"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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martedì 24 febbraio 2015

I. M. Casanowicz, Sciamanesimo dei nativi siberiani

I. M. Casanowicz*
Sciamanesimo dei nativi siberiani**

Con sciamasesimo s’intendono quelle credenze magico-religiose e pratiche ritrovate generalmente nelle comunità primitive nelle quali il prete o il funzionario religioso è uno sciamano.
Il termine non designa una religione in particolare, ma una certa attitudine religiosa basata su una visione animistica della natura, una visione secondo cui il mondo è pervaso da forze spirituali — dei e spiriti — che influiscono positivamente sulla vita umana e con cui alcune persone riescono ad entrare in stretto contatto e controllare, diventando così mediatori tra l’uomo e il mondo degli spiriti. In effetti, che gli uomini, o almeno alcuni uomini, possano entrare in contatto con le forze spirituali e usarle per fini benevoli o malefici è una credenza universale, il presupposto comune a magia e religione. Ma più precisamente il termine Sciamanesimo è oggi applicato a quei metodi semi-religiosi e semi-magici praticati dagli stregoni mistici delle tribù di nativi in Siberia.
Lo Sciamanesimo di questi popolazioni — comunemente chiamate tribù uralo-altaiche — può essere considerato come una forma specializzata ed altamente elaborata della pratica universale.
È associato a una religione piena e variegata, politeismo o polidemonismo, generalmente con un dio supremo sopra ogni cosa, di cui è parte essenziale e centrale e collegato a sacrifici, preghiere liturgiche, canti e formule.

Area del culto sciamanico

Tutti i popoli dell’Asia settentrionale, specialmente quelli della sua parte orientale, gli ugro-finnici, i tungusi, i mongoli e le tribù turche, erano inizialmente seguaci dello Sciamanesimo. Ma il Buddhismo, l’Islam e, dalla conquista russa del diciassettesimo secolo, il Cristianesimo (nella sua versione ortodossa), hanno largamente preso il sopravvento su di esso, il quale si trova ora in una condizione moribonda e sta rapidamente scomparendo. Al momento il miglior rappresentante è il popolo tunguso che, ad eccezione dei manciù, è completamente sciamanista. Lo stesso vale in parte anche per i Buriati che vivono ad ovest del lago Baikal (quelli che vivono a est e a sud del lago hanno adottato il Buddhismo nella sua forma Lamaista), poche tribù tartare che vivono tra i monti Sajany e i monti Altaj (le cosiddette montagne Calmucche, la foresta nera tartara e Shori) e tra alcune tribù samoiedo. D’altro canto, lo Sciamanesimo, a turno, ha reagito alle nuove fedi. L’Islam dei tartari siberiani e il Lamaismo dei Buriati è ampiamente mescolato con le pratiche sciamaniche, mentre l’ortodossia russa, imposta agli Yakut e ad altre tribù native nord siberiane, forma soltanto un involucro molto sottile ad uno Sciamanesimo puro. Infatti, i russi che colonizzarono queste lontane regioni sono stati profondamente “sciamanizzati[1].

Cosmogonia e visione del mondo dello sciamanesimo[2]

Lo Sciamanesimo ha le sue radici in una cosmogonia ed una visione del mondo che è sostanzialmente comune a tutti gli sciamanisti. Secondo loro il mondo è formato da tre reami spirituali – uno superiore, uno inferione e uno mediano. Il mondo superiore è composto da diciassette strati o cieli e costituisce il reame della luce, la dimora degli dei e degli spiriti benigni che proteggono e preservano la debole razza umana; quello inferiore, composto da sette o nove strati o inferni, è il reame dell’oscurità, la tana dei diavoli, dei demoni e dei dannati. Tra il paradiso e l’inferno c’è la superficie terrestre, l’abitazione della razza umana, cosicché questo reame di mezzo è sotto l’influenza di entrambi i suddetti reami[3]. La causa di un tale ordine del mondo fu la caduta dell’uomo raccontata nelle leggende della creazione: all’inizio tutto era acqua, né terra, né cielo, né Sole né Luna esistevano. Poi Kaira Kan, il dio supremo, creò per primo un essere che era come lui e lo chiamò “uomo” (kishi).  Kaira Kan e l’uomo galleggiavano tranquillamente sull’acqua come due  oche nere. Ma l’uomo non era appagato da questa condizione beata, egli voleva elevarsi più in alto di Kaira Kan. A causa di questa presunzione l’uomo perse la sua natura eterea ed affondò nelle acque senza fondo. Kaira Kan, per compassione, lo fece uscire dalle profondità, comandandogli contemporaneamente di portar fuori dall’oceano la terra e di trasformarla nell’abitazione dell’uomo, divenuto incapace di  volare. Ma l’uomo, ancora ribelle, mentre portava fuori la terra, ne mise una parte in bocca con lo scopo di creare segretamente un territorio per sé. Ma quando egli emerse, la terra nella sua bocca si espanse talmente tanto che egli non poteva più respirare e sarebbe soffocato se non l’avesse sputata al comando di Kaira Kan. Il territorio che Kaira Kan creò era liscio e piatto, ma la terra che uscì fuori dalla bocca dell’uomo si sparse in tutte le direzioni e coprì tutta la superficie di colline paludose. Kaira Kan chiamò l’uomo Erlik e lo relegò nell’oscurità, dove divenne signore (Kan) dell’inferno. Allora Kaira Kan fece crescere dalla terra un albero con nove rami e sotto ogni ramo creò un uomo. Questi nove uomini divennero i progenitori delle nove tribù dell’umanità che popolano la Terra.
Erlik corruppe gli uomini e li ebbe in suo potere. Kaira Kan, arrabbiato per la perfidia e la follia dell’umanità, si ritirò nel più elevato dei diciassette cieli e bandì Erlik al terzo strato del reame sotterraneo dell’oscurità. Erlik, persistendo nella sua empietà, costruì con gli spiriti maligni un paradiso per loro stessi ad imitazione del paradiso di Kaira Kan. Ma Kaira Kan lo distrusse. I frammenti del paradiso di Erlik caddero sulla Terra, che fino a quel momento era stata liscia e piatta, e diedero origine alle alte montagne e alle profonde valli. Questa volta Erlik fu cacciato per sempre e relegato nel più basso mondo dell’oscurità.
Kaira Kan emanò gli altri dei superiori: Bai Ulgan, il più alto dopo Kaira, che vive nel sedicesimo cielo, Ky Sagan, nel nono cielo, e Mergen, nel settimo cielo, dove c’è anche madre Sole, mentre padre Luna vive nel quinto cielo, dove si trova anche il demiurgo creatore. I due figli di Bai Ulgan si trovano nel terzo cielo. Qui ci sono anche il “mare di latte”, o sorgente di tutta la vita, le montagne degli dei, e il paradiso in cui vanno le anime dei giusti e dei beati. Questi ultimi sono i mediatori tra gli dei del paradiso e la loro progenie sulla Terra, aiutandoli quando soffrono.
Sotto questo reame c’è quello di Jersu, la Terra, concepita come comunità di spiriti, come un tutto animato, nel cui ombelico vive Jo Kan, il cui potere è quasi uguale a quello di Kaira Kan. Al suo fianco ci sono i signori (Kan) superiori, diciassette, corrispondenti alle diciassette montagne e ai diciassette mari. Dove i diciassette mari si uniscono vive il Kan dell’Oceano. C’è anche un Kan dell’Altaj, il dio nazionale o della gente. Tutti questi dei o semidei sono, come i signori del paradiso, potenze creatrici ed aiutano gli uomini, ma solo i signori di Jersu (la Terra), possono essere avvicinati direttamente dall’uomo comune, il quali offre loro doni o li adora lanciando una pietra su un mucchio o canta loro inni di lode.
All’opposto di questi dei troviamo gli abitanti dei nove strati dell’inferno, gli spiriti maligni e il loro re Erlik Kan, nemici dell’uomo che cercano di danneggiare. Da Erlik provengono tutte le avversità, dalla povertà alla morte. Inoltre seduce gli uomini e li porta al peccato. Dalla nascita di un uomo alla sua morte gli spiriti benigni e quelli maligni lottano per influenzarne la vita. Alla nascita di ogni essere umano, uno spirito benigno mandato da Bay Ulgan gli porta la vita dal “mare di latte”, per poi rimanere per sempre sulla sua spalla destra, guidandolo rettamente. Contemporaneamente però, Erlik manda dal basso un diavolo che starà sulla spalla sinistra dell’uomo e lo fuorvierà. Alla morte, l’anima va da Erlik per essere giudicata ed entrambi gli spiriti forniscono una testimonianza delle sue azioni. Se le buone azioni predominano, l’anima è condotta dallo spirito benigno dal reame dell’oscurità al terzo cielo; se il male è maggiore del bene, l’anima viene trascinata all’inferno e gettata in un gigantesco calderone riempito di catrame bollente. Ciò nonostante, Erlik è chiamato “Padre” Erlik, poiché tutti gli uomini appartengono a lui, ed alla fine egli prende la vita di tutti”[4].
Ora, solo i signori della Terra possono essere avvicinati direttamente dell’uomo comune senza un sacerdote intermediario. Il discorso è molto diverso per quanto riguarda i signori supremi del mondo superiore e inferiore. Essi devono essere avvicinati tramite la mediazione degli spiriti dei morti – in caso di dei del bene attraverso i Somo, i nove progenitori guardiani dell’uomo. Il potere di controllare gli spiriti ancestrali o altri è, però, innati solo in alcune famiglie. Questo potere si manifesta da sé quando un membro di una di queste famiglie è colto dall’estasi e diviene ispirato, fungendo da intermediario tra gli uomini e gli spiriti.
Per riassumere il precedente delineamento della visione del mondo dello Sciamanesimo, si può dire che la sua filosofia è la personificazione delle forze della natura, l’idea di un mondo pervaso da enti spirituali. L’uomo si trova sotto l’influenza di due forze opposte, la forza della luce e la forza dell’oscurità. La prima, ovviamente, vive nel paradiso, da dove arriva ogni bene; la seconda forza vive nella fonte dell’oscurità, nel cuore della fredda, morta terra. In mezzo a queste due grandi forze, è posta la superficie terrestre, cara all’uomo e brulicante di vita da lui comprensibile, il Jersu con le sue montagne e mari, che gli forniscono tutto il necessario per il mantenimento della sua esistenza fisica. Ma la natura della Terra è variabile e mutevole, non gli offre protezione da difficoltà, perdite e dolori. L’uomo perciò, offre la sua più alta reverenza alle sconosciute forze della luce e dell’oscurità, che controllano il suo destino così come la Terra e i suoi fenomeni. Ma questi esseri sono così potenti e il loro operato così incomprensibile che l’uomo cerca di non entrare in rapporto diretto con loro. Per questo servono delle persone particolarmente dotate che hanno un’intesa con le forze divine e l’autorità di controllarle per garantire il bene ed allontanare dal male.
Sebbene si creda che gli spiriti della luce siano più potenti di quelli dell’oscurità, i primi necessitano di poca attenzione in quanto sono buoni e gentili, mentre gli spiriti maligni, se non venissero accontentati, causerebbero costantemente dei danni. Inoltre fa parte della natura umana accettare il bene senza troppa riflessione, mentre il male che l’uomo prova e le sfortune che si abbattono su di lui si imprimono con chiarezza nella sua coscienza. Di conseguenza, il culto sciamanico consiste per la maggior parte nel placare e controllare gli spiriti maligni. Ma lo Sciamanesimo non deve per questo motivo essere considerato una venerazione del diavolo, ma un culto degli spiriti, o una venerazione di fantasmi. Lo sciamano non è posseduto dal diavolo, ma da uno spirito ancestrale. Quando è posseduto in questa maniera, egli ascende al paradiso o discende nell’inferno ed influenza le forze attraverso lo spirito che è in lui.

Il nome “sciamano”

La parola “sciamano” è da alcuni considerata una corruzione del sanscrito shramana, del pali samana, un asceta, che, denotando un discepolo di Buddha, tra i mongoli divenne sinonimo di mago. Ma la spiegazione più accettabile della parola è quella derivata dal mancù saman, pronunciato sciaman, il cui significato fondamentale è “uno che è eccitato, commosso, elevato”, rispondendo così alle principali caratteristiche dello sciamano. Il nome sciamano si trova tra i tungusi, i buriati e gli jakuti, ma solamente per i tungusi è un termine nativo, in quanto i buriati e i mongoli chiamano i loro sciamani bo o boe, e sciamane donne odegon o utygan. Tra gli jakuti lo sciamano è chiamato oyum, una sciamana udagan, tra gli ostyaki senin, femminile senim. I samoiedi chiamano Il loro sciamano tadebei, e gli altaj usano il termine kam, e chiamano il lavoro dello sciamano con gli spiriti kamlanie, ossia kam-are.

L’incarico di sciamano

In alcune tribù l’incarico di sciamano è erediario; in altre è sufficiente una predisposizione naturale. Tra i tungusi della Transbaikalia un aspirante sciamano dichiara che uno sciamano defunto gli è apparso in sogno e gli ha ordinato di prendere il suo posto. Tra i buriati e i lapponi l’incarico è solitamente ereditario, anche se chiunque può diventare sciamano o scelto dagli dei. Gli abitanti del distretto dell’Altaj nell’Asia centro-settentrionale considerano che la vocazione di sciamano è spontaneamente trasmessa per eredità dai genitori ai figli, come una specie di incubazione. Tra gli ostyaki lo sciamano sceglie uno dei suoi figli, in base alla sua adeguatezza, per essere il suo successore. Gli jakuti credono che lo Sciamanesimo s’impossessi involontariamente dell’individuo prescelto. “Generalmente non è un’avvenimento raro che un uomo colpito da un fulmine è visto come scelto dagli dei ed è perciò ammesso agli onori sacerdotali. * * * Tra i buriati, se qualcuno è ucciso da un fulmine, sta ad indicare il volere degli dei, i quali in tal modo hanno conferito una certa distinzione alla famiglia dell’uomo morto; egli è considerato uno sciamano, e il suo parente più stretto godrà dei diritti dell’essere sciamano”[5]. I tungusi considerano destinati dagli dei alla professione di sciamano i bambini che sanguinano dal naso o dalla bocca.
Ma in ogni caso, diventato sciamani per eredità oppure scelti dagli spiriti o da se stesso, il candidato solitamente mostra tratti da psicopatico. È timido, distratto e lunatico, cosa dovuta alle allucinazioni e all’andare in trance, oppure è soffre di crisi epilettiche. Ama la solitudine e si ritira nei boschi, salta nel fuoco o nell’acqua, si ferisce con le armi, e in generale mostra i sintomi di una persona anormale. Tale anormalità, tuttavia, non è universale.
Una volta chiamato al ruolo di sciamano, il candidato non può decidere se accettare o meno l’incarico. “Deve necessariamente diventare sciamano, poiché il potere degli antenati è passato attraverso di lui. Se si oppone al volere dei suoi antenati, si espone a torture orribili, che lo condurranno alla perdita di tutto il suo potere mentale, rendendolo un imbecille, oppure ad una pazzia estrema che lo porterà al suicidio o alla morte più dolorosa”[nota 6]. In generale, “Essere sciamano comporta un grande pericolo. La minima mancanza di armonia tra le azioni dello sciamano e le misteriose richieste dei suoi ‘spiriti’, mette fine alla sua vita. * * * Ciò avviene specialmente se lo sciamano è lento a svolgere quei compiti che lo porterebbero a distinguersi dalle altre persone. * * * Ci sono storie di sciamani portati via ancora vivi dalla Terra al cielo, di altri uccisi dagli spiriti o abbattuti al primo incontro con le forze che essi avevano osato invocare[6].

L’iniziazione dello sciamano

Di norma, i candidati alla carica di sciamano devono sottoporsi a delle istruzioni preparatorie impartite da qualche esperto professionista. Durante la preparazione, il novizio deve superare allenamenti sia fisici che mentali. Di solito, viene isolato e mandato in foreste e colline oppure rimane in una stanza nascosta per tutto il tempo. La sua immaginazione è modellata dalla solitudine, dalla contemplazione degli aspetti cupi della natura che lo circonda, fa lunghe veglie e si nutre facendo uso di narcotici, fino a che non si persuade che anche lui ha visto le apparizioni di cui ha sentito quando era ragazzo. Lo spirito dello sciamano di solito appare sotto forma di animale o di uccello. Gli spiriti guardiani più comuni sono il lupo, l’orso, il corvo, il gabbiano e l’aquila.
Gli yakuti credono che ognuno dei loro Oyum ha il suo emekhet, o spirito guardiano, e la sua immagine bestiale, ie-kyle, mandati giù dall’alto. L’emekhet, di solito uno sciamano morto, qualche volta un dio secondario, sta sempre al fianco dell’uomo che protegge.
Il novizio deve anche imparare a cantare, ballare, fare il ventriloquo e suonare il tamburo. Ma non sempre un’istruzione preparatoria è necessaria. Esistono sciamani che hanno ottenuto i poteri occorrenti e le qualifiche direttamente dagli dei, senza essere stati addestrati precedentemente.

La consacrazione a sciamano

La consacrazione di un canditato al suo incarico in alcune tribù è accompagnata da delle cerimonie. In questa occasione, il candidato prende i voti e diventa proprietà degli spiriti.
Tra gli yakuti, un vecchio sciamano lo conduce su una collina o in uno spazio aperto, lo veste con gli abiti da sciamano, lo fornisce di tamburello e bacchetta e, posizionandolo in mezzo a nove casti giovani alla sua destra e a nove caste vergini alla sua sinistra, gli fa giurare che sarà sempre fedele allo spirito che esaudirà le sue preghiere. Poi gli dice dove i vari spiriti dimorano, che malattie causano, e in che modo possono essere soddisfatti. Infine il nuovo sciamano uccide l’animale destinato al sacrificio; il suo vestito viene schizzato di sangue e la carne è mangiata dagli spettatori[7].
Tra i buriati la consacrazione di uno sciamano è assai elaborata e costosa, ci sono purificazioni e abluzioni, il sacrificio di molti animali e numerosi assistenti e partecipanti. In quest’occasione gli viene detto: “Quando vieni richiesto da un uomo povero, chiedi poco come ricompensa al tuo disturbo e accetto ciò che ti è dato. Prenditi cura dei poveri, aiutali e prega gli dei affinché li difendano dagli spiriti maligni. Se vieni richiesto da un uomo ricco, va’ da lui in sella ad un giovane toro e non chiedere molto per il tuo disturbo. Se vieni richiesto da un povero e da un ricco allo stesso tempo, va’ prima dal povero”. Il candidato ripete questi precetti dopo il suo mentore e promette di osservarli[8].

Uomini e donne sciamani

Più spesso lo sciamano è un uomo. I nativi delle montagne dell’Altaj nell’Asia centro-settentrionale permettono solo agli uomini di prender parte alle loro feste sacrificali, perciò solo l’uomo può essere sciamano. Donne sciamano si trovano tra i tungusi, gli ostyaki, i buriati e gli yakuti, e, anche se sono considerate inferiori ad uno sciamano maschio, sono comunque preferite per la loro cura ai disturbi mentali. Anche i goldi, sul fiume Amur, hanno sciamani donna, e tra i kamchadal, nella penisola del Kamchatka, ogni donna anziana è vista come una strega e interprete di sogni[9].

Sciamani bianchi e neri

I buriati distinguono tra sciamani bianchi, che servono gli spiriti benigni (tengris) dell’ovest, e gli sciamani neri, che servono gli spiriti maligni dell’est. I primi sono onorati come coloro che attraverso la loro influenza sulle forze del bene aiutano e proteggono gli uomini; gli ultimi sono temuti in quanto attraverso gli spiriti maligni spesso danneggiano l’uomo. Questo perché uno che possieda un tale potere sugli spiriti da dirigerli fuori dai corpi, deve essere altrettanto abile a mandarli dentro le persone per farle ammalare o impazzire. Gli spiriti possono anche rubare l’anima alle loro vittime. I buriati credono anche che gli sciamani bianchi e quelli neri combattano tra di loro, scagliandosi contro delle asce da centinaia di miglia di distanza. Certe volte gli sciamani neri vengono uccisi per i loro misfatti. Landtman[10] aggiunge: “I fatti provano, comunque, che la distinzione tra le classi sacerdotali buone e cattive è spesso decisa arbitrariamente, tenendo in poca o nessuna considerazione i mezzi, religiosi o magici, che essi usano nella loro pratiche”.

Sciamani incarnati in animali

Abbiamo detto precedentemente che gli yakuti credono che ognuno dei loro sciamani (oyum) ha il suo emekhet, o spirito guardiano, e la sua immagine ie-kyle, mandati giù dall’alto. Quest’incarnazione dello sciamano sotto forma di bestia è tenuta segreta con attenzione. Solo una volta all’anno, quando la neve si scioglie e la terra diventa nera, gli ie-kyle appaiono nelle abitazioni degli uomini. Le anime degli sciamani incarnate in forma animale sono visibili solo agli occhi degli sciamani, ma essi vagano ovunque, non visti dagli altri. Spesso lottano, e lo sciamano il cui ie-kyle è battuto, si ammala o muore. Gli sciamani più deboli e codardi sono quelli di razza canina; gli stregoni più potenti quelli il cui ie-kyle è uno stallone, un alce, un orso nero, un’aquila o un enorme cinghiale toro. I samoiedi della regione del Turukhinsk sostengono che ogni sciamano ha uno spirito familiare sotto forma di un cinghiale, che porta in giro grazie ad una cintura magica. Alla morte del cinghiale, anche lo sciamano muore e vengono raccontate storie di battaglie tra stregoni che hanno mandato i propri spiriti a combattere prima di incontrarsi di persona[11].


Sciamani morti

Generalmente i primitivi credono che le anime dei defunti siano ostili e pericolose per i viventi.
E temono ancor di più i fantasmi degli stregoni che già in vita erano potenti. Quindi “le tribù turaniche dell’Asia settentrionale temono i loro sciamani soprattutto da morti, in quanto diventano della più dannosa di tutte le classi di spiriti”[12].
Gli yakuti credono che gli sciamani da morti si tramutino in spiriti maligni. Gli sciamani morti vengono seppelliti con gran fretta di notte o alla sera in una nicchia nascosta in un boschetto o nella radura di una foresta, poi il posto è accuratamente evitato. D’altro canto, tra gli ostyaki quando uno sciamano muore, l’uso comune di offrire onori divini al defunto si trasforma per lui in una completa e decisa canonizzazione[13]. Tra i buriati poco dopo la morte di uno sciamano, uno dei suoi amici cade in trance – colpito da un fulmine invisibile, lanciato dagli dei – e quando si riprende annuncia che lo spirito dello sciamano defunto gli ha confidato il punto in cui desidera riposare. Il corpo viene cremato e le ceneri messe in un buco creato in uno degli alberi più larghi della parte indicata della foresta.
Il luogo diventa così sacro[14].
La tomba di uno sciamano nero solitamente viene nascosta tra i pioppi e il corpo è legato alla terra tramite una radice presa da uno di quegli alberi[15].

Aspetto e vestito dello sciamano

“In generale,” dice Sieroshevski (l. c., p.102), “c’è qualcosa di peculiare nell’aspetto di uno sciamano, che ha permesso all’autore, dopo un po’ di pratica, di distinguerlo con certezza in mezzo a una folla di persone. Si riconosce da una certa energia e mobilità dei muscoli facciali, che di solito tra gli yakuti sono immobili. C’è anche, nei suoi movimenti, una notevole vivacità”.
In aggiunta a ciò, qualche volta lo sciamano è mentalmente anormale, epilettico o afflitto da una qualche debole nevrosi, che viene aggravata dalla pratica della sua vocazione e intensificata ulteriormente se, come nel caso di alcune tribù, l’incarico è ereditario o genetico; inoltre, qualunque primitivo crede che l’anormalità fisica e soprattutto quella mentale siano dovute dalla possessione da parte di uno spirito.
Oltre a questi peculiari tratti fisici e psicologici personali, lo sciamano, in quanto mediatore nei rapporti con il mondo degli spiriti, durante le sue funzioni reca segni esteriori per infondere nelle persone sentimenti di mistero e di stupore, e per  simboleggiare la sua distanza dal resto della popolazione. Perciò lo sciamano durante le cerimonie indossa un vestito speciale – un cappotto (kaftan) fatto di stoffa e pelli di orso, tappezzato di sonagli di ferro, anelli e rappresentazioni di animali, o spirali di fazzoletti raffiguranti dei serpenti. Tutto ciò ha un significato e uno scopo precisi e spesso un carattere mistico. Gli sciamani yakuti adornano i loro cappotti con rappresentazioni del Sole con dei buchi, e con una mezza Luna, che indica il crepuscolo che regna nella terra degli spiriti.
Gli animali mitici sul vestito simboleggiano i mostri presenti nel mondo degli spiriti contro cui lo sciamano deve combattere, mentre le placche di ferro devono proteggerlo dai colpi degli spiriti maligni. I grandi sciamani si distinguono inoltre per l’amagyat presente sul loro petto, una placca metallica, di solito rame, decorata con la figura di un uomo. Rappresenta lo spirito protettore o lo spirito degli antenati dello sciamano. È un particolare distintivo della vocazione di sciamano donato da un vecchio sciamano a uno nuovo.
Il più importante accessorio del vestito di uno sciamano è però il tamburello (tungur o  tur) e le bacchette, senza di cui i suoi incantesimi non avrebbero forza e le sue predizioni sarebbero inefficaci. Il potente suono del tamburo magico penetra nel mondo degli spiriti, costringendoli a sottomettersi alla sua volontà. Oltre al suo potere di richiamare e radunare gli spiriti, esso serve lo sciamano come veicolo nei suoi voli in paradiso e nelle sue discese nell’oscuro reame di Erlik.
La forma del tamburello varia da tribù a tribù: presso alcune è circolare; presso altre è ovale, e il suo più ampio diametro è di circa 60 centimetri. Dentro al tamburello, nel lato lungo del cerchio, c’è un manico a forma di bastone. Questo manico di solito replica una forma grezza di uomo, allargandosi nella parte superiore per rappresentare la testa e biforcandosi nella parte inferiore per somigliare a delle gambe. Il manico è chiamato l’“ospite” (tungur asi) del tamburo. Lungo le braccia dell’”ospite” sono legati sonagli di ferro e campane, il cui numero è maggiore o minore a seconda del rango dello sciamano e corrisponde al numero di spiriti a lui soggetti.
La pelle del tamburo è decorata con figure simboliche, intimamente collegate a credenze e misteri sciamanici. Tra i buriati, al novizio non è permesso prendere il tamburo fino a dopo il terzo anno dalla sua consacrazione. Nell’equipaggiamento dello sciamano buriato ci sono anche due bastoni a forma di cavallo, tagliati  da una betulla viva, in una maniera tale che l’albero non muoia. Rappresentano i cavalli su cui lo sciamano vola in paradiso.

Le funzioni dello sciamano

Lo sciamano ideale impersona i ruoli di sacerdote, curatore e profeta. Come sacerdote, presiede ai sacrifici e alle cerimonie sia pubbliche che private. Le funzioni sacerdotali dello sciamano sono però di secondaria importanza e scaturiscono dalle sue altre funzioni. Esistono molti sacrifici e cerimonie per cui la sua partecipazione non è essenziale. Il suo collegamento con il sacrificio è soprattutto il fatto che egli conosca il volere degli dei o degli spiriti e che sappia quali sacrifici li soddisferebbero nelle varie occasioni, essendo in grado di determinare la loro natura e il metodo delle offerte da fare loro.
Secondo le credenze non solo dei popoli primitivi, ma anche di alcune civiltà altamente avanzate, come quelle dei babilonesi e degli assiri, la malattia è dovuta a uno spirito maligno entrato dentro un uomo e che deve essere espulso. Solo lo sciamano però, che è egli stesso posseduto dagli spiriti, può affrontare il demone di maniera tale da causare la guarigione del paziente. Spesso questa procedura prende la forma di un duello tra lo sciamano, o meglio tra lo spirito che ha evocato da se stesso, e lo spirito che si è impadronito del paziente, il quale è stato sconfitto e cacciato. Probabilmente questa è la forma più primitiva di esorcismo. L’espulsione dei demoni delle malattie spesso è accompagnata dall’utilizzo di erbe, fumigazioni e manipolazioni che alcune volte hanno effetti benefici, perciò lo sciamano è in una certa misura come un precursore del medico.
Le malattie possono essere causate anche dal fatto che l’anima di un uomo sia stata terrorizzata da qualcosa e sia fuggita dal corpo. Lo sciamano la insegue ovunque essa sia andata, anche nella prigione di Erlik, e la restituisce al suo proprietario.
Ma ciò che rende lo sciamano potente, è il dono della profezia, l’arte della divinazione, la quale è la base delle sue altre funzioni. Egli possiede un contatto diretto con gli spiriti e accede veramente al mondo degli spiriti, ottenendo così una conoscenza superiore a quella dell’uomo comune. In virtù du questa conoscenza può dare istruzioni durante le preghiere e i sacrifici e sconfiggere e scacciare gli spiriti ostili. Può predire il futuro, scoprire cosa sta succedendo in luoghi lontani, rivelare segreti, individuare ladri e rispondere a tutte quelle domande per cui gli uomini fanno ricorso a un indovino o a un profeta.
Lo sciamano deve eseguire la divinazione dalla scapola di una pecora[16] o dal volo delle frecce. Il metodo caratteristico delle divinazioni sciamaniche però è la seduta spiritica, ciò che localmente è conosciuta come kamlanie. In quest’occasione, lo sciamano fuma, fa uso di narcotici, canta, urla, danza, suona il tamburello e così via, fino a cadere in uno stato di trance o di alterazione della personalità. Mentre è in questo stato, gli spiriti prendono possesso di lui e gli rivelano il loro volere o gli danno le informazioni desiderate[17].

Lo sciamano siberiano a confronto con l’uomo di medicina americano

Gli aspetti principali della procedura dello sciamano siberiano, come l’idea della possessione da parte degli spiriti, sembra che siano quasi universalmente presenti quando si parla di guarigione, di interpretare il volere degli spiriti o degli dei, o di predizione. Uno di questi aspetti può avvenire senza gli altri, ma tutti fanno parte della pratica di un mago o di un taumaturgo.
A propria volta, i metodi di un uomo di medicina possono essere ritrovati ovunque e fanno ampiamente parte delle pratiche dello sciamano. Ma mentre i metodi dello sciamano fanno riferimento al culto degli spiriti e non sono principalmente magici, ma piuttosto mistici e primitivi, e cercano un’intima comunione con il mondo degli spiriti, quelli dell’uomo di medicina sono in parte magici, in parte empirici e fanno uso di metodi naturalisti di guarigione e non sono necessariamente connessi con il mondo degli spiriti. La procedura dello sciamano è principalmente basata sul fatto di essere in relazione con gli spiriti e di poterli controllare, mentre l’uomo di medicina solitamente agisce con metodi per cui l’aiuto degli spiriti non è essenziale[18].

Lo sciamanesimo a confronto con il feticismo

Il feticismo, la credenza che gli oggetti materiali possano diventare, con riti e incantesimi appropriati, l’abitazione di forze misteriose o magiche, ha una qualche affinità con lo sciamanesimo. Inoltre anch’esso nasce dall’animismo, esprimendo la nozione che il mondo è pervaso da misteriose forze spirituali. Ma mentre nel feticismo si crede che la forza magica risieda nello strumento o in sostanze particolari, o che il feticcio stesso sia qualcosa di soprannaturale, una forza o potenza quasi personificata con una sua volontà, nello sciamanesimo, lo sciamano persuade i fantasmi, gli spiriti o gli dei ad eseguire il suo volere grazie alla forza della sua volontà. Nel feticismo, l’enfasi è data all’oggetto, sebbene per creare il feticcio possano essere eseguiti riti e incantesimi; nello sciamanesimo, i fattori primari sono la personalità e la volontà dello sciamano, anche se possono essere utilizzati come mezzi.

Lo sciamano in azione[19]

L’attività dello sciamano come sacerdote o sacrificatore, come stregone degli spiriti o come profeta  è mostrata in maniera straordinaria dalle cerimonie svolte durante i sacrifici a Bai Ulgan, che dimora nel sedicesimo cielo ed è secondo solo a Kaira Kan, il dio supremo. È una specie di gioco misterioso o di dramma religioso in cui lo sciamano in quanto stregone degli spiriti è l’attore. La procedura di questo sacrificio e delle cerimonie, stregonerie e incantesimi che lo accompagnano sono elaboratissime e si svolgono in tre sere.
La prima sera, lo sciamano sceglie un punto in un boschetto di betulle e ci colloca una yurta (tenda). Nella yurta viene collocata una betulla giovane i cui rami inferiori sono stati tagliati e su uno dei rami superiori viene appesa una bandiera. Ai piedi dell’albero con un’ascia vengono incisi nove gradini (tapty). Attorno alla yurta viene creata una piccola colonna. Di fronte alla porta della yurta c’è l’entrata del cortile e vicino a questa c’è un palo di legno di betulla a cui è appeso un cappio fatto di crine di cavallo. Quindi viene scelto un cavallo adeguato alla divinità e viene affidato a una persona scelta tra i presenti che viene chiamata “colui che tiene la testa” (bashi-tukan kiski). Lo sciamano sventola un ramoscello di betulla sopra la schiena del cavallo di modo da guidare la sua anima verso Ulgan, accompagnata dall’anima del bashi-tukan kiski, mentre chiama gli spiriti ad aiutarlo durante il sacrificio. L’adunanza degli spiriti all’interno del tamburello avviene con grande solennità. Lo sciamano convoca separatamente ogni spirito, il quale risponde: “Eccomi Kam”, e nello stesso tempo muove il tamburello come se lo spirito stesse entrandoci. Dopo aver radunato questi spiriti aiutanti, lo sciamano esce dalla yurta, si siede su uno spaventapasseri fatto con un’oca riempita di fieno e coperta di vestiti e, muovendo rapidamente entrambe le braccia come fossero ali, canta ad alta voce:

Sotto il cielo bianco,
Sopra le nuvole bianche,
Sotto il cielo blu,
Sopra le nuvole blu –
Cavalca un uccello verso il cielo!

L’oca replica: “Ungai gak gak, ungai gak, kaigai gak, kaigai gak”. Lo sciamano stesso, ovviamente, imita il verso dell’oca, come se lo spirito rispondesse anche attraverso di lui.
Al galoppo di questo destriero piumato lo sciamano segue l’anima (pura) del cavallo, imitandone il nitrito. Finalmente, con l’aiuto degli spettatori, conduce il cavallo al palo di betulla col cappio, il quale rappresenta il guardiano dell’anima della bestia. Dopo molte spinte e molti strattonamenti, a rappresentazione della fuga e della cattura della pura, lo sciamano profuma l’animale di ginepro, lo benedice e, aiutato da qualche astante, lo uccide in maniera barbara e crudele. L’animale morto è spellato e tagliato così elaboratamente che le ossa non vengano rotte o danneggiate in alcun modo. La carne viene cotta in calderoni e poi stesa su dei rami di betulla. Lo sciamano poi ne mette una parte in un piatto di legno e la offre agli spiriti ancestrali e  guardiani della yurta. Un po’ di quest’offerta, viene distribuita anche alla famiglia dello sciamano e ai suoi parenti. La parte migliore è riservata allo sciamano; ciò che rimane è donato agli ospiti. Le ossa sono conservate e consacrate agli dei.
Il momento più importante della cerimonia si svolge nella seconda sera, quando viene rappresentato il viaggio dello sciamano verso il paradiso di Bai Ulgan. Lo sciamano invoca con canti ritmici i vari spiriti, i signori del tamburello, la madre del fuoco, i diciassette signori di jersu e Merkyut, l’uccello del paradiso, e offre loro una libagione. Poi profuma di ginepro nove indumenti appesi su una corda e, cantando, li offre a Bai Ulgan a nome del capo della casa. Quando gli spiriti sono radunati, lo sciamano suona il tamburello ancora più forte e gira varie volte attorno all’albero di betulla che si trova dentro la yurta, quindi si inginocchia davanti alla porta e chiede allo spirito di questa di garantirgli una guida. Toccando i membri della famiglia sul petto col tamburo e sulla schiena – la sede dell’anima – con la bacchetta, li purifica e li libera da ogni male e, mettendo il tamburello vicino alle loro orecchie e colpendolo, trasferisce in loro gli spiriti e i poteri dei loro antenati guardiani. Infine, comincia la sua ascesa al paradiso. Saltando, urlando, con movimenti simbolici e sfrenati, lo sciamano va in estasi. Poi, improvvisamente, sale sul primo gradino inciso nel tronco dell’albero di betulla, alza il tamburello e lo batte con tutta la sua forza. Egli si sta elevando al paradiso. Passa di cielo in cielo, a cavallo dell’oca, accompagnando l’ascesa con canzoni e incantesimi e battendo il tamburo con tempi e scale diversi, modulando e cambiando la sua voce in imitazione degli ipotetici interlocutori. Ad ogni fase, racconta al pubblico ciò che ha visto e sentito. Poi, finalmente, avendo raggiunto il nono o addirittura il dodicesimo cielo, rivolge a Bai Ulgan un’umile preghiera e apprende se il sacrificio è stato accettato o meno, riceve informazioni a proposito delle condizioni metereologiche future, del raccolto, delle malattie o di altre sfortune, e anche dei sacrifici che saranno richiesti in futuro. Dopo questo incontro con Ulgan, l’estasi o delirio dello sciamano raggiunge il suo climax ed egli collassa, rimandendo immobile. Dopo un po’, lentamente si rialza, si stropiccia gli occhi e saluta i presenti come dopo una lunga assenza.
La terza notte è spesa tra libagioni e banchetti, durante i quali sono consumate enormi quantità di kumis e altri alcolici.

Purificazione della yurta[20]

La maggiore abilità dello sciamano è rappresentata dalla cosiddetta purificazione della yurta, che avviene dopo quattordici giorni dalla morte di un membro della famiglia. Solo pochi sciamani possono eseguire con successo questo incantesimo; i ricchi, perciò, chiamano uno sciamano molto famoso per compierlo, e lo ricompensano generosamente. Di solito, la purificazione viene eseguita con l’aiuto di Yaryik Kan, la cui assistenza è ripagata con un sacrificio. Secondo le credenze degli altaici (condivise da molti altri popoli), l’anima del defunto rimane per un po’ di tempo nella yurta e rifiuta di partire per il reame dei morti senza la compagnia di altri membri della famiglia, o almeno di un po’ di bestiame. Yaryik, il principe dei mari di Jersu, è il più abile, usando dei getti d’acqua, a costringere le anime rapite a ritornare e a guidare le anime dei defunti verso l’oltretomba.
La credenza che l’influenza delle anime dei morti sia nociva ha le sue fondamenta nelle intime relazioni familiari tra i morti e i vivi, cosa che può essere considerata come la base della teoria e della pratica dello sciamanesimo. Un’altra causa di questa credenza sono le frequenti epidemie, che, con la mancanza di precauzioni igieniche e di assistenza medica tra i popoli altaici, spesso sono terribilmente devastanti e la cui fonte viene trovata nell’ostilità dei fantasmi.
Il dottor Radloff ebbe l’opportunità di assistere a una di queste purificazioni nel luglio 1860, vicino al lago Kengi. Al tramonto, nella yurta c’erano venti persone circa, parenti e vicini di casa. Era la purificazione per la morte della casalinga. Gli ospiti presenti erano abbastanza disinteressati, parlavano e fumavano. Al calare del sole, si sentì in lontananza il rumore sordo del tamburo dello sciamano. Poco dopo, lo stregone entrò nella yurta e il suo canto e il suo battere scemarono gradualmente, diventando una specie di lamento e di sussurro. Egli tenne un dialogo con l’anima della defunta, la quale lo implorò pateticamente di lasciarla rimanere nella yurta coi suoi bambini. Ma lo sciamano, non lasciandosi impietosire, spinse l’anima con la forza del tamburo, riempito di spiriti potenti, fino ad stringerla tra il tamburo e la bacchetta e la buttò a terra. Il cambiamento dell’intonazione della sua canzone e dell’intensità dei battiti sul tamburo indicarono che l’anima era stata cacciata nell’oltretomba. Quindi iniziò un dialogo con i parenti già morti a cui l’anima della donna defunta era stata condotta. Non la volevano. Lo sciamano offrì loro della vodka per farli divertire. Cantarono allegramente e così lo sciamano riuscì a far accettare la nuova anima.
Quando lo sciamano chiama in aiuto Yaryik, la precedente allegria nell’oltretomba viene interrotta da un’inondazione. Le anime chiedono aiuto, piangono e si lamentano e il bestiame e le anime dei parenti sono ricondotti alle loro dimore. Lo sciamano imita il rumore delle onde e il ruggito dell’acqua che sommerge tutto. Qualche volta lo sciamano non riesce a far accettare la nuova anima, oppure questa fugge e ritorna alla yurta. In questo caso la scena si ripete da capo.
Ritornando da Sheol, lo sciamano era in preda a una frenesia, cantava e danzava selvaggiamente finché non collassò.
Radloff descrive l’impressione di potenza che questa scena selvaggia provocò in lui e negli altri ospiti, i quali erano tutti ammutoliti e scossi.
Radloff aggiunge: “L’offerta del sacrificio e la purificazione della yurta sono le vere e proprie funzioni sacerdotali dello sciamano. In esse egli concentra tutta la sua abilità. Un bravo sciamano sa in che modo stimolare la paura e la fiducia del suo pubblico, in maniera da fargli credere che le sue predizioni sono corrette e che egli è l’oracolo tramite cui gli dei tentano di illuminare gli uomini. Lo sciamano svolge altre mansioni di poca importanza. Ringraziare gli dei e dare benedizioni sono cose che anche gli altri mortali possono fare, così come donare libagioni a jersu. Fare previsioni del tempo e divinazioni allo stesso modo non sono prerogativa esclusiva degli sciamani, i quali non prendono neppure parte alle cerimonie di nascita, matrimonio e ai funerali, a meno che questi non siano accompagnate da cattivi presagi. In questo caso, viene chiamato uno sciamano per eseguire incantesimi di protezione ed esorcismi”.

L’influsso dello sciamano

Lo sciamano in quanto mediatore tra uomini e spiriti, svolgendo tutte le funzioni descritte sopra, gode di grande rispetto tra la gente. Egli però è più temuto che amato. Il suo abito particolare, le sue buffonate selvagge e convulsive, il suono del tamburello – tutte queste cose turbano profondamente i nervi di un popolo così poco sofisticato e incutono terrore nei cuori di queste persone. L’uomo brama il mistero e l’assistenza spirituale nelle avversità e nelle sfortune della vita, cosa che lo sciamano è ritenuto capace di soddisfare. Ci vuole talento nella pratica sciamanica. “È stata notata una giustificata divisione degli sciamani insuperiori’, ‘mediani’ e ‘inferiori’. Alcuni di questi controllano la luce e l’oscurità in maniera magistrale, così come il silenzio e gli incantesimi; la modulazione della voce è talmente flessibile, i gesti così particolari ed espressivi, i battiti del tamburo e il suono di questi si confanno così bene al momento e tutto si intreccia con delle parole così originali ed inaspettate, con acute osservazioni, metafore artistiche e spesso eleganti, che involontariamente ti abbandoni al fascino di questa libera e selvaggia evocazione di uno spirito libero e selvaggio”[21].
Spesso lo sciamano è un individuo con un’intelligenza e delle risorse mentali straordinarie; ha una conoscenza profonda della vita frugale dei suoi vicini e acquisisce gradualmente l’abilità di chiarire le loro perplessità con una logica del tutto particolare, anche se in molti casi il risultato del rito eseguito è quello di portare alla luce qualcosa che, come la pioggia o il sereno, prima o poi accadrà comunque. Lo sciamano riesce così ad affermare e mantenere la sua influenza nella tribù. Ovviamente, molte delle divinazioni e predizioni dello sciamano vengono contraddette dai risultati, ma per quelle persone estremamente ingenue un solo caso di previsione riuscita è sufficiente a far loro ignorare o dimenticare tutti i fallimenti e gli inganni precedenti.
Tuttavia, nessuno sciamano può, per tutto il tempo, mantenere la sua posizione di superiorità senza convincere le persone con un “miracolo” - cioè portando a termine un’impresa che ai profani risulti impossibile da eseguire o da capire – delle sue capacità soprannaturali. In effetti, secondo le testimonianze di viaggiatori ed esploratori, alcuni sciamani sono maestri dell’arte del ventriloquio e dei giochi di prestigio. Borgoras racconta: “Gli sciamani potrebbero competere con i migliori praticanti occidentali di queste arti. Sanno imitare svariati suoni con la voce; umani, sovraumani, animali, addirittura di tempesta e di vento, o di un’eco, e riescono a far credere che provengano da ogni parte della stanza, dal nulla, dall’alto e da sotto terra. L’intera natura talvolta può essere riprodotta in una piccola abitazione dei Chukchee[22].
“Gli sciamani degli Ostiaks,” riporta Landtman, “non di rado rafforzano la loro reputazione attraverso dimostrazioni illusorie della loro invulnerabilità, ferendosi con coltelli in diverse parti del corpo. Per lo stesso motivo gli sciamani di certe tribù tartare si lanciano nel fuoco e raccolgono pezzi di carbone ardente con le mani[23]. “ In altre occasioni, “riferisce Jochelson, “lo sciamano prende il suo coltello, affilato e simile a  uno stiletto, e se lo conficca nel petto fino all’impugnatura, emettendo un rantolo dalla gola. Ho notato, tuttavia, che dopo aver tagliato la giacca, ha puntato il coltello verso il basso. Ha sfilato l’arma sempre con lo stesso rantolo della gola ed è tornato a suonare il tamburo * * * ha poi mostrato, attraverso il buco del suo cappotto, il sangue sul suo corpo. Ovviamente, queste macchie erano state fatte precedentemente”. Jochelson aggiunge: “In ogni caso, ciò non può essere visto come un mero inganno. Le cose visibile e le immaginarie sono confuse a tal punto nelle coscienze primitive che lo stesso sciamano potrebbe aver pensato che ci fosse davvero, invisibile agli altri, un profondo taglio nel suo corpo così com’era stato richiesto dagli spiriti”[24]. Czaplicka sottolinea: “La pratica di ferirsi lo stomaco con dei coltelli è universalmente presente nelle esibizioni degli sciamani * * *. Sarebbe arduo descrivere tutto ciò che esegue uno sciamano: ingoia del carbone ardente, si libera da una corda alla quale è legato, ecc. Non c’è nulla di nuovo a proposito degli scherzi da parte degli spiriti durante una seduta spiritica: “Alcune volte gli spiriti sono irrequieti. Nelle tende mobili del popolo delle renne, qualche volta una mano invisibile ribalta tutto sottosopra e tira in giro diverse cose, come neve, pezzi di ghiaccio * * *. Al pubblico è severamente vietato provare in alcun modo a toccare gli ‘spiriti’[25].

L’atteggiamento mentale dello sciamano

La domanda è: lo sciamano è convinto egli stesso del potere dei suoi incantesimi o è un attore che recita una commedia per il popolo superstizioso? In generale e a priori, bisogna dire che lo sviluppo di un fenomeno così complesso come lo sciamanesimo non può essere spiegato come mero illusionismo e inganno. Solo una ferma credenza nella sua vocazione può convincere le persone dei poteri miracolosi degli sciamani e conferirgli l’enorme influsso di cui godono tra le tribù siberiane. “Non potete ingannare tutti per sempre”, può essere applicato anche in questo caso. Il fatto che lo sciamano impieghi strumenti e stratagemmi esterni per impressionare o addirittura ingannare gli spettatori non esclude la possibilità che egli creda veramente di comunicare con gli spiriti, di esserne ispirato e posseduto. È opinione unanime di investigatori e osservatori delle pratiche e della psicologia degli stregoni di tutto il mondo che verità e finzione siano strettamente connessi e fusi inseparabilmente in un unico fenomeno. Solo la ferma convinzione che gli spiriti parlano e lavorano attraverso di lui possono spingere lo stregone all’uso di accessori esterni e di cambiare in buona fede il tono della sua voce in modo da aiutare il lavoro dello spirito e di adattarne il discorso. “Nulla è più superficiale,” afferma Reville, “dell’opinione di coloro che vedono nel mago dei popoli non-civilizzati un mero ciarlatano o un giocoliere. Senza dubbio c’è una tendenza alla ciarlataneria che può diventare in qualche maniera fatale. Ma in realtà, lo sciamano non fa credere solo a quelli attorno a lui di possedere poteri soprannaturali, ma egli stesso ne è convinto, poiché le allucinazioni, l’estasi e la sovreccitazione mentale, che non sono simulate, hanno per loro come unica spiegazione l’intimo rapporto tra stregone e spirito invisibile[26].
“Tra gli yakuti” dice Sieroshevski, “alcuni sciamani sono devoti alla loro vocazione tanto quanto un alcolizzato all’alcol. Uno di loro è stato condannato numerose volte (dalle autorità russe) a una punizione, il suo tamburo e il suo vestito sono stati bruciati, i suoi capelli tagliati ed è stato costretto a fare svariati inchini e a digiunare. Ha commentato:Non svolgiamo il nostro ruolo senza pagare per esso. I nostri maestri (gli spiriti) vegliano zelanti su di noi e ci accadono dei dispiaceri se non li soddisfiamo; ma noi non possiamo smettere, non possiamo cessare di praticare i riti sciamanici. Non facciamo del male’”[27].
Nel complesso, possiamo dire che lo sciamanesimo include dei veri elementi religiosi in quanto conferma la credenza che l’uomo dipende da forze spirituali e si può essere d’accordo con Radloff quando dice che esso “certamente promuove e sostiene alcuni comportamenti etici”. E se anche non fu “il culto comune a tutti i popoli turanici” o addirittura la “religione più antica del mondo” come alcuni sono inclini a pensare, sembra che sia un fenomeno di estrema antichità e di relativa primitività.

Figura 1
Sciamano della Kamchatka


 Figura 2
Sciamana mongola



*Assistente Curatore, Divisione Archeologia del Mondo Antico, Museo Nazionale degli Stati Uniti
** Testo segnalato da René Guénon nell'articolo: A proposito di “animismo” e di “sciamanismo”
Traduzione dall'inglese a cura di Elia Cavuoti



[1] “Lo Sciamanesimo sembra essere un prodotto naturale del clima continentale e dei suoi estremi di freddo e caldo, dei violenti Burga e Buran (tempeste di neve e vento) e della fame e della paura che si accompagnano ai lunghi inverni. Perciò non solo le popolazioni paleo-siberiane e addirittura quelle più colte dei neo-siberiani cadono sotto l'influenza di certe superstizioni sciamaniche, ma anche gli europei che, come nel caso dei contadini e degli ufficiali russi, si stabiliscono in Siberia o assieme ai creoli russi”. M. A. Czaplicka, Aboriginal Siberia. A study in social anthropology. Oxford, 1914, p. 168.

[2] Estratto in gran parte da Wilhelm Radloff, Aus Sibirien, Leipzig, 1884, Vol. II, pp. 1 ff.

[3] Radloff, op. cit., p. 3, la concezione di un mondo composto da strati deriverebbe dalla stratificazione delle montagne, notati dagli abitanti delle regioni montuose. Ma questa, come d'altronde tutta la raffinata ed elaborata cosmogonia dei popoli siberiani, potrebbe essere dovuta in parte all'influenza dell'Islam, il quale prevede sette cieli e sette inferni (confr. Holmes anniversary volume, Washington, 1916, p. 49), e del Buddhismo con i suoi ancora più numerosi cieli e inferni.

[4] Erlik nella mitologia sciamanica è per molti aspetti una controparte di Ahriman (Angromainyus) nella teologia zoroastriana. La concezione di due spiriti, uno buono e uno cattivo, che accompagnano l'uomo durante la sua vita e dopo la morte fanno da testimoni delle sue azioni, presenta delle analogie con il credo ebraico e quello musulmano. “Due angeli – uno buono e uno cattivo – accompagnano l'uomo al ritorno dalla sinagoga a casa durante lo Shabbath” Talmud, Shabbath,  119. “I due angeli che accompagnano l'uomo sono testimoni del suo comportamento” Talmud, Hagigah 16. Anche nell'Islam ad ogni persona sono assegnati due angeli che la accompagneranno per tutta la vita, quello alla sua destra terrà nota delle sue buone azioni, quello alla sua sinistra delle sue malefatte. Dal Corano, Sura XIII, 12: “ Ci sono angeli davanti e dietro ogni uomo e vegliano su di lui, per ordine di Allah”; e Sura L, 16: “Quando i due angeli che registrano seduti alla sua destra e alla sua sinistra, raccoglieranno il suo dire, l'uomo non pronuncerà nessuna parola”; perciò, nell'ora della morte i due angeli annotano le azioni dell'uomo, quello sulla destra le buone, quello sulla sinistra le cattive, ed egli non può giustificarsi per queste ultime.

[5] Gunnar Landtman, The Origin of Priesthood, Ekernaes, Finland, 1905, p. 98. Confronta con John R. Swanton in Handbook of the American Indians, II, p. 522.

[6] Radloff, op. Cit., p. 16 f. A riguardo degli sciamani o degli uomini di medicina tra gli indiani d'America, confr. A. J. Dixon, “ Some aspects of the American shaman,” American Journal of Folklore, vol. XXI, No. LXXX, p. 2. Altrettanto obbligatoria è la risposta alla chiamata all'incarico di Mutang tra i coreani, confr. I. M. Casanowicz, Paraphernalia of a Korean sorceress in the U. S. National Museum, Proc. vol. 51, 1916, p. 593.

[7] Comp. V. M. Mikhailovski, Oliver Wardrop, “ Shamanism in Siberia and European Russia,” Journal of the Anthropological Institute of Great Britain and Ireland, vol. XXIV (1895), p. 86.

[8] Czaplicka, op. cit., p. 187.

[9] Landtman, op. cit., p. 194, ff. In America, secondo Dixon (l. c., p. 2) gli sciamani sono prevalentemente maschi, ma le donne non sono affatto completamente escluse. “Nelle tribù della Patagonia c'era un curioso costume che prescriveva l'utilizzo di vestiti femminili da parte degli sciamani maschi”. Un costume analogo si ritrova, secondo l'opera di Sieroshevski-Sumner, “The Yakuts” del Journal of the Anthropological Institute of Great Britain and Ireland, vol. 31 (1901), p. 103 f., tra gli yakuti del distretto di Kolmyck, dove gli sciamani “quando vogliono un vestito speciale, ne indossano uno da donna. Tengono i capelli lunghi e li pettinano come fanno le donne. Secondo una credenza popolare, uno sciamano dai poteri straordinari può partorire dei bambini come le donne. Essi partoriscono anche numerosi animali e uccelli”.

[10] Op. cit., p. 179.

[11] Mikhailovskii, l. c., p. 133 f. Tra gli sciamani americani, secondo Swanton ,  op. cit., p. 522, “due sciamani appartenenti a popoli ostili tra di loro combattono nell'aria sotto forma di spiriti”.

[12] Rafael Karsten, The Origin of Worship. A Study of Primitive Religion. Washington, 1905, p. 110.

[13] Landtman, op. cit., p. 46.

[14] Bassett Digby, “ Forefathers of the Red Indian,” Nineteenth Century and After, February, 1923, p. 251.

[15] Czaplicka, op. cit., p. 201. For the description of the elaborate funeral of a Buryat shaman, see Mikhailovskii, l. c., p. 134 f.

[16] Mikhailovskii, l. c., p. 99, cita la seguente tradizione dei buriati a proposito di quest'osso: “Una legge scritta fu data da Dio al capo tribù antenato dei buriati. Sulla strada di casa verso il suo popolo egli si addormentò all'ombra di un pagliaio. Arrivò una pecora nei pressi del mucchio di paglia e mangiò la legge assieme al fieno, ma la legge rimase incisa nella scapola della pecora”.

[17] “Le risposte dello sciamano, o meglio dello spirito che evoca in se stesso, alle domande su ogni sorta di cose di cui non è naturale conoscere il significato, è forse la più antica forma di divinazione naturale e l'origine dell'idea di rivelazione”. George Foot Moore, The Birth and Growth of Religion, 1923, p. 88.

[18] Cfr. also Dixon, l. c., p. 12: “Rispetto ai loro rappresentanti in altre parti del mondo, gli sciamani in America sembrano mostrare, sia nel loro fare e in tutto il loro carattere, meno affidamento ai morti, agli spiriti ancestrali, rispetto a ciò che fanno quelli di altre regioni * * * derivando il suo (loro) potere da animali e fenomeni naturali”.

[19] Estratto in gran parte da Radloff, op. cit., p. 51 f., and Mikhailovskii, l. c., pp. 74-78.

[20] Radloff, op. cit., pp. 52 ff.

[21] Sieroshevski, l. c. p., 105.

[22] Citato in  Czaplicka, op. cit., p. 231; confr. anche W. Jochelson, The Koryak, p. 49, e J. Stadling, “ Shamanism ” in The Contemporary Review, January, 1901, p. 96, per descrizioni grafiche del talento mimico degli sciamani e della loro abilità nel ventriloquio.

[23] Landtman, op. cit., p. 141 f.

[24] W. Jochelson, The Koryak, p. 52, quoted by Czaplicka, p. 229 f.

[25] W. Bogoras, The Chuckchee, p. 438, quoted by Czaplicka, p. 232.

[26] A. Reville, Histoire des Religions, II, 238.


[27] Sieroshevski-Sumner, l. c., p. 102.

3 commenti:

  1. Un blog stupendo! Grazie di cuore per l'ottimo lavoro.

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  2. Complimenti al nobile gestore del blog, ed un ben tornato all'altrettanto nobile Talib.

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  3. Molto interessante. Solo non capisco come mai alla fine si dice che la struttura a sette strati e altre analogie con religioni come quella ebraica e islamica sarebbe stata da esse ispirata. Semmai dovrebbe essere il contrario, visto che ebraismo e soprattutto islam sono più recenti dello sciamanesimo...
    Saluti.

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