"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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giovedì 21 dicembre 2017

René Guénon, Considerazioni sull’Iniziazione, Prefazione

René Guénon
Considerazioni sull’Iniziazione

Prefazione

Ci è stato richiesto, da diverse parti e a più riprese, di riunire in volume gli articoli da noi presentati, nella rivista Études Traditionnelles, su questioni che si riferiscono direttamente all’iniziazione; non ci è stato possibile dare soddisfazione immediata a queste richieste, perché noi riteniamo che un libro debba essere qualcosa di diverso da una semplice raccolta di articoli, tanto più che, nel caso presente, tali articoli, scritti secondo le circostanze e spesso per rispondere a domande che ci venivano poste, non si concatenavano al modo dei capitoli successivi di un libro; occorreva perciò rimaneggiarli, completarli e disporli in un modo diverso, ed è quello che abbiamo fatto qui.
Con questo non intendiamo dire di aver voluto in tal modo fare una specie di trattato più o meno completo e in qualche sorta «didattico»; a rigore, una cosa del genere sarebbe stata ancora pensabile se si fosse trattato soltanto di studiare una forma particolare di iniziazione, ma dal momento che, al contrario, si tratta dell’iniziazione in generale, l’impresa era assolutamente impossibile, giacché le questioni che possono porsi in proposito non sono in numero determinato, tenuto conto che la natura stessa dell’argomento si oppone a qualsiasi delimitazione rigorosa, e che non si può perciò pretendere di trattarle tutte senza trascurarne nessuna. In conclusione, tutto quel che si può fare è prendere in considerazione certi aspetti, porsi da certe prospettive, e certamente queste ultime, anche se sono quelle la cui importanza si presenta più immediata per l’una o per l’altra ragione, lasciano tuttavia scoperti molti punti che sarebbe altrettanto legittimo esaminare; è questa la ragione per cui abbiamo pensato che la parola «considerazioni» fosse quella che meglio poteva caratterizzare il contenuto della presente opera, tanto più che, anche riferendosi alle sole questioni trattate, è senza dubbio impossibile «esaurirne» completamente anche soltanto una. È inoltre evidente che non era il caso di ripetere qui quel che abbiamo già detto in altri libri su punti che si riferiscono allo stesso argomento; dobbiamo accontentarci di rinviare a essi il lettore tutte le volte che sarà necessario; del resto, nell’ordine di conoscenza a cui si riferiscono tutti i nostri scritti, tutto si ricollega in modo tale che è impossibile fare diversamente.
Abbiamo appena detto che la nostra intenzione è stata essenzialmente quella di trattare di questioni che concernono l’iniziazione in generale; si deve perciò comprendere bene che tutte le volte che ci riferiamo a questa o a quella forma iniziatica determinata, lo facciamo unicamente a titolo di esempio, al fine di precisare e di far capire meglio qualche cosa che, senza l’ausilio di questi casi particolari, rischierebbe di restare un po’ troppo nel vago. Su questo è opportuno insistere soprattutto quando si tratta delle forme occidentali, per evitare ogni equivoco e ogni malinteso: se facciamo abbastanza sovente allusione a esse è perché le «illustrazioni» che se ne possono trarre ci sembrano, in molti casi, dover essere più facilmente accessibili di altre alla generalità dei lettori, o, addirittura, già più o meno familiari a un certo numero di essi; è evidente che ciò è totalmente indipendente da quel che ciascuno può pensare dello stato presente delle organizzazioni da cui tali forme iniziatiche sono conservate e praticate. Quando ci si renda conto del grado di degenerazione a cui è giunto l’Occidente moderno, è persin troppo facile capire come molte cose d’ordine tradizionale, e a maggior ragione d’ordine iniziatico, vi possano soltanto più permanere nello stato di vestigia, pressoché completamente incomprese da coloro stessi che le hanno in consegna; del resto, è questo che rende possibile l’insorgere, a fianco di tali resti autentici, delle molteplici «contraffazioni» di cui abbiamo già avuto occasione di parlare in altri lavori, giacché è solamente in condizioni simili che esse possono ingannare qualcuno e riuscire a farsi passare per ciò che non sono; comunque sia, le forme tradizionali restano sempre, in se stesse, indipendenti da simili contingenze. Aggiungeremo inoltre che, quando, al contrario, ci tocca prendere in considerazione tali contingenze e parlare, non più delle forme iniziatiche, ma dello stato delle organizzazioni iniziatiche e pseudo-iniziatiche nell’Occidente attuale, non facciamo che esprimere la constatazione di fatti nei quali noi non entriamo evidentemente per nulla, senza nessun’altra intenzione o preoccupazione che non sia quella di enunciare la verità a tal proposito, così come per qualsiasi altra cosa che abbiamo dovuto esaminare nel corso dei nostri studi, e nel modo il più completamente disinteressato possibile. Ognuno è libero di dedurne le conseguenze che gli accomoderanno; per quel che ci riguarda, il nostro compito non è assolutamente quello di procurare aderenti a nessuna organizzazione o di togliergliene, noi non spingiamo nessuno a chiedere l’iniziazione in questo o in quel posto, né ad astenersene, anzi, riteniamo addirittura che ciò non ci riguardi in nessun modo e non rientri assolutamente nei nostri compiti. Qualcuno forse si stupirà che ci sentiamo obbligati a insistere tanto su questo punto, e a dire il vero ciò dovrebbe in effetti essere inutile se non ci fosse da fare i conti con l’incomprensione della maggioranza dei nostri contemporanei, e anche con la malafede di una troppo grande parte di essi; disgraziatamente siamo troppo abituati a vederci attribuire ogni sorta di intenzioni che non abbiamo mai avuto, e questo da parte di gente dalle provenienze più opposte, per lo meno in apparenza, per non prendere tutte le precauzioni necessarie in proposito; né osiamo aggiungere sufficienti, giacché chi potrebbe prevedere tutto quel che certuni sono capaci di inventare?
Non ci si dovrà poi stupire se ci dilunghiamo spesso nella trattazione degli errori e delle confusioni che si commettono più o meno comunemente a proposito dell’iniziazione, giacché, oltre all’utilità evidente che c’è nel dissiparli, è precisamente constatandoli che siamo stati portati in molti casi a renderci conto della necessità di trattare in modo più particolare questo o quel punto determinato, il quale senza ciò avrebbe potuto sembrarci ovvio, o per lo meno non abbisognare di tante spiegazioni. È abbastanza degno di nota che alcuni di questi errori non siano commessi soltanto da profani o da pseudo-iniziati, il che, tutto sommato, non sarebbe poi così straordinario, ma anche da membri di organizzazioni autenticamente iniziatiche, fra i quali ce ne sono addirittura alcuni che passano per essere delle «luci» nel loro ambiente, e questa è forse una delle prove più impressionanti di quell’attuale stato di declino a cui facevamo allusione poco fa. A tal proposito, pensiamo di poter esprimere, senza troppo rischiare che sia mal interpretato, l’augurio che fra i rappresentanti di tali organizzazioni se ne trovi almeno qualcuno a cui le considerazioni che esponiamo contribuiscano a rendere la coscienza di ciò che è veramente l’iniziazione; non è che nutriamo delle speranze esagerate in merito, non più, del resto, di quante ne abbiamo per ciò che più generalmente concerne le possibilità di restaurazione che l’Occidente può ancora portare in se stesso. Tuttavia, ci sono certamente delle persone a cui la conoscenza reale fa più difetto della buona volontà; solo che tale buona volontà non è sufficiente, e tutta la questione sarebbe di sapere fin dove il loro orizzonte intellettuale è in grado di estendersi, e inoltre se sono veramente qualificati per passare dall’iniziazione virtuale all’iniziazione effettiva; in tutti i casi, noi non possiamo, per quel che ci concerne, fare nulla di più che fornire qualche dato di cui profitteranno forse coloro che ne sono capaci e che saranno disposti a trarne partito nella misura in cui le circostanze glielo permetteranno. Costoro non saranno mai molto numerosi, ma, come spesso abbiamo già avuto occasione di dire, non è il numero che importa nelle cose di quest’ordine, purché, tuttavia, in questo caso particolare, esso sia almeno, per cominciare, quello richiesto per la costituzione delle organizzazioni iniziatiche; finora, le poche esperienze che sono state tentate in un senso più o meno vicino a quello di cui stiamo parlando, a nostra conoscenza, non hanno potuto, per ragioni diverse, essere spinte abbastanza avanti perché fosse possibile giudicare dei risultati che avrebbero potuto essere ottenuti se le circostanze fossero state più favorevoli.
È del resto chiarissimo che l’ambiente moderno, per la sua stessa natura, è e sarà sempre uno degli ostacoli principali che dovrà inevitabilmente incontrare ogni tentativo di restaurazione tradizionale in Occidente, tanto nella sfera iniziatica quanto in qualsiasi altro campo; vero è che, in linea di principio, la sfera iniziatica dovrebbe essere, in ragione del suo carattere «chiuso», più al riparo da queste influenze ostili del mondo esterno, sennonché, di fatto, è già da troppo tempo che le organizzazioni esistenti si sono lasciate contaminare da esse, e certe «brecce» sono al presente troppo largamente aperte perché siano facilmente riparabili. È così che, per citare soltanto un esempio tipico, assumendo forme amministrative adottate sul modello di quelle dei governi profani, tali organizzazioni hanno offerto presa ad azioni antagoniste che diversamente non avrebbero trovato nessun modo per esercitarsi contro di loro e sarebbero cadute nel vuoto; questa imitazione del mondo profano costituiva del resto, in se stessa, uno di quei rovesciamenti dei rapporti normali che, in tutti i campi, sono così caratteristici del disordine moderno. Le conseguenze di una simile «contaminazione» sono oggi talmente manifeste che bisogna essere ciechi per non vederle, e tuttavia noi abbiamo forti dubbi che siano in molti coloro che sanno ricondurle alla loro causa vera; la mania delle «società» è troppo radicata nella maggioranza dei nostri contemporanei perché essi concepiscano anche la semplice possibilità di fare a meno di certe forme puramente esteriori; ma, proprio per questa ragione, è forse contro questo che dovrebbe per prima cosa reagire chiunque volesse intraprendere una restaurazione iniziatica su basi veramente serie. Interromperemo qui queste riflessioni preliminari, giacché, diciamolo ancora una volta, non è a noi che compete intervenire attivamente in tentativi di questo genere; indicare la via a coloro che potranno e vorranno intraprenderla, questo è tutto quel che pretendiamo a questo proposito; e, del resto, la portata di quel che abbiamo da dire è ben lungi dal limitarsi all’applicazione che può esserne fatta a una forma iniziatica particolare, giacché si tratta innanzi tutto dei principi fondamentali che sono comuni a ogni iniziazione, sia essa d’Oriente o d’Occidente. L’essenza e il fine dell’iniziazione sono, in effetti, sempre e dappertutto gli stessi; solo le modalità differiscono, per adattamento ai tempi e ai luoghi; e aggiungeremo subito, perché nessuno possa far errore, che anche questo adattamento, per essere legittimo, non deve mai essere una «innovazione», vale a dire il prodotto di una fantasia individuale qualsiasi, ma come quello delle forme tradizionali in generale, deve in definitiva sempre procedere da un’origine «non-umana», senza la quale non potrebbe esserci realmente né tradizione né iniziazione, ma soltanto qualcuna di quelle «parodie» che così frequentemente incontriamo nel mondo moderno, le quali non vengono da nulla e non portano a nulla, e che di conseguenza non rappresentano veramente, se così si può dire, se non il nulla puro e semplice, quando non siano gli strumenti incoscienti di qualcosa di ancora peggiore.

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