"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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venerdì 1 dicembre 2017

'Abd Al-Qâdir al-Jazâ'irî (Abd el-Kader), I nomi della realtà muhammadiana

'Abd Al-Qâdir al-Jazâ'irî
I nomi della realtà muhammadiana
Mawqif 89

Allâh ha detto[1]:

Noi ti abbiamo inviato come misericordia per i mondi” (Corano 21, 107).
Sappi che l’invio del Profeta “Come misericordia dei mondi” non significa soltanto la manifestazione della sua nobile persona corporale o fisica, anche se questa è l’opinione dell’insieme dei commentatori. In effetti, in questo caso la misericordia non avrebbe interessato, in generale, tutti i mondi.

Mondo” designa tutto ciò che non è Reale. Al contrario, egli è inviato in quanto realtà muhammadiana, ciò che equivale alla realtà delle realtà e in quanto spirito muhammadiano rappresenta la “misericordia che abbraccia ogni cosa” (Corano 7, 156) e arriva a comprendere i nomi del Reale, in quanto essi manifestano i loro effetti e le loro conseguenze necessarie nell’esistenza di questa misericordia. Questa è stata la prima a squarciare le tenebre della non-esistenza e la prima a scaturire dal Reale senza alcun intermediario. Ella è l’esistenza riversata nell’essenza degli esseri creati. Si cita questo nella tradizione profetica: “Oh Djâbir, la luce del tuo profeta è la prima cosa che Allâh ha creato[2].
Questa realtà muhammadiana comporta diversi nomi, tenendo conto della molteplicità degli aspetti e dei punti di vista sotto i quali la si può considerare. Non ne menzionerò che una parte, che potrebbe servire da modello per quelli che non citerò. Molti tra coloro che leggono i libri dei maestri spirituali pensano, vedendo così tanti nomi, che designino altrettanti significati; ora non è così. È come quando diciamo: la spada, la tranciante, la tagliente, la lama indiana, la bianca, la levigata, l’affilata, ecc…, non designiamo che un solo significato. Questi sono i nomi.
La prima determinazione del Reale; ecco perché hanno detto a proposito[3] della realtà muhammadiana che essa era l’Essenza accompagnata dalla prima determinazione.
Essa si chiama ancora: il calamo sublime, l’ordine di Allâh, l’intelletto primo, il loto del limite (Corano 53, 14), la soglia della separazione, il grado della forma del Reale e dell’uomo perfetto che non è numerabile, il cuore, la madre del Libro (Corano 3, 7), il Libro consegnato per iscritto (Corano 17, 58), lo spirito di santità (Corano 2, 87), lo spirito sublime, la seconda teofania, la realtà delle realtà, la nube, lo spirito universale, l’uomo universale, l’imâm incontestato, il trono sul quale siede il Misericordioso (Corano 25, 59), lo specchio del Reale, la materia prima, il primo maestro, il soffio del Misericordioso, la prima effusione, la perla bianca, lo specchio delle due presenze, l’itsmo che riunisce, lo strumento dell’effusione e della grazia, la presenza dell’unione, il legame, la confluenza dei due mari (Corano 18,20), lo specchio dell’universo, il centro del cerchio, l’esistenza che si diffonde, la luce delle luci, la prima ombra, la vita che circola in ogni esistenziato, la presenza dei nomi e degli attributi, la realtà per la quale ogni cosa è creata, e anche, altri nomi che sarebbe troppo lungo menzionare.

Il grado della forma del Reale e dell’uomo perfetto che non è numerabile[4]
La realtà muhammadiana si chiama così, perché la forma del Reale è quella della scienza che Egli ha della Sua Essenza. La forma di questa scienza è quella delle sue relazioni. E la forma delle relazioni della Sua scienza esprime le determinazioni della Sua Esistenza che equivalgono ai Suoi stati, quando questa forma è molteplice, e alla Sua Essenza, in quando essa è unica.

La soglia della separazione
La realtà muhammadiana si chiama così, perché separa ciò che è determinato nel Reale da ciò che non lo è. Questa soglia è il luogo teofanico di ciò che è determinato. È necessario perché rimanga per sempre il nome di Manifesto con lo statuto che Gli è proprio. Sennò, ciò che è dettagliato avrebbe cercato di tornare a ciò che è non-manifesto e indistinto, dato che le cose sono attratte dal loro principio.

Il loto del limite
La realtà muhamamdiana si chiama così, perché essa è l’istmo supremo al quale conduce il cammino dei perfetti, la loro attività e la loro scienza. Essa è la fine dei gradi dei nomi.

Il cuore
La realtà muhammadiana si chiama così per più ragioni. Dapprima, essa è il nocciolo e la quintessenza degli esseri esistenziati, superiori e inferiori. Essa è il cuore delle cose e la loro quintessenza. In seguito, questa realtà è sollecitata a ritornare a se stessa[5]in un batter d’occhio” (Corano 54, 50). Poi, essa è il centro e il punto del cerchio dell’esistenza. Infine, essa è il cuore delle realtà temporanee e del loro contrario, poiché essa è anche, contrariamente ai possibili, una luce eterna e divina.
L’intelletto primo
La realtà muhammadiana si chiama così, perchè essa è stata la prima a cogliere l’ordine del Reale, quando Egli ha detto: “Sii!” (Corano 6, 73). Egli lo ha esistenziato senza sostanza né estensione, con la coscienza della Sua Essenza. Questa coscienza si riconduce alla Sua Essenza e non ad un attributo. Essa consiste nel circostanziare la scienza divina globale. Si cita nella tradizione profetica che “L’intelletto è la prima cosa che Allâh ha creato”[6].

L’ordine di Allâh
La realtà muhammadiana si chiama così, perchè essa è la Parola divina che riunisce e contiene tutto. Ora la Parola è un attributo del locatore divino; e il Suo attributo è al cuore della Sua Essenza. Si tratta di un solo ordine che a volte è al singolare: “Il Nostro ordine non è che una sola Parola; è rapido come un batter d’occhio” (Corano 54, 50); come a volte al plurale: “Non è forse verso Allâh che ritornano gli ordini?” (Corano 42, 53). Dunque c’è un unico ordine e più ordini particolari. Allâh ha detto: “Ogni ordine ritorna a Allâh” (Corano 11, 123).
Questo rafforzamento della parola “ordine” con “ogni” indica necessariamente la molteplicità; perché non si rinforza con “ogni” se non ciò che ha più parti[7]. E ciò non vale che quando si consideri gli ordini particolari molteplici e non l’essenza dell’ordine divino. Il fatto che egli sia “rapido come un batter d’occhio” si spiega col fatto che l’ordine divino non ha forma. Esso si manifesta in ogni forma sensibile, intelligibile, immaginale o archetipica; ora le forme non durano più di un solo istante, perché non sono che accidenti. E l’accidente non dura due istanti consecutivi. È quel che si chiama creazione continuamente rinnovata, a proposito della quale le persone hanno le idee confuse.

Il calamo sublime
La realtà muhammadiana si chiama così, perché è lei che istruisce per iscritto e registra, essendo il segretario della presenza divina. Si cita questo nella tradizione profetica: “Il calamo è la prima cosa che Allâh ha creato”[8].

La realtà dalla quale ogni cosa è creata
La realtà muhammadiana si chiama così, perché essa non è altro che la manifestazione e la determinazione del Reale. Dunque essa è reale; ma, essendo la manifestazione e la determinazione non esistenti, essa è ugualmente creata. Quando il Reale Si manifestò in essa, Egli ne fece la condizione e la causa dell’esistenza di ogni essere esistenziato dopo essa e questo fino alla fine. Il Reale gli ha affidato il comando di tutto il reame. E dunque essa ne dispone secondo la Sua volontà.

La presenza dei nomi e degli attributi
La realtà muhammadiana è così chiamata, perché, quando Allâh esigette in funzione della Sua Essenza, l’esistenziazione del mondo, questa esigenza comportò una distribuzione dell’Essenza sublime tra il cercatore e il cercato, così come tra il presente e il presentato, benché non ci fosse nient’altro che la sola Essenza. Essendo queste due parti complementari faccia a faccia, bisognava dunque che tra esse vi fosse una terza realtà, perchè ciascuna delle due si distinguesse dall’altra. Allora, si è manifestata la presenza dei nomi e degli attributi tra queste due presenze pre-eterne: quelle del cercatore e del cercato, come quelle del presente e del presentato. Il cercatore, grazie a essa, fu qualificato in funzione del cercato e viceversa. Di conseguenza, il cercato si manifesta sotto la forma del cercatore, dal punto di vista della sua qualificazione, benché rimanga la distinzione tra i due, se si considerano le essenze di ciascuno dei due che non sono in realtà che una sola e stessa essenza. La realtà dell’esigenza dell’Essenza risiede nel fatto che essa ricerca la sua propria presenza in essa stessa. Questa ricerca è al cuore dell’Essenza. E succede la stessa cosa per quanto riguarda l’esigenza che ha dei suoi propri attributi che altrimenti sarebbero avventizi, che essa ricerca quando sono pre-eterni.

La madre del Libro
La realtà muhammadiana è così chiamata, perché l’Esistenza è contenuta in essa, così come le lettere nel calamo, benché non si possa dare al calamo nessuno dei nomi di queste lettere. Come non si può applicare alla madre del Libro né il nome dell’Esistenza né quello della non-esistenza. Non si dirà che essa è reale o creata, che essa è una essenza individuale o meno. In effetti, essa non è delimitata, al punto d’avere uno statuto particolare; tuttavia, è una quiddità che non si può definire in qualche modo, senza affermare in seguito assolutamente il contrario. Essa è il luogo dove si trovano tutte le cose, essa è la fonte dell’esistenza. Perché il Libro è l’Esistenza assoluta e questa realtà (muhammadiana) è considerata come ciò che ha generato il Libro che non è altro che uno degli aspetti di questa realtà; poiché l’Esistenza è uno dei suoi aspetti e che la non-esistenza ne costituisce il secondo. Ecco perché non si può accettare di designare la madre del Libro con una espressione di cui essa non sarebbe allo stesso tempo il contrario sotto l’uno o l’altro aspetto.

Il Libro annotato per iscritto
La realtà muhammadiana è così chiamata, perché essa è, nelle sue ramificazioni, le sue divisioni e i suoi punti di vista reali e creati, l’Esistenza assoluta annotata per iscritto, ossia, esistenziata e visibile.

Lo spirito di santità
La realtà muhammadiana è così chiamata, perché essa è lo spirito santificato, ossia, purificato dalle deficienze creaturali. È uno spirito differente dagli altri spiriti, poiché è lo spirito di Allâh: “Ho insufflato in Lui il Mio spirito” (Corano 15, 29). Lo spirito di Allâh equivale alla Sua Essenza. Tutta l’esistenza sussiste grazie allo spirito di Allâh che corrisponde alla Sua Essenza. Lo spirito di Allâh è eterno, mentre ciò che non è Allâh è transitorio. L’uomo, per esempio, possiede uno spirito creato grazie al quale sussiste la sua forma. E a questo spirito creato appartiene uno spirito divino grazie al quale egli sussiste. È ciò che si chiama spirito di santità.

Lo spirito sublime
La realtà muhammadiana è così chiamata, perché essa è lo spirito degli spiriti, dato che gli spiriti particolari di tutte le forme corporee, spirituali, intelligibili, immaginali e archetipiche sono il flusso divino di questo spirito. Si dice in modo metaforico che questi spiriti sono particolari e particolarizzati, poiché non vi è né parte né tutto né porzione né numero se non unicamente in rapporto alle forme. Analogicamente, i luoghi, i momenti del giorno, le aperture delle porte e delle finestre e gli spiragli (ci danno) del sole (forme diverse) e quindi è una sola e stessa realtà.

La seconda teofania
La realtà muhammadiana si chiama così in rapporto alla prima teofania dell’unità. È grazie a questa seconda teofania e in essa che si manifestano i prototipi immutabili dei possibili che costituiscono i compiti che l’Essenza compie in se stessa[9]. Essa è anche la prima determinazione attraverso l’attributo di mondo e di ricettacolo; perché i prototipi immutabili sono i suoi primi oggetti di conoscenza essenziale capaci di ricevere la teofania nel mondo visibile. In questa teofania, il Reale discende dalla presenza dell’unità a quella dell’unicità, grazie alle relazioni dei nomi divini.

La realtà delle realtà
La realtà muhammadiana è chiamata così, perché ogni realtà divina o cosmica non si realizza che grazie ad essa. Questa realtà delle realtà non è qualificata né come reale come né creata, essa è dunque l’Essenza pura che non si può attribuire a nessuno grado (dell’esistenza). Questa mancanza di attribuzione non ha bisogno né di essere qualificata né di essere nominata. Il nostro imâm Muhyî al-Dîn[10] ha detto su questo tema: “Vi sono tre oggetti di conoscenza: il Reale, il mondo e un terzo che non si può qualificare né come esistente né come non-esistente, né reale né creato, né temporaneo né eterno, né necessario né possibile. Se il Reale è qualificato da ciò, egli è reale; se lo è l’Eterno, egli è eterno e se lo è l’avventizio, egli è avventizio, ecc…”.

Il nugolo
La realtà muhammadiana è così chiamata, perché, secondo la lingua araba, il nugolo designa una nuvola assai fine. Si cita questo in una tradizione profetica: “Il Nostro Signore era nella nube: non aveva atmosfera né al di sopra di Lui né al di sotto”[11]. Che vuol dire: né attributo reale né attributo creato, poiché “né” significa la negazione. Ma non sarebbe sbagliato vedere, al posto di questa particella negativa, un pronome relativo indeterminato,[12] ciò che darebbe: quel che era al di sotto e al di sopra di Lui era atmosfera. Questo significherebbe che conviene al Signore di essere a un tempo Reale e creato. Il nugolo fronteggia l’unità, non è quindi corretto che questa si confonda con quello; perché l’unità è lo statuto dell’Essenza in se stessa, secondo le esigenze della trascendenza; essa è l’occultamento essenziale dell’unità. Il nugolo è lo statuto dell’Essenza, secondo le esigenze dell’assolutizzazione, dunque non si può comprendere se essa sia trascendente o immanente. L’unità assicura la purezza dell’essenza nel suo statuto teofanico, mentre il nugolo la assicura nel suo statuto di velo. Il nugolo rappresenta i possibili dove il Reale si manifesta. Esso è il Reale ed esso è chiamato così perché esso è l’essenza del soffio del Misericordioso. Il soffio viene dall’interno di colui che respira. Ciò significa che è la parte occultata che si manifesta. Il nugolo è dunque il nome del Manifesto.

La luce
La realtà muhammadiana si chiama così, perché è citato nella tradizione profetica: “Oh Djâbir, la luce del tuo Profeta è la prima cosa che Allâh ha creato”[13]. Infatti, vi sono due luci: quella del Reale che è il mondo invisibile, assoluto e eterno e quello del mondo transitorio che è la luce di Muhammad (saws) che Allâh ha creato dalla Sua luce; e a partire da questa seconda luce, Egli ha creato ogni cosa ed Egli è ogni cosa, per ciò che è della quiddità, e ogni cosa è differente da Lui quanto alla forma. In certe tradizioni profetiche si cita: “Io ho la mia origine nel mio Signore e i credenti hanno la loro origine in me”[14]. Se sono menzionati solo i credenti, è a titolo d’onore, perché in realtà, tutto il creato si origina in Muhammad, credenti e miscredenti. Ecco perché i perfetti lo vedono continuamente in ogni cosa, al punto che al-Mursî[15] ha detto: “Se l’Inviato di Allâh (saws) fosse sparito ai miei occhi, non fosse che per “il tempo di un batter di ciglia”, non mi sarei più annoverato tra i musulmani”. Questa non-sparizione significa la continuità della contemplazione e la diffusione della realtà muhammadiana in tutto il mondo e non dalla sua nobile persona. Durante il mio soggiorno a Medina, la famosa, mentre una notte compivo la parte dispari della preghiera presso la nobile tomba, provai un tale stato d’animo, che le lacrime mi colarono dagli occhi e il fuoco dell’amore per la sua (saws) visione bruciava il mio cuore. E nello stesso momento mi disse: “Non mi vedi in ogni cosa?”. Allora, lodai Allâh. Non deduciamo, da quanto detto, né alla fusione né al frazionamento né alla parcellizzazione. Perché accendere una lampada tramite un’altra significa che la prima ha un effetto sulla seconda, che la seconda fiamma appare sotto la forma della prima e che la seconda è la stessa essenza della prima che si mostra su un secondo stoppino, senza che sia stata spostata dalla prima alla seconda. Ecco ciò che gli habitués dell’estasi hanno potuto suggerire di meglio per farsi comprendere. Penetra dunque il segreto e guardati dall’errore. Una volta acquisita la conoscenza, loda Allâh; altrimenti, credi in Lui conformemente a quel che hanno voluto dire le sue genti e al loro gusto spirituale. In effetti, essi compongono il gruppo dei salvati.

Lo specchio del Reale
La realtà muhammadiana si chiama così, perché il Reale si vede in essa, poiché Egli vuole vedere la Sua Essenza nella forma di un essere globale. Egli si manifesta con la Sua Essenza nella realtà muhammadiana e in essa predetermina tutte le forme, tali quali sono nella Sua scienza. Egli funge a Lui stesso da specchio nella forma dell’alterità, senza che vi sia tuttavia né separazione né molteplicità. Perché la forma che è nello specchio non è che quella di colui che è di fronte allo specchio e vi si rimira. Quando dunque il Reale guarda la realtà muhammadiana, tutto ciò che c’è nella forma divina si manifesta in questo specchio che è a un tempo il Reale Stesso, la Realtà muhammadiana nella prima creazione e le realtà del mondo al grado della presenza della separazione. Il Reale guarda in essa, Egli vede Se stesso in procinto di manifestarSi in tutto ciò che Egli conosce, senza che vi sia né fusione né unione. Egli Si rivolge alle Sue conoscenze che Egli riveste della Sua Esistenza, dicendo: “Sii!”. Dunque esse non sono loro stesse, dato che in realtà Egli non Si rivolge da Lui stesso che a Se stesso.

Lo specchio dell’universo
La realtà muhammadiana è così chiamata, perché gli universi, il loro statuto e i loro attributi non si manifestano che in essa. É eclissata dalla loro manifestazione, proprio come lo specchio è nascosto dalla manifestazione delle forme in lui.

La prima ombra
La realtà muhammadiana è così chiamata, perché si manifesta grazie alle determinazioni e allo statuto delle essenze possibili che sono delle realtà inesistenti, manifestate nell’esistenza che viene loro attribuita, tanto che le tenebre della non-esistenza velano la luce della realtà muhammadiana che si manifesta nella loro forma. Allora questa diviene un’ombra, per il fatto che l’ombra si manifesta grazie alla luce, nonostante sia essa stessa inesistente. Allâh ha detto: “Non vedi come il tuo Signore estende l’ombra?” (Corano 25, 45).

Il confluente dei due mari
La realtà muhammadiana è così chiamata, perché essa è la confluenza dei mari del necessario e del possibile. O meglio ancora, perché riunisce in sé i nomi divini e le realtà cosmiche.

La materia prima
La realtà muhammadiana si chiama così, oppure hylé del tutto, perché essa è la prima creatura ad essere stata determinata nella presenza del non-manifestato e che da essa si è staccato tutto ciò che si trova di bello e di laido nel macrocosmo e il microcosmo. É dunque la hylé del mondo, ossia, la materia anteriore agli esistenziati, essa stessa esistenziata in ciascuno di essi, cosicché nel mondo non manchi nessuna forma, come dicono i filosofi a proposito della hylé che, secondo loro, è la sostanza costituente tutti i corpi. Perché Allâh ha creato le cose e tra esse ne ha creata una senza causa anteriore alla sua esistenziazione e non è nient’altro che la materia prima che si manifesta a partire dalla presenza degli intimi[16] e di cui Allâh ne ha fatto causa di tutte le creature.
La manifestazione dell’esistenza
La realtà muhammadiana è così chiamata, perché l’Esistenza si divide secondo i punti di vista della manifestazione e della non-manifestazione. La non-manifestazione dell’Esistenza è l’occultazione assoluta che è indicibile e ineffabile. Quanto alla manifestazione dell’Esistenza, è quella dell’Esistenza reale nelle essenze dei possibili, intendo il loro statuto e i loro attributi; tale è l’esistenza relativa attribuita ai possibili.

Il trono
La realtà muhammadiana si chiama il trono sul quale si è stabilito il Misericordioso, poiché essa è il supporto della manifestazione di tutti i nomi di gloria e di bellezza. Egli si è stabilito sul trono in un modo conosciuto da Lui, ma che noi non conosciamo. La realtà muhammadiana è del pari chiamata così, perché il trono abbraccia il mondo, secondo certi e che, secondo altri, esso è il mondo intero. Ora la prima creatura, ossia la realtà muhammadiana, somiglia al trono, perché essa abbraccia anche il mondo intero. Si cita nella tradizione profetica: “Il trono è la prima cosa che Allâh ha creato”[17].

Il centro del cerchio
Ecco la ragione per la quale la realtà muhammadiana si chiama così. Il cerchio significa il cosmo e il centro è l’asse attorno al quale ruota il cosmo, come l’asse della mola che la sostiene grazie alla sua forza centripeta; se non fosse poggiata bene sul suo asse, la ripartizione del suo peso non sarebbe uniforme. E considerando ogni raggio che esce dal punto centrale verso la circonferenza, ci si rende conto che il punto centrale è il punto d’appoggio del primo braccio del compasso e che la circonferenza è il punto d’appoggio del secondo braccio. Il compasso ha dunque due bracci per delimitare la superficie che formerà il cerchio. Esso non gira che sul primo che rimane centrato su un solo punto immobile e inesteso. E estende la superficie della circonferenza nella regolarità del suo movimento circolare. Ecco perché ogni raggio è uguale a quello che lo precede e a quello che lo segue. Il cerchio è un insieme di punti e di linee legati gli uni agli altri. Il punto centrale è in relazione con tutti i punti del cerchio. E ciascuno di questi punti è l’essenza stessa del punto centrale, se si considera quest’ultimo nella sua singolarità e nella sua corrispondenza con gli altri punti. Dunque sotto questo aspetto, egli contiene ciascuno dei punti. Ma non è un punto tra gli altri, se si considera la circolarità di questi ultimi e il legame che hanno con il precedente e il successivo. Sotto questo aspetto quindi il punto centrale differisce da tutti gli altri punti. Facciamo la stessa considerazione a proposito del Reale. Il cerchio è quello dei mondi con il legame che li unisce gli uni agli altri. Il centro fa allusione all’ordine immutabile, ossia alla realtà muhammadiana sottomessa al decreto, alla predestinazione e all’esecuzione di ciò che vuole Allâh per i suoi servitori.

Il legame
La realtà muhammadiana si chiama così, perché lega le numerose cose le une alle altre, al punto da unirle in una sola realtà. E anche, perché essa è il tramite tra il non manifestato e il manifestato.

Lo strumento dell’effusione e della grazia
La realtà muhammadiana è così chiamata, perché è il legame tra il Reale e la creatura, essendo conveniente ad entrambi nello stesso tempo. Essa ha dunque due aspetti; secondo il primo, essa è reale e, per il secondo, essa è creata.

Il soffio del Misericordioso
La realtà muhammadiana è così chiamata a causa della sua somiglianza con il soffio che esce per arrivare dalla cavità orale sotto forma delle diverse lettere, malgrado in se stesso non sia che aria pura e semplice. D’altra parte, se si considera la fine del soffio che è l’espirazione dei nomi contenuti in quello del Misericordioso, tramite la liberazione dell’oppressione dovuta all’occultamento forzato delle cose, questo sembra il sollievo che l’uomo prova nell’espirare. Succede lo stesso per le realtà cosmiche, a causa della non-esistenza della loro essenza particolare e della sparizione di tutto, ossia delle relazioni e dei compiti divini e cosmici nella semplicità dell’Essenza.

La prima effusione
La realtà muhammadiana si chiama così, perché il Reale l’ha fatta uscire dalla Sua presenza prima di ogni altra cosa; e Egli l’ha riversata sull’essenza di ogni cosa che si manifesta come sua estensione, a causa di questo efflusso. Si chiama dunque così, perché, quando la luce della realtà muhammadiana avviluppa i corpi che vengono percepiti dapprima come delle dimore oscure, quest’ultimi s’illuminano, rischiarandosi alle luci effuse dopo questa presenza che è una delle presenze del Reale.

La perla bianca
La realtà muhammadiana è così chiamata, perché è il luogo epifanico della realtà divina. Ora la teofania in una cosa pura e che non è mescolata ad alcuna sozzura è ciò che vi è di più forte e di più grande. Si cita questo in una tradizione profetica: “La Perla bianca è ciò che Allâh ha creato all’inizio, ecc…”[18].

Lo specchio delle due presenze
La realtà muhammadiana si chiama così, perché è il supporto della manifestazione della presenza della necessità, grazie a quella di tutti i nomi e di tutti gli attributi; come pure il supporto della manifestazione della presenza della possibilità, grazie a quella di tutti i possibili, che si tratti della loro forma, dei loro attributi o del loro statuto. La realtà muhammadiana è lo specchio dell’Essenza stessa e di tutto ciò che è determinato in essa e per essa. Il rapporto del determinato all’indeterminato è identico a quella del finito all’infinito.

Il primo maestro
La realtà muhammadiana si chiama così, se si considera, dal punto di vista della sua costituzione interiore, che è il primo esistenziato che si è manifestato nel non-manifesto; essa è dunque lo spirito universale. E essa è il primo maestro manifestato nella funzione di guida dal punto di vista della sua costituzione esteriore. La realtà muhammadiana ha insegnato agli angeli tutti i nomi[19] dei quali non ha ricevuto l’insegnamento che da se stessa, dal fatto che Allâh gli ha svelato la Sua Essenza che essa considera come la sintesi dei nomi. Dunque la realtà muhammadiana riunisce le forme esteriore e interiore d’Adamo.
Se sono figlio di Adamo per la forma, è perché vi è in lui un’idea di me che attesta la mia paternità.

L’imâm incontestato
La realtà muhammadiana si chiama così, perché particolareggia e distingue l’essenza delle realtà esistenziate, manifestandosi in esse; così come l’inchiostro pone in evidenza le lettere e le parole.

Lo spirito universale
La realtà muhammadiana si chiama così, perché “spirito” significa etimologicamente “soffio di vento”. E l’analogia proviene dal fatto che non si conosce la forma propria del vento, a parte il movimento delle cose sulle quali passa. E lo stesso per lo spirito. Soffia là dove si leva l’unità, nella direzione dei nomi e degli attributi; trasporta loro le scienze e i segreti e discende verso il mondo degli elementi, delle forme e delle essenze particolari separate, per metterle in movimento, in funzione delle loro capacità ricettive e delle loro predisposizioni. Lo spirito compie tutto questo, in accordo con la volontà di Allâh, poiché è l’ordine di Allâh che “in un batter d’occhio” si fa carico di tutto il creato. Lo spirito va e viene costantemente tra l’irraggiamento e la luminosità. L’irraggiamento, ossia l’effetto della sua luce emessa come il raggio che esce dal disco solare. Il raggio che emana dallo spirito rappresenta l’intelletto, l’anima e le altre facoltà spirituali. La luminosità, cioè, la luce universale che è alla fonte, come il disco solare. Come dire che l’Esistenza reale abbraccia lo spirito universale. Ecco perché diciamo che lo spirito ha due facce[20]: una faccia rivolta verso il suo principio, il Reale, e una faccia rivolta verso i suoi effetti, le creature. Egli prende l’ordine dal Reale, per scriverlo sulla tavole dell’anima con il calamo dell’intelletto; e ci sono le membra che lo traducono in parole e in atto. Questo spirito è detto universale, perché veglia e abbraccia tutte le forme. Ecco perché le genti di Allâh, considerando il mondo con la loro scienza, trovano che altro non è che spiriti santificati e segreti velati.

L’Istmo degli istmi
La realtà muhammadiana si chiama così, perché non separa la realtà del necessario da quella del possibile. Al contrario, unisce i due estremi. L’istmo è in sé una barriera tra due cose: non è l’essenza di nessuna delle due senza tuttavia esserne diversa. È una realtà esclusivamente concettuale. Se fosse una realtà sensibile, non sarebbe più un istmo. Fa parte del dominio immaginale e immaginario; ed è verso lui che vanno gli spiriti dopo la morte. Vi sono tre specie di parole. La parola costruita sul paradigma dell’azione e della causa, che rappresenta le realtà necessarie. La parola costruita sul paradigma della passione e dell’effetto, che rappresenta il mondo[21]. E la parola che combina le prime due, a un tempo attiva e passiva, causa ed effetto; tale è la realtà muhammadiana universale.

L’esistenza che si diffonde
La realtà muhammadiana si chiama così, perché se l’Esistenza reale non si diffondesse negli esseri esistenziati, grazie alla forma che procede da essa, ossia la realtà muhammadiana, il mondo non si manifesterebbe e non ci sarebbe lo scopo a che l’esistenziato esista, a causa della somiglianza troppo debole e dell’assenza di legame tra l’Esistenza reale e il mondo. Di conseguenza, non vi può essere relazione tra le due che per l’intermediario di questa realtà muhammadiana.

L’uomo perfetto
La realtà muhammadiana si chiama così, perché ogni uomo perfetto, nella sua forma esteriore e interiore, è luogo di manifestazione per essa e per ciò che ne discende.

Il tesoro sintetico
La realtà muhammadiana si chiama così per designare metonomicamente la scienza che Allâh ha dei Suoi nomi e delle realtà del mondo. Tanto che tutto ciò che esce dall’occultato ha il suo posto nel tesoro sintetico.

La forma del Misericordioso
La realtà muhammadiana si chiama così, perché è la forma che si manifesta da sé e che si produce nella prima assemblea dei nomi divini. Essa è dunque la forma del Misericordioso che si chiama così, perché Egli possiede la misericordia generalizzata. Ora non c’è niente di simile, al di fuori di questa forma. Perché il Misericordioso è il nome di questa forma esistenziale, nella misura in cui Egli si manifesta da Se stesso. Così “Allâh” è il nome del grado della divinità che riunisce tutte le realtà, non tanto in quanto derivato, ma in quanto nome proprio.
Questa evocazione dei nomi della realtà muhammadiana è più che sufficiente per colui che comprende. Essi formano un mare senza rive. Ecco perché si cita nella tradizione profetica questa parola dell’Inviato (saws): “Solo il mio Signore conosce la mia realtà”[22]. Il grande conoscitore di Allâh[23] ha detto: “Allâh ha reso impotenti le creature, al punto che nessuno prima e dopo noi l’ha conosciuta e né la conoscerà”. Si tratta della realtà muhammadiana.





[1]  ‘Abd al-Kader, op. cit., pagg. 207-232.
[2]  Tradizione non repertoriata da Wensinck. È ugualmente commentata al Mawqif 119.

[3]  In luogo di hall, leggere haqq, conformemente a MBA.
[4]  I titoli fanno parte del testo arabo originale, benché non siano presentati come tali.
[5]  In arabo, qulb significa cuore e alternanza dei movimenti contrari.
[6]  Tradizione non repertoriata da Wensinck.
[7]  Come dire la specie con gli individui.
[8]  Tradizione non repertoriata da Wensinck.
[9]  Vi è probabilmente una allusione a Corano 55, 29: “Ogni giorno, Egli è in una nuova opera”
[10]  Si tratta di Ibn ‘Arabî.
[11]  Al-Tirmidhî, Tafsîr sûra 11, I; Ibn Hanbal, 4, 11-12.
[12]  Questo genere di ragionamento grammaticale non vale evidentemente che in arabo ed è difficilmente trasponibile in francese. Ciò che abbiamo tradotto qui con “né” è la negazione mâ, in arabo, che può essere anche un (pronome) relativo indeterminato, ossia “ciò che”.
[13]  Tradizione non repertoriata da Wensinck.
[14]  Idem.
[15]  Sufi di Murcia, discepolo dell’imâm al-Shâdhilî (m. 656/1258). Dimostra la superiorità della via fondata dal suo maestro, per il fatto che questa non riposa sulla trasmissione dell’abito, ma sulla direzione spirituale che collega direttamente al Profeta. È morto nel 686/1287.
[16]  Sembra si tratti di quel “grado degli intimi” di cui parla il Mawqif 86, n° 1.
[17]  Tradizione non repertoriata da Wensinck.
[18]  Tradizione non repertoriata da Wensinck.
[19]  Cfr. Corano 2, 31.
[20]  Troviamo questa stessa considerazioni ai Maqawif 82, e 86, n° 3.
[21]  L’autore ragiona a partire dalla derivazione verbale araba dove il paradigma fa’ala della prima forma ha il senso attivo e il paradigma infa’ala della settima forma ha il senso passivo/pronominale.
[22]  Questa tradizione non è recensita da Wensinck.
[23]  Si tratta di ‘Abd al-Salâm b. Mashîsh. Vedere, a questo proposito, il Mawqif 57, nota 2.

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