"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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martedì 18 novembre 2014

Ibn ‘Arabî, Differenze dello statuto dell’inviato (rasûl) e del profeta (nabî)

Ibn ‘Arabî 
Differenze dello statuto dell’inviato (rasûl) e del profeta (nabî)

Allâh ha stabilito fra le Sue creature, dei Califfi che guidano al Modello originale dell’Inviato, e degli inviati – su loro la Pace divina! - che a questo sono guidati essi stessi. Loro riconoscono l’eccellenza di chi li ha preceduti perché l’Inviato ha il potere di emanare delle nuove regole, cosa che il califfo non può fare… perché la scienza e l’autorità che (l’Altissimo) gli conferisce riguardo a quello che prescrive non può oltrepassare quanto è stato prescritto all’Inviato in modo specifico (ovverosia in ragione della sua funzione propria di inviato).
Esteriormente il Califfo segue l’Inviato e non può opporsi a lui, a differenza degli inviati stessi (che hanno diritto a discostarsi dalle regole stabilite dagli inviati che li hanno preceduti). Osserva il caso di Gesù  (‘Isâ) – su di Lui la Pace! -: finché i Giudei si immaginarono che non avrebbe aggiunto nulla alla legge di Mosè…credettero in lui e lo riconobbero; al contrario di quando Egli aggiunse delle nuove prescrizioni o abrogò quelle stabilite da Mosé – perché Gesù aveva la qualità dell’inviato -  essi non lo sopportarono più perché ciò contrastava con l’idea che essi si erano fatti di Lui e della Sua funzione. I giudei ignorarono il suo reale stato e ne esigettero la morte. Allâh ha riferito la sua storia nel Suo Libro venerato tanto riguardo a Lui che a loro. Proprio perché è un inviato aveva facoltà di cambiare, di cancellare delle prescrizioni che erano state stabilite e di aggiungerne altre; del resto (in questo ambito), cancellare equivale senza ombra di dubbio ad aggiungere una regola.[1]

[1] Si noterà in particolare l’ultima frase del testo che suggerisce che nella sua funzione di inviato divino, il Messia si è adoperato soprattutto ad abrogare piuttosto che a emanare nuove regole, ciò che è conforme alla sua missione che era chiaramente volta non a creare una nuova forma tradizionale, ma piuttosto a trasformare il giudaismo, con un alleggerimento delle sue prescrizioni, in una vocazione universale. Questa sfumatura, particolarmente significativa per comprendere cosa fosse la rivelazione cristiana alle sue origini, si fonda su un passaggio coranico: Gesù dichiara che è venuto “per confermare ciò che lo aveva preceduto nella Torah e per rendere lecita una parte di quanto vi è stato proibito” (Corano 3:50). Peraltro conviene precisare che la parola “prescrizione” implica il diritto, per l’inviato divino (rasûl), di rendere obbligatorie le regole che egli emana per tutta la comunità presso cui è stato missionato: in ciò si evince la differenza della sua funzione rispetto a quella del nabî (profeta), perché le raccomandazioni e le regole che questo enuncia sono applicabili solo a chi accetta di seguirlo liberamente.

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