"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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giovedì 4 dicembre 2014

Titus Burckhardt, Introduzione alle dottrine esoteriche dell’Islam, I - La natura del Sufismo - Sufismo e Panteismo

Titus Burckhardt
Introduzione alle dottrine esoteriche dell’Islam 

I - La natura del Sufismo

Sufismo e Panteismo
Il panteismo, che si suole imputare a tutte le dottrine metafisiche orientali e ad alcune occidentali, esiste in realtà soltanto in taluni filosofi europei e in certi orientali suggestionati dal pensiero occidentale del XIX secolo; il quale pensiero è originato dalla stessa tendenza mentale che sfocia anche nel naturalismo e poi nel materialismo; difarti il panteismo concepisce il rapporto tra il Principio divino e le cose soltanto sotto l'aspetto di una continuità esistenziale, errore esplicitamente rifiutato da ogni dottrina tradizionale[1]: se ci fosse una tale continuità per la quale Dio e l'Universo manifestato potessero paragonarsi come un ramo si paragona al tronco da cui nasce, questa continuità - o questa sostanza comune ai due termini, il che è lo stesso - sarebbe o determinata da un principio superiore che la differenzia, oppure sarebbe essa stessa superiore ai due termini che unisce e che in un certo senso include; Dio non sarebbe quindi Dio.
Si può dire che Dio è Lui stesso questa continuità - o questa Unità – ma allora non si può concepirla al di fuori di Lui, così che Egli è veramente incomparabile, dunque distinto da ogni cosa manifestata, senza tuttavia che alcuna cosa possa porsi «al di fuori», o «presso» di Lui. «...Nessuno Lo percepisce, tranne Lui stesso. Nessuno Lo conosce tranne Lui stesso... Egli si conosce da Sé stesso... Nessuno al di fuori di Lui può percepirLo. Il Suo impenetrabile velo è la Sua propria Unicità. Nessun altro che Lui Lo nasconde. Il Suo velo è la Sua esistenza stessa. È velato dalla Sua Unicità in modo inspiegabile. Nessuno al di fuori di Lui Lo vede: nessun profeta inviato, nessun santo perfetto, nessun angelo presso Dio. Il Suo profeta è Lui stesso. Il Suo messaggero è Lui. La Sua missiva è Lui. La Sua parola è Lui. Ha inviato la Sua ipseità per mezzo Suo da Sé stesso verso Sé stesso, senza intermediario alcuno o causalità diversa da Lui ... Nessun altro al di fuori di Lui ha esistenza, e non può dunque annullarsi...» (Muhyid-din ibn 'Arabi, «L'Épître de l'Unité», Risalat al-Ahadiyah)[2].
Ora, se avviene che i maestri dell'esoterismo usano l'immagine di una continuità materiale per esprimere l'Unità essenziale delle cose - come quando gli Indù seguaci dell'advaïta paragonano le cose a vasi di forme diverse ma tutti d'argilla - essi si rendono perfettamente conto dell'insufficienza di tale immagine; questa insufficienza fin troppo evidente esclude peraltro il pericolo di vedervi qualcosa di diverso da un'allusione simbolica; quanto o questa, aggiungeremo che essa trae la sua completa giustificazione dall'analogia inversa che esiste tra l'unità essenziale delle cose - tutte «fatte di conoscenza» - e la loro unità «materiale», il che non ha nulla in comune con una teoria della « causalità » nel senso cosmologico del termine.
D'altra parte, lo spirito contemplativo non tende mai a racchiudere
la realtà in uno solo dei suoi modi, come per esempio la continuità sostanziale, o in uno solo dei suoi gradi, come l'esistenza sensibile o l'esistenza intelligibile, con l'esclusione degli altri. Al contrario, esso riconosce innumerevoli livelli di realtà la cui gerarchia è irreversibile, di modo che si può affermare che il relativo è essenzialmente tutt'uno con il suo principio[3], oppure che «è» il suo principio, senza che si possa dire che il principio è incluso in ciò che produce. Tutti gli esseri sono perciò Dio, se si considera la loro realtà essenziale, ma Dio non è gli esseri, non nel senso che la Sua realtà li escluda, ma perché la loro realtà è nulla di fronte alla Sua infinità.
L'Unità essenziale (al-Ahadiyah), nella quale si «perde» o si «estingue» ogni diversità, non è per niente contraddetta dall'idea
metafisica della moltitudine indefinita dei gradi di esistenza, anzi al contrario; poiché le due verità sono interdipendenti, cosa evidente quando si considera l'Infinità divina (al-Kamâl) «attraverso» ciascuna di esse, per quanto si possa «considerare» l'Infinito: in realtà - per parlare in modo figurato - l'Infinità «include» o «dilata», a seconda che la si consideri nella sua determinazione principiale, cioè l'Unità, o nel suo riflesso cosmico, cioè il carattere inesauribile e indefinito dell'esistenza. Si comprende cosi perché la dottrina sufica dell'Unità, la quale, malgrado la differenza di terminologia, sia strettamente analoga alla dottrina indù della «non-dualità» (advaïta), e non abbia nulla in comune con un «monismo» filosofico, come volentieri sostengono i critici moderni di sufi intellettuali quali Ibn 'Arabî o Abd al-Karim al-Jilî; tale giudizio è d'altronde tanto piu stupefacente in quanto il metodo dottrinale di questi maestri consiste nel liberare i contrasti ontologici estremi e nel considerare l'Unità essenziale, non certo mediante un'analisi razionale, ma mediante un'integrazione intuitiva del paradosso[4].



[1] « ... in realtà, il paoteismo consiste nell 'ammettere una continuità tra l'Infinito e il finito, continuità che non può concepirsi se non ammettendo innanzi tutto un'identità sostanziale tra il Principio ontologico - che è l'argomento d'ogni Teismo - e l'ordine manifestato, concezione che presuppone un'idea sostanziale, quindi erronea, dell'Essere, o che si confonda l'identità essenziale della manifestazione e dell'Essere con un 'identità sostanziale. ll panteismo è questo, e null'altro; ma pare che alcune intelligenze siano irrimediabilmente refrattarie ad una verità tanto semplice, a meno che qualche passione o qualche interesse le spinga a non rinunciare ad uno strumento tanto comodo di polemica come il termine «panteismo», che permette di diffondere un dubbio generico su talune dottrine giudicate imbarazzanti, senza compier lo sforzo di esaminarle in sé stesse. Pur affermando continuamente l'esistenza di Dio, coloro i quali credono di doverla proteggere da un panteismo inesistente dimostrano che neppure la loro conrezione è propriamente teista, poiché non raggiunge l'Essere, ma si ferma all'Esistenza, e piu particolarmente al suo aspetto sostanziale; infatti il suo aspetto puramente essenziale la ridurrebbe di nuovo all'Essere. Tuttavia, quand'anche l'idea di Dio fosse solo una concezione della sostanza universale (materia prima) e il Principio ontologico fosse in tal modo fuori discussione, il rimprovero di panteismo sarebbe ancora ingiustificato, dato che la materia prima resta sempre trascendente e vergine rispetto a ciò che produce. Se Dio è concepito come l'Unità primordiale, cioè come l'Essenza pura, nulla può esserGli sostanzialmente identico; ma col definire panteismo la concezione dell'identirà essenziale, si nega nello stesso tempo la relatività delle cose e si attribuisce loro una realtà autonoma rispetto all'Essere o all'Esistenza, come se potessero esserci due realrà distinte per essenza, o due Unità o due Unicità...». Frithjof Schuon
in: De l'Unité transcendante des Religions, cap. Transcendance el universalité de l'ésotérisme.
Precisiamo che il termine «sostanziale» non è qui usato nell'accezione della filosofia scolastica, dove corrisponde talvolta all'essenza, ma per indicare il «polo passivo» in antitesi al «polo attivo» dell'Esistenza universale.
[2] Tradotta in francese da Abdul-Hadi in Le Voile d'Isis, numeri di gennaio e febbraio 1933. (Ripubblicata da M. Allard . Editions Orientales, Paris 1977, col titolo Le Traité de l'Unité - n.d.t.).
[3] Per principio intendiamo la causa ontologica, indipendente dai suoi effetti.
[4] Secondo l'espressione di Sahl at-Tustarî: «Si conosce Dio attraverso l'unione delle (qualità) opposte che si riferiscono a Lui».

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