"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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domenica 9 febbraio 2014

Mandukya Upanishad

Mandukya Upanishad 

Proponiamo di seguito tre differenti traduzioni  di questa Upanishad.

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1. Harih OM! Questo monosillabo è il Tutto. Questa ne è una spiegazione: ciò che fu, ciò che è, ciò che sarà, tutto è veramente Omkara[1]; e ciò che non è sottoposto al triplice tempo[2] è pure veramente Omkara.
2. In realtà questo Atmâ[3] è Brahma, e questo Atmâ ha quattro condizioni[4]; in verità, tutto ciò[5] è Brahma.
3. La prima condizione è Vaishwânara[6], il cui soggiorno è lo stato di veglia; esso ha conoscenza degli oggetti esterni; ha sette membra[7] e diciannove bocche[8], e il suo dominio è il mondo della manifestazione grossolana.
4. La seconda condizione è Taijâsa[9], il cui soggiorno è nello stato di sogno[10]; esso ha conoscenza degli oggetti interni, ha sette membra e diciannove bocche[11] e il suo dominio è il mondo della manifestazione sottile.
5. Quando l’essere che dorme non prova alcun desiderio e non è più soggetto a sogni, il suo stato è quello di sonno profondo[12]; colui che[13] in questo stato è divenuto uno, che si è identificato ad un insieme sintetico di Conoscenza integrale[14], che è pieno di Beatitudine[15], che gode veramente di questa Beatitudine, e la cui bocca è la Conoscenza totale[16] stessa, questi è chiamato Prajna[17]: questa è la terza condizione[18].
6. Egli è il Signore di tutto[19]; Egli è omnisciente[20]; Egli è l’ordinatore interno[21]; Egli è la sorgente[22] di tutto; Egli è l’origine e la fine dell’universalità degli esseri.
7. I Saggi pensano che il Quarto[23], che non ha conoscenza né degli oggetti interni né di quelli esterni, né contemporaneamente di questi e di quelli, e che non è nemmeno un insieme sintetico di conoscenza integrale, poiché non è conoscente né non conoscente, è invisibile, non-agente, incomprensibile, indefinibile, impensabile, indescrivibile; Esso è l’unica essenza fondamentale del “Sé”, senza alcuna traccia dello sviluppo della manifestazione, pienezza di Pace e di Beatitudine, senza dualità: Egli è Atmâ, così deve essere conosciuto.
8. Questo Atmâ è rappresentato dalla sillaba OM, la quale a sua volta è rappresentata dai caratteri[24], talché le condizioni (di Atmâ) sono i caratteri (di OM), e i caratteri (di OM) sono le condizioni (di Atmâ): essi sono A, U e M[25].
9. Vaishwânara, la cui sede è lo stato di veglia, è (rappresentato da) A, la prima mâtrâ, sia perché essa costituisce la connessione[26] di tutte le cose[27], sia perché essa è il principio[28]. Chi conosce questo, vede esauditi tutti i suoi desideri[29] e diventa il primo[30].
10. Taijâsa, la cui sede è lo stato di sonno, è (rappresentato da) U, la seconda mâtrâ, sia perché essa è elevazione[31], sia perché essa è intermediaria[32]. Chi conosce questo progredisce nella via della Conoscenza[33], egli è in armonia con tutte le cose[34] e nessuno dei suoi discendenti[35] ignorerà Brahma.
11. Prajna, la cui sede è lo stato di sonno profondo, è (rappresentato da) M, la terza mâtrâ, sia perché essa è la misura[36], sia perché essa è ciò in cui tutto si risolve[37]. Chi conosce questa misura è tutto[38] e tutto si risolve in lui.
12. Il Quarto è incommensurabile[39], è non-agente[40], è senza alcuna traccia dello sviluppo della manifestazione[41]; esso è Beatitudine assoluta e senza dualità[42]. Questo è Omkara[43], e questo certamente è Atmâ[44]. Chi conosce questo in verità entra nel suo proprio Sé per mezzo di questo stesso Sé[45]

Tratto da: Rivista di Studi Tradizionali n° 1


[1] Tutti gli indefiniti stati dell’essere che, dal punto di vista individuale, appaiono come distinti gli uni dagli altri, dal punto di vista principiale (il quale propriamente non è un punto di vista particolare, ma è anzi la realtà assoluta), sono identici a Brahma stesso, il quale è “senza dualità”. Infatti, se qualcosa fosse esteriore a Brahma, questi non sarebbe infinito, poiché sarebbe limitato appunto da questo qualcosa di esteriore. In realtà, l’intera manifestazione non può distinguersi da Brahma che in modo illusorio, mentre Brahma è assolutamente distinto dalla manifestazione in quanto nessuna qualifica determinativa può convenire alla sua Infinità. Inoltre, appunto perché è infinito, Brahma può essere considerato come il Tutto assoluto; però, se le cose sono in Brahma, esse non sono Brahma se si considerano in modo distintivo. D’altra parte, ciò che qualifica le cose in modo distintivo e che appunto non potrebbe venire attribuito a Brahma, non è che l’espressione della relatività, e poiché questa relatività è illusoria, anche la distinzione lo è. Così tutto l’Universo, designato qui da «ciò che fu, ciò che è e ciò che sarà», nella sua realtà principiale, cioè nella sua realtà più profonda, è identico a Brahma e, come tale, può venire simboleggiato da Omkara, il monosillabo sacro OM.
[2] Trikâla, cioè la condizione temporale nelle sue tre modalità di passato, presente e futuro.
[3] Atmâ, il “Sé”, è la vera natura essenziale, identica in ogni essere.
[4] Pada, letteralmente “piede”.
[5] «Tutto ciò», come lo si vedrà nel seguito del testo, si riferisce alle varie modalità dell’essere individuale considerato nella sua totalità, e agli stati non individuali dell’essere totale. Tutti questi stati appaiono come le condizioni di Atmâ, benché in realtà Atmâ sia assolutamente incondizionato. Tutte le cose, infatti non sono che la manifestazione di Atmâ, il quale è identico a Brahma.
[6] Vaishwânara è Atmâ in quanto riunisce in sé i due aspetti di realtà assoluta e realtà relativa; vishwa (tutto) in quanto personalità, nara (uomo) in quanto individualità. Per questo può venire giustamente assimilato all’“Uomo Universale”. Egli viene considerato più particolarmente nello sviluppo totale dei suoi stati di manifestazione e cioè in quello che costituisce il mondo corporeo. Non bisogna però dimenticare che il mondo corporeo rappresenta un simbolo dell’intera  manifestazione, e costituisce per l’essere umano il punto di partenza di tutta la realizzazione. Appunto a motivo di questo valore simbolico, Vaishwânara può essere assimilato all’“Uomo Universale”; esso verrà allora descritto come costituito di un corpo, in analogia con l’essere individuale, analogia che è quella del “macrocosmo” con il “microcosmo”. Un’assimilazione dei due stati sarebbe però, beninteso, del tutto ingiustificata.
[7] Queste sette membra sono le sette parti costitutive del corpo “macrocosmico” di Vaishwânara. 1° L’insieme degli stati superiori dell’essere, assimilati alle sfere luminose superiori, viene paragonato alla parte della testa che contiene il cervello. 2° I principi rappresentati nel mondo sottile dal Sole e dalla Luna sono i due occhi. 3° Il principio igneo vitale è la bocca. 4° Le direzioni dello spazio (dish) sono le orecchie. 5° L’atmosfera corrisponde ai polmoni. 6° La regione compresa fra la Terra e il Cielo, la quale viene considerata come l’ambiente dove si elaborano le forme, è lo stomaco. 7° La Terra, simbolo della manifestazione corporea, corrisponde ai piedi.
[8] Queste diciannove “bocche” sono i diciannove organi per mezzo dei quali Atmâ, in quanto Vaishwânara, ha coscienza del mondo sensibile, e cioè: i cinque organi di sensazione, i cinque organi di azione, i cinque soffi vitali (vâyu), il mentale (manas), l’intelletto (Buddhi) considerato nei suoi rapporti con l’individuale, il pensiero (chitta) in quanto formatore e associatore di idee, la coscienza individuale (ahankâra). Gli organi e le facoltà degli esseri individuali procedono tutti dagli organi e dalle facoltà che loro corrispondono in Vaishwânara, così come ogni individuo è un elemento nell’insieme dell’ordine cosmico.
[9] Taijâsa significa “il Luminoso”: è questo il riflesso della Luce intelligibile nel mondo della manifestazione sottile, cioè nel dominio individuale extracorporeo.
[10] Nello stato di sogno, le facoltà esterne, pur sussistendo in modo potenziale, si riassorbono nel senso interno (manas), che è il loro principio immediato ed il loro sostegno. L’anima vivente individuale (Jîvâtmâ) si trova in qualche modo rinchiusa in se stessa, contrariamente a quanto avviene nello stato di veglia, non potendo comunicare con gli altri esseri. In virtù del suo desiderio (kâma) essa produce un mondo che procede interamente da se stessa. Questo mondo è costituito esclusivamente da produzioni mentali, cioè da idee rivestite di forme extracorporee le quali dipendono sostanzialmente dall’individuo che le emette e non ne rappresentano che delle modificazioni accidentali. Le “idee” che costituiscono il mondo sottile non sono quindi affatto delle “idee” nel senso platonico; esse non sono dei principi spirituali o informali, ma al contrario, delle produzioni sempre condizionate dalla forma e dai limiti propri dell’esistenza individuale. Il mondo sottile infatti non è il mondo spirituale, bensì “il mondo intermediario” fra la realtà corporea e la realtà spirituale.
[11] Il mondo sottile è concepito da facoltà che corrispondono analogicamente a quelle che percepiscono il mondo sensibile, perciò Atmâ in quanto Taijâsa ha lo stesso numero di membra e di bocche che nello stato di veglia.
[12] Sushupta-shâna.
[13] Cioè Atmâ stesso in questa condizione.
[14] Prajnâna-ghana.
[15] Anandamaya.
[16] Chit.
[17] Cioè Colui che conosce al di fuori e al di là di ogni condizione speciale.
[18] In questo stato Atmâ gode della pienezza della sua stessa natura, in quanto Ananda, la Beatitudine, è fatta di tutte le possibilità di Atmâ. È questo il dominio della conoscenza sintetica ed unitaria; infatti è detto che la “bocca” o lo strumento di conoscenza di Prajna è Chit, cioè la coscienza totale del “Sé”, considerata in relazione con il suo unico oggetto che è Ananda, la Beatitudine. D’altra parte, questo oggetto è identico al suo stesso soggetto che è l’Essere puro (Sat) e, in realtà, non ne è affatto distinto. Questi tre, Sat, Chit e Ananda (generalmente riuniti in Sachchidânanda) sono così in verità un unico essere, il quale non è altro che Atmâ considerato al di fuori di ogni determinazione particolare. Lo stato di Prajna è uno stato essenzialmente informale e sovraindividuale, in esso la Luce intelligibile è colta direttamente e non per riflesso come nel mondo mentale. D’altronde, in questo stato, i vari oggetti della manifestazione, anche individuali non sono affatto distrutti, ma permangono in modo principiale e sono così unificati non essendo più concepiti nel loro aspetto contingente e distintivo.
[19] Sarva, tutto, implica qui, nella sua estensione universale, l’insieme dei “tre mondi”, cioè tutti gli stati di manifestazione compresi sinteticamente nel Principio.
[20] Tutto gli è presente nella Conoscenza integrale, ed Egli conosce direttamente tutti gli effetti nella causa principiale totale, che non è affatto distinta da Lui.
[21] È il «Principio non agente» che risiede al centro dell’essere e ne ordina tulle le facoltà.
[22] Yoni, la matrice o radice primordiale.
[23] È interessante notare che tutto ciò che si riferisce a questo quarto stato, cioè allo stato incondizionato del “Sé”, viene qui espresso in termini negativi. La ragione è assai facilmente comprensibile; infatti qualsiasi affermazione ha qualcosa di particolare e di determinato: è l’affermazione di qualcosa ad esclusione di qualcos’altro e limita quindi inevitabilmente la portata di ciò a cui si riferisce. Ogni determinazione è una limitazione ed equivale quindi ad una negazione; così è proprio la negazione di una determinazione ad essere in realtà una affermazione. I termini negativi che incontriamo in questo brano, nel loro senso reale sono quindi eminentemente affermativi. Del resto lo stesso termine “Infinito” esprime la negazione di ogni limite ed equivale perciò all’affermazione totale ed assoluta. Questo quarto stato è infatti al di là di qualsiasi determinazione, anche principiale come quella dell’Essere.
[24] Mâtrâ.
[25] Questo brano ed i seguenti si riferiscono alla corrispondenza della sillaba OM e dei suoi caratteri costitutivi (rnâtrâ) con Atmâ e le sue condizioni (Pada). Essi chiariscono le ragioni simboliche di questa corrispondenza e, nello stesso tempo, indicano gli ordini di possibilità aperti dalla meditazione di OM e di ciò che esso rappresenta. La meditazione del monosillabo sacro OM costituisce in effetti un supporto per la realizzazione della conoscenza di Atmâ. Questa meditazione, che dapprima si rivolge separatamente ad ognuna delle tre mâtrâ del monosillabo sacro, per considerare poi OM in se stesso, indipendentemente dalle sue mâtrâ, ha come fine la realizzazione corrispondente di vari gradi spirituali. Il primo grado è caratterizzato dal pieno sviluppo dell’individualità corporea; il secondo dall’estensione totale dell’individualità umana nelle sue modalità extracorporee; il terzo dalla realizzazione degli stati sopra-individuai dell’essere; il quarto, in fine, dalla realizzazione dello stato supremo incondizionato.
[26] Apti.
[27] Il suono primordiale A, che viene emesso dagli organi vocali nella loro posizione naturale, costituisce infatti la connessione di tutti i suoni, essendo in qualche modo immanente in ognuno di essi. Similmente, Vaishwânara è presente in tutte le cose del mondo sensibile e ne costituisce l’unità.
[28] Adi. “A” è il principio sia dell’alfabeto che del monosillabo sacro OM. Così Vaishwânara è la prima delle condizioni di Atmâ e costituisce per l’essere umano la base a partire dalla quale si compie la realizzazione metafisica.
[29] Infatti per chi si identifica a Vaishwânara tutte le cose sensibili vengono a dipendere da lui e fanno parte integrante del suo stesso essere.
[30] Egli diviene il primo nel dominio di Vaishwânara e ne costituisce il centro in virtù della conoscenza effettiva di questo dominio e della identificazione che essa implica.
[31] Utkarsha. U costituisce un’elevazione del suono in rapporto alla sua prima modalità. Similmente, lo stato sottile è di un ordine più elevato dello stato corporeo.
[32] Ubhaya. Il suono U, sia per la sua natura che per la sua posizione, è intermediario fra i due elementi estremi del monosillabo OM. Così pure lo stato di sogno è intermediario fra lo stato di veglia e quello di sonno profondo.
[33] Egli si identifica infatti a Hiranyagarbha.
[34] Egli considera l’Universo manifestato come la produzione della sua stessa coscienza.
[35] I “discendenti” vanno intesi nei senso di “posterità spirituale”.
[36] Miti. M può essere considerata la misura delle due altre mâtrâ, così come, in un rapporto matematico, il denominatore è la misura del numeratore.
[37] M è il punto finale del monosillabo OM ed è considerata come racchiudente in sé la sintesi di tutti i suoni. Similmente il non-manifestato contiene, in modo principiale, tutto il manifestato, il quale si risolve in esso, non essendone mai distinto che in modo contingente e transitorio. La causa prima è nello stesso tempo il termine d’arrivo, e la fine è identica al principio.
[38] “Tutto” designa qui l’insieme dei “tre mondi”.
[39] Amâtrâ.
[40] Avyavahârya.
[41] Prapancha-upashama.
[42] Shiva Adwaita.
[43] Il monosillabo sacro OM considerato indipendentemente dalle sue mâtrâ.
[44] Questo è Atmâ in sé, al di là di qualsiasi condizione o determinazione.
[45] Senza alcun intermediario di qualsiasi genere e senza l’uso di qualsiasi strumento, quale facoltà di conoscenza. Essa infatti non potrebbe raggiunger che uno stato del Sé e non il Sé supremo ed assoluto.
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Traduzione a cura di Carlo della Casa
 
La Mandukya Upanisad appartiene all'Atharvaveda benché porti il nome d'una scuola rigvedica, ed è anch'essa tra le più recenti delle Upanisad antiche. Assai breve, la Ma. Up. insiste singolarmente sull'identità tra Atman individuale e Brahman e studia la mistica equivalenza dell'Assoluto con la sillaba sacra Om, nella quale tutto l'universo è compreso. L'Atman-Brahman ha quattro modi di essere, corrispondenti ai quattro stati della coscienza umana. Agli stati di veglia, di sonno con sogni, di sonno profondo, già considerati in B.Up., 4, 3, 9, viene infatti aggiunto un quarto stato, turiya o caturtha: esso si distingue dallo stato di sonno profondo, nel quale il distacco dalla materialità è pur completo, senza emozioni o ricordi, per essere definitivo. Il punto di partenza della costruzione è forse nell'osservazione che nel sogno ci si figura come reali delle apparizioni che reali non sono quindi è possibile che la stessa consistenza del sogno abbiano le esperienze dello stato di veglia che hanno ispirato le larve del sogno. Soltanto il silenzio del sonno profondo o meglio ancora d'un distacco definitivo sarà la più opportuna immagine dell'Assoluto, che è al di là d'ogni possibilità logico discorsiva. Tali concezioni riecheggiano la convinzione antica che al di là di ciò che è espresso esista l'inespresso, al primo superiore (cfr. B.Up., 5, 14, 3-4), mentre lo iato che si riconosce esistere tra l'Assoluto, ovvero il summum bonum, ed ogni concepimento umano condurrà fatalmente alla negazione del fenomeno e delle esigenze con questo connesse. E infatti la Md. Up. è strettamente collegata con la karika o commentario attribuito a Gaudapada (maestro del maestro di Sankara, vissuto quindi all'inizio del VIII sec. d. C.), che è la prima esposizione sistematica del monismo assoluto e della dottrina illusionistica che sarà perseguita con rigorosa coerenza da Sankara. La karika, che è divisa in quattro parti, delle quali la prima congloba la nostra Up., costituisce in realtà un'opera a sé stante ed è in ogni modo lontana dall'epoca e dallo spirito delle altre Upanisad vediche, per le quali il mondo è ben reale, come ineludibili sono le esigenze materiali e morali che l'accettazione del mondo comporta.

1. La sillaba Om è tutto l'universo. Eccone la spiegazione. Il passato, il presente, il futuro: tutto ciò è [compreso nella] sillaba Om. E anche ciò che è al di là del tempo, che è triplice, è [compreso nella] sillaba Om. 
2. Infatti ogni cosa è il Brahman; l'Atman è il Brahman. Questo Atman ha quattro modi di essere.
3. Il primo modo di essere si chiama vaisvanara ed è quando si ha lo stato di veglia, si ha la conoscenza delle cose esteriori, sette membra (1), diciannove aperture (2) e si godono gli elementi materiali.
4. Il secondo modo di essere si chiama taijasa (luminoso) ed è quando si ha lo stato di sogno, si ha la conoscenza delle cose interiori (3), sette membra, diciannove aperture e si godono gli elementi sottili.
5. Quando l'uomo addormentato non concepisce alcun desiderio, non scorge alcun sogno, allora si ha [lo stato di] sonno profondo. Il terzo modo di essere si chiama prajna ed è quando si ha lo stato di sonno profondo, s'è raggiunta l'unità (4), si è costituiti soltanto di conoscenza, soltanto di gioia, si gode la gioia, si ha per apertura (o strumento di percezione) il pensiero.
6. [Quando si trova in questa condizione, l'Atman] è il signore di tutto, è l'onnisciente, è il reggitore interno, è il principio di tutte le cose, poiché è l'origine e la fine delle creature (5).
7. Si considera come quarto [modo di essere] quello che è privo di conoscenza delle cose interiori, privo di conoscenza delle cose esteriori, privo della conoscenza di entrambe. Esso non è costituito soltanto di conoscenza, non è conoscitore né non conoscitore. Esso è invisibile, inavvicinabile, inafferrabile, indefinibile, impensabile, indescrivibile, ha come caratteristica essenziale di dipendere soltanto da se stesso; in esso il mondo visibile si risolve, è serenità e benevolenza, è assolutamente non duale. Esso è l'Atman: esso deve essere conosciuto.
8. Per quel che riguarda i fonemi, questo Atman corrisponde alla sillaba Om, considerandone gli elementi costitutivi. Gli elementi costitutivi corrispondono ai modi di essere, e i modi di essere corrispondono agli elementi costitutivi, ossia ai suoni AUM (5 bis).
9. Lo stato di veglia, vaisvanara, corrisponde alla lettera A, che è il primo elemento, per il fatto che ottiene (ap) [tutto], oppure per il fatto che è il primo (adi) (6). In verità ottiene tutti i desideri e diventa il primo colui che così conosce.
10. Lo stato di sogno, taijasa, corrisponde alla lettera U, che è il secondo elemento, per il fatto d'essere più alto (utkarsa) [del precedente] o per il fatto di partecipare (ubhayatva) degli altri due [stati fra i quali si trova]. In verità colui che così conosce tiene alta la tradizione della conoscenza [nella sua famiglia], è indifferente [a gioie e dolori] e nella sua stirpe non nasce chi non conosca il Brahman (7).
11. Lo stato di sonno profondo, prajna, corrisponde alla lettera M, che è il terzo elemento, per il fatto che crea (miti) o che [in esso] si dissolve (apiti) [l'universo] (8). In verità colui che così conosce crea tutto questo universo e lo riassorbe in sé.
12. Il quarto [stato] non corrisponde a un [singolo] elemento (9), è inavvicinabile, in esso il mondo visibile si risolve, è benevolenza, è assolutamente non duale.
Così la sillaba Om è in verità l'Atman [nei suoi quattro stati]. Colui che così conosce penetra nel sé [assoluto] con il sé [individuale].

Note:
1. In genere si rimanda a Ch.Vp., 5, 18, 2, dove l'enumerazione comprende però ben più di sette elementi. Forse si allude ai sette organi di percezione della testa (occhi, orecchie, naso, bocca).
2. Le diciannove aperture sono gli organi o le facoltà che permettono l'esperienza del mondo: i cinque organi di senso, i cinque organi che consentono di parlare, agire, muoversi, generare ed evacuare, i cinque prana, e infine la mente, l'intelletto, il senso dell'io, il pensiero.
3. Gli oggetti di cui l'anima ha esperienza nel sogno sono interiori in quanto da essa foggiati per se stessa; esiste tuttavia ancora la dualità di soggetto e di oggetto, che permette appunto la conoscenza distintiva e l'esperienza.
4. Manca cioè ogni distinzione tra soggetto e oggetto del conoscere.
5. Nel terzo stato, di sonno profondo, si è del tutto disancorati dalla molteplicità fenomenica e si contempla la vera realtà. Ma cessato il sonno si ritorna al mondo visibile: il terzo stato è quindi transeunte e si ipotizza allora un quarto stato, nel quale le caratteristiche del terzo sono rese assolute e definitive e che, in quanto il distacco dal mondo è completo, sfugge a ogni determinazione.
5 bis. Il dittongo O viene scomposto negli elementi costitutivi, A + U.
6. Lo stato di veglia e la lettera a hanno eguali caratteristiche, tra l'altro inizianti con A: sono primi di determinate serie, inoltre entrambi ""ottengono tutto"", ossia sono presenti dappertutto, la lettera A in quanto è la più frequente nel vocalismo ario, lo stato di veglia in quanto consente a tutti gli uomini la conoscenza comune.
7. Fra lo stato di sogno e la lettera U l'analogia consiste nell'essere l'uno e l'altra in mezzo fra gli altri stati o le altre lettere. Inoltre lo stato di sogno è più elevato rispetto allo stato di veglia per quanto riguarda il distacco dalle apparenze e dalle sensazioni grossolane; la lettera U è collegata (v. ad es. Dhyanabindu Up., 9-11 e cfr. J. VARENNE, Upanishads du Yoga, Paris, 1971, p. 72) con l'atmosfera, mentre A corrisponde alla terra (da escludere invece che si voglia alludere a un'eventuale classificazione dei suoni riguardo alla loro altezza). Colui che è indifferente poi è equidistante fra le coppie dei contrari.
8. L'accostamento fra lo stato di sonno profondo e la lettera M sembra basato soltanto sul fatto che le qualità proprie del primo cominciano con M. Infatti ""creazione"", e ""distruzione"" possono essere indicate entrambe con miti, derivante nella prima accezione da mi, minoti, nella seconda da mi, minati, in quest'ultimo caso però il testo dell'Upanisad sostituisce a miti (in verità non attestato in questo significato) apiti. Che poi tutto fuoriesca dall'Atman e in esso si risolva è in accordo con il soggettivismo idealistico prevalente nelle Upanisad.
9. Bensì alla mistica sillaba Om nel suo complesso, o, meglio, alla sonorità nasale indistinta che permane dopo la pronuncia delle lettere del suono sacro. Cfr. Brahmabindu Up.

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Traduzione tratta da: http://www.visionaire.org 

OM! Che gli Dei ci concedano di ascoltare parole benigne; di vedere segni propizi innalzarsi dai nostri sacrifici; che possiamo offrire agli Dei il nostro rispetto, godendo di buona salute e della vita che Essi ci hanno accordato. Che Indra il venerabile sia con noi; che l’onnisciente Pusha sia con noi; che Garuda il salvatore sia con noi; che Brihaspati ci conceda la prosperità. Om! Pace! Pace! Pace! 1. Tutto è contenuto nella sillaba Om. La spiegazione che segue ne concerne l’esperienza diretta. Il passato, il presente e il futuro non sono altro che la sillaba Om. Quello che trascende la triade temporale, a sua volta, è l’Om. 2.Tutto è Brahman. Il sé è Brahman. Il sé è costituito da quattro parti. 3. Il Sé che presiede allo stato di veglia, chiamato Vaisvanara, che possiede la percezione esteriore, le sette membra e i diciannove organi, che fruisce degli oggetti grossolani, è il primo quarto. 4. Il Sé che presiede allo stato di sogno, chiamato Taijasa, che possiede la visione interiore, le sette membra e i diciannove organi, che fruisce degli oggetti sottili, è il secondo quarto. 5. Quando il dormiente non desidera alcun oggetto e non percepisce sogni, è nello stato del sonno profondo. Il Sé che presiede lo stato di sonno profondo è detto Prajna, in esso tutto è stato unificato, indifferenziato nella coscienza, che è colma di beatitudine e fruisce della beatitudine, esso è la soglia della coscienza, e costituisce il terzo quarto. 6. Ecco il Signore supremo, l’onnisciente, il regolatore interno; esso è il principio, l’origine e la fine di tutti gli esseri. 7. Il Quarto, Turiya, è definito come quello che non è cosciente del mondo esterno, non del mondo interiore, non cosciente dei due, non indifferenziato nella coscienza, non semplice consapevolezza, non nescienza; che è inosservato, inerte, inattingibile, indeducibile, impensabile, indescrivibile, la cui prova consiste nella identità del Sé [in tutti gli stati], in esso tutti i fenomeni giungono a cessazione; immodificabile, benevolo, non-duale. Questo è il Sé, ciò che deve essere conosciuto. 8. Il Sé è espresso attraverso una sillaba, OM, così che espresso attraverso i fonemi, i suoi quarti sono le lettere, e le lettere i quarti. Le lettere sono: A, U, M. 9. Vaisnavara che abita lo stato di veglia è la prima lettera, A: poiché è sempre presente ed è la prima. Colui che comprende questo precetto realizza ogni suo desiderio ed eccelle in tutto. 10. Taijasa che abita il sogno è la seconda lettera, U: poiché vicino al supremo è il punto intermedio. Colui che comprende questo precetto supera i limiti della sua conoscenza e acquista l’equanimità verso tutti gli esseri. Dalla sua famiglia nascono solo conoscitori del Brahman. 11. Prajna che abita il sonno profondo è la lettera M, terza lettera della sillaba [Om], poiché è il limite dell’essere, dove tutto giunge al riassorbimento. Colui che comprende questo precetto segna il confine estremo di tutto e tutto assorbe in sé. 12. Quello che è privo di suono o lettera è il Quarto, Turiya, al di là della comprensione ordinaria, al di là del mondo fenomenico, il benevolo, il non-duale. Dunque l’Om è propriamente il Sé. Colui che comprende questo insegnamento consegue il Sé.