"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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lunedì 2 giugno 2014

Ibn ‘Arabî, Il periodo del sonno del mondo dopo la morte del Profeta - su di lui la Grzia e la Pace ! - fino al Giorno della Resurrezione.

Ibn ‘Arabî
Il periodo del sonno del mondo dopo la morte del Profeta - su di lui la Grazia e la Pace ! - fino al Giorno della Resurrezione.

Sappi che dopo aver perduto Muhammad (su di lui la Grazia e la Pace) nella modalità che associava lo spirito e il corpo, l’essenza (ma'nâ) e la forma, il mondo è in stato di sonno, non di morte. Muhammad è lo Spirito del mondo. La sua situazione attuale in rapporto al mondo è analoga a quella dello spirito dell’essere umano quando dorme; e sarà così fino al Giorno della Resurrezione che sarà simile al risveglio del dormiente.
Se affermiamo che Muhammad è lo Spirito del mondo e il suo «ordinatore interno» (nafs nâtiqa)[1], questo è il riflesso di un’intuizione diretta (kashf) confermata dalla sua parola (su di lui la Grazia e la Pace) secondo cui egli sarà il «signore degli uomini» (sayyid an-nâs): il mondo è incluso nel termine «uomini» che è questo «uomo macrocosmico»[2] la cui disposizione armoniosa (taswiya) e il cui equilibrio (ta'dîl)[3] precedono la forma costitutiva di Muhammad.
Allâh dispone armoniosamente il corpo dell’uomo e l’«equilibrio» prima di esistenziare il suo spirito, poi Egli insuffla il Suo Spirito (in questa forma individuale perfettamente preparata), uno spirito che ne fa un uomo completo e gli conferisce la sua natura propria[4], vale a dire la sua (nafs nâtiqa). Allo stesso modo il mondo, prima che fosse manifestata la costituzione propria del Profeta, su di lui la Grazia e la Pace, era in uno stato di disposizione armoniosa  e di equilibrio comparabile con quelli dell’embrione nel ventre di sua madre, i cui moti procedono dallo «spirito animale» (ar-rûh al-hayawânî) che lo mantiene in vita. Rifletti su quanto qui ti spiego! Quando arriverà la Resurrezione, il mondo intero sarà vivificato dalla manifestazione (finale) della sua costituzione, su di lui la Grazia e la Pace, in modo perfetto (bi-zuhûr nash'ati-hi al-mukammala), dotata di facoltà decuplicate… Il mondo non sarebbe un «macrocosmo» se non fosse per la presenza in esso dell’Uomo Universale che è la sua «anima dotata di Parola» (nafs nâtiqa)[5]. Così come la (nostra) costituzione umana non merita il nome di «uomo» se non fosse per la presenza di quest’anima, come allo stesso modo questa non può realizzare la sua perfezione se non per mezzo della Forma divina determinata specificamente per essa dall’Inviato di Allâh[6], allo stesso modo l’anima del mondo che è Muhammad, su di lui la Grazia e la Pace, non raggiunge il grado della perfezione se non attraverso la realizzazione della Forma divina[7], considerata allora in quanto comporta quella permanenza e quella differenziazione nelle forme (molteplici) che assicurano la stabilità del mondo. In conclusione ti ho mostrato che lo stato del mondo prima della manifestazione del Profeta, su di lui la Grazia e la Pace, fosse comparabile a quello di un corpo armoniosamente disposto; che il suo stato dopo la sua morte, fosse comparabile a quello di un dormiente, che il suo stato il Giorno della Resurrezione sarà comparabile a un risveglio, un nuovo risveglio che fa seguito al sonno[8].[9]

[Ibn ‘Arabî, Futûhât cap. 346. Estratto tradotto e commentato da Charles-André Gilis nel cap. XXXIV del suo libro Les sept étendards du Califat, p.260-262]

[1] Littéralmente «l’anima dotata di Parola (divina)». È l’esatto equivalente dell'antar-yâmî delle dottrine indù e un simbolo del Califfato esoterico (cfr. René Guénon et l'avènement du troisième Sceau p. 27-32). Per mezzo di lei il re del Mondo governa segretamente tutti gli esseri particolari.  Nell’insegnamento di Ibn Arabî, essa appare come il Califfo di Allah nel microcosmo umano (cfr. Futûhât, cap. 369, parte introduttiva). Essendo di Essenza divina, è il «principio reggente» (ibid., il 14°  paragrafo de i «Tesori della generosità») e la sintesi delle facoltà dell’essere. A differenza dell’anima animale, essa non può disobbedire ad Allah, perché è che fa si che ogni uomo è il supporto di una Parola divina e il «portavoce» di un Messaggio divino; è il Verbo originale presente nel cuore dell'uomo e nel cuore di tutte le cose (cfr. Futûhât, cap. 358).
[2] Al-insân al-kabîr.
[3] Questi due termini fanno riferimento a Corano 82:7. 
[4] Khalqa-hu. Allusione a Corano 20:50. 
[5] L’uomo individuale è il microcosmo dell’universo. Inversamente questo appare come macrocosmo (in arabo: «uomo grande»), come la Forma esteriore dell'Uomo Universale. 
[6] Per mezzo delle precisazioni della Legge Sacra, intesa nel senso totale di cui si farà menzione più avanti.
[7] L'emblema di questa Forma è la lettera Sâd. L'estratto citato qui è tratto dal capitolo 346 delle Futûhât che tratta della Dimora spirituale corrispondente alla sura che porta lo stesso nome. Quest’ultima, che contiene contemporaneamente i versetti relativi alla costituzione di Adamo, quelli che si riferiscono al Califfato di Dâwûd e la lettera iniziale che simboleggia la Forma muhammadiana, appare così come la Sura del Califfato per eccellenza (cfr. René Guénon et l'avènement du troisième Sceau, p.28). 
[8] [Commento di Charles-André Gilis: «Questo testo sviluppa e precisa la dottrina ciclica che è stata abbozzata nel capitolo precedente. La manifestazione  corporea del Profeta — su di lui la Grzia e la Pace, non annuncia solo un’era nuova; essa inaugura anche lo stato di esistenza proprio della vita futura(8.1). La fase attuale assume per ciò stesso un senso nuovo: se, da un lato, corrisponde all'attualizzazione delle possibilità infime del ciclo che si sta chiudendo, dall’altro si presenta come un periodo di attesa e di preparazione del ciclo futuro che si approssima. Nel tempo di transizione e di «sonno» che è il nostro, l'Islam è chiamato a divenire virtualmente e poi effettivamente, l'«Arca della salvezza» che raduna e unisce tutte le forze tradizionali che ancora sussistono e da cui usciranno i germi del ciclo futuro(8.2). Durante questo periodo di tempo, la sovranità universale della sua legge rappresenta l'autorità suprema del Califfato muhammadiano di cui il Profeta –che Allah effonda su di lui la Sua Grazia unitiva e la Sua Pace- non assumerà pienamente la funzione e le prerogative  che nel Giorno della Resurrezione, quando manifesterà, nella sua modalità finale, la perfezione della Forma divina inaugurata con il Califfato di Adamo. Instaurato grazie a una Rivelazione privilegiata operante la sintesi tradizionale di tutto il ciclo umano, l'Islam appare, nella sua purezza originale, come il supporto provvidenzialmente disposto in vista di una esteriorizzazione finale del Centro Supremo, detentore del «segreto» muhammadiano velato durante il periodo attuale di «sonno del mondo». 
[9] È la vitam venturi saeculi, la vita ddel «secolo» o piuttosto del ciclo futuro, la cui menzione completa il Simbolo di Nicea(8.2). L'analogia fra questa fase ciclica e il periodo corrispondente del Manvatara precedente il nostro merita di essere sottolineato. Ne  Alcuni aspetti del simbolismo del pesce, René Guénon scrive: «In forma di pesce, Vishnu, alla fine del Manvantara che precede il nostro, appare a Satyavrata, che sta per divenire, sotto il nome di Vaivaswata, il Manu o il Legislatore del ciclo attuale. Gli annuncia che il mondo sta per essere distrutto dalle acque e gli ordina di costruire l’arca nella quale dovranno essere chiusi i germi del mondo futuro; poi, sempre sotto la medesima forma, guida egli stesso l’arca sulle acque durante il cataclisma »]

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