"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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domenica 19 gennaio 2014

'Abd Al-Qâdir al-Jazâ'irî, L’imitazione del Profeta (Mawqîf 1)

'Abd Al-Qâdir al-Jazâ'irî
L’imitazione del Profeta
Mawqif 1

“In verità nell’Inviato di Allâh vi è per voi un eccellente modello” (Corano 33, 21).

Ho ricevuto questo prezioso versetto secondo una segreta modalità spirituale: infatti Allâh, quando vuole impartirmi un ordine o un divieto, annunciarmi una buona notizia o preavvertirmi, insegnarmi una scienza o rispondere a una domanda che Gli ho posto, ha la consuetudine di strapparmi a me stesso – senza che la mia forma esteriore ne sia toccata – e poi di proiettare su di me ciò che Egli desidera con una sottile allusione contenuta in un versetto del Corano.
Dopo di che Egli mi restituisce a me stesso, munito di tale versetto, consolato e appagato. Indi Egli mi invia un’ispirazione su quanto mi ha voluto dire con il versetto considerato. La comunicazione del versetto avviene senza suono né scrittura e non può essere attribuita a direzione alcuna dello spazio[1].
Ho ricevuto in tal modo – e a Allâh sia resa Grazia – circa metà del Corano, e spero di non morire prima di aver posseduto l’intero Corano. Sono protetto nelle mie ispirazioni dal favore di Allâh, sicuro quindi delle loro origini e dei loro fini, e Satana non ha presa su di me, poiché nessun demonio può trasmettere la Parola di Allâh: essi non possono trasmettere la Rivelazione, essendo ciò completamente impossibile a loro.
Tutti i versetti di cui parlo qui [in questa opera] li ho ricevuti conforme a tale modalità, salvo rarissime eccezioni. Le Genti della nostra Via – sia Allâh soddisfatto di loro! – non hanno giammai preteso di apportare alcunché di nuovo in campo spirituale, ma soltanto si scoprire nuovi significati nella Tradizione immemorabile. La legittimità di tale atteggiamento è confermata della parola del Profeta (saws), secondo la quale l’intelligenza di un uomo è perfetta solo quando egli scopre nel Corano molteplici significati, o dal hadîth riferito da Ibn Hibbân nel suo Sahîh[2], secondo il quale il Corano ha un «esterno e un interno [letteralmente: un dorso (zahr) e un ventre (batn)], un limite e un punto di ascesa».
O anche da questo discorso di Ibn ‘Abbâs[3]: «Nessun uccello muove le ali in cielo senza che troviamo ciò iscritto nel Libro di Allâh». E pure da questa richiesta (dû’a) che il Profeta rivolse a Allâh in favore di Ibn ‘Abbâs: «Rendilo perspicace in materia religiosa e insegnagli la scienza dell’interpretazione (ta’wîl)». Nel Sahîh è infine ricordato che venne domandato ad ‘Alî[4]: «L’Inviato di Allâh (saws) vi ha privilegiate, voi Genti della Casa (ahl al-bayt), con una scienza particolare che non sarebbe stata accordata agli altri?». Egli rispose: «No – per Colui che fende il germe e ha creato ogni essere vivente! -, a meno che tu non intenda una particolare penetrazione dei significati del Libro di Allâh».
Tutto ciò che si trova in questa pagina e tutto ciò che si trova in questi Mawâqif è di tale origine. È Allâh a dire il vero, è Lui a guidare sulla diritta via!
Quanto a colui che voglia verificare la veridicità delle Genti della Via, la segua! Le Genti della Via non riducono a nulla il senso letterale [del Libro sacro]. e neppure dicono: “Il significato di questo versetto si riduce a quanto noi abbiamo compreso, escludendo ogni altro significato”. Proprio al contrario, essi affermano la validità del senso exoterico secondo la stretta conformità al testo e si limitano a dire: “Noi vi abbiamo scorto un significato che va ad aggiungersi al senso letterale”. È evidente che la Parola di Allâh è adeguata alla Sua Scienza. E la Sua Scienza abbraccia sia le cose necessarie, sia le cose possibili, sia le cose impossibili.
Ci si può spingere sino a sostenere, di conseguenza, che con un certo versetto Allâh ha voluto dire tutto ciò che ne hanno compreso sia gli exoterici sia gli esoterici, e inoltre tutto ciò che è sfuggito sia ai primi sia ai secondi. Ecco perché, ogniqualvolta sopraggiunge un essere cui Allâh ha aperto l’occhio interiore (hasîra) e illuminato il cuore, lo si vede ricavare da un versetto o da un hadîth un significato che nessuno prima di lui era stato guidato a scoprire. E così sarà sino al levarsi dell’Ora! E tutto ciò è dovuto al carattere infinito della Scienza di Allâh, che è loro Maestro e loro Guida.
[Tornando al versetto introduttivo di questo capitolo] diremo che, nonostante la sua brevità, esso presenta una caratteristica di miracolo inimitabile (î’ghâz) tale che risulta impossibile riferirne, né in maniera diretta né attraverso un’allusione simbolica. È un mare immenso, senza inizio né fine. Tutto ciò che si è riusciti a scrivere sulle scienze di questo mondo o dell’altro è contenuto in quest’allusione senza pari.
“In verità, nell’Inviato di Allâh (saws) vi è per voi un eccellente modello”: ciò si riferisce, in primo luogo, al modo in cui Allâh tratta il suo Inviato: ora Egli lo esaudisce e ora lo priva; ora Egli lo mette alla prova e ora l’assiste; Egli lo sottomette talora ai suoi nemici; la lotta si conclude, alternativamente, con la sua vittoria o con la sua sconfitta. Talvolta Egli lo contrae e talvolta lo dilata[5]. Ora Egli concede quanto lui chiede e ora rifiuta.
Talora Egli gli dice: «In verità, coloro che stringono il patto con te, in realtà lo stringono con Allâh»; «Chi ubbidisce all’Inviato ubbidisce a Allâh» [Corano 4, 80]; «Conferma: “Se avete amato Allâh, seguitemi, giacché anche Allâh vi ama”» [Corano 3, 31]; «Quando facevi sibilare le tue frecce, non eri tu a farle sibilare, ma Allâh» [Corano 8, 17]. La forza dell’espressione dimostra che ciò significa: “Tu non sei tu quando sei tu, bensì tu sei Allâh!”[6].
E talora Egli dice: «In verità, non sei tu che guidi chi ami [ma Allâh dirige chi Egli vuole]» [Corano 28, 56]; «Ma tu non c’entri affatto, e ciò in entrambi i casi prevedibili, ossia, che Allâh accetti il loro pentimento o che tu non lo gradisca affatto e li castighi» [Corano 3, 128]; «Non sei capace di far sentire i morti, come non sei capace di far sentire i sordi quand’essi si girano indietro e sfuggono» [Corano 27, 80]; «E nemmeno ti compete guidare i ciechi facendoli uscire dalla loro strada sbagliata» [Corano 27, 81]; «Non tocca a te guidare i ciechi fuori della loro cecità» [Corano 30, 53]; «Sarai forse tu a salvare chi è nel fuoco?»; «Per essi tu non sei tiranno» [Corano 50, 45].
Quindi Allâh pone talvolta l’Inviato al Suo rango sublime e talvolta al rango di un infimo servo. Da questo punto di vista il versetto introduttivo racchiude scienze infinite e fuori portata in merito ad Allâh, ai Suoi Attributi, alla Sua indipendenza nei confronti delle Sue creature e alla dipendenza di queste nei Suoi confronti, in merito agli Inviati e a ciò che è loro imposto e a ciò che è loro permesso, in merito alla saggezza divina nella creazione, al succedersi di questo e dell’altro mondo.
“In verità, nell’Inviato di Allâh (saws) vi è per voi un eccellente modello”: da un altro punto di vista, tale modello consiste nel comportamento dell’Inviato nei confronti del suo Signore, nella perfetta Realizzazione di quanto presuppone la servitù e nel compimento di tutto ciò che esige la Signoria, nella totale dipendenza nei confronti di Allâh (al-faqr ilayhi) e nel totale abbandono a Lui in ogni cosa, nella sottomissione alla Sua potenza e nella soddisfazione di tutto ciò che Egli decreta, nella riconoscenza per le grazie che Egli concede e nella pazienza nelle prove che Egli infligge. A questo aspetto del versetto si ricollegano scienze – prive di numero e prive di limiti – relative alla Legge sacra e riguardanti le opere di adorazione al pari delle comuni azioni dell’esistenza, le pratiche salvatrici e quelle che conducono l’uomo alla perdizione.
“In verità nell’Inviato di Allâh (saws) vi è per voi un eccellente modello”: ciò si riferisce d’altra parte al comportamento degli uomini nei confronti del Profeta. Gli uni hanno proclamato che egli era veritiero e gli altri lo hanno accusato di menzogna. Gli uni l’hanno amato, gli altri l’hanno odiato, l’hanno fatto soffrire con le loro parole e con le loro azioni, gli hanno fatto subire – tranne la morte – ogni supplizio. Ne hanno colpito il nobile volto e ne hanno spezzato i denti. Si sono formate coalizioni contro di lui. 
Gli intimi l’hanno abbandonato. Ma tutto ciò che non ha provocato altro effetto se non quello di rendere più chiara la sua visione di quanto gli incombeva e di conferire maggiore fermezza la suo stato spirituale. A questo tipo di interpretazione del versetto si ricollega la inesauribile conoscenza delle virtù del Profeta, dei suoi insegnamenti e di quelli degli altri profeti e degli gnostici, delle prove che essi hanno subito da parte di coloro che li tacciavano di impostori.
“In verità nell’Inviato di Allâh (saws) vi è per voi un eccellente modello”: con ciò si può intendere anche il comportamento del Profeta nei confronti delle creature, l’amore che egli porta loro, il bene che egli ha voluto loro – e a un punto tale che il suo Signore gli ha detto: «Ti immalinconisci perché essi sono infedeli?» [Corano 26, 3] – e la pazienza che ha verso di loro. Egli vedeva in esse il volto di Allâh[7]. Gli uomini l’hanno trattato ingiustamente ed egli ha perdonato. Essi gli hanno opposto un rifiuto ed egli ha patito la loro indifferenza, essi l’hanno escluso ed egli li ha riuniti. Egli ha detto: «O mio Allâh, perdona al mio popolo giacché essi non sanno ciò che fanno».
Al male egli ha risposto con il bene, alle offese con la bontà, rivestendosi dei caratteri divini (tahalluqan bi-l-ahlâq al-ilahîya) e realizzando i Nomi divini di Misericordia (tahaquqqan bi-l-asmâ’ al rahmânîya), giacché nulla è più paziente di Allâh di fronte all’insulto. A tale aspetto del versetto si collegano la conoscenza – che le penne non possono trascrivere né le menti racchiudere – dei nobili caratteri e delle perfette virtù, la scienza del governo degli uomini nelle questioni delle religioni e in quelle del secolo, per raggiungere l’armonia e la prosperità dell’universo e conseguire il gaudio degli eletti.
Si impone al discepolo – che dico? allo stesso gnostico – di rendere questo versetto il punto cardinale del suo orientamento (qiblatahu) in ogni dove, lo scopo della sua contemplazione in ogni istante. Tutti gli stati spirituali che egli può conoscere riportano infatti a uno dei quattro aspetti di cui abbiamo parlato. Questo versetto può rappresentare la diritta via sulla quale Satana sta in agguato per assalire su quattro fianchi i figli di Adamo, giacché egli ha fatto il seguente giuramento: «Li andrò spiando sulla diritta via. Li pungolerò davanti e dietro, a destra e a manca, e farò in modo che la maggior parte di essi siano sgarbati verso di te» [Corano 7, 16-17].
Colui che si conforma a quanto indicato dal versetto appartiene al novero dei riconoscenti (al-sâkirîn); e su costui i demoni sono privi di potere[8].

Traduzione di Michel Chodkiewicz, Abd El-Kader, Il libro delle soste, Rusconi, Milano, 1984. Il titolo originale è Kitâb al-mawâqif. Mawâqif «soste» è il plurale di mawqif «sosta» che corrisponde al singolo capitolo.

[1] La “discesa del Corano sui santi” è un privilegio legato alla qualità di “erede” (wirâta) del Profeta (saws). Ibn ‘Arabî ne parla in Futuha, vol. II, pag. 94; vol IV, pag. 178. 
[2] Il Sahîh di Ibn Hibbân (m. 354/965) è una delle ultime raccolte originarie di hadîth. La catena di trasmissione del hadîth citato risale a Ibn Mas’ûd. 
[3] Ibn Abbâs (nato tre anni prima dell’egira e morto nel 68/686) è considerato il Targumân al-Qur’ân, ossia l’Interprete per eccellenza del Corano. A lui si deve la trasmissione di numerosi hadîth. 
[4] ‘Alî b. Abî Tâlîb, quarto califfo (m. 40/660), era cugino del Profeta e ne divenne il genero grazie al matrimonio con Fâtima. L’espressione Genti della Casa, usata nella frase successiva, è di origine coranica e indica tradizionalmente la famiglia del Profeta (saws), in un’accezione più o meno ampia. 
[5] Contrazione (qabd) e dilatazione (bast) sono termini tecnici di uso frequente nella letteratura del sufismo. Secondo Giurgiânî, Kitâb al-Ta’rîfât (Il libro delle definizioni; s.v. qabd) «sono due stati che si producono [alternativamente] allorchè il servo ha superato lo stadio del timore (hawf) e della speranza (ragiâ’). La contrazione è per lo gnostico (‘arif) ciò che il timore è per il novizio. La differenza consiste nel fatto che il timore e la speranza sono legati a un evento futuro, desiderato o paventato, mentre la contrazione e la dilatazione sono legate a una cosa dell’immediato presente e sono originate da un’ispirazione soprannaturale che soggioga il cuore dello gnostico». Cfr. anche Ibn ‘Arabî, Ist., definizioni 28-29. 
[6] Tu non sei…: riferimento a un episodio della battaglia di Badr. Ibn ‘Arabî comenta spesso questo versetto che afferma la realtà individuale della persona del Profeta attribuendogli una certa azione, e al tempo stesso la nega identificandola nella Realtà divina. Cfr., tra l’altro, Fut., vol. IV, pag. 41. 
[7] Sul concetto di wağh (volto), v. testo 23. 
[8] A tutte le considerazioni precedenti bisogna aggiungere che l’uso della preposizione («in») – nel versetto commentato: «In verità, nell’Inviato di Dio (saws) vi è per voi un eccellente modello» - assume un significato particolare che la “profetologia” akbariana – quale è esposta, in particolare, nel capitolo 73 delle Fut. (risposte al questionario di Tirmidî) e nel secondo fass dei Fusûs – consente di evidenziare. Secondo Ibn ‘Arabî ogni profeta riunisce infatti in sé la santità (wilâya) e la profezia: la seconda ha una manifestazione esteriore, mentre la prima rappresenta l’aspetto più intimo della persona profetica. Poiché la profezia non può essere acquisita (muktasaba) ed è per di più definitamene chiusa  con la venuta di Muhammad, solo l’aspetto intimo di quest’ultimo – ossia la sua wilâya –costituisce propriamente un modello per i credenti.