"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

domenica 14 dicembre 2014

Isa Upanishad

Isa-upanisad


Quello è perfetto, questo è perfetto
Dal perfetto viene il perfetto
Anche se il perfetto emana il perfetto,
esso rimane perfetto.

1* Per il Supremo Spirito tutto ciò che esiste è una veste ed ogni cosa è un universo che si muove nell'universale movimento. Di tutto ciò fruisci, essendotene distaccato: non bramare alcun bene che sia di qualcun altro[1].
1. Il Signore dimora in tutto questo
Ogni cosa al mondo è tutto il mondo
Se rinunci a tutto, godi tutto
Non creare la ricchezza fuori di te!
2 Pur compiendo le opere, l'uomo desideri vivere cent'anni; cosi è anche per te e non altrimenti; l'azione <però> non si attacchi all'uomo.
2. Chi agisce così in questo mondo
può vivere cento anni
Se vivrai così, non incontrerai ostacoli
e nessuna azione ti legherà.
3 Senza sole[2] sono quei mondi ravvolti da cieche tenebre, ai quali vanno, una volta di qui partiti, coloro che uccidono il proprio sé.
3. Tutti coloro che si oppongono al proprio Sé dopo la morte vanno nei ciechi mondi
avvolti nelle tenebre
chiamati mondi senza sole.
4 Immobile, unico, piu rapido del pensiero, Costui gli stessi Dei non possono raggiungere nel suo procedere. Costui, stando <fermo>, supera gli altri che corrono[3] In Costui Matarisvan[4] stabilì le Acque.[5]
4. L'Uno è immobile, eppure è più rapido del pensiero Egli è al di sopra di tutto, neanche gli déi possono raggiungerlo Senza muoversi, supera tutto ciò che corre In lui Agni [il dio del fuoco] compie la sua opera.
5 Costui si muove, Costui non si muove; Costui è lontano, Costui è vicino; Costui è all'interno di questo Tutto, Costui è anche all'esterno di questo Tutto.
5. Quello si muove, Quello non si muove
Quello è lontano, Quello è vicino
Quello è all'interno di questo, di ogni cosa
Quello è all'esterno di questo, di ogni cosa.
6 Colui il quale, però, riconosce tutte le forme del divenire entro l'âtman e l'âtman in tutte le forme del divenire, da Costui piu non si cela.
6. Colui che vede
tutti gli esseri nel Sé
e vede il Sé in tutti gli esseri,
questi non odia nessuno.
7 Colui nel quale tutte le forme del divenire sono diventate il proprio Sé, Colui il quale ciò conosce, quale turbamento vi può essere, quale dolore, per Colui il quale <in ogni cosa> scorge l'unità?
7. In colui che sa che tutti gli esseri
esistono solo come Sé,
in colui che così vede solo l'Uno,
non c'è illusione, non c'è sofferenza.
8. Egli si è diffuso, luminoso, incorporeo, senza difetti, senza organi, puro, invulnerabile al male. Il vate [kavi], il pensatore [manîsin], colui che tutto diviene [parbhû], l'autogeno [svayambhû] ha ordinato le cose secondo la loro essenzialità da evi infiniti.
8. Questi invero conosce
ciò che è luminoso e immateriale,
che non può essere ferito né bagnato,
puro, senza peccato,
il veggente, il sapiente,
l'essere supremo, indipendente,
che dall'origine dei tempi
fa raggiungere il proprio scopo.
9 Entrano in cieche tenebre coloro che si dànno all'ignoranza, ed in tenebre maggiori di queste coloro i quali si rallegrano della scienza.
9. Coloro che dimorano nell'ignoranza
cadono in una profonda oscurità
Ma in una ancor più profonda oscurità
cadono coloro
che si compiacciono della conoscenza.
10. “Ben altro è stato detto a proposito della conoscenza, ben altro dissero a proposito dell’ignoranza”. Cosi abbiamo udito dai saggi, i quali ci hanno rivelato ciò.
10. Il destino di chi coltiva la conoscenza
certamente è diverso
da quello di chi vive nell'ignoranza
Così dicono i saggi
che insegnano a conoscere Quello.
11. Colui il quale conosce, assieme, la coppia di conoscenza ed ignoranza, avendo superato la morte mediante l’ignoranza, consegue l'immortalità mediante la conoscenza.
11. Chi conosce la saggezza e l'ignoranza
vincendo l'ignoranza
sconfigge la morte,
coltivando la saggezza
beve il nettare dell'immortalità.
12. Entrano nelle cieche tenebre coloro che si dedicano al non divenire [a-sambhuti]; in maggiori tenebre ancora coloro i quali si compiacciano nel divenire.
12. Coloro che adorano gli esseri invisibi
cadono in una profonda oscurità
Ma in una ancor più profonda oscurità
cadono coloro
che si compiacciono di ciò che è visibile.
13. “Ben altra cosa è stata detta a riguardo del divenire, ben altra cosa è stata detta a riguardo del non-divenire”. Noi abbiamo ciò appreso dai saggi, che ci hanno rivelato ciò.
13. Il destino di chi si fonda su ciò che esiste
certamente è diverso
da quello di chi si fonda
su ciò che non esiste
Così dicono i saggi
che insegnano a conoscere Quello.
14 Colui il quale assieme riconosca divenire e distruzione, per mezzo della distruzione attraversa la morte, per mezzo del divenire ottiene l'immortalità.
14. Chi conosce
ciò che porta tutti gli esseri alla rovina,
supera la rovina e la morte
e beve il nettare dell'immortalità in tutti gli esseri.
15 Da un velo dorato è celato il volto del Vero. Levalo tu, o Pusan[6], per la legge del Vero e per la visione.
15. Un velo di luce 
nasconde il volto della verità
Ti prego, rimuovi questo velo
e mostrami il vero dharma [insegnamento]!
16 Evolutore, unico Rsi, rettore, illuminatore, figlio del padre delle esistenze, ordina e disponi i raggi della luce. L'irraggiamento, che è la tua forma piu bella, è ciò che di te io scorgo. Quel Purusa che è qui ed è dappertutto, io lo sono.
16. O sole, tu che concedi
alla forza creativa il suo potere,
unico Saggio,
trattieni, ti prego, i tuoi raggi!
Attenua il tuo splendore,
perché io possa vedere
la tua benedetta forma!
Questo Sé simile al sole,
sono io!
17 Energia vitale dell'universo [vayu], soffio immortale, ecco questo corpo che in cenere finisce: pertanto, o potenza di azione [kratu][7] ricorda ciò che è stato compiuto, ricorda, o potenza, ricorda ciò che è stato compiuto[8].
17. Che questo corpo sia consumato,
che il mio soffio si fonda con l'aria
e divenga immortale!
Om -- ricorda i miei sacrifici,
ricorda come ti ho servito!
Ricorda i miei sacrifici,
ricorda come ti ho servito!
18 O Agni, conduci noi per la buona via alla pienezza [ray], tu, o dio che conosci tutte le manifestazioni. Allontana da noi la distrazione che ci distoglie dal vero scopo. Per te offriamo in sacrificio la nostra maggiore parola di sottomissione.
18. O Agni, mio Dio, mio Signore!
Tu che conosci la via,
guidaci sul giusto cammino!
Facci superare ogni ostacolo,
liberaci da ogni difetto!
Mi inchino dinnanzi a te,
con queste parole ti rengo omaggio.



* Upanisad antiche e medie 1, Introduzione, traduzione e note di Pio Filippani-Ronconi
[1] Che non appartenga alla tua interiorità.
[2] Asûrya, che può essere interpretato secondo due varianti: Asurya=senza sole inteso come pensiero attivo, ed Asurya =di natua non divina, proprio agli Asura.
[3] Perché in Lui ogni moto è già compiuto, in quanto Egli ne è il principio pretemporale.
[4] “Colui che si diffonde nella madre”, epiteto vedico di Vayu, il dio del vento e del moto, simbolo della potenza della vita divina operante in tutte le forme dell'attività cosmica.
[5] Apas, che significa contemporaneamente le Acque Primordiali, ovvero il principio della vita, ed il sacrificio in quanto azione per eccellenza. Le Acque, nei Veda, simboleggiano i sette principi cosmici ed i loro domini di attività, cioè i tre principi inferiori, fisico, vitale e mentale, ed i quattro superiori, di verità, beatitudine, volontà cosciente ed essere. (Cfr. Shri Aurobindo, Isa-upanisad. Parigi 1939).
[6] Epiteto vedico di Sûrya, il dio sole. Pusan significa letteralmente nutritore, accrescitore, in quanto simbolo dell'intelligenza che, procedendo dalla sfera soprasensibile allusa dal Sole, amplia ed accresce la conoscenza dell'uomo distruggendo i limiti delle tenebre.
[7] Il vocabolo vedico kratu, identico etimologicamente al greco χρατος, indica la possibilità di compiere un'azione ed in particolare la forza di volontà insita nella coscienza. Il suo grado più immediato di manifestazione è l'irraggiamento, il tejas o tapas, calore con il quale si esprime attraverso il fisico la stessa forza che regge le cose, di origine celeste.
[8] Om, krato smara krtam smara krato smara krtam smara.