"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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sabato 27 giugno 2015

Shankarâchârya, Breve esposizione della sentenza Laghuvakyavrtti

Shankarâchârya
Breve esposizione della sentenza Laghuvakyavrtti

1. Il corpo fisico è composto di materia, il corpo sottile è costituito dal contenuto della mente. Le facoltà mentali, le forze vitali e gli organi di percezione e di azione, formano il corpo sottile.
2. L'ignoranza è la causa. La coscienza pura, essendo testimone, illumina quei corpi. Il riflesso della coscienza associato all'intelletto diviene l'agente del bene e del male (jiva).
3. È proprio il jiva infatti che migra senza sosta nel duplice mondo sempre sospinto dal karma; con intenso sforzo si deve discriminare la coscienza pura dal riflesso di consapevolezza associato all'intelletto.
4. Lo stato di veglia e quello di sogno sono solo la sede delle diverse attività del riflesso di consapevolezza; invece nello stato di sonno profondo, quando si ha la dissoluzione di quei due stati, la coscienza pura illumina direttamente e soltanto l'ignoranza.
5. Anche nella veglia lo stato di quiete della mente è illuminato dalla coscienza pura. E anche le attività mentali, insieme al riflesso di coscienza, sono illuminate dalla coscienza pura.
6. Come l'acqua che, riscaldata dal fuoco, aumenta di calore e diviene a suo volta capace di riscaldare il corpo, così la mente illuminata dalla coscienza pura, venendo a contatto con il diretto riflesso di quella, rivela altri oggetti.
7. Nozioni come quelle di qualità positive o negative, ecc., le quali sono percepite in ciò che possiede forma e così via, sono solo creazioni dell'intelletto. La coscienza pura è considerata ciò che semplicemente rivela queste funzioni assieme ai loro oggetti.
8. La coscienza pura e assoluta è distinta dalla forma e dalle nozioni di bene e di male. La coscienza pura e assoluta sta al di là della forma, del contatto, ecc.
9. Le modificazioni della mente variano di attimo in attimo, mentre la coscienza pura non muta, pur pervadendo le modificazioni della mente come un filo di una collana che attraversa le perle, sorreggendole.
10. Come il filo, che è nascosto dalle perle, è ben visibile tra l'una e l'altra, così la coscienza pura, nascosta dalle modificazioni della mente, si svela nella sua purezza tra una modificazione e l'altra.
11. La coscienza pura priva di modificazioni si svela chiaramente nel momento in cui la modificazione precedente è cessata e quella seguente deve ancora nascere.
12. Coloro i quali aspirano alla realizzazione del Brahman devono praticare la soppressione delle modificazioni della mente gradualmente ma con intensa applicazione, iniziando da un momento di intervallo tra una modificazione e l'altra, ed estendendola a due, tre e così via.
13. Questo jiva, caratterizzato dal continuo cambiamento, si riconosce così come il Brahman immutabile attraverso la realizzazione della sentenza "Io sono Brahman". Questo è lo scopo di questa trattazione.
14. La coscienza riflessa, caratterizzata dalla modificazione "Io sono" è una con il Brahman non differenziato. Quelle modificazioni evidenti di per sé devono essere soppresse con ogni sforzo possibile.
15. Se si riuscisse a conseguire la soppressione completa delle modificazioni mentali, si otterrebbe la concentrazione perfetta, che è la meta dei conoscitori. Quando ciò non è possibile immediatamente, controllando gradatamente le modificazioni mentali, con fede profonda si può alla fine scoprire la propria natura di Brahman.
16. Avendo così compreso la vera essenza dell'insegnamento, chi è dotato di fede profonda deve senza sosta meditare sulla propria natura brahmanica con tutte le facoltà dell'intelletto, al limite delle proprie possibilità.
17. Meditare su Quello, parlare di Quello, illuminarsi a vicenda su Quello, aspirare costantemente all'identità con il Brahman: questa è la meta unica e suprema che i saggi hanno compreso e insegnato.
18. Il raggiungimento della meta si ha nella continua consapevolezza della propria identità con il Brahman, tanto quanto è forte ora la convinzione dell'identificazione con il proprio corpo. Chi realizza questa identità con il Brahman è senza alcun dubbio liberato e può abbandonare il corpo in qualunque momento.