"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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domenica 22 marzo 2015

René Guénon, Considerazioni sulla produzione dei numeri

René Guénon
Considerazioni sulla produzione dei numeri * 

* Pubblicato in La Gnose, giugno-luglio-agosto 1910. (Rivista di Studi Tradizionali n. 34) 

«All’inizio, prima dell’origine di tutte le cose, era l’Unità», dicono le teogonie più elevate dell’Occidente, quelle che cercano di cogliere l’Essere al di là della sua manifestazione ternaria, e che non si fermano all’universale apparenza del Binario.
Ma le teogonie dell’Oriente e dell’Estremo Oriente dicono: «Prima dell’inizio, ancor prima dell’Unità primordiale, era lo Zero», poiché esse sanno che oltre l’Essere si trova il Non-Essere, che oltre il manifestato c’è il non-manifestato, che ne è il principio, e che il Non-Essere non è affatto il Nulla, bensì che esso è la Possibilità infinita identica al Tutto Universale, quest’ultima essendo al tempo stesso la Perfezione assoluta e la Verità integrale.
Secondo la Cabala, l’Assoluto, per manifestarsi, si concentrò in un punto infinitamente luminoso, attorno al quale erano le tenebre; questa luce nelle tenebre, questo punto nell’estensione metafisica senza limiti, questo nulla che è tutto entro un tutto che non è nulla, se così possiamo esprimerci, è l’Essere nel seno del Non-Essere, la Perfezione attiva nella Perfezione passiva. Il punto luminoso è l’Unità, affermazione dello Zero metafisico, rappresentato dall’estensione illimitata, immagine dell’infinita Possibilità universale. L’Unità, dal momento in cui si afferma come il centro donde usciranno in guisa di tanti raggi le indefinite manifestazioni dell’essere, è unita allo Zero che la conteneva principialmente allo stato di non-manifestazione; già qui appare in potenza il Denario, che sarà il numero perfetto, lo sviluppo completo dell’Unità primordiale.
La Possibilità totale è allo stesso tempo la Passività universale, poiché essa contiene tutte le possibilità particolari, di cui alcune saranno manifestate e passeranno dalla potenza all’atto sotto l’azione dell’Essere-Unità. Ogni manifestazione è un raggio della circonferenza che rappresenta la manifestazione totale; e questa circonferenza, i cui punti sono in numero indefinito, è ancora lo Zero in rapporto al suo centro che è l’Unità. Ma la circonferenza non era tracciata nell’Abisso del Non-Essere ed essa segna soltanto il limite della manifestazione, del dominio dell’Essere nel seno del Non-Essere; essa è dunque lo Zero realizzato, e, attraverso l’insieme della sua manifestazione secondo questa circonferenza indefinita, l’Universo compie il suo sviluppo nel Denario.
D’altra parte, dal momento in cui l’Unità si afferma, prima ancora di ogni manifestazione, se questa unità si opponesse allo Zero che la contiene in principio, si vedrebbe apparire il Binario nel seno stesso dell’Assoluto, nella prima differenziazione che porta alla distinzione del Non-Essere e dell’Essere; ma abbiamo visto nel nostro studio sul Demiurgo cosa, sia questa distinzione. Abbiamo dimostrato allora che l’Essere, o la perfezione attiva, Khien, non è in realtà distinto dal Non-Essere, o perfezione passiva, Khouen, che questa distinzione, punto di partenza di ogni manifestazione, non esiste che nella misura in cui noi stessi la poniamo, poiché non possiamo concepire il Non-Essere che attraverso l’Essere, il non-manifestato che per mezzo del manifestato; la differenziazione dell’Assoluto in Essere e Non-Essere non esprime dunque che il modo secondo cui noi ci rappresentiamo le cose, e nulla più.
Inoltre, considerando le cose sotto questo aspetto, si può dire che l’Assoluto è il principio comune dell’Essere e del Non-Essere, del manifestato e del non-manifestato, benché in realtà sia identico al Non-Essere, poiché quest’ultimo è il Principio dell’Essere, a sua volta Principio primo di ogni manifestazione. Dunque, se a questo punto si volesse considerare il Binario, ci si troverebbe immediatamente di fronte al Ternario; ma perché questo sia veramente un Ternario, cioè già una manifestazione, bisognerebbe che l’Assoluto fosse l’Unità primordiale, e abbiamo visto che l’Unità rappresenta soltanto l’Essere, affermazione dell’Assoluto. È questo Essere-Unità che si manifesterà nella molteplicità indefinita dei numeri, che esso contiene tutti in potenza d’essere e che emanerà come altrettanti sottomultipli di se stesso; e tutti i numeri sono compresi nel Denario, realizzato nello sviluppo del cielo della manifestazione totale dell’Essere: ne considereremo ora la produzione a partire dall’Unità primordiale.
In uno studio precedente abbiamo visto che tutti i numeri possono essere considerati come prodotti a coppie dall’Unità; queste coppie di numeri inversi o complementari, che si possono pensare come le sigizie degli Eoni nel seno del Pleroma, esistono nell’Unità allo stato indifferenziato o non-manifestato:
 
Ognuno di questi gruppi non è affatto distinto dall’Unità, né distinto dagli altri nell’Unità; esso diventa tale solo in quanto si considerino separatamente due elementi che lo costituiscono; è allora che nasce la Dualità, secondo la quale si pone la distinzione tra due principi, non opposti come si dice a torto ordinariamente, ma complementari: attivo e passivo, positivo e negativo, maschile e femminile. Questi due principi coesistono però nell’Unità primordiale; così, con l’Unità che li contiene, i due elementi complementari costituiscono il Ternario, che è la prima manifestazione dell’Unità, poiché il due, essendo derivato dall’uno, non può essere senza che contemporaneamente non sia il tre:
1+2=3
E, come noi non possiamo concepire il Non-Essere che attraverso l’Essere, così non possiamo concepire l’Essere-Unità che attraverso la sua manifestazione ternaria, conseguenza necessaria ed immediata della differenziazione o polarizzazione che il nostro intelletto crea nell’Unità. Questa manifestazione ternaria, qualunque sia l’aspetto sotto il quale si consideri, è sempre una Trinità indissolubile, cioè una Tri-Unità, poiché i suoi termini non sono realmente distinti, essendo nient’altro che l’Unità stessa concepita come contenente in se stessa i due poli mediante cui si produrrà tutta la manifestazione.
Questa polarizzazione si ritrova subito nel Ternario, poiché, se si considerano i tre termini di questo come aventi un’esistenza indipendente, si otterrà per ciò stesso il numero Senario, implicante un nuovo ternario che è il riflesso del primo:
1+2+3=6
Questo secondo ternario non ha di per sé esistenza reale; rispetto al primo è come il Demiurgo rispetto al Logos emanatore, un’immagine tenebrosa ed invertita, e vedremo infatti in seguito che il Senario è il numero della Creazione. Accontentiamoci, per il momento, di osservare che questo numero è da noi realizzato nel momento in cui distinguiamo tra di loro i tre termini della Tri-Unità, invece di considerare sinteticamente l’Unità principiale, indipendentemente da ogni distinzione, cioè da ogni manifestazione.
Se si riguarda il ternario come manifestazione dell’Unità, bisogna al tempo stesso considerare l’Unità in quanto non manifestata, ed allora questa Unità, assieme al Ternario, produce il Quaternario, che può essere rappresentato a questo punto dal centro e dai tre vertici di un triangolo. Si può anche dire che il Ternario, simboleggiato da un triangolo i cui vertici corrispondono ai primi tre numeri, suppone necessariamente il Quaternario, il cui primo termine, non espresso, è allora lo Zero, il quale infatti non può essere rappresentato. Nel Quaternario, si può così considerare il primo termine, sia come lo Zero, sia come l’unità primordiale; nel primo caso, il secondo termine sarà l’Unità in quanto essa si manifesta e gli altri due costituiranno la sua duplice manifestazione; nel secondo caso, invece, questi ultimi, i due elementi complementari di cui più sopra abbiamo detto, dovranno logicamente precedere il quarto termine, che altro non è che la loro unione, realizzante tra essi l’equilibrio in cui si riflette l’Unità principiale.
Infine, se si considera il Ternario nel suo aspetto più inferiore, come costituito dai due termini complementari e dal termine equilibrante, quest’ultimo, essendo l’unione degli altri due, partecipa dell’uno e dell’altro, in guisa che si può considerarlo come doppio, e, qui ancora, il Ternario implica immediatamente un Quaternario che è il suo sviluppo.
Qualunque sia il modo secondo cui si considera il Quaternario, si può dire che contenga tutti i numeri, poiché, se si considerano i suoi termini come distinti, si vede che implica il Denario:
1+2+3+4=10
È per questo che tutte le tradizioni dicono: uno ha prodotto due, due ha prodotto tre, tre ha prodotto tutti i numeri; l’espansione dell’Unità nel Quaternario realizza immediatamente la sua manifestazione totale, che è il Denario.
Il Quaternario è rappresentato geometricamente dal quadrato, se lo si considera in modo statico, e dalla croce, se lo si considera allo stato dinamico; quando la croce ruota attorno al suo centro, genera la circonferenza, che, col suo centro, rappresenta il Denario. Questo è ciò che si chiama la circolatura del quadrato, ed è la rappresentazione geometrica del fatto aritmetico che abbiamo or ora enunciato; inversamente il problema ermetico della quadratura del cerchio sarà rappresentato dalla divisione del cerchio in quattro parti uguali per mezzo di due diametri ortogonali, e si esprimerà numericamente con l’equazione precedente scritta in senso inverso:
10=1+2+3+4
Il Denario, considerato come risultante dall’addizione dei primi quattro numeri, è ciò che Pitagora chiamava la Tetractys; il simbolo che la rappresentava, nel suo complesso, era di forma ternaria, mentre ognuno dei suoi lati perimetrali comprendeva quattro elementi. e si componeva in tutto di dieci elementi: ne abbiamo dato la figura, in nota, nella traduzione del capitolo dei Philosophumena relativo a Pitagora.
Se il Ternario è il numero che rappresenta la prima manifestazione dell’Unità principiale, il Quaternario ne rappresenta l’espansione totale, simboleggiato dalla croce le cui braccia sono formate da due rette indefinite ortogonali; esse si estendono così indefinitamente, orientate verso i quattro punti cardinali dell’indefinita circonferenza pleromatica dell’Essere, punti che la Cabala rappresenta con le quattro lettere del Tetragramma יהוה. Il Quaternario è il numero del Verbo manifestato, dell’Adam Kadmon, e si può dire che è essenzialmente il numero dell’Emanazione, poiché l’Emanazione è la manifestazione del Verbo; da esso derivano gli altri gradi della manifestazione dell’Essere, in logica successione, mediante lo sviluppo dei numeri che in se stesso contiene, ed il cui insieme costituisce il Denario.
Se si considera l’espansione quaternaria dell’Unità come distinta da questa Unità stessa, essa produce, aggiungendovisi, il numero cinque: ciò è anche simboleggiato dalla croce con il suo centro e le sue quattro braccia. D’altronde, si verificherà la stessa cosa per ogni nuovo numero, quando lo si consideri come distinto dall’Unità, benché esso non lo sia affatto in realtà, essendone una manifestazione; questo numero, aggiungendosi all’Unità primordiale, darà luogo al numero successivo; avendo segnalato una volta per tutte questo modo di produzione successiva dei numeri, non dovremo più tornarci sopra in seguito.
Se il centro della croce è considerato come il punto di partenza delle quattro braccia, esso rappresenta l’Unità primordiale; se invece lo si considera come il loro punto di intersezione, non rappresenta che l’equilibrio, riflesso di questa Unità. In questo secondo significato, è designato cabalisticamente mediante la lettera scin, la quale posta al centro del tetragramma יהוה, le cui quattro lettere figurano sulle quattro braccia della croce, forma il nome pentagrammatico יהשוה, sul significato del quale non insisteremo qui, non avendo voluto che segnalare questo dato di sfuggita. Le cinque lettere del Pentagramma si pongono alle cinque punte della Stella Fiammeggiante, figurazione del Quinario, che simboleggia più particolarmente il Microcosmo o l’uomo individuale. La ragione di questo è la seguente: se si considera il Quaternario come l’Emanazione o la manifestazione totale del Verbo, ogni essere emanato, sottomultiplo di questa emanazione, sarà ugualmente caratterizzato dal numero quattro; esso diventerà un essere individuale nella misura in cui si distinguerà dall’Unità o dal centro emanatore, e abbiamo appena visto che questa distinzione del Quaternario dall’Unità è precisamente l’origine del Quinario.
Abbiamo detto, nel nostro studio sul Demiurgo, che la distinzione che determina l’esistenza individuale è il punto di partenza della Creazione; infatti, questa esiste nella misura in cui l’insieme degli esseri individuali, caratterizzato dal numero cinque, si considera come distinto dall’Unità, il che dà luogo al numero sei. Questo numero può, come abbiamo visto in precedenza, essere considerato come formato di due ternari di cui l’uno è il riflesso inverso dell’altro: è ciò che rappresentano i due triangoli del Sigillo di Salomone, simbolo del Macrocosmo o del Mondo creato.
Le cose sono distinte da noi nella misura in cui noi stessi le distinguiamo; e nella stessa misura esse ci appaiano esteriori, diventando nel contempo distinte tra loro; esse appaiono allora come rivestite di forme, e questa Formazione, che è l’immediata conseguenza della Creazione, è caratterizzata dal numero che segue il Senario, cioè dal Settenario. Ci limiteremo ad indicare la concordanza di quanto precede con il primo capitolo della Genesi: le sei lettere della parola בראשית, le sei fasi della Creazione, e la funzione formatrice dei sette Elohim, rappresentanti l’insieme delle sette sfere planetarie, che si potrebbero anche porre in corrispondenza coi primi sette numeri, la sfera più inferiore, che è quella della luna, essendo designata come il mondo della formazione.
Il Settenario, quale noi l’abbiamo considerato, può essere raffigurato, sia dal doppio triangolo con il suo centro, sia da una stella a sette punte, attorno alla quale sono scritti i segni dei sette pianeti: è il simbolo delle forze naturali, cioè del Settenario allo stato dinamico. Se lo si considerasse staticamente, si potrebbe riguardarlo come formato dalla riunione di un Ternario e d’un Quaternario, e sarebbe allora rappresentato da un quadrato sormontato da un triangolo; vi sarebbe molto da dire sul significato di tutte queste forme geometriche, ma queste considerazioni ci porterebbero troppo lontano dall’argomento di questo studio.
La Formazione sfocia in ciò che si potrebbe chiamare la realizzazione materiale, che per noi segna il limite della manifestazione dell’Essere, e che sarà contrassegnata allora dal numero otto. Questo corrisponde al Mondo terrestre, compreso entro le sette sfere planetarie e che deve essere qui considerato come simboleggiante tutto il Mondo materiale; ben inteso, ogni Mondo non è affatto un luogo, ma uno stato o una modalità dell’essere. Il numero otto corrisponde anche ad un’idea di equilibrio, poiché la realizzazione materiale è, come abbiamo detto sopra, una limitazione, un punto d’arresto, in qualche modo, nella distinzione che noi creiamo nelle cose e il cui grado misura ciò che, simbolicamente, è designato come la profondità della caduta; abbiamo già detto che la caduta non è altro che un modo di esprimere questa distinzione stessa, che crea l’esistenza individuale separandoci dall’Unità principiale. Il numero otto è rappresentato, nel suo aspetto statico, da due quadrati di cui uno è inscritto nell’altro, di guisa che i suoi vertici cadono nei punti medi dei lati di quest’ultimo. Sotto l’aspetto dinamico, è raffigurato da due croci concentriche, disposte in guisa che le braccia dell’una siano le bisettrici degli angoli formati dalle braccia dell’altra. Se il numero otto si aggiunge all’Unità, forma il numero nove, che, limitando così per noi la manifestazione dell’Essere, poiché esso corrisponde alla realizzazione materiale distinta dall’Unità, sarà rappresentato dalla circonferenza e designerà la Molteplicità. Abbiamo detto d’altra parte che questa circonferenza, i cui punti in moltitudine indefinita sono tutte le manifestazioni formali dell’Essere (qui non diciamo più tutte le manifestazioni, ma solamente le manifestazioni formali), può essere considerata come lo Zero realizzato. Infatti, il numero nove, aggiunto all’Unità, dà il numero dieci, che risulta così dall’unione dello Zero con l’Unità, e che è raffigurato dalla circonferenza con il suo centro.
D’altra parte, il Novenario può ancora essere considerato come un Ternario triplice, da questo punto di vista, che è quello statico, esso è rappresentato da tre triangoli sovrapposti, di guisa che ognuno sia il riflesso di quello che gli è immediatamente superiore, donde risulta che il triangolo intermedio è capovolto. Questa figura è il simbolo dei tre Mondi e dei loro rapporti; per questo il Novenario è spesso considerato come il numero della gerarchia.
Infine, il Denario, corrispondente alla circonferenza col suo centro, è la manifestazione totale dell’Essere, lo sviluppo completo dell’Unità; si può dunque considerarlo come questa Unità realizzata nella Molteplicità. A partire da esso, la serie dei numeri ricomincia per formare un nuovo ciclo:
11=10+1, 12=10+2,... 20=10+10,
quindi comincia un nuovo ciclo, e così di seguito indefinitamente. Ognuno di questi cicli può essere considerato come riproducente il primo, ma ad un altro stadio, o, se si vuole, in un’altra modalità: questi cicli saranno simboleggiati dunque da altrettanti cerchi disposti parallelamente gli uni sopra gli altri, in piani diversi: ma, poiché in realtà non vi è discontinuità fra essi, bisogna che questi cerchi non siano curve chiuse, in guisa che la fine di ognuno di essi sia al tempo stesso l’inizio del seguente. Non sono più allora dei cerchi, ma le spire successive di un’elica tracciata su di un cilindro, e queste spire successive sono in moltitudine indefinita, il cilindro stesso essendo indefinito; ognuna di queste spire si proietta su di un piano perpendicolare all’asse del cilindro secondo un cerchio, ma, in realtà, il suo punto di partenza e il suo punto di arrivo non sono sullo stesso piano. Dovremo tornare su questo argomento in un altro studio, nel quale prenderemo in considerazione la rappresentazione geometrica dell’evoluzione.
Dovremo ora esaminare un altro modo di produzione dei numeri, quello per moltiplicazione, e più particolarmente per moltiplicazione di un numero per se stesso, il che dà luogo successivamente alle diverse potenze di questo numero. Ma la corrispondente rappresentazione geometrica ci porterebbe a considerazioni circa la dimensione dello spazio, argomento che preferiamo studiare a parte; dovremo allora considerare in particolare le successive potenze del Denario, e ciò ci condurrà ad un nuovo modo di affrontare la questione dei limiti dell’indefinito, e del passaggio dall’indefinito all’Infinito.
Nelle considerazioni che precedono, abbiamo semplicemente voluto indicare come la produzione dei numeri a partire dall’Unità simboleggi diverse fasi della manifestazione dell’Essere nella loro successione logica a partire dal principio, cioè dall’Essere stesso, identico all’Unità; e addirittura, se si fa intervenire lo Zero come anteriore all’Unità primordiale, si può risalire così al di là dell’Essere, sino al Non-Essere, cioè sino all’Assoluto.

P.S. – Nella prima parte di questo studio, vi è un punto che si può prestare ad equivoci, tanto più facili a verificarsi in quanto queste idee sono estremamente difficili di esprimersi chiaramente ed in maniera esatta in lingue occidentali, così poco adatte all’esposizione delle dottrine metafisiche. Questa confusione possibile concerne la frase seguente: «L’Essere, o perfezione attiva, non è realmente distinto dal Non-Essere, o perfezione passiva». Al fine di prevenirla, il nostro Maestro e collaboratore Matgioi ha voluto fornire una nota di chiarimento; di essa lo ringraziamo vivamente, riproducendola qui di seguito, persuasi che i nostri lettori ne comprenderanno tutta l’importanza.
Il Non-Essere, che noi denominiamo così in mancanza d’altro, e che possiamo rappresentare mediante lo Zero metafisico, non si chiama né Khien, né Khouen. Esso non ha nome: «Il nome che ha un nome non è il «Nome», dice Lao-Tse: di ciò bisogna sempre ricordarsi.
Ma, per pensarci. bisogna pure rendere intelligibile la concezione del Non-Essere. Questa concepibilità è Khien (possibilità della volontà del Non-Essere, e naturalmente di onnipotenza).
Ma, per parlarne, bisogna sensibilizzare questa concezione. Si ha allora Khouen (possibilità dell’azione come motivo e come scopo)... D’altra parte, dal momento che si dice: perfezione attiva, o: perfezione passiva, non si dice più: Perfezione.
Khien è dunque la volontà capace di manifestarsi; Khouen è l’oggetto intelligente di questa manifestazione. Diciamo, se volete, che Khien è la facoltà agente (Cielo), e che Khouen è la facoltà plastica (Terra). Ma qualunque sia il Principio mediante il quale li si determina, dobbiamo aver presente che Khien e Khouen non esistono metafisicamente che perché noi esistiamo e vogliamo conoscere.
Essi sono i termini del Binario. La loro congiunzione (Ternario) presiede alla realizzazione di tutte le cose (Quaternario). Questa realizzazione si svolge nella corrente delle Forme, secondo la Via, vortice sferico e non circolare[1], di cui lo Zero Metafisico, che non ha né inizio, né fine, né movimento, è tuttavia, in potenza, il generatore, lo scopo e il motore.



[1] Questo è un punto sul quale dovremo tornare in altri studi, che completeranno il presente, ai quali, d’altronde, abbiamo già alluso in questo articolo; daremo allora a questo proposito tutte le spiegazioni necessarie.

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