"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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mercoledì 11 febbraio 2015

Sâmir AbdulKarîm Al-Hâdfî, Le sette torri del Diavolo


Sâmir AbdulKarîm Al-Hâdfî
Le sette torri del Diavolo

“però che come su la cerchia tonda
Montereggion di torri si corona,
cosìn la proda che ‘l pozzo circonda
torreggiavan di mezza la persona
li orribili giganti, cui minaccia
Giove del cielo ancora, quando tona”[1].

Questi versi della Divina Commedia ci sono venuti in mente leggendo l’articolo “Ereditammo soltanto un cofano, lo abbiamo perso[2], dove sono affrontati alcuni aspetti tradizionali della figura di Alessandro Magno. Nel “Iskandr-nâma” (Libro di Alessandro) di Nizâmî, la saga persiana che racconta l’epica di Sayîdnâ Dhû Al-Qarnaîn, particolare attenzione viene data all’episodio della costruzione della Grande Muraglia, al fine di contenere le orde bibliche di Gog e Magog. Stando al simbolismo tradizionale, questa Grande Muraglia circonda il nostro mondo e lo protegge contro l’intrusione delle influenze malefiche della sfera sottile inferiore. Il contenimento dello sciame apocalittico riuscì riempiendo il valico tra due montagne con minerale di ferro fuso cui si aggiunse rame fuso. Alessandro il Bicorne così, con una guerra, pose termine, almeno fino allo straripamento finale, ad un disordine e ristabilì l’ordine, rappresentando il processo cosmico di reintegrazione del manifesto nell’Unità Principiale.
Quest’azione è un simbolo lampante del ruolo protettivo contro l’anti-tradizione e la contro-iniziazione, che, tra l’altro, in un particolare momento ciclico la funzione profetica di Alessandro Magno ha dovuto ricoprire e assolvere. Attualmente è attraverso le fenditure della Grande Muraglia che già si introducono, ed andranno in misura sempre maggiore introducendosi, certe forze distruttive, appunto lo straripamento profetico delle orde devastatrici di Gog e Magog. Le fenditure vere e proprie si producono esclusivamente verso il basso e le forze inferiori che vi si introducono incontrano sempre minor resistenza.
Ai centri pseudo-iniziatici e in secondo luogo contro-iniziatici si ricollegano nel loro insieme ed a gradi differenti, gli agenti umani attraverso i quali prende corpo l’azione anti-tradizionale, con l’appello al subcosciente in tutte le sue forme, vale a dire agli elementi psichici più bassi dell’essere umano.
La contro-iniziazione ha trovato, oggi più che mai, proprio nella pseudo-iniziazione un posto di osservazione e di elezione per il proprio reclutamento, costituendo in realtà solo una sorta di “spiritualità alla rovescia”.
In ambiente terrestre i supporti materiali dell’anti-tradizione e della contro-iniziazione sono quelli che tradizionalmente vengono designati come le “sette torri del Diavolo”[3], centri di proiezione delle influenze sataniche attraverso il mondo. Queste possono essere il supporto tangibile e localizzato di uno dei centri della contro-iniziazione, ai quali presidiano gli awliyâ ash-shaytân che con la costituzione di questi sette centri pretendono di opporsi all’influenza dei sette Aqtab, o poli terrestri subordinati al “Polo Supremo”, anche se solo in maniera illusoria, il dominio spirituale essendo necessariamente interdetto alla contro-iniziazione. Nella tradizione islamica, i sette Aqtab sono i poli che reggono i Cieli planetari, e nel nostro mondo essi sono rappresentati dai sette Abdal.
L’accostamento delle sette torri del Diavolo con i giganti visti da Dante attorno al pozzo di Cocito, è legittimo e ci sembra ancor più giustificato quando si pone attenzione al fatto che essi, poggiano i piedi sul nono cerchio (che è il fondo di tutto l’Inferno, al centro del quale troneggia Lucifero, mostro di proporzioni inimmaginabili, montagna immensa in figura umana), come torri dalle fondamenta sataniche, oscure e profonde, sporgono al disopra dell’ottavo con tutto il busto. Altre fonti tradizionali fanno chiaramente menzione di queste torri. Notiamo Catherine Emmerich, della quale citiamo un passaggio significativo estratto dai “Misteri dell’Antica Alleanza”, dove fa anche allusione ai Giganti, discendenti di Tubalcain, egli stesso figlio di Caino: “Ho visto molte cose su questo popolo di Giganti. Essi si dedicarono alla magia. Essi costruirono della grandi torri rotonde in pietra simile alla mica, ai piedi della quali addossarono delle costruzioni più piccole che conducevano a immense caverne. Essi montavano sulla cima di queste torri per osservare l’orizzonte attraverso dei tubi. Questo non avviene con dei telescopi, ma con un processo satanico. Essi vedono dove si situano le altre contrade, e si manifesteranno distruggendo tutto, liberando tutto e abolendo tutte le leggi”[4].
Nella tradizione nordica, Loki (equivalente del dio Set) ha un misterioso osservatorio in cima a una montagna. Queste immagini ci offrono l’occasione di rilevare l’origine non-umana della contro-iniziazione, come è detto in modo inequivocabile nel Corano (II,34): “Quando abbiamo detto agli Angeli prosternatevi davanti Adamo, essi si prosternarono eccezion fatta per Iblis (Satana) che rifiutò e si inorgoglì”, e per questo fu sprofondato nell’abisso. Proprio rispetto agli awliyâ ash-shaytân, i santi di Satana, René Guénon al riguardo precisa: “Nell’esoterismo islamico, si dice che colui che si presenta a una determinata porta senza esservi pervenuto per una via normale e legittima, vede questa porta chiudersi davanti a lui; è obbligato a ritornare indietro, non tuttavia come un semplice profano, cosa che è ormai impossibile, ma come sâher (stregone o mago che opera nel dominio delle possibilità sottili di ordine inferiore)[5].
Le indicazioni contenute nell’opera di Guénon permettono di localizzare geograficamente i centri della contro-iniziazione e lo studio delle fonti tradizionali (il simbolismo e le leggende sono infinitamente preziose), inoltre non fa che confermare queste indicazioni. Noi ci troviamo realmente in presenza di varie “contrade”, situate in differenti paesi ma intimamente legate tra loro.
Proprio lo Shaykh Abdul Wâhid Yahyâ afferma: “Da testimoni degni di fede, si ha in particolare in una regione remota del Sudan (regione del Monte Nuba), un intero popolo di licantropi, che comprende almeno un 20.000 individui, e si hanno anche in altre contrade africane organizzazioni segrete, come quella alla quale si da il nome di Società del Leopardo, dove certe forme di licantropia giocano un ruolo predominante”[6].
Oltre al Sudan, la società “madre” della Società del Leopardo, si situa in Niger, dove esistono delle leggende relative al dio Set, il dio dalla testa d’asino[7], e la presenza di “elementi” interessanti al riguardo che provengono dalla Libia e dal Ciad. Con il Sudan, dobbiamo inoltre considerare larga parte dell’Egitto dove l’azione anti-tradizionale si manifestò prima con invasioni da paesi limitrofi, dal deserto libico e dalla Palestina, ma soprattutto a partire dalla città di Mêroê, nuova capitale del famoso Regno di Kouch (l’attuale Sudan), attraverso l’invasione della popolazione nomadi degli Hyksos, tutte adoratrici del dio Set. Nell’antica capitale Napata (l’attuale Giabal Barkal), sono infatti ancora visibili le vestigia di un importante “tifonio” dedicato a Tifone-Set. Nella zona del Kordofan, dove sono situati importanti giacimenti per l’estrazione del ferro, del rame e dell’oro, gli aspetti malefici dei metalli prendono corpo con l’uso e l’applicazione profana di carattere sciamanico e magico. Un’altra torre è localizzata nella zona della Siria, con i Fenici, gli Sciti e gli Assiri. I Fenici devono essere infatti considerati i discendenti delle popolazioni che abitavano il territorio attorno al Mar Morto e che si stanziarono sulle coste della Siria dopo il cataclisma di Sodoma e Gomorra. La potenza malefica si svilupperà in seguito a Cartagine con il culto di Moloch. Gli Sciti, che propagano una ancestrale maledizione, con notevoli analogie con le Società del Leopardo, si trovano legati allo sciamanesimo. Infine, con gli Assiri, che sono presenti anche nel territorio dell’Iraq, lo spirito di Nembrot[8] procede dal principio tenebroso chiamato proprio con il nome di Set. Dopo la costruzione della torre di Babele l’impero assiro viene invaso da popolazioni montane iraniane, i Kassiti, le “genti del Tigri”. Notiamo che gli Yezidi presenti nel Kurdistan sono considerati i discendenti degli abitanti della città di Ninive.
In Russia, approdiamo in piena terra di sciamanesimo associato al nomadismo, nel suo aspetto deviato e dissolvente (presenza di oggetti sciti accompagnano le pratiche sciamaniche). In base alle indicazioni tradizionali dobbiamo considerare anche il Turkestan vasta regione che comprende Uzbekistan, Turkmenistan, Tagikistan, Kirghizistan e le steppe del Kazakhistan, dagli Urali alla Siberia. Non dobbiamo infatti scordarci del legame con i mongoli e gli unni. È stato proprio Gengis Khan ha voler attaccare il regno del Prete Gianni, ma che questo “lo respinse scatenando folgori contro il suo esercito”. Gli Osseti discendenti attuali degli Sciti, occupano il territorio al centro del quale si situa il Monte Kazbeck, dove tradizionalmente fu incatenato il titano Prometeo. Ulteriori centri che possiamo localizzare nel territorio russo sono uno a livello dell’estuario del fiume Ob, e il secondo più a nord sull’Isola di Belvy (Isola Bianca) nel Mar di Kara, quando teniamo presente che ogni antico centro spirituale diviene terra di morti quando questo centro scompare.
Plutarco sottolinea che per gli antichi Egizi, l’assimilazione dell’Orsa Maggiore con Set-Tifone è totale. Ora se nei paesi dove si situano le contrade citate, ritroviamo i segni più importanti della catena contro-iniziatica (Sudan, Niger, Siria, Iraq e Russia con Turkestan, Urali e Siberia) il collegamento grafico su una mappa geografica dei differenti punti individuati, ci appare coma una rappresentazione dell’Orsa Maggiore. Si tratta, beninteso, di una rappresentazione terrestre e malefica, questo correlativamente alla stessa natura della contro-iniziazione. L’associazione delle orde apocalittiche di Gog e Magog con l’inizio della rivolta della casta degli kshatriya non esclude, ma anzi completa le indicazioni della leggenda delle Pleiadi e della Tradizione Atlantidea.
L’aspetto celeste e benefico della Orsa Maggiore assimilata alle sette stelle menzionate nell’Apocalisse diviene il modello del regno momentaneo e illusorio della menzogna, essendo l’interpretazione simbolica alla rovescia una delle caratteristiche della contro-iniziazione. Infatti in India l’Orsa Maggiore è la sapta-riksha, vale a dire la dimora simbolica dei sette Rishis. Questi dati sono naturalmente conformi alla tradizione iperborea, mentre nella tradizione atlantidea l’Orsa Maggiore è sostituita in questo ruolo dalle Pleiadi, anch’esse formate da sette stelle, ed è noto che per i Greci, le Pleiadi erano figlie di Atlante e come tale chiamate anche Atlantidi.
È eclatante che anche la disposizione geografica secondo modalità geometriche viene copiata in maniera distorta da quelle delle autentiche tradizioni ortodosse, come quella che ritroviamo ad esempio analizzando la posizione delle grandi cattedrali gotiche intitolate a Notre-Dame, che sono disposte sulla superficie terrestre secondo lo schema di una stella a cinque punte. D’altra parte proprio la Grande Parodia sarà il regno dell’Anticristo e sarà l’imitazione caricaturale e satanica della Tradizione e della spiritualità vere e proprie, la distorsione più estrema e più immensa. Non potrà essere altro che instabile ed effimera, pur essendo in se stessa la più temibile di tutte le possibilità.
Nonostante l’interesse dei dati fin qui esposti, ci sembra ancor più importante il fatto che, accanto a questi centri per così dire storici della contro-iniziazione, è possibile, in base ai dati forniteci dalla geografia sacra, individuare quelle misteriose immense caverne evocate dalla Emmerich. Queste in definitiva sono, per così dire, i flussi delle correnti contro-iniziatiche che percorrono, in senso contrario, le stesse rotte battute in senso positivo e con tendenza centrifuga (dal Centro verso la periferia) dalle correnti tradizionali.
Degno di nota è il fatto che se è possibile evidenziare diversi gradi (dal Polo fino all’equatore) corrispondenti a una successiva ma irrimediabile perdita della tradizione, queste stesse fasi “verticali” rappresentano l’aspetto malefico dell’avanzamento delle forze oscure. A queste corrispondono altrettanti fasi “orizzontali” di tendenza centripeta. Ricordiamo che se l’equatore[9] rappresenta per la tradizione il massimo grado di allontanamento dal Polo, al contrario è l’apparente trionfo della contro-tradizione. Questo infatti sarà passeggero e proprio quando tale trionfo sembrerà più completo, essa verrà distrutta dall’azione delle influenze spirituali, le quali interverranno a preparare immediatamente il raddrizzamento finale.
Queste considerazioni sono in perfetto accordo con i principi metafisici, per cui, al primordiale dispiegamento della manifestazione divina (dalla pura unicità, alla massima molteplicità) corrisponde una reintegrazione finale in senso contrario, per gradi successivi e sovrapposti. Avendo presente questi aspetti basilari notiamo subito che lungo la traiettoria balto-dacica, che comprende i Paesi baltici, la Romania, il Caucaso e la Siberia Meridionale si mossero le prime orde barbariche culminate con quella degli Unni e delle popolazioni altaiche, percorrendo a ritroso quelle che furono le prime grandi migrazioni indoeuropee.
In una prima fase intermedia, lungo la direzione Parigi-Atene-Ur, e relativamente più recente, lungo la traiettoria celtico-iranica (Roma-Gerusalemme-Lhassa, le correnti contro-iniziatiche dilagarono e continuano a dilagare, diremo quasi in maniera speculare rispetto alle tradizioni atlantidee. Notiamo che questa azione è attualmente accompagnata da quella dell’ultima fase, quella che tradizionalmente viene descritta come “il tempo nel quale l’Avversario percorrerà la Terra”. Questa ultima fase è individuabile dalla traiettoria che passa da Granada, Mecca per dirigersi poi verso Oriente. Interessante al riguardo è il fatto che, nel 1492 Cristoforo Colombo percorse la via delle Americhe a livello del Tropico del Cancro, che insieme al 45° parallelo e all’equatore è uno dei punti di riferimento fondamentale della geografia sacra. La falsificazione di tutte le cose, uno degli aspetti caratteristici della nostra epoca, non è ancora la sovversione vera e propria, ma certo contribuisce abbastanza direttamente proprio a preparare il regno dell’Anticristo: questi è colui che, lo si concepisca come individuo o come una collettività, concentrerà e sintetizzerà in se stesso, in vista di tale opera finale, tutte le potenze della contro-tradizione. Rappresenterà, non fosse altro a titolo di supporto, tutte quelle influenze malefiche che, dopo essersi concentrate in lui, dovranno da lui essere proiettate nel mondo. L’Anticristo sarà l’essere più lontano dal Centro di tutte le cose, ma pretenderà di fare “girare la ruota” in senso inverso al normale movimento ciclico; prenderà la funzione dell’Avatara finale che, nella tradizione cristiana, è la “seconda venuta” del Cristo, e sarà la sintesi stessa di tutto il simbolismo invertito in uso presso la contro-iniziazione. Perciò l’Anticristo può assumere addirittura i simboli del Messia, beninteso in senso radicalmente opposto. L’Anticristo deve essere il più vicino possibile alla “disintegrazione”, per cui la sua individualità, da un lato sviluppata in modo mostruoso, si può dire già annichilita, realizzerà l’inverso della cancellazione dell’Ego di fronte al Sé o, in altri termini, realizzerà la confusione nel Caos, invece della fusione nell’Unità Principiale.
L’Età Nera avrà fine solo quando apparirà il vero Kalkin Avatara, colui il quale è in sella ad un cavallo bianco, che porta sulla testa un triplice diadema, segno della sovranità sui Tre Mondi, e che ha in mano una spada fiammeggiante come la coda di una cometa. Questi avrà reale funzione di Manu (letteralmente “colui che fa girare la ruota”), vale a dire colui che, collocato nel centro di tutte le cose, ne dirige il movimento senza in realtà parteciparvi. Allora il mondo del disordine e dell’essere sarà distrutto e, grazie alla potenza purificatrice e rigeneratrice di Agni, ogni cosa sarà ristabilita e restaurata nell’integralità dello Stato Primordiale.

Tratto da: Edizioni Orientamento - Al QiblaLa pagina del Venerdì - www.edizioniorientamento.it



[1] Inferno XXXI, 40-45.
[2] Emanuele Tanasi, “L’Idea, Il Giornale di Pensiero”, nov. ’98, Anno IV, numero 11.
[3] W.S. Seabrook: “Aventures en Arabie”, Gallimard, Paris.
[4] Quello che è interessante di alcune visioni è che esse sono in accordo su numerosi punti, con i dati tradizionali evidentemente ignorati dal mistico che ha avuto questa visone. Si può citare come esempio che nel 1891, guidato proprio dalle indicazioni precise delle visioni di Anne-Catherine Emmerich, il professor Eugéne Paulin, scoprì la localizzazione della casa della Santa Vergine a Meryam-Ana-Evi (vicino ad Efeso) dove Maria, secondo la tradizione, abitò per nove anni dopo la crocifissione.
[5] René Guénon: “Le Règne de la quantité et les signes des temps”, cap. XXXVIII.
[6] René Guénon: ibidem, cap. XXVI.
[7] Ricordiamo che secondo i pitagorici l’asino è l’unico animale che non è nato in maniera conforme alle leggi dell’armonia, e che tra tutti gli animali quello più insensibile al suono della lira. Per i tuareg del Niger, l’asino è considerato l’animale più spregevole.
[8] Inferno XXXI, 67.
[9] Vedi nostro “A proposito di Axum”, in “L’Idea. Il Giornale di Pensiero”, ott.’98, Anno IV, numero 10

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