"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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venerdì 30 dicembre 2016

Parmenide, Sulla natura (Περί Φύσεως)

Parmenide
Sulla natura (Περί Φύσεως)

Proemio del Poema

Fr. 1 (Sesto Empirico, Contro i matematici, VII, 111 e segg.)
1     Le cavalle che mi portano fin dove il mio desiderio vuol giungere,
2     mi accompagnarono, dopo che mi ebbero condotto e mi ebbero posto sulla via che dice molte cose,
3     che appartiene alla divinità e che porta per tutti i luoghi l’uomo che sa.
4     Là fui portato. Infatti, là mi portarono accorte cavalle tirando il mio carro, e fanciulle indicavano la via.
5     L’asse dei mozzi mandava un sibilo acuto,
6     infiammandosi – in quanto era premuto da due rotanti
7     cerchi da una parte e dall’altra –, quando affrettavano il corso nell’accompagnarmi,
8     le fanciulle Figlie del Sole, dopo aver lasciato le case della Notte,
9     verso la luce, togliendosi con le mani i veli dal capo.
10    Là è la porta dei sentieri della Notte e del Giorno,
11    con ai due estremi un architrave e una soglia di pietra;
12    e la porta, eretta nell’etere, è rinchiusa da grandi battenti.
13    Di questi, Giustizia, che molto punisce, tiene le chiavi che aprono e chiudono.
14    Le fanciulle, allora, rivolgendole soavi parole,
15    con accortezza la persuasero, affinché, per loro, la sbarra del chiavistello
16    senza indugiare togliesse dalla porta. E questa, subito aprendosi,
17    produsse una vasta apertura dei battenti, facendo ruotare
18    nei cardini, in senso inverso, i bronzei assi
19    fissati con chiodi e con borchie. Di là, subito, attraverso la porta,
20    diritto per la strada maestra le fanciulle guidarono carro e cavalle.
21    E la Dea di buon animo mi accolse, e con la sua mano la mia mano destra
22    prese, e incominciò a parlare cosí e mi disse:
23    “O giovane, tu che, compagno di immortali guidatrici,
24    con le cavalle che ti portano giungi alla nostra dimora,
25    rallegrati, poiché non un’infausta sorte ti ha condotto a percorrere
26    questo cammino – infatti esso è fuori dalla via battuta dagli uomini –,
27    ma legge divina e giustizia. Bisogna che tu tutto apprenda:
28    e il solido cuore della Verità ben rotonda
29    e le opinioni dei mortali, nelle quali non c’è una vera certezza.
30    Eppure anche questo imparerai: come le cose che appaiono
31    bisognava che veramente fossero, essendo tutte in ogni senso”.

Prima parte. L’Essere e la Verità

Fr. 2 (Proclo, Commento al Timeo, I, 345, 18-27)
1       Orbene, io ti dirò – e tu ascolta e ricevi la mia parola –
2       quali sono le vie di ricerca che sole si possono pensare:
3       l’una che “è” e che non è possibile che non sia
4       – è il sentiero della Persuasione, perché tien dietro alla Verità –
5       l’altra che “non è” e che è necessario che non sia.
6       E io ti dico che questo è un sentiero su cui nulla si apprende.
7       Infatti, non potresti conoscere ciò che non è, perché non è cosa fattibile,
8       né potresti esprimerlo.

Fr. 3 (Clemente Alessandrino, Stromata, II, 440, 12)
         <...> Infatti lo stesso è pensare ed essere.

Fr. 4 (Clemente Alessandrino, Stromata, V, 15)
1       Considera come cose che pur sono assenti, alla mente siano saldamente presenti;
2       infatti non potrai recidere l’essere dal suo essere congiunto con l’essere,
3       né come disperso dappertutto in ogni senso nel cosmo,
4       né come raccolto insieme.

Fr. 5 (Proclo, Commento al Parmenide, 708, 16-17)
1       Indifferente è per me
2       il punto da cui devo prendere le mosse; là, infatti, nuovamente dovrò fare ritorno.

Fr. 6 (Simplicio, Commento alla Fisica, 117, 4-13; 86, 27-28)
1       È necessario il dire e il pensare che l’essere sia: infatti l’essere è,
2       il nulla non è: queste cose ti esorto a considerare.
3       E dunque da questa prima via di ricerca ti tengo lontano,
4       ma, poi, anche da quella su cui i mortali che nulla sanno
5       vanno errando, uomini a due teste: infatti, è l’incertezza
6       che nei loro petti guida una dissennata mente. Costoro sono trascinati,
7       sordi e ciechi ad un tempo, sbalorditi, razza di uomini senza giudizio,
8       dai quali essere e non-essere sono considerati la medesima cosa
9       e non la medesima cosa, e perciò di tutte le cose c’è un cammino che è reversibile.

Fr. 7 (Platone, Sofista, 237 a, 258 d; Sesto Empirico, Contro i matematici, VII 111 e 114)
1       Infatti, questo non potrà mai imporsi: che siano le cose che non sono!
2       Ma tu da questa via di ricerca allontana il pensiero,
3       né l’abitudine, nata da numerose esperienze, su questa via ti forzi
4       a muovere l’occhio che non vede, l’orecchio che rimbomba
5       e la lingua, ma con la ragione giudica la prova molto discussa
6       che da me ti è stata fornita.

Fr. 8 (Simplicio, Commento alla Fisica, e altre fonti)
1       Resta solo un discorso della via:
2       che “è”. Su questa via ci sono segni indicatori
3       assai numerosi: l’essere è ingenerato e imperituro,
4       infatti è un intero nel suo insieme, immobile e senza fine.
5       Né una volta era, né sarà, perché è ora insieme tutto quanto,
6       uno, continuo. Quale origine, infatti, cercherai di esso?
7       Come e da dove sarebbe cresciuto? Dal non-essere non ti concedo
8       né di dirlo né di pensarlo, perché non è possibile né dire né pensare
9       che non è. Quale necessità lo avrebbe mai costretto
10     a nascere, dopo o prima, se derivasse dal nulla?
11     Perciò è necessario che sia per intero, o che non sia per nulla.
12     E neppure dall’essere concederà la forza di una certezza
13     che nasca qualcosa che sia accanto ad esso. Per questa ragione né il nascere
14     né il perire concesse a lui la Giustizia, sciogliendolo dalle catene,
15     ma saldamente lo tiene. La decisione intorno a tali cose sta in questo:
16     “è” o “non è”. Si è quindi deciso, come è necessario,
17     che una via si deve lasciare, in quanto è impensabile e inesprimibile, perché non del vero
18     è la via, e invece che l’altra è, ed è vera.
19     E come l’essere potrebbe esistere nel futuro? E come potrebbe essere nato?
20     Infatti, se nacque, non è; e neppure esso è, se mai dovrà essere in futuro.
21     Cosí la nascita si spegne e la morte rimane ignorata.
22     E neppure è divisibile, perché tutto intero è uguale;
23     né c’è da qualche parte un di piú che possa impedirgli di essere unito,
24     né c’è un di meno, ma tutto intero è pieno di essere.
25     Perciò è tutto intero continuo: l’essere, infatti, si stringe con l’essere.
26     Ma immobile, nei limiti di grandi legami
27     è senza un principio e senza una fine, poiché nascita e morte
28     sono state cacciate lontane e le respinse una vera certezza.
29     E rimanendo identico e nell’identico, in sé medesimo giace,
30     e in questo modo rimane là saldo. Infatti, Necessità inflessibile
31     lo tiene nei legami del limite, che lo rinserra tutt’intorno,
32     poiché è stabilito che l’essere non sia senza compimento:
33     infatti non manca di nulla; se, invece, lo fosse, mancherebbe di tutto.
34     Lo stesso è il pensare e ciò a causa del quale è il pensiero,
35     perché senza l’essere nel quale è espresso,
36     non troverai il pensare. Infatti, nient’altro o è o sarà
37     all’infuori dell’essere, poiché la Sorte lo ha vincolato
38     ad essere un intero e immobile. Per esso saranno nomi tutte
39     quelle cose che hanno stabilito i mortali, convinti che fossero vere:
40     nascere e perire, essere e non-essere,
41     cambiare luogo e mutare luminoso colore.
42     Inoltre, poiché c’è un limite estremo, esso è compiuto
43     da ogni parte, simile a massa di ben rotonda sfera,
44     a partire dal centro uguale in ogni parte: infatti, né in qualche modo piú grande
45     né in qualche modo piú piccolo è necessario che sia, da una parte o da un’altra.
46     Né, infatti, c’è un non-essere che gli possa impedire di giungere
47     all’uguale, né è possibile che l’essere sia dell’essere
48     piú da una parte e meno dall’altra, perché è un tutto inviolabile.
49     Infatti, uguale da ogni parte, in modo uguale sta nei suoi confini.

Seconda parte. L’opinione della Verità

Fr. 8 (Simplicio, Commento alla Fisica, e altre fonti)
50     Qui pongo termine al discorso che si accompagna a certezza e al pensiero
51     intorno alla Verità; da questo punto le opinioni mortali
52     devi apprendere, ascoltando l’ordine seducente delle mie parole.
53     Infatti, essi stabilirono di dar nome a due forme
54     l’unità delle quali per loro non è necessaria: in questo essi si sono ingannati.
55     Le giudicarono opposte nelle loro strutture, e stabilirono i segni che le distinguono,
56     separatamente gli uni dagli altri: da un lato, posero l’etereo fuoco della fiamma,
57     che è benigno, molto leggero, a sé medesimo da ogni parte identico,
58     e rispetto all’altro, invece, non identico; dall’altro lato, posero anche l’altro per se stesso,
59     come opposto, notte oscura, di struttura densa e pesante.
60     Questo ordinamento del mondo, veritiero in tutto, compiutamente ti espongo,
61     cosí che nessuna convinzione dei mortali potrà fuorviarti.

Fr. 9 (Simplicio, Commento alla Fisica, 180, 9-12)
1       E poiché tutte le cose sono state denominate luce e notte,
2       e le cose che corrispondono alla loro forza sono attribuite a queste cose o a quelle,
3       tutto è pieno ugualmente di luce e di notte oscura,
4       uguali ambedue, perché con nessuna delle due c’è il nulla.

Fr. 10 (Clemente Alessandrino, Stromata, V, 138, 1)
1       Tu conoscerai la natura dell’etere, e nell’etere tutte quante
2       le stelle, e della pura lampada del sole lucente
3       le invisibili opere e donde ebbero origine,
4       e apprenderai le azioni e le vicende della luna errabonda dall’occhio rotondo
5       e la sua natura; e conoscerai altresí il cielo che tutto circonda,
6       donde ebbe origine, e come la Necessità lo guidò e costrinse
7       a tenere fermi i confini degli astri.

Fr. 11 (Simplicio, Commento al De Caelo, 559, 22-25)
1       <...> come la terra il Sole e la Luna
2       e l’etere tutto avvolgente e la lattea via del cielo e l’Olimpo
3       estremo e l’ardente forza degli astri ebbero impulso a formarsi.

Fr. 12 (Simplicio, Commento alla Fisica, 39, 14-16 e 31, 13-17)
1       Le corone piú strette furono riempite di fuoco non mescolato,
2       quelle che seguono ad esse furono riempite di notte, ma in esse si immette una parte di fuoco;
3       nel mezzo di queste sta una Divinità che tutto governa:
4       dovunque, infatti, essa presiede al doloroso parto e alla congiunzione,
5       spingendo la femmina ad unirsi col maschio, e, all’inverso, di nuovo,
6       il maschio con la femmina.

Fr. 13 (Platone, Simposio, 178 b)
         E primo di tutti gli dèi pensò Eros

Fr. 14 (Plutarco, Contro Colotoe, 15 1116 A)
         Splendente di notte di luce che le proviene da altro, errante intorno alla terra.

Fr. 15 (Plutarco, La faccia della luna, 929 B)
         <...> sempre guardando ai raggi del sole.

Fr. 15a (Scolio a Basilio di Cesarea, 25)
         <...> ha radici nell’acqua.

Fr. 16 (Aristotele, Metafisica, 1009 b 21)
1       Come, infatti, ogni volta ha luogo la mescolanza nelle membra dai molteplici movimenti,
2       cosí negli uomini si dispone la mente. Infatti è sempre il medesimo
3       ciò che negli uomini pensa la natura delle membra,
4       in tutti e in ciascuno. Il pieno, infatti, è pensiero.

Fr. 17 (Galeno, In Hippocratis libros Epidemiarum)
         <...> a destra i maschi, a sinistra le femmine <...>

Fr. 18 (Celio Aureliano, Tardarum vel chronicarum passionum libri V, IV, 9, 134-135)
1       Quando la donna e l’uomo mescolano insieme i semi di Venere,
2       e la forza che si forma nelle vene da sangue diverso
3       plasma corpi ben costituiti, si conserva il giusto equilibrio.
4       Infatti, se, mescolatosi il seme, le forze entrano in lotta
5       e nel corpo che deriva dalla mescolanza non formano una unità, crudeli
6       tormenteranno il sesso che nasce col duplice seme.

Fr. 19 (Simplicio, Commento al De Caelo, 558, 9-11)
1       In questo modo secondo l’apparire queste cose sono nate e ora sono
2       e in seguito cresceranno e poi finiranno;
3       ad esse gli uomini hanno posto un nome, per ciascuna come un segno distintivo.

Del poema di Parmenide Sulla natura possediamo circa 150 versi, che costituiscono uno dei testi piú importanti della storia della filosofia, e anche uno dei piú difficili da interpretare. I versi che ci sono pervenuti sono il frutto di una molteplicità di frammenti, uniti da un paziente e delicato lavoro di ricomposizione. Essi ci offrono un’idea abbastanza precisa della parte iniziale e centrale dell’opera. Si tratta di un “viaggio” verso la sapienza compiuto dal filosofo, il prescelto dagli dèi. Secondo l’interpretazione tradizionale, che sembra coincidere con l’interpretazione data dagli stessi discepoli di Parmenide, nel poema sono indicate due vie, fra loro opposte: quella della Verità e quella dell’opinione. Secondo le ultime interpretazioni invece si tratterebbe di tre vie, come riferisce G. Reale: “La prima via è quella della Verità, la seconda è quella dell’opinione errata dei mortali, la terza sarebbe [...] la via che cerca di riguadagnare i fenomeni nell’ottica dell’Essere”, cioè che cerca di restituire al divenire una forma di realtà
Tratto da: Parmenide, Poema sulla natura, a cura di G. Reale e L. Ruggiu, Rusconi, Milano, 1991, pag. 11.
Frr. 28 B 1-19 DK (fonti diverse)

(Parmenide, Poema sulla natura, a cura di G. Reale e L. Ruggiu, Rusconi, Milano, 1991, pagg. 85-119)


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