"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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venerdì 10 ottobre 2014

Shankarâchârya, L'oceano di beatitudine del liberato in vita - Jivanmuktanandalahari

Shankarâchârya
L'oceano di beatitudine del liberato in vita
Jivanmuktanandalahari

1 Osservando con distacco gli abitanti della città – gli uomini vestiti con grande cura, le donne ornate di preziosi gioielli – osservando con distacco se stesso in mezzo a loro, il saggio, la cui ignoranza è stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace più all’illusione.
2. Vedendo gli alberi della foresta che curvano amorevolmente le proprie cime sotto il peso delle foglie e dei frutti, e che offrono ombra e rifugio a una moltitudine di uccelli dal piacevole canto, meditando di giorno sotto tali alberi, dormendo di notte sotto tali alberi, il saggio, la cui ignoranza è stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace più all’illusione.
3. Che dimori in un tempio o in un sontuoso palazzo, che dimori su una montagna, sulla riva di un fiume, o in una capanna insieme ad asceti perfettamente padroni di sé, liberi da ogni karma latente, il saggio, la cui ignoranza è stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace più all’illusione.
4. Che giochi con dei bambini battendo gioiosamente le mani, che si trovi in compagnia di donne giovani e avvenenti, o che ascolti, con fraterna premura, dei vecchi che raccontano le proprie pene, il saggio, la cui ignoranza è stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace più all’illusione.
5. Che sia impegnato in elevate conversazioni con sapienti ricercatori di verità, che disserti con grandi poeti, capaci di esprimere in mirabili versi le più sottili sfumature del sentimento, che discuta con eccellenti filosofi i ragionamenti e le conclusioni delle diverse dottrine, il saggio, la cui ignoranza è stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace più all’illusione.
6. Che sia impegnato nella pratica della meditazione, che adori gli dèi con gioiosa devozione, offrendo loro fiori freschi e profumati, o anche semplicemente delle foglie, il saggio, la cui ignoranza è stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace più all’illusione.
7. Che invochi, piangendo lacrime di gioia, la divina guida di Shiva o di Parvati, o la guida di Vishnu, il Testimone di ogni cosa, o quella di Ganesha, o anche quella del Sole, il dio visibile, il saggio, la cui ignoranza è stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace più all’illusione.
8. Che si purifichi bagnandosi nel Gange, o con l’acqua di un piccolo pozzo, con l’acqua di una sorgente, calda o fredda, o cospargendosi di candida cenere, il saggio, la cui ignoranza è stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace più all’illusione.
9. Sia che vegli, sperimentando gli oggetti dei sensi, o che sogni, sperimentando le creazioni della mente, o che sia immerso nel sonno profondo, sperimentando l’incessanti Beatitudine, il saggio, la cui ignoranza è stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace più all’illusione.
10. Che il suo corpo sia vestito solo d’aria, che sia avvolto in un abito sontuoso, o che cinga una pelle intorno ai fianchi, con la mente distaccata, colmo della Beatitudine che si manifesta nel cuore degli uomini virtuosi, il saggio, la cui ignoranza è stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace più all’illusione.
11. Che dimori quietamente nel sattwa, che sia mosso all’azione dal rajas, che trovi impedimenti nel tamas, o che ascenda beato a ciò che è al di là dei guna, che sembri un uomo ancora legato al mondo, o che abbandoni ogni cosa come prescrivono le scritture, il saggio, la cui ignoranza è stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace più all’illusione.
12. Che pratichi il nobile silenzio, che pronunci discorsi elevati, che d’improvviso taccia sorridendo, immerso nella propria Beatitudine, o che vada distaccato per il mondo, partecipando alle comuni attività degli uomini, il saggio, la cui ignoranza è stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace più all’illusione.
13. Che ponga devotamente del cibo nell’adorabile bocca di una divinità, che tolga il cibo da tale bocca per porlo amorevolmente nella propria, o che insegni pubblicamente la natura non-duale del Brahman, nel quale svanisce ogni distinzione, il saggio, la cui ignoranza è stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace più all’illusione.
14. Che si trovi con dei devoti di Shiva, o con degli adoratori della Shakti, che dimori con dei devoti di Vishnu, o di Ganesha, o con degli adoratori del Sole, raggiunto il Brahman al di là delle distinzioni, il saggio, la cui ignoranza è stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace più all’illusione.
15. Che contempli, con forma o senza forma, la pura natura del Signore non-nato, o che osservi stupito la sua apparente frammentazione, dalla quale nasce la percezione di innumerevoli forme e qualità, il saggio, la cui ignoranza è stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace più all’illusione.
16. Verificata l’illusorietà di ogni distinzione, riconosciuta l’Unità in ogni cosa, compresa la propizia Verità per conoscere la quale si seguono gli insegnamenti del Vedanta e si praticano l’auto-controllo e la meditazione, mormorando incessantemente “Shiva! Shiva! Shiva!”, il saggio, la cui ignoranza è stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace più all’illusione.
17. Immergendosi ogni giorno più e più volte, senza sforzo nell’oceano di Beatitudine che invero è il suo stato naturale, questa gemma fra gli uomini, questo scrigno di ogni virtù, raggiunge infine la perfetta Liberazione, la fusione nel Signore supremo, che può essere raggiunta solo bevendo il nettare della grazia del Guru. Un tale uomo, dicono i saggi, ha raggiunto la perfezione dello Yoga, ha raggiunto la perfezione della Rinuncia.