lations &c. of the most Ancient and Whorshipful Fraternity. For the use of lodges, London, printed by William Hunter, for John Senex at the Globe, and John Hooke at the Flower-de-Luce, over against St. Dunstan’s Church in Fleet Street. In the year of Masonry 5723, Anno Domini 1723 (Londra, 1723).
[3] D. Knoop & G. Jones, Genesis…, op. cit., pp. 2-5.
[4] Conrad Hermann Josten, Elias Ashmole, 1617-1692; his autobiographical writings and his­torical notes, his correspondence, and other contem­porary sources relating to his life and work (5 volu­mi, Oxford, Museum of the History of Science, The Ashmolean Museum, 1978), p. 3.
[5] Norman Rogers, «The Lodge of Elias Ash­mole», Ars Quatuor Coronatorum - Transactions of the Quatuor Coronati Lodge n° _2076 (in segui­to AQC) 65 (1952) pp. 36-37.
[6] Bodleian Library Oxford, Ashmole MS. 1136 f. 19v; C. H. Josten, op. cit., ii, pp. 395-396; D. Knoop, G. Jones & D. Hamer, Early Masonic Pamphlets (Manchester 1945), p. 40. Ashmole cita ancora brevemente la sua inizia­zione nel suo taccuino cifrato (16 ottobre 1646): «4:30 del pomeriggio, fui fatto libero-muratore», ma non indica i nomi dei presenti, Ashmole MS. 1136 f. 215v. Ciò differisce leggermente dalla scrittura del diario, in quanto impiega la forma congiunta «libero-muratore» [freemason] al po­sto di «Libero Muratore» [Free Mason].
[7] Ulisse Bacci, Il libro del massone italiano, (Bologna, Forni, 1972), p. 12; Giuseppe Giarrizzo, Massoneria e illuminismo nell’Europa (Venezia, Marsilio, 1994), pp. 17-20; D. Knoop & G. Jones, Genesis…, op. cit., pp. 108, 125; Paul Naudon, La Franc-Maçonnerie (Parigi, Press Universitaire de France, 1963), pp. 35-36; David Stevenson, The Origins of Freemasonry. Scotland’s Century, 1590-1710 (Cambridge University Press, 1988), p. 219.
[8] [_«As Gouldsmithes whome we shulde lest repreve / For sights in their Craft moveth them to beleeve; / But wonder it is that Wevers deal with such warks, / Free Masons and Tanners with poore Parish Clerks; / Tailors and Glasiers woll not thereof cease, / And eke sely Tinkers will put them in the prease / With great presumption; but yet some collour there was / For all such Men as give Tincture to Glasse: / But many artificiers have byn over-swifte / With hasty credence to sume away their thrifte»]. E. Ashmole, Theatrum Chemicum Britannicum; containing seve-rall poetical pieces of our famous English philoso­phers, who have written the Hermetique Mysteries in their owne ancient language Faithfully collected… with annotations thereon (Londra, J. Grismond for Nathanael Brooke, 1652), p. 7.
[9] E. Ashmole, The Institution, Laws & Ceremonies of the most Noble Order of the Garter (Londra, Nathanael Brooke, 1672) cap. iv, sez. ii, p. 136. Ashmole possedeva un esemplare del contratto originale, che utilizzò come fonte del libro succitato. Cfr. Bodleian Library, Oxford, MS Ashmole, 1, 125, f. 11v-12v: «the copy of an indenture between George Talbot, the Lord Stewart, Giles Daubeney, Lord Chamberlayn, and Sir Thomas Lovell (on the King’s behalf) and the Knights of the Garter on one part, and John Hylmer and William Vertue, “fre-masons” on the other, specifying the work to be done in vaulting the roof of the Choir of Windsor Chapel and ornamenting the same with “archebocens, crestys, corses & the Kinges bestes”».

Matthew D. J. Scanlan
La Libera Muratoria e il mistero dell’«Accettazione» - 1630-1723 - Una pecca fatale
Traduzione di Fabrizio Alfieri
Harmonia Mundi, Torino 2016
144 pagine

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