"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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mercoledì 10 dicembre 2014

Marcello Perego, Vita e dottrine di Dhû 'n-Nûn l'Egiziano


Marcello Perego
Vita e dottrine di Dhû 'n-Nûn l'Egiziano

Il suo nome completo era Abû 'l-Fayd Thawbân ibn Ibrâhîm Dhû 'n-Nûn al-Ikhmîmî al-Misrî. Quello di Dhû 'n-Nûn è un soprannome che deriva dal soprannome coranico del profeta Giona (in arabo Yûnus), che significa Quello del pesce [Cor., XXI:87].
Nacque a Ikhmîm, città sita nell'alto Egitto (a 460 chilometri dal Cairo) verso il 155/771 (la data è incerta), da padre Nubiano (Nûbî); morì di malattia a Gizeh, sulla riva sinistra del Nilo, di fronte al Cairo, nell'anno 245/860. La notte della sua morte sessanta persone videro in sogno il Profeta [la Grazia e la Pace divine siano su di lui] che disse: L'amico di Dio, Dhû 'n-Nûn al-Misrî, arriva; andiamo ad incontrarlo.
Fu uno dei primi sûfî ad essere inquisito per le sue dottrine e per i suoi metodi: temporaneamente incarcerato, venne poi liberato, addirittura con onorificenza.
Sebbene gli vengano attribuite alcune opere d'alchimia e di scienze delle lettere, opere conservatesi fino ai giorni nostri, conviene considerare come sospetta l'affermazione secondo la quale Dhû 'n-Nûn si sarebbe dedicato all'alchimia.
E' certamente a lui, invece, che si deve la prima classificazione (la prima in Egitto secondo Sulâmî, citato da Ibn al-Jawwzî) degli stati e delle stazioni (tartîb al-ahwâl wa 'l-maqâmât ahl al-walâya), classificazione che ripresa, modificata e perfezionata, è divenuta classica nel sufismo.
Fu anche il primo a trascrivere i ritratti dei santi e delle sante che aveva incontrato nel periodo dei suoi molteplici spostamenti di pellegrino (sayyâh), da Kairawân a Tâhert, e dallo Yemen alla Siria del nord. Nel far questo, eccelse a tal punto da indurre Ibn `Arabî a scrivere che egli era il più grande letterato (adîb) della sua epoca, ed è con eloquenza che egli sapeva parlare della conoscenza spirituale (ma`rifa) e descrivere i musulmani votati alla spiritualità. Ciò indusse lo Shaykh al-akbar a dedicargli un'intera biografia (intitolata l'Astro eclatante dei titoli di gloria di Dhû 'n-Nûn l'Egiziano), perché durante le sue peregrinazioni si trovò in presenza del più alto numeri di santi di Dio (awliyâ' Allâh); questa biografia costituisce di per sè un ennesimo titolo di gloria.
Sempre qui, nel capitolo intitolato I suoi meriti eminenti e la sua perfezione, Ibn cArabî scrive: Dhû 'n-Nûn - che Dio gli usi Misericordia! - ricercava con fervore la compagnia dei santi e moltiplicava le pie peregrinazioni. Era un sapiente (in materie religiose) ed un uomo dalla pietà scrupolosa (warâ`).
Secondo Hujwirî egli viaggiava sul sentiero del biasimo (malâma), affermazione che, ripresa due secoli dopo anche da `Attâr nella sua Tadhkira al-awliyâ', a volte pare confermata da qualcosa che trapela dai suoi detti, come quello secondo cui Non è sincero nel suo amore, colui che mostra agli altri il proprio amore per il suo Signore.
Ed è proprio l'amore di Dio che egli pose fra le tappe essenziali del percorso iniziatico: L'amore ardente (shawq) è il più elevato degli stadi (darajât) e delle stazioni (maqâmât). Quando il servo vi perviene, trova che la morte tarda a venire, per quanto egli desidera l'incontro e la visione del suo Signore.
Sappiamo che presso di lui il samâ` assunse una grande importanza. A tale proposito riportiamo un suo famoso detto: La musica è un'influenza divina che stimola il cuore alla ricerca di Dio (haqq); coloro che l'ascoltano spiritualmente raggiungono Dio (tahaqqaq), coloro che l'ascoltano sensualmente cadono nella miscredenza (o: nell'eresia, tazandaq).
Dhû 'n-Nûn ebbe a pronunciare mirabili parole sulle verità della conoscenza iniziatica. Disse ad esempio: Lo gnostico (`ârif) è ogni giorno più umile e più timoroso di Dio, poiché in ogni momento egli si avvicina sempre più al suo Signore, dato che egli diviene anche più cosciente dell'aspetto terrificante dell'Onnipotenza divina; e, quando la Maestà di Dio si è impadronita del suo cuore, egli vede quanto è lontano da Dio e che non ha alcuna possibilità di raggiungerLo; allora, la sua umiltà s'accresce. E' così che Mosè dice, quando parla con Dio: "O Signore, dove Ti cercherò?" Dio risponde: "Presso coloro i cui cuori sono infranti" Mosè dice: "O Signore, nessun cuore è più infranto e disperato del mio" Dio risponde: "Allora Io Mi trovo là dove tu sei". Di conseguenza, commenta Hujwirî, chiunque pretenda di conoscere Dio senza umiltà e timore reverenziale è uno sciocco ignorante, e non uno gnostico. Il segno dell'autentica conoscenza è la sincerità della volontà, ed una volontà sincera sopprime tutte le cause seconde e recide ogni legame di parentela, in modo che nulla ne rimane, eccetto Dio. Dhû' n-Nûn ha detto: La sincerità (sidq) è la spada di Dio sulla terra: essa taglia tutto quello che tocca. Ora, la sincerità considera Colui che è la Causa, e non consiste nell'affermazione delle cause seconde. Colui che si arresta alle cause seconde perde il fondamento della sincerità.
Egli definì la gnosi (ma`rifa) la conoscenza degli attributi dell'Unità, ed è questo il caso dei santi, di coloro che contemplano il Volto di Dio nel loro cuore, in modo tale che Dio si rivela a loro come Egli non si rivela a nessun altro al mondo. Essa è la luce spirituale che Dio comunica nel profondo dei cuori, è la conoscenza reale di Dio, aldilà della conoscenza ricevuta per tradizione o di quella acquisita con il ragionamento, che ci permette di conoscere soltanto ciò che Dio non è, oppure ciò che Egli è in rapporto a noi: essa è puramente soprannaturale. Le vie ordinarie permettono di sapere la Sua esistenza ed i Suoi attributi, ma non Lo si può conoscere veramente che tramite Lui stesso.

Alcuni detti di Dhû 'n-Nûn:

La luce della Conoscenza non deve distruggere lo scrupolo; la scienza interiore non deve opporsi alla scienza esteriore e l'abbondanza dei carismi con i quali Dio può gratificare lo gnostico non lo deve indurre a trasgredire i veli dell'interdizione. Il segno visibile dell'amore che uno ha per Dio è la sua fedeltà nel seguire le tracce e le prescrizioni del Suo inviato.

Tutti gli uomini sono morti, eccetto quelli che sanno; e quelli che sanno pure sono morti, eccetto quelli che praticano; e quelli che praticano sono tutti ingannati, eccetto quelli che agiscono con sincerità d'intenti; e quelli che sono sinceri si trovano tutti in grave pericolo.

Un vecchio augurò a Dhû 'n-Nûn: "Che Dio ti doni l'intimità!" "Fai un'altro voto per me", chiese ancora Dhû 'n-Nûn. "Figlio mio, colui che ha Dio per intimo ha ricevuto quattro doni: un onore che non ha bisogno d'essere conosciuto da alcuno, una scienza senza studio, una ricchezza senza denaro, una gioiosa compagnia senza compagno".

Chiunque si è familiarizzato con Dio, è familiarizzato con tutte le cose belle e con tutti i volti graziosi (con ogni voce gradevole e con ogni profumo soave).

Siate umili con tutte le creature, eccetto con quelle persone che vi chiedono di esserlo, poiché incoraggereste il loro orgoglio. Colui che osserva le imperfezioni degli altri non conosce le proprie.

Il ricordo (dhikr) significa l'assenza di chi pratica il ricordo dal suo ricordo. [Versi:]
Ho reso abbondante il Tuo ricordo
non perché io Ti abbia dimenticato;
è semplicemente ciò che fluisce dalla mia lingua.
Nulla meglio della solitudine induce alla purezza dell'intenzione (ikhlâs). Tre cose la caratterizzano: essere indifferenti alle lodi ed alle critiche della massa; dimenticare il proprio ruolo nel compimento di ciò che facciamo; non fare ciò che si fa nella speranza di una ricompensa, nemmeno nell'altro mondo.

Fra tanti cuori ce n'è uno che chiede perdono a Dio ancor prima di peccare e viene ricompensato prima ancor di aver obbedito.

Un brano di una sua invocazione:

O mio Dio! l'immensità della Tua misericordia ci dona più speranza che non le nostre azioni, e la promessa del Tuo perdono ci dona più speranza che non il timore dei Tuoi castighi.

OPERE CONSULTATE
H. Corbin, En islam iranien, Gallimard, 4 voll., 1971, vol. III, pp. 74-75.
E. Dermenghem, Vies des saints musulmans, Sindbad, 1983, pp. 79-113.
Farîd ad-Dîn al-`Attâr, Parole di Sûfî, Boringhieri, Torino, 1964, p. 195.
Hujwirî, Somme spirituelle, Sindbad, Paris, 1988, pp. 130-131.
Ibn `Arabî, Vie merveilleuse de Dhû-l-Nûn l'Egyptien, Sindbad, Paris, 1988, pp. 11-53.
[Il testo fondamentale sull'argomento]
Kalâbâdhî, Traité de soufisme, Sindbad, Paris, 1981, p. 203.
Qushayrî, Principles of sufism, Mizan Press, Berkeley, 1990, p. 211.
Sha`rânî, Vite e detti di santi musulmani, UTET, Torino, 1979, pp. 118-120 e 146.

Da: academia.edu

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