"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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giovedì 13 marzo 2014

'Abd Al-Qâdir, «Dio mi ha strappato al mio “io”...» (Mawqîf 7)

'Abd Al-Qâdir
«Dio mi ha strappato al mio “io”...»
Mawqif 7

Dio mi ha strappato al mio “io” [illusorio] e mi ha avvicinato al mio “io” [reale], la scomparsa della terra ha comportato quella del cielo[1]. Il tutto e la parte si sono confusi. La verticale (tûl) e l'orizzontale ('ard) si sono annullate[2].
L'azione supererogatoria è tornata all'azione obbligatoria[3] e i colori hanno assunto di nuovo il puro candore primordiale[4]. Il viaggio è giunto al suo termine e quanto è altro da Lui ha finito di esistere. Aboliti ogni attributo (idâfâ), ogni aspetto (i'tibâr) e ogni relazione (nisba), è reintegrata la condizione originaria. «Oggi, Io umilio i vostri lignaggi e innalzo il Mio!»[5]. Poi mi fu detta la parola di Hallaj, ma mentre nel suo caso fu egli stesso a pronunciarla, essa fu pronunciata per me e non fui io a esprimerla. Di questa parola conoscono il senso e l'accettano coloro che ne sono degni; non ne conoscono il senso e la respingono coloro in cui prevale l'ignoranza[6].

Tratto da: Abd el-Kader, Il Libro delle soste, Rusconi (Bompiani)

[1] La terra e il cielo simbolizzano rispettivamente il «mondo della manifestaziòne sensibile» (‘âlam al-shahâda) e il «mondo dell'occulto» (‘âlam al-ghayb), ai quali corrispondono, microcosmicamente, il corpo e lo spirito. La loro scomparsa è conseguenza del loro riassorbimento nel Principio.
[2] Secondo lbn 'Arabi (Fut., vol. l , p. 169) - il quale precisa che tale utilizzazione tecnica dei termini tûl e 'ard viene istituita da Hallaj (sul loro significato in quest'ultimo, cfr. Massignon, Passion, indice s.v. e più in particolare vol. III, p. 16, nota 8) - «l'altezza (tûl) dell'universo indica il mondo spirituale, ossia il mondo delle idee pure e del Comando divino», e «la larghezza ('ard) il mondo della creazione, della natura e dei corpi». L'annullamento delle due “dimensioni” che coordinano la manifestazione universale corrisponde, nel simbolismo geometrico, alla loro reintegrazione nel Punto iniziale.
[3] L'azione supererogatoria (al-nafl) implica l'autonomia di colui che la compie. Il «ritorno» all'azione obbligatoria (fard), che nella prospettiva akbariana ne costituisce la matrice, esprime l'estinzione della creatura - e quindi l'annientamento di ogni volontà che le sarebbe propria - e la totale identificazione alla Volontà divina. Su tale argomento, v. testo 19.
[4] I colori dello spettro rappresentano le apparenti differenziazioni della luce bianca. Questa nuova espressione simbolica del ritorno al Principio viene rafforzata dalle connotazioni del termine arabo insibâg: i colori sono «tinture» e hanno quindi un carattere artificiale. 
[5] Tale espressione è mutuata da un hadîth qudsî, ossia da una parola del Profeta in cui Dio si esprime in prima persona. 
[6] La parola di Hallaj è evidentemente il famoso Anâ 1-Haqq, che si può tradurre «Io sono Dio» o «Io sono il Reale assoluto». II contesto suggerisce che la parola detta all'emiro è Anta al-Haqq, «tu sei Dio» o «tu sei il Reale assoluto». Sul discorso di Hallaj, v. testo 16.

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