"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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mercoledì 25 marzo 2015

Ibn 'Atâ Allâh, Dell'anima velata, e dell'anima rappacificata


Tomba dello Shaykh Ibn 'Atâ' Allah
Ibn ‘Atâ' Allâh 
Dell'anima velata, e dell'anima rappacificata (an-nafs al-mutma’inna)


Sappi che questo desiderio di governare (tadbir),  [il proprio destino] non proviene che dall'anima velata, e che mai il cuore sarebbe tentato di reggere (governare) checchessia se potesse premunirsi dalla sua compagnia (dell’anima velata) e preservarsi delle sue suggestioni. 
Ho sentito il nostro Maestro Abù al - 'Abbâs al-Mursî - che Dio sia soddisfatto di lui - dire a questo proposito: "Quando Dio creò la terra sull'acqua, ella si mise ha tremare; allora, Dio la consolidò con le montagne”: «E ha stabilito saldamente le montagne»[1]. Nello stesso modo quando (Dio) creò l'anima, questa si turbò, così che Dio la rinforzò per la «montagna» dell'intelletto. 
Quindi ogni servitore dotato di intelligenza e radioso di luce riceve [nel suo cuore] una pace lenificante da parte Sua (di Dio), che acquieta la sua anima da ogni turbamento. Oramai fiduciosa in Colui che dispone a Suo gradimento delle cause seconde, essa trova la sua quiete; annullata, accetta con calma i decreti divini e affronta con fermezza il destino, sostenuta dalle luci e dall'appoggio [divini]. Essa rinuncia di governare o di contestare e si rimette al suo Signore, sapendo che Egli la vede: «Non ti basta che il tuo Signore sia Testimone di ogni cosa?»[2]. È questa anima [sottomessa e fiduciosa] che merito di sentirsi dire: «Oh tu, anima pacificata, torna presso il tuo Signore soddisfatta e gradita; entra dunque tra i Miei servitori, entra nel Mio Paradiso».[3] 
Ora, vi sono in questo ultimo versetto delle particolarità ammirevoli e delle virtù sublimi che sono unite (attaccate) ad un'anima pacificata, che si possono cosi evidenziare:

1) sappi che l'anima riceve tre denominazioni differenti [nel Corano]:
a) Quella che incita [al male] (an-nafs al-ammâra bi al-sû')[4],
b) quella che biasima se stessa (an-nafs al-lawwâma) (l’anima cosciente delle proprie imperfezioni)[5]
c) ed infine quella che è rappacificata (an-nafs al-mutma'inna)[6].
Ma di questi tre tipi di anime, la sola alla quale Dio acconsente di rivolgersi è l'anima rappacificata. Della prima, Egli dice in effetti: «Certo l'anima incita al male»[7]; della seconda: «Giuro  per l'anima che invia dei biasimi a se stessa»[8]; ma hai però ben visto che Egli si rivolge direttamente all'anima rappacificata, dicendogli: Oh tu, anima rappacificata, torna presso il tuo Signore.

2) c'è il fatto che Dio si rivolge a questa anima usando  una forma onorifica (takniyya), che ciò nella lingua araba è una testimonianza di considerazione; è dunque un motivo di fierezza per chiunque è dotato di intelligenza.

3) Egli la qualifica di rappacificata, e questo contiene una lode implicita: cioè, che si è abbandonata a Dio riponendo la sua fiducia interamente in Lui. 

4) c'è che la parola mutma'inn («rappacificato») designa anche un terreno ad un livello inferiore. [Ciò significa che] quando l'anima si è infine abbassata, umiliandosi e abbattendosi, il suo Signore la elogia e mette la sua gloria in evidenza, conformemente a ciò che ha detto il Profeta - su lui la grazia e la pace -: «Dio eleverà colui che fa mostra di umiltà davanti a Lui.» 

5) questa parola: torna presso il tuo Signore, soddisfatta e gradita indica in maniera allusiva (ishâra) che l'anima che incita al male o quella che biasima non saprebbero ritornare a Dio in maniera onorevole; solamente l'anima rappacificata ottiene questo privilegio, poiché è [l’avere raggiunto la stazione] della Serenità (tranquillità del cuore) (al-Tuma'nîna) che gli vale questo invito divino: "Torna presso il tuo Signore, soddisfatta e gradita, poiché Noi ti autorizziamo ormai a venire in Nostra Presenza, e a stabilirti per l'eternità nel Nostro Paradiso." Questo versetto incita dunque il servitore a desiderare questa stazione della Serenità (quiete del cuore) (maqâm al-Tuma'nîna) che non potrebbe essere raggiunta senza un totale abbandono a Dio, né a una rinuncia definitiva alla volontà propria in Sua (di Dio) Presenza.

6) il versetto dice: presso il tuo Signore, e non «presso al Signore» o «presso a Dio», il quale contiene un'altra allusione: il ritorno dell'anima rappacificata si opera sotto l'egida della Grazia della Sua Signoria (Lutf Rubûbiyatihi); e non sotto il Rigore Divino (Qahr Ilâhiyatihi); ciò è un modo di trattare l'anima con affabilità, onorandola e testimoniandole dell’affetto.

7) c'è che questa anima è detta soddisfatta, vale a dire: soddisfatta in questo basso-mondo (dunyâ) dei decreti divini, e nell’Aldilà (akhira) della Sua Generosità e dei Suoi favori. Ecco qui messo in evidenza che nessuno può sperare di tornare a Dio senza precedentemente essere rappacificato da Lui, e soddisfatto di Lui - esaltato Egli sia. O in altri termini che nessuno può essere gradito da Dio nell'aldilà senza essere stato soddisfatto prima di Lui in questa basso-mondo.[9]
Mi obietterai forse che se in questo versetto il Gradimento divino appare come risultante della soddisfazione del servitore nei confronti del suo Signore, ve n’è un altro (di versetti): Dio è soddisfatto di loro, ed essi sono soddisfatti di Lui[10], dove il Gradimento divino sembra dovere precedere la soddisfazione del servitore. Ma ti risponderemo che ciascuno di questi due versetti stabilisce una verità incontestabile, e che è facile conciliarli. In effetti, Dio è soddisfatto di loro ed essi sono soddisfatti di Lui implica veramente che il Gradimento divino precede la soddisfazione del servitore; ciò  è conforme alla Realtà, poiché se Dio non fosse stato innanzitutto soddisfatto di loro, come avrebbero potuto essi essere soddisfatti di Lui? Quanto all’altro, soddisfatta e gradita significa semplicemente ciò che abbiamo appena detto: colui che è soddisfatto di Dio in questo mondo sarà gradito da Dio nell'altro mondo, e questa evidenza non pone nessuno problema.

8) questa anima è detta gradita. Quale elogio sublime è qui rivolto a questa anima rappacificata, quale illustre titolo di gloria! Rileggi questo versetto dove sono descritte le delizie di cui godranno le genti del Paradiso, ma che conclude così: ...la Soddisfazione di Dio è [cosa] più grande ancora[11]. Il Gradimento che Dio consentirà loro appare come una cosa molto più importante che tutti i godimenti che possono essere a loro accordati .

9) Dio dice ha questa anima: Entra nel numero dei Miei servitori, ciò che costituisce per essa un annuncio eccellente. A quali servitori è in effetti invitata ha unirsi? A quelli che ha beneficiato dell'Elezione e dell'Assistenza divina ('ibâd al-Tahsîs wa al-Nasr), e non ai servitori del Regno che piegano sotto il Rigore (Costrizione) ('ibâd al-Qahr wa al-Mulk)! A quelli di cui è stato detto: In verità, non avrai nessuno potere sui Miei servitori e: Li sedurrò tutti eccetto i Tuoi servitori sinceri,  non a quelli di cui è detto: [In questo giorno,] Non c’è niente di ciò che è nei cieli o sulla terra che non stia per recarsi dal Misericordioso, come Suo servitore![12] Perciò, l'anima proverà una gioia ben più grande nell’essere invitata a entrare tra i Suoi servitori che di entrare nel Suo Paradiso. Poiché il primo invito stabilisce il legame tra lei ed il suo Signore, mentre il secondo lo stabilisce solamente tra lei ed il Suo Paradiso!

10) questo ultimo appello: entra nel Mio Paradiso indica che queste sono le qualità dell'anima rappacificata che la dispongono ad aspirare al Paradiso - quelle dell'ubbidienza in questo basso-mondo, e quello dell'Aldilà che ci è stato descritto -, ed ad essere nel numero dei servitori di Dio. Ma Dio è più Sapiente.

C'è dunque in questo versetto l'indicazione di due qualità incompatibili con la volontà propria, e di cui l'acquisizione è valsa all'anima i favori che sono appena stati descritti: la rappacificazione e la soddisfazione. L'anima non può difatti essere rappacificata che rinunciando a governarsi in presenza di Dio, per la fiducia che ella pone nel Piano divino nei suoi confronti. Accontentandosi di Dio, abbandonandosi a Lui - sottomessa alle Sue decisioni e al Suo Comando - e placandosi davanti alla Sua Sovranità - soddisfatta di affidarsi alla Sua divinità – essa  non conosce più l'agitazione: dopo averla gratificata della luce dell'intelletto, Dio ha rinforzato la sua posizione, così che eccola immobile, annullata davanti alle Sue decisioni  rimettendosi a Lui nel compiere gli avvenimenti  come per interromperne il corso.

Tratto dal Forum «Sufismo»

Traduzione dal Libro: De l'abandon de la Volonte propre, Alif Edition"




[1] Corano 79, 32.

[2] Corano 41, 53.

[3] Corano 89, 27-30.

[4] Corano 12, 53.

[5] Corano 75, 2.

[6] Corano 84, 27.

[7] Corano 12, 53.

[8] Corano 75, 2.

[9] L’autore fonda la sua interpretazione sull’ordine stesso in cui è scritto il versetto in arabo: la parola râdiya (soddisfatto), segnando la soddisfazione del servitore, precede in effetti la parola mardiyya (gradito) segnando il Gradimento divino.

[10] Corano 98, 8.

[11] Corano 9, 72.


[12] Corano 19, 93.

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