"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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giovedì 5 marzo 2015

Michel Vâlsan, Lettere di distacco da Frithjof Schuon - II

Michel Vâlsan
Lettere di distacco da Frithjof Schuon[1]
Precedute da una lettera di René Guénon

Presentiamo la prima lettera inviata a Frithjof Schuon da parte di Michel Vâlsan

Lettere di M. Vâlsan a F. Schuon - (Prima lettera)

Parigi, 17 Settembre 1950.

Carissimo e venerato Maestro,
Questi ultimi tempi han fatto riemergere sempre di più le difficoltà delle mie relazioni con voi, e ciò interessa prima di tutto la questione del profitto spirituale che potevo sperare sotto la vostra direzione.
Mi fa piacere credere che avete fatto tutto quel che era in vostro potere affinché il nostro rapporto spirituale non giungesse ad un risultato negativo. Da parte mia, mi sono sforzato secondo le mie possibilità d'entrare nelle vostre vedute intellettuali e disciplinari, ottenendo così la vostra soddisfazione, cosa che m'è sempre parso dovesse costituire la garanzia della mia pace interiore e della mia prosperità nella via. Ora, bisogna arrendersi a quest'evidenza che non c'è più, per me, né per voi, un interesse veramente spirituale a mantenere dei rapporti che ci arrecano incertezza, dissenso e problemi. Avete dovuto manifestare sempre di più manifestamente la vostra scontentezza nei miei riguardi, ma durante il vostro ultimo soggiorno a Parigi siete arrivato nientemeno che a dichiarare che “se sono ancora qui, è perché non mi si può uccidere”.
Ne sottolineerò soltanto il carattere estremo ed imperioso. È dunque tempo di prenderene atto in modo formale, traendone le conseguenze. Non ne sarete né sorpreso né contrariato. Non posso evidentemente essere vostro discepolo, e dato che voi stesso ve ne rendete conto, vi prego di volermi considerare espressamente disimpegnato dai miei rapporti iniziatici personali con voi, senza che ciò vada a ledere in qualche modo le realtà della via. Mi rimane da sollecitarvi anche di compiere nei miei riguardi, un voto che può essere ancora nelle vostre facoltà e che permetterà anche di salvare in extremis la forma di questa separazione che avrei voluto ben più gradevole per voi e per me: fate un buon augurio per il mio destino spirituale. Da parte mia, potete star sicuro che non ci tengo che a conservare, in me, malgrado certi scontri e malintesi inevitabili che han potuto prodursi, la possibilità spontanea della venerazione e della stima nella vostra condizione, nonché le benedizioni da voi ricevute, ed il desiderio d'includervi sempre nelle mie preghiere.
D'altra parte, sono obbligato a dirvi che al momento constato che alcuni fuqarâ francesi vorrebbero restare al mio fianco per il futuro, sperando di trovare così essi stessi una forma di via spirituale più adeguata alle loro possibilità. Non ho costretto nessuno, li ho tutti avvertiti che non voglio avere nessuna responsabilità nella loro decisione. Tuttavia si ricordano che voi stesso avete manifestato, nella zawya di Parigi, il rammarico che non ci sia una seconda branca della tarîqa od un'altra tarîqa in Europa, e non era del resto la prima volta che io stesso vi sentivo dire che ritenevate utile l'esistenza d'un'altra organizzazione europea oltre alla vostra onde non avere, in qualche modo, l'obbligo ad ammettere presso di voi gli elementi che non vi si addicono. Questa questione delle affinità spirituali tra murshid [Guida spirituale, funzione di shaykh o moqaddim. NdT] e discepolo è evidentemente d'un'importanza capitale, ed è chiaro che tutti i membri ammessi di fatto non possono ottenere un grande profitto dalla situazione esistente.
È unicamente misura d'equità quella di consentire a coloro che ne sono interessati la possibilità di cercare un altro orientamento più favorevole per loro. Quelli di cui vi parlavo sperano di trovarlo con me, ed a tale scopo essi non contano sulla mia iniziativa personale, bensì sull'efficacia inerente alla concezione, che ci è comune, d'una certa forma di vita spirituale che sembrerebbe presuntuoso voler definire qui, ma alla quale non manca beninteso né lo spirito metafisico né il carattere sacro dell'intellettualità, né lo spirito di povertà, e nella quale sussisteranno anche l'ortodossia, il rigore e l'austerità tanto nell'ordine dottrinale quanto nell'ordine pratico. A parte ciò, potete star tranquillo per noi, per il fatto stesso che pensiamo di fare ricorso ai consigli ed ai pareri di colui che è nostro padre intellettuale e nostro appoggio nella tradizione, il veneratissimo Shaykh Abdul Wahid Yahya (che Allah gli prolunghi la vita ed aumenti in lui il profitto), colui che è il sacro intermediario tra la saggezza orientale ed i bisogni degli intellettuali dell'Occidente, e dal quale voi stesso avete tratto certi benefici. Voi stesso avete spesso espresso il rimpianto che lo Shaykh Abdul Wahid non avesse voluto avere dei discepoli. Nondimeno, però, sappiamo tutti che può sempre avere, oltre alla sua funzione di formulare la dottrina, anche quella d'enunciare la saggezza e di mostrare la prudenza; vorremmo giungere a mettere questi attributi più pienamente a nostro profitto. Ci dirigiamo verso di lui vestiti di povertà e di necessità, d'ignoranza e d'umiltà, ma animati dalla speranza e dalla fede, al
tempo stesso offrendogli la venerazione più meritata da un essere della nostra epoca.
Vogliate voi stesso, carissimo e venerato Maestro, rialzare il significato di quest'ardente aspirazione accordandoci il vostro aiuto e la vostra benedizione pensando al di là delle ferite che possiamo avervi inferto con le nostre colpe, poiché non potete non sapere che, se ce ne sono state, ed in modo
quasi inevitabile, non è affatto sempre a causa d'ambizioni spregevoli, bensì in ragione del fatto che ne andavano delle nostre vite stesse che abbiamo posto sulla via d'Allah, tra la speranza del Paradiso ed i pericoli dell'Inferno, e che non appartengono che a Dio solo, il Signore dei grandi e dei piccoli, ed il loro Giudice supremo. Allah saprà accordarvi il prezzo delle vostre pene, della vostra comprensione e della vostra benevolenza. Speriamo, così, d'associarvi nel pensiero generoso
e riconoscente col quale inauguriamo la nostra nuova vita. E che Allah v'accordi le grazie che vi qualificano con delle qualità, ed in tal modo faccia trar profitto da voi coloro i quali a voi si rivolgono.
M. V.

N.B. Gli amici dei quali vi parlo sopra e che mi han fatto conoscere il loro desiderio di restare con me sono: Blétry, Caudron, Baudoin, Ponsoye, Beiller, la Sig.ra Bosuet, la Sig.ra Greton. Vi rendono omaggio della loro venerazione e vi inviano i loro migliori auguri per voi ed i vostri. Credo che vi scriveranno anche personalmente, com'è normale.
[1] Testo tratto da: Michel Vâlsan, Lettere di distacco da F. Schuon, Edizioni Al-Khâtamu Al-Dhahabiyy, Al-Qâhira

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