"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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mercoledì 24 dicembre 2014

‘Abd-el-Razzâq Al-Qashânî, Commento della «Sura della Stella» (LIII)

Abd-el-Razzâq Al-Qashânî
Commento della «Sura della Stella» (LIII)

Nel Nome di Allâh, il Clemente, il Misericordioso

1 ) «Per la stella quando declina»
Giuro per l'anima di Muhammad, su di lui il Saluto e la Pace, quando essa si estingue e tramonta dal luogo della Manifestazione (zhuhûr), declinando dal grado che corrisponde al punto di vista della Manifestazione e dalla Presenza (hudur).

2) «Il vostro compagno non erra»
limitandosi all'anima e deviando dal Fine Supremo, per inclinazione verso di lei «né viene deviato» dal velo degli Attributi, arrestandosi ad essi nella Stazione del Cuore.

3) «né parla per passione »
per l'apparizione della qualità psichica nella colorazione (talwîn).[1]

4) «Esso (il Corano) non è se non una rivelazione che gli è stata fatta»
dal momento in cui arrivò all'Orizzonte del Cuore - l'«Orizzonte Evidente» (Cor. LXXXI, 23), che è il Cielo dello Spirito - fino a quando pervenne all'Orizzonte Supremo, che è l'estremo limite della Stazione dello Spirito.[2]

5-6) «Glielo ha insegnato colui che è dotato di intensa forza e di potenza intellettuale»
Lo Spirito di Santità, che è dotato di intensa forza, potente su ciò che gli è inferiore in grado, su di cui ha il potere eccellente; dotato di fermezza e di giudizio nella sua scienza, egli non può né cambiare, né dimenticare Allâh.

7) «e si è eretto (maestosamente) mentre egli sì trovava all'Orizzonte Supremo»
Egli si è eretto nella sua forma essenziale, mentre il Profeta, su di lui il Saluto e la Pace, si trovava all'Orizzonte Supremo. Infatti, fintanto che il Profeta, su di lui il Saluto e la Pace, si trovava all'Orizzonte Evidente, lo Spirito di Santità non era disceso nella sua forma reale, poiché non è possibile rappresentare lo Spirito Puro nella Stazione del Cuore se non con una forma simile a quelle presenti in tale Stazione. Per questo assumeva le sembianze di Dahyah al Kalbì, che era tra i giovani di più bel aspetto, e tra i più cari all'Inviato di Allâh, su di lui il Saluto e la Pace; se non si fosse presentato in una forma che potesse imprimersi nel petto (sadr), il cuore non avrebbe compreso le sue parole e non avrebbe potuto vedere la sua forma. Quanto alla sua forma reale, nella quale fu creato, essa apparve al Profeta, su di lui il Saluto e la Pace, solo due volte.
Una volta in occasione della sua Ascensione alla Presenza dell'Unità (al-Hadratu-l-Ahadiyyah), quando salendo per gradi arrivò alla Stazione dello Spirito (maqâmu-r-Rûh); la seconda volta in occasione della sua Discesa (nuzul), quando scendendo ritornò allo stato precedente, presso il Loto del Limite.

8) «Poi si approssimò, e poi discese»
Poi, l'Inviato di Allâh, su di Lui il Saluto e la Pace, si approssimò ad Allâh e si innalzò dalla Stazione di Gabriele, su di lui il Saluto, estinguendosi nell'Unione ed elevandosi dalla Stazione dello Spirito. In questo stato Gabriele, su di lui il Saluto, disse: «Se mi avvicinassi della punta di un dito, brucerei», perché dopo il suo stato non vi è che l'estinzione nell'Essenza (al-fanâ fì-dh-Dhât) e l'Olocausto nella Gloria Divina (al-Ihtirâq bi-s-Subuhati)[3]. Poi discese, cioè si diresse verso il lato umano, ritornando dalla Verità alla Manifestazione, nello stato di Permanenza (baqâ) dopo l'Estinzione, per l'Esistenza reale (al-Wugiudu-l-Haqqânî) conferitagli.[4]

9) «ed era misura di due archi o meno»
Muhammad, su di lui il Saluto e la Pace, era la misura del Cerchio dell'Essere (miqdâru da'irati-l-wugiûd)[5], che comprende il Tutto, e che è diviso da una retta immaginaria in due archi, considerando (separati) la Verità e la Manifestazione; ed è proprio questo punto di vista a costituire la retta immaginaria, che divide il cerchio in due metà[6]. Dal punto di vista dell'inizio (della Via) e dell'avvicinamento, il primo arco è costituito dalla Manifestazione, che nasconde il Sé alle essenze ed alle forme degli esseri manifestati, mentre la Verità (Haqq) rappresenta l'altra metà, alla quale ci si avvicina a poco a poco, cancellandosi ed annientandosi in Essa. Invece dal punto di vista del(la) Fine e della Discesa, il primo arco è la Verità, immutabile nel Suo stato, senza inizio e senza fine; e la Manifestazione, la quale avviene dopo l'estinzione, per la nuova esistenza conferita, è rappresentata dal secondo arco.
«Meno della misura di due archi»: allorquando si cancella la dualità immaginaria che li separa, per l'unione di un arco con l'altro e la realizzazione dell'Unità reale nella stessa molteplicità[7]; in Essa, infatti, la molteplicità scompare e non rimane che il Cerchio, indivisibile in realtà, Uno nell'Essenza e negli Attributi.

10) «Ed ha rivelato al Suo servitore quanto ha rivelato»
Ed Egli ha rivelato al Suo servitore nella Stazione dell'Unità, senza l'intermediario di Gabriele, su di lui il Saluto, ciò che ha rivelato dei segreti divini, i quali non possono essere svelati da chi ha la funzione di Profeta.

11) «Non mentì il cuore (fu'âd) riguardo a ciò che vide»
Il cuore non mentì riguardo a ciò che vide nella Stazione dell'Unione (maqâmu-l-Giamî). Il fu'âd è il cuore che si è elevato alla Stazione dello Spirito, per mezzo dell'Identificazione (shuhûd): esso contempla l'Essenza con tutti gli Attributi, ed esiste in virtù dell'Esistenza Vera. L'Unione di cui si tratta è la Sintesi dell'Esistenza, non la Sintesi dell'Unità, in cui non vi è più né cuore né servitore, per l'estinzione di ogni cosa in Essa. Il suo nome iniziatico è Fonte della Sintesi dell'Essenza (Aynu giami-dh-Dhati); per quanto concerne la prima, invece, il suo nome è il «Volto Permanente» (al-Waghu-l-Bâqi: Cor. LV-27), cioè l'Essenza dell'Esistenza (Dhâtu-l-mawgiûdâti) con tutti gli Attributi.

12) «Discuterete dunque con lui?»
Discuterete dunque con lui riguardo a qualcosa che non comprendete, di cui non vi è possibile né la conoscenza, né la concezione (tasawwur)? E come potreste sostenere un argomento contro di lui? La discussione infatti è possibile allorquando si possa concepire formalmente il fatto su cui vi è disaccordo, e quindi argomentare, negando ed affermando; ma se non è possibile una concezione formale, non vi può essere una vera discussione.

13) «E certo lo vide un'altra volta»
Egli vide Gabriele, su di lui il Saluto, nella sua forma essenziale, un'altra, volta, quando ritornò dalla Verità e discese alla Stazione dello Spirito.

14) «presso il Loto del Limite»
Si dice che esso sia un albero, situato nel settimo Cielo, a cui si arresta la scienza degli Angeli; nessuno sa ciò che vi sia dopo di esso, ultimo grado del Paradiso e Dimora degli Spiriti dei Martiri. Esso è lo Spirito Supremo, al di là del quale non vi è più né grado né determinazione, ma solo il Sé Assoluto. Perciò egli passò per esso quando tornò dall'Estinzione Assoluta alla Permanenza, e vi vide Gabriele, su di lui il Saluto, nella forma in cui fu creato.

15) «presso il quale è il Giardino di Al-Ma'wâ».
nel quale dimorano gli Spiriti degli Approssimati (Cor. LVI-11).

16) « Quando coprì il Loto ciò che lo coprì»
Cioè la Maestà e la Magnificenza di Allâh: in quanto il Profeta, su di lui il Saluto e la Pace, avendo realizzato l'Esistenza Vera[8], vide il Loto con l'Occhio di Allâh (hi Ayni-llahi), cioè vide Allâh stesso manifestarsi in questa forma, poiché il Loto era nascosto dall'abbagliante Manifestazione Divina (at-Tagialli-l-Ilâhi), che lo copriva e lo cancellava. Lo vide dunque con l'occhio dell'estinzione e non venne velato da Allâh, né dal Loto e dalla sua forma, né da Gabriele, su di lui il Saluto, e dalla sua realtà.

17) «Non deviò lo sguardo, né trasgredì»
Quindi «non deviò lo sguardo», distratto dalla visione di altri (che Allâh) «né trasgredì» volgendo gli occhi a se stesso, e venendo così velato dall'individualità.

18) «Invero vide uno tra i più grandi segni del suo Signore»
Cioè l'Attributo di Misericordia (rahmah), col quale si manifesta l'Altissimo, e in cui si estinguono tutti gli Attributi; anzi, poiché gli Attributi non gli nascondevano l'Essenza, né l'Essenza gli Attributi, egli, su di lui il Saluto e la Pace, vide nella Fonte della Sintesi dell'Esistenza la Presenza del Nome Supremo, cioè l'Essenza con tutti gli Attributi, indicata con la parola Allâh.
 
26) «E per quanti angeli siano nei cieli, la loro intercessione non gioverà affatto se Allâh non avrà dato l'autorizzazione a chi vuole e di cui è contento» (cfr. Cor. II-256; XIX-87)
L'intercessione degli angeli consiste nell'effusione delle luci e nel soccorso a colui che chiede l'intercessione, quando costui chiede un'effusione di favori mediante la supplica (presso Allâh) dell'intercessore, che è il mediatore tra i due e ciò con cui si ottengono i favori di Allâh; ma l'intercessione è possibile anche quando vi è una continuità negli atti (ittisâl fi'liyy)[9]. Questa intercessione nella Realtà delle anime umane non è possibile se non quando esse siano qualificate primordialmente a ricevere l'Effusione Angelica, e si siano purificate dalle tendenze individuali e dai veli naturali, volgendosi verso il lato della Santità e spogliandosi dagli abiti della sensualità e della turpitudine. Esse vengono allora colmate dalla luce degli Angeli, assistite dalla loro effusione, e, legandosi ad essi e seguendo il loro cammino, si avvicinano per mezzo di loro ad Allâh. L'autorizzazione all'intercessione consiste nella predisposizione (isti'dâd) primordiale a riceverla, mentre la soddisfazione di Allâh si ottiene con la purificazione (zakâ) e la purezza (safâ), che deriva dallo sforzo e dalla lotta. Quando sussistono queste due condizioni si ottiene l'intercessione; ma se non vi è la predisposizione primordiale, o c'era, ma, alterata dagli attaccamenti e dai veli, ha perso la sua integrità, allora non vi è né l'autorizzazione né la soddisfazione di Allâh, e quindi neppure l'intercessione. Il Suo detto: «la loro intercessione non gioverà affatto» sta ad indicare l'assenza di intercessione nel Mondo degli Angeli, poiché non è possibile che essa esista e che non abbia giovamento».
 
37) «E di Abramo, il quale pagò»
Abramo pagò ad Allâh tutto quanto Gli era dovuto, affidando a Lui l'esistenza, nello stato di Estinzione nell'Unione, e svolgendo la funzione di servitore, nello stato di Rettitudine, con la trasmissione del Messaggio e della Profezia[10]. Oppure completò le Parole con cui Allâh l'aveva messo alla prova (cfr. Cor. II-124), e che erano quelle che aveva menzionato tra gli Attributi. La lettura «wafâ», senza raddoppiamento della «fa», si può interpretare come «mantenne» il suo patto, concluso al momento in cui iniziò la Fitrah[11], in quanto perseverò finché pervenne alla Stazione dell'Unità (ma-qâmu-t-Tawhid) alla quale fa allusione la frase: «Ho rivolto il mio sguardo a Colui che ha creato i Cieli e la Terra».

38) «Non verrà caricata un'anima del carico di un'altra»
Il castigo è stabilito in base agli aspetti oscuri, che, per il ripetersi degli atti e delle parole malvage, cioè dei peccati, si sono consolidati nell'anima. Analogamente la ricompensa è fissata in base agli aspetti virtuosi, come ha detto l'Altissimo: «non gioverà all'uomo se non il proprio sforzo». Al contrario delle sorti attuali, che dipendono dal potere individuale (qudrah), tutto ciò (i vizi e le virtù) dipende da un Decreto e da un Potere (Qadar) di Allâh; ma ciò che si considera in questo caso è la causa prossima che determina entrambi.

47) «l'altra nascita»
L'altra nascita avviene secondo tre modalità. La prima consiste nel ritorno degli Spiriti ai corpi per il Giudizio e la Retribuzione: cioè, a seconda che le azioni siano buone o cattive, esser mandati al Paradiso degli Atti o all'Inferno; la seconda consiste nel ritorno alla Natura Primordiale (al-Fitratu-l-Ulâ) e nella realizzazione della Stazione del Cuore. La terza è il ritorno all'Esistenza Vera, conferita dopo l'Estinzione perfetta. La prima è comune a tutti, sia che i corpi siano luminosi, sia che siano oscuri, al contrario delle altre due.

57) «Si approssima l'ora che deve venire»

58) «Non vi è nessuno che la riveli salvo Allâh»
Se ciò si riferisce alla Resurrezione Minore, il suo avvicinarsi è evidente; e «colei che rivela» (kâshifatun) è o ciò che la fa apparire, o ciò che la provoca. Se invece ciò si riferisce alla Resurrezione Maggiore, la sua prossimità si può considerare sotto due aspetti.
Il primo è la vicinanza intellettuale, in quanto essa è la cosa più vicina ad ogni essere, poiché egli si trova nella Fonte dell'Unità ('Aynu-l-Wahdati), anche se ne è lontano, per sua negligenza o per sua ignoranza. Il secondo aspetto è legato al fatto che l'Esistenza e la Missione di
Muhammad, su di lui il Saluto e la Pace, sono la premessa del Ciclo dell'Apparizione, ed uno dei suoi segni. Perciò disse: «Sono stato inviato, io e l'ora, come questi due », unendo l'indice con il medio. E l'ora appare con l'esistenza del Mahdì, su di lui il Saluto[12]. «Non vi è nessuno che la riveli», cioè un'anima chiarificatrice, «salvo Allâh» poiché è impossibile che vi sia altra esistenza ed altra scienza che la Sua, al momento in cui l'ora verrà.

62) «Prostratevi ad Allâh e ServiteLo»
Prostratevi ad Allâh con l'Estinzione, e serviteLo con la Permanenza dopo l'Estinzione. Ed Allâh è più Sapiente.


(Traduzione e note di Placido Fontanesi in Rivista di Studi Tradizionali n° 41)


[1] II talwîn è caratteristico di un maqâm imperfetto, o di coloro che posseggono degli stati transitori (ahwâl). Lo sciaikh Abu 'Alî ad-Daqqâq ha detto: «Mosé, su di lui la Pace, ebbe un talwîn, poiché quando ritornò, dopo aver ascoltato la parola di Allâh, dovette coprirsi il volto, perché attraverso di esso traspariva il suo stato (hal)» (Qushayri, Risâlah, capitolo sul talwîn). Vedere anche R. Guénon, «La maschera popolare», in Iniziazione e realizzazione spirituale. 
[2] Poiché, nel seguito del commento, Qashânî identificherà lo Stato Primordiale con la Stazione del Cuore (Maqâmu-l-qalb), i due Orizzonti possono corrispondere rispettivamente al punto d'intersezione dell'Asse con il piano che rappresenta lo stato umano, ed al punto di intersezione con la Porta Solare, attraverso la quale si esce dal manifestato; ciò si ricollegherebbe con l'idea del Prototipo eterno del Corano, iscritto sulla Tavola Custodita che si estende dai Cieli alla Terra, attraverso tutti i gradi dell'esistenza universale (cfr. René Guénon, “La langue des Oiseaux”, in Symboles fondamentaux de la Science Sacrée). 
[3] Nell'Esoterismo dì Dante, riguardo al viaggio notturno di Maometto, Guénon cita la seguente frase: «Come Beatrice scompare di fronte a San Bernardo per guidare Dante nelle ultime tappe, cosi Gabriele abbandona Maometto presso il Trono di Dio, dove egli sarà attirato da una ghirlanda luminosa». 
[4] «Nella realizzazione totale dell'essere si può considerare l'unione di due aspetti, che corrispondono in qualche modo a due fasi di essa, l'una ascendente e l'altra discendente» (R. Guénon: “Realizzazione ascendente e realizzazione discendente”, in Iniziazione e realizzazione spirituale. 
[5]  II capitolo 427 delle Futuhâtu-l-Makkiyah di 'Ibn 'Arabî tratta del grado di realizzazione a cui si riferisce il versetto 9,
ed inizia con i seguenti versi: «La misura di due archi non è che il diametro di un cerchio (diametro) che dà luogo alla distinzione tra il Mondo ed Allâh » [Ma qâha qawsayni illâqutru dâ'iratin / tu'tî-l-tamayyuza hayna-l-kwani iva-llahi). Il termine qâba, qui tradotto come «misura», in arabo sta ad indicare la corda sottesa ad un arco: se l'arco è una semicirconferenza, la corda ne è il diametro. Il termine miqdâr, anch'esso tradotto come «misura», non sta ad indicare una quantità spaziale, bensì ciò con cui si misura. 
[6] «Noi siamo esseri distinti perché creiamo noi stessi la distinzione, la quale non esiste se non nella misura in cui la creiamo» (R. Guénon, Il Demiurgo). «Ciò che fa apparire i due archi dal cerchio non è che la retta immaginaria, e ti basti dire immaginaria, poiché l'immaginario è ciò che non ha esistenza propria. Essa invero ha diviso il cerchio in due archi, ma il Sé è il cerchio stesso, e non è altro che i due archi; un arco è identico all'altro dal punto di vista del Sé, e tu sei la retta immaginaria che divide. Il mondo rispetto ad Allâh non ha che una esistenza illusoria » (Futûhât: ibid.).
«Allâh non ti è nascosto da qualche realtà che esista oltre a Lui, poiché non c'è realtà al di fuori di Lui: ciò che te lo vela non è che l'illusione che vi possa essere una realtà distinta da Lui» (Ibn Atâ Allâh, citato in Letters of a Sufi Master, Londra, 1969).
«Ciò che è propriamente illusorio è il punto di vista che porta a considerare la manifestazione come esteriore al Principio» (R. Guénon, Etudes sur l'Hindouisme, Paris, 1966, p. 103). «Inoltre l'illusione non può essere, a rigore, attribuita ad un oggetto; essa può insorgere solo in colui che percepisce. L'ombra è sempre un'ombra, in qualunque modo la si veda» (A. K. Coomaraswamy, Time and Eternity).
Sui rapporti tra i due archi e le due fasi della realizzazione dell'essere totale, si può ancora citare Guénon, che in “Realizzazione ascendente e realizzazione discendente” scrive: «Se si considera un cerchio posto verticalmente il percorso di una delle metà della circonferenza sarà ascendente, e quello dell'altra metà sarà discendente, senza tuttavia che il movimento cessi mai di essere continuo». Infine l'espressione « misura di due archi » può essere ricollegata alla frase di Protagora, che Guénon cita parlando del terzo stato d'Âtmâ e del grado di realizzazione che gli corrisponde: «L'uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono, e di quelle che non sono in quanto non sono». Al quarto stato d'Âtmâ corrisponderebbe allora l'espressione adnâ, la quale vuol dire sia «più vicino», sia «meno». 
[7] Vedere il capitolo VIII del Simbolismo della Croce: “La Guerra e la Pace”. 
[8] Si tratta della realizzazione discendente. 
[9] Tutto ciò si riferisce alla scienza del ritmo ed alla nozione di « apurva »•. vi è un legame che concatena tra di loro tutti gli atti e che li sostiene, in modo analogo al Sutrâtmâ, che ricollega tra di loro tutti i mondi e li fa sussistere. 
[10] La rettitudine (istiqâmah) di cui si tratta corrisponde, nella prospettiva di Qashânî, alla realizzazione discendente. La si potrebbe ricollegare alla nozione estremo orientale del «Te». 
[11] II patto in questione è quello a cui si riferisce il versetto 171 della Sura VII: «E quando il tuo Signore trasse dai lombi dei figli di Adamo la loro discendenza e li fece testimoniare contro se stessi, dicendo: “non sono Io il vostro Signore?” essi risposero: “si, l'attestiamo”...». 
[12] Nel commento del versetto 54 della Sura VII si legge: «Certo il vostro Signore Allâh è colui che ha creato i Cieli e la Terra in sei giorni — cioè si è celato nelle forme del Cielo degli Spiriti e della Terra dei corpi per seimila anni (Cor. XXII-47: "un giorno presso il tuo Signore è come mille anni del vostro computo"), dal momento della creazione di Adamo fino al tempo di Maometto, su di loro il Saluto e la Pace. La manifestazione infatti corrisponde al nascondersi della Verità nei supporti di manifestazione ed al periodo di tempo che separa l'inizio del Ciclo dell'Occultamento dall'inizio dell'Apparizione. Questo è il periodo del Sigillo della Profezia e dall'Apparizione della Santità... ed esso si completa con l'Avvento del Mahdî, su di lui il Saluto, al termine del settimo giorno. Perciò si dice: "La durata di questo mondo è di 7000 anni"». Tutto ciò può essere ricollegato a quanto Guénon ha scritto riguardo ai primi sei giorni della Genesi, e del settimo o Sabbath, che è la fase di ritorno al Principio.

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