"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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domenica 9 marzo 2014

Chuang-Tzu, Brani scelti

Chuang-Tze
Brani scelti

Mentre Chuang Tzu pesca con la lenza sulla riva del P'ou, il re di Chou gli invia due alti funzionari per offrire al filosofo un lavoro di prestigio a corte.
'Il nostro principe', dicono gli inviati 'desidera dare a Voi, Chuang Tzu,  la responsabilità del suo territorio'.
Senza sollevare la lenza e senza girarsi, Chuang Tzu risponde:
Ho sentito dire che c'è a Chou una tartaruga morta da più di tremila anni. Il vostro re conserva il suo carapace nel tempio dei suoi avi. Ora dovete dirmi una cosa: secondo voi quella tartaruga non preferiva vivere trascinando la coda nel fango?'.
'Sì, certo - rispondono gli inviati del re - per lei era sicuramente meglio vivere trascinando la coda nel fango!'
'Andate via, allora!', dice Chuang Tzu, 'Anch'io preferisco trascinare la coda nel fango'!
***
La grande saggezza è generosa; la piccola saggezza è litigiosa. Chi professa il vero senza vedere il falso, l'ordine senza vedere il disordine, non comprende nulla dell'universo e della natura reale degli esseri. Egli è simile a chi che professa il Cielo senza vedere la Terra, l'oscurità senza vedere la luce. La sua azione è necessariamente destinata alla sconfitta".
I santi mettono in crisi la quiete degli uomini.
Non si avvicinerà mai alla verità chi sa parlarne.
Ruba un pezzo di legno e ti chiamano ladro; ruba un regno e ti chiamano duca.
Povertà non vuol dire infelicità. Quando l'uomo di lettere non può mettere in pratica la propria dottrina, questa è infelicità. Con un abito rappezzato e le scarpe bucate egli è povero, non infelice. Significa soltanto che non ha incontrato un'epoca felice
I saggi non discutono di ciò che oltrepassa la sfera terrestre, neppure per negarne l'esistenza. Parlano invece delle cose di questo mondo, ma senza giudicarle.
***
Il cuoco Ting squartava un bue per il principe Wen-hui. Cio' che la sua mano tagliava, la sua spalla premeva, il suo piede calcava e il suo ginocchio spingeva, mandava un fruscio, cui faceva eco il mobile coltello con un suono soffocato, in pieno tono con la danza del "bosco dei gelsi" e a tempo col "Ching-shou". “Oh, è meraviglioso !” esclamò il principe Wen-Hui “L'abilita' giunge dunque a tanto?” “Cio' che il suddito ama è la Via” replicò il cuoco Ting posando il coltello. “La preferisce all'abilità. Quando il suddito cominciò a squartare buoi non vedeva altro che il bue, dopo tre anni già non vedeva più il bue intero, oggi lo considera con lo spirito, non lo guarda con gli occhi. Mi astraggo dalla conoscenza dei sensi e procedo secondo la volontà dello spirito, attenendomi ai principi naturali: attacco i grandi interstizi e m'apro una via nelle grandi cavità, seguendone il corso naturale. La mia abilità si esercita a non tentare le grandi articolazioni e a maggior ragione le grandi ossa. Un buon cuoco cambia coltello ogni anno perché egli taglia, un cuoco comune cambia coltello ogni mese perché egli rompe. Il coltello del suddito e' in funzione da diciannove anni ed ha squartato parecchie migliaia di buoi, ma la sua lama sembra passata alla cote poco fa. Tra le giunture vi sono degli interstizi e la lama del coltello non ha spessore: come e' facile far sì che una cosa senza spessore penetri in una cosa che ha interstizi! Sicuramente c'e' spazio in avanzo per farvi passare la lama. Per questo dopo diciannove anni la lama del mio coltello sembra passata alla cote poco fa. Però, ogni volta che arrivo alle giunture ne vedo la difficoltà. Timorosamente mi faccio cauto, il mio sguardo si fissa, le mie azioni si fanno lente, i movimenti del mio coltello divengono impercettibili, ed ecco che ad un tratto il pezzo è tagliato e cade a terra come una zolla. Sto lì con il coltello in mano a guardarmi intorno, faccio una pausa tutto soddisfatto, poi pulisco il coltello e lo ripongo”. “Eccellente!” esclamò il principe Wen-hui. “Ora che ho udito le parole del cuoco Ting so come nutrire la vita !”.
***
Da diciannove anni Huang-Ti era figlio del Cielo e i suoi ordini erano eseguiti nel mondo, quando udì parlare di Kuang Ch'eng-Tzu, che stava sul monte K'ung-t'ung. Andò a fargli visita e disse: “Ho inteso dire che tu, o mio signore, sei versato nel sommo Tao. Oso interrogare sull'essenza del sommo Tao. Vorrei cogliere l'essenza del Cielo e della Terra per secondare i cinque cereali, con i quali nutrire il popolo. Vorrei anche amministrare lo yin e lo yang per far progredire tutti gli esseri viventi. Che fare per riuscirvi?” “Cio' che vorresti conoscere è il principio costitutivo degli esseri” rispose Kuang Ch'eng-tzu “Cio' che vorresti amministrare è la distruzione degli esseri. Dal modo con cui governi il mondo, le nubi e i vapori lascerebbero cadere la pioggia prima ancora di raccogliersi, le erbe e le piante lascerebbero cadere le foglie prima ancora di ingiallirsi, la luce del sole e della luna aumenterebbe fino ad estinguersi. La tua mente di ciarlatano è limitata e superficiale, come ti basterebbe per discorrere del sommo Tao?” Huang-Ti si ritirò. Si sottrasse al mondo, si fece costruire una casa per lui solo, vi stese una stuoia di paglia e rimase inoperoso. Dopo tre mesi andò di nuovo a cercare Kuang Ch'eng-tzu. Costui giaceva con il capo rivolto a meridione. Huang-Ti, al modo di un inferiore, avanzò sulle ginocchia, si prostrò due volte con la fronte a terra e interrogò dicendo: “Ho udito che tu, o signore, sei versato nel sommo Tao. Oso interrogare sul governare la persona. Che fare perché duri a lungo ?” Kuang Ch'eng tzu si sollevò di scatto e disse: “Ottima domanda invero! Vieni, ti parlerò del sommo Tao. L'essenza del sommo Tao è profonda e oscura, la vetta del sommo Tao è buia e silenziosa. Non guardare, non ascoltare, avviluppa il tuo spirito nella quiete, e la tua forma si correggerà da sé. Sii quieto, sii puro, non affaticare la tua forma, non agitare la tua essenza, e potrai vivere a lungo. Se gli occhi non vedono nulla, le orecchie non odono nulla e il cuore non sa nulla, il tuo spirito preserverà la forma e questa vivrà a lungo. Bada a ciò che ti è interiore e sbarra l'accesso a ciò che ti è esteriore, la troppa sapienza è esiziale. Ti aiuterò a progredire verso la vetta della grande luce e da lì a raggiungere la sorgente dello yang, ti aiuterò a penetrare nelle porte profonde e oscure e da lì a raggiungere la sorgente dello yin. Il Cielo e la terra hanno un reggitore, lo yin e lo yang hanno un ricettacolo. Bada a preservare la tua persona e le creature si rinvigoriranno da sé. Io ho preservato in me l'unità, con la quale sono rimasto nell'armonia: per questo ho coltivato la mia persona per milleduecento anni e la mia forma non è mai decaduta. “ Huang-Ti si prostrò due volte con la fronte a terra ed esclamò : “Kuang Ch'eng-tzu mi fa conoscere il Cielo !” “Vieni, ti spiegherò” Soggiunse Kuang Ch'eng-tzu “Le creature sono inesauribili mentre gli uomini credono che abbiano una fine, le creature sono incommensurabili mentre gli uomini credono che abbiano un limite. Quelli che pervengono al mio Tao in alto sono degli augusti, in basso sono dei sovrani. Quelli che non pervengono al mio Tao in alto vedono la luce, in basso sono terra. Le cento specie di esseri nascono dalla terra e alla terra ritornano. Io mi separerò da te, entrerò nelle porte dell'inesauribile e vagherò nelle lande dell'infinito, mescolerò la mia luce con quella del sole e della luna e durerò quanto il Cielo e la Terra. Siamo inconsci oggi o eravamo inconsci nel passato? Gli uomini muoiono tutti e io solo sopravvivo? 
***
Mentre Chuang-Tzu si recava a Ch'u vide un teschio vuoto che, pur scarnito, conservava la forma. Dandogli un colpetto con lo scudiscio, lo interrogò dicendo: “Sei così perché sei venuto meno ai retti principi per ingordigia di vita? Oppure perché sei stato punito con la scure essendo al servizio di un regno perito? Oppure perché hai gettato l'onta sul padre e la madre, la moglie e i figli, con la tua cattiva condotta? Oppure perché hai sofferto il freddo e la fame? O sei giunto a questo al termine delle tue primavere ed autunni? Alla fine del discorso raccolse il teschio e si mise a dormire facendosene cuscino. Nel mezzo della notte, il teschio gli apparve in sogno e disse: “Le tue chiacchiere sembrano quelle che fanno a te i dialettici. Si riferiscono ai viventi, nella morte queste cose non ci sono più. Vuoi sentir parlare della morte?” “Si” rispose Chuang-Tzu. “Nella morte non vi sono principi in alto né sudditi in basso” disse il teschio. “Non vi sono occupazioni delle quattro stagioni, lentamente fanno da primavera e autunno il Cielo e la Terra. Anche la felicità di un re con la faccia rivolta a meridione non può essere superiore.” Chuang-Tzu non gli credette. “Se io facessi sì che colui che presiede ai destini umani “ disse “desse nuova vita alla tua forma, facendoti ossa, carne, muscoli e pelle, restituendoti i genitori, la moglie, i figli e i conoscenti del tuo paese, lo vorresti?” Il teschio gli lanciò uno sguardo sdegnato e aggrottando le sopracciglia disse: “Come potresti gettar via la felicità di un re con la faccia rivolta a meridione per tornare a penare in mezzo agli uomini? 
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Chuang-Tzu stava per morire. I suoi discepoli volevano fargli un funerale sontuoso, ma Chuang-Tzu disse: “Ho il Cielo e la terra come bara e sarcofago, il sole e la luna come più congiunti, le stelle e gli astri come perle, le diecimila creature come dolenti. Come non sarebbe perfetto il mio funerale? Che ci volete aggiungere? “Temiamo che i corvi e gli avvoltoi ti divorino, o maestro” dissero i discepoli. “Sopra sono divorato dai corvi e dagli avvoltoi e sotto dalle grillotalpe e dalle formiche” obbiettò Chuang-Tzu. “Togliere agli uni e dare alle altre: perché questa parzialità? Considerare equo ciò che è equo per noi, impiegando ciò che non è equo per le creature, non è equità; considerare rispondente ciò che è rispondente per noi, impiegando ciò che non è rispondente per le creature non è rispondenza. La vita è soltanto serva, lo spirito corrisponde. Di gran lunga la vista è inferiore allo spirito, eppure lo stolto s'affida a ciò che vede per accordarsi con gli altri: il suo sforzo si ferma all'esteriore. Non è da commiserare?
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“[ … Uno così ] possiede ogni grado di purezza e di costanza al punto da combinarsi con la pazzia. Egli cancella le sue tracce, e getta via il potere; non agisce per i buoni risultati e per la fama. Per questo non viene biasimato dagli altri; ne lui, dal canto suo, li biasima. L’uomo supremo non è noto. Perchè tu invece gioisci della fama?”
 I discepoli dissero a Chuang-tzu:
“Ieri ci hai detto che un albero di montagna, poiché non aveva alcun talento, riuscirà ad arrivare al termine degli anni concessigli dal Cielo. Ora ci racconti che l’oca di un ospite, poiché non aveva alcun talento [mentre l’altra sapeva cantare] è stata uccisa. Signore, tra le due, tu quale posizione assumeresti?”
Chuang-tzu rise e replicò:
“Io assumerei una posizione intermedia tra il talento e la mancanza di talento. D’altra parte, una tale posizione, benché sembri ottimale, non lo è; infatti neppure con essa ci si può sottrarre ai condizionamenti…”
***
«L'uomo perfetto è senza io, l'uomo ispirato è senza opera, l'uomo santo non lascia nome». [...]
La grande intelligenza abbraccia, la piccola discrimina [...].
Come ha potuto il Tao oscurarsi al punto che vi debba essere distinzione tra il vero e il falso? Come ha potuto la parola offuscarsi al punto che vi debba essere distinzione tra l'affermazione e la negazione? [...] Il Tao è offuscato dalla parzialità. La parola è offuscata dall'eloquenza. [...]
Che l'altro e se stesso cessino di opporsi, questo è il perno del Tao. [...]
È camminando che si traccia la via; è nominandole che le cose sono. [...] Ogni cosa ha la sua verità; ogni cosa ha la sua possibilità. [...]
È così che lo stelo sottile e il grosso pilastro, la brutta donna o la bellissima Xi-shi, il grande e lo straordinario, l'astuzia e la mostruosità, si riassorbono tutti nell'unità del Tao. [...]
La comprensione conduce all'unità [...].
Compiere senza sapere perché, ecco il Tao.
***
Il Santo abbraccia il tutto; gli uomini discutono per far valere le proprie opinioni, Così, è stato detto: «Ogni discussione implica una visione parziale».
Il Tao supremo non ha nome; il discorso supremo non ha parole; la benevolenza suprema esclude qualsiasi benevolenza parziale; la purezza suprema è senza ostentazione; il coraggio supremo è privo di crudeltà.
Il Tao che appare non è più il Tao; la parola che distingue non giunge alla verità [...].
Il Santo [...] non è immerso nell'armonia cosmica? non abbandona ogni disordine e ogni oscurità? non disdegna gli onori del mondo? Gli uomini si affannano per questo o quell'ideale umano. Il Santo è ignorante e semplice. Partecipa della purezza dell'uomo, che contiene in potenza tutti i tempi e tutti gli esseri. [...]
È sul vuoto che si modella il Tao. Il vuoto è l'astinenza dello spirito. [...]
Dal vuoto dello spirito scaturisce la luce; lì si trova la quiete.
[...]
«Che cos'è la capacità integrale?» chiese il duca Ai.
«La morte e la vita, [rispose Zhong-ni] la durata e la distruzione, la miseria e la gloria, la povertà e la ricchezza, la saggezza e l'ignoranza, il rimprovero e la lode, la fame e la sete, il freddo e il caldo, queste sono le alterne vicende il cui corso costituisce il Destino. Si succedono come il giorno e la notte, senza che alcuna intelligenza umana possa stabilirne l'origine. Chiunque riesca a non lasciarsi influenzare da questi avvenimenti conserva intatta la propria anima. Conserva di giorno e di notte il proprio equilibrio, la propria disinvoltura, l'umore sereno. Benefico come la primavera, si adatta a tutti e a tutte le circostanze. Questi possiede la capacità integrale».
«Che cos'è la virtù invisibile» chiese il duca Ai.
«La superficie», rispose Zhong-ni «è la pienezza delle acque tranquille. Così può servire da modello a ogni cosa. Perché queste acque si mantengono sempre all'interno senza mai straripare fuori. La virtù è il mantenimento dell'armonia perfetta. [...]».
***
«I pesci nascono e vivono nell'acqua» disse Kong-zi «come gli uomini nascono e vivono nel Tao. [...] Coloro che nascono e vivono nel Tao non agiscono e raggiungono la serenità. Così è stato detto: 'I pesci si dimenticano gli uni degli altri nei fiumi e nei laghi, gli uomini nel Tao e nella sua disciplina'».
[...]
Il Santo non dirige gli uomini dall'esterno. Corregge dapprima se stesso, e così la sua influenza si estende. [...]
'Radice del cielo' passeggiava nel territorio della 'Grande luce'; giunse fino all'acqua profonda, dove incontrò 'Uomo senza nome'. Gli chiese: «Come si possono governare gli uomini?».
«Vattene, ignorante» rispose 'Uomo senza nome'. «La tua domanda è inopportuna. Io contemplo il segreto della creazione. quando la mia curiosità sarà soddisfatta, inforcherò l'uccello immenso per evadere dall'universo ed errare in libertà nel paese del nulla e dell'infinito. Come vuoi che m'interessi il governo degli uomini?».
'Radice del cielo' insistette.
«Pratica il distacco,» rispose 'Uomo senza nome' «concentrati nel silenzio, conformati alla natura degli esseri, sii senza egoismo. Allora gli uomini saranno in pace».
[...]
Lie-zi rimase convinto di non avere ancora imparato nulla dal suo maestro. Tornò a casa sua, e vi si rinchiuse per tre anni. Cucinava per sua moglie, badava ai maiali con altrettanta cura che se fossero stati uomini; si disinteressava degli affari del mondo.
Si applicava a ritrovare la semplicità e a conquistare l'indipendenza. Così, le vicende della vita non gli hanno impedito di conservare la sua unità originaria sino alla fine della sua esistenza.
  Il non-agire non nomina le cose
  Il non-agire trattiene i progetti
  Il non-agire semplifica le imprese
  Il non-agire guida l'intelligenza.
Colui che vede attraverso l'infinito raggiunge l'invisibile [...], abbandona ogni pregiudizio. Costui coglie l'unità dell'uomo perfetto e si serve del proprio spirito come di uno specchio: non scaccia né accoglie nessuno, risponde agli altri senza nascondere nulla, trionfa sugli esseri senza venirne ferito.
***
Dalle Tre Dinastie fino ai nostri giorni, la natura dell'uomo è incessantemente modificata da qualcosa di esteriore a se stessa. Così l'uomo volgare si sacrifica per il denaro, il letterato per la sua grande reputazione, il nobile per la gloria della sua famiglia, il Santo sacrifica se stesso per il mondo; e così tutti gli uomini le cui occupazioni e titoli sono differenti, sono simili nel ferire la propria natura e nel sacrificarsi per cose vane.
[...] Tutti gli uomini si sacrificano per qualcosa di esteriore a loro stessi: uno per la bontà e la giustizia, e viene chiamato gentiluomo; un altro per la fortuna e viene detto volgare. [...] Perché allora si stabilisce una distinzione fra il gentiluomo e l'uomo volgare?
[...] L'eccellenza non risiede nella bontà o nella giustizia, ma nelle qualità intrinseche di ciascuno di noi. Eccellente è chi conta soltanto sulla propria natura originaria e sulle proprie disposizioni innate. [...]
Lungi dal poter meritare Tao e virtù, io non oso tuttavia praticare gli atti di bontà e di giustizia che mi distinguono né peccare con gesti fuori misura e mostruosi che mi degradano.
I cavalli hanno zoccoli in grado di calcare il gelo e la neve; hanno un pelo che li protegge dal vento e dal freddo. Brucano l'erba, bevono l'acqua, alzano le zampe e saltano. Questa è la vera natura dei cavalli. Non sanno che farsene di maneggi o scuderie grandiose.
Un giorno apparve Bo-le e disse: «Conosco il modo di allevare i cavalli». Bruciò e attorciglio il loro pelo, limò e marchiò i loro zoccoli; li imbrigliò e li impastoiò, poi li legò in una scuderia dopo aver sparso sul pavimento lettiere di rami. Due o tre cavalli su dieci morirono. Fece loro soffrire la fame e la sete; li fece andare al trotto e al galoppo; li mise in fila e li disciplinò; torturò la loro bocca con il morso, e con la frusta li sferzò sulla groppa. Più della metà dei cavalli perirono.
[...]
A quell'epoca regnava la virtù perfetta, gli uomini camminavano pacificamente. I loro sguardi erano retti. [...]
Fu allora che apparvero i Santi. Si sforzarono per praticare la bontà e aspirarono alla giustizia e così il dubbio apparve sotto il cielo. [...]
Chi oserà scegliere la bontà e la giustizia, se non screditando il Tao e la virtù? [...] Rovinare il Tao e la virtù e sostituirli con la bontà e la giustizia, ecco il crimine del Santo.
Nella pianura i cavalli pascolano e si abbeverano: quando sono contenti si sfregano il collo l'un l'altro; quando sono nervosi si voltano e si sferrano calci. Altro non sanno fare.
Quando li ebbero soggiogati con un pezzo di legno e frenati con un frontale a mezza luna, i cavalli cominciarono ad assumere un che di infido e di losco. Allora impararono a schivare il giogo, a rompere le redini, a respingere il morso dai denti; allora uscirono da loro sogni. Così, i cavalli divennero astuti e cattivi. [...]
Nel tempo in cui regnava il sovrano He-xu, gli uomini stavano nelle loro case senza sapere quello che facevano. fuori, andavano senza sapere dove andavano. Quando si cibavano, erano contenti, poi, tamburellandosi la pancia piena, andavano a passeggio. [...]
Vennero i Santi, e dapprima piegarono e fiaccarono gli uomini con i riti e con la musica, per rendere corrette le loro abitudini, poi esaltarono la bontà e la giustizia per pacificare tutti i cuori sotto il cielo. Allora il popolo fu spinto alla passione del sapere e lottò per gli interessi materiali, senza che poi si potesse mettere un termine a questi mali: questo fu il crimine dei Santi.
***
La via suprema. La sua essenza è profonda e oscura, la sua vetta confusa e segreta. [...] Mantenete il vostro spirito nella quiete: il vostro corpo si perfezionerà da sé. Siate calmo e puro, non affaticate il vostro corpo, non agitate la vostra anima e vivrete a lungo. [...] Che il vostro spirito non conosca nulla [...].
Turbare la legge del cielo, contrariare i sentimenti degli esseri significa impedire alla natura di compiersi. [...]
Sciogliete il vostro cuore, lasciate andare il vostro spirito, annientate la vostra anima e i diversi esseri del mondo ritroveranno la loro radice comune. Chi ritrova la propria radice senza saperlo non si allontanerà dall'indistinzione primordiale, mentre chi prende coscienza della propria radice ne é definitivamente allontanato. [...] Non cercate di sapere quello che sono, e tutti gli esseri nasceranno del tutto naturalmente. [...]
L'uomo comune ama chi gli assomiglia e detesta chi è diverso da lui. Colui che ama la somiglianza e detesta la differenza vuole, a sua insaputa, essere al di sopra degli altri uomini del mondo. [...]
Un grand'uomo esercita la sua influenza sugli uomini come il corpo proietta la sua ombra e il rumore provoca gli echi. Se qualcuno lo interroga, risponde a ciò che gli viene chiesto. È l'uguale. Per regola di condotta non ha altra cosa se non il silenzio e l'imparzialità. Dietro la molteplicità dei fenomeni che vanno e vengono, ritrova l'infinito, dietro la comparsa e la scomparsa degli esseri, riconosce l'eternità. La sua persona si definisce attraverso l'identificazione con quanto è comune a tutti. Ciò che è comune a tutti non ha esistenza propria, e come potrebbe ciò che non ha esistenza propria possedere un'esistenza? [...] Coloro che sono considerati privi di esistenza, questi sono gli amici del cielo e della terra. [...]
Il Tao abbraccia e sostiene tutti gli esseri. Infinita è la sua grandezza! Il saggio deve fare il vuoto nel proprio spirito per comprenderlo [...]. Amare gli uomini ed essere benevolo verso gli esseri, ecco la bontà. Considerare come identiche le differenze, ecco la grandezza. Non mostrarsi né altezzoso né eccentrico, ecco la larghezza di spirito. Abbracciare la varietà delle differenze, ecco la ricchezza. Attenersi alla virtù, ecco la regola. È attraverso la virtù che si afferma la personalità dell'uomo. Chi in tutte le cose si conforma al Tao è armato contro i colpi della sorte. Chi non si lascia abbattere dal succedersi degli avvenimenti esterni, conserva l'integrità del proprio carattere.
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Chi perfeziona la propria natura ritorna alla virtù originaria. Chi raggiunge la propria virtù primitiva si identifica con l'origine dell'universo e, attraverso quella, con il vuoto. Il vuoto è grandezza. È simile all'uccello che canta spontaneamente e si identifica con l'universo. Quando si identifica perfettamente con l'universo, appare ignorante e oscuro. Raggiunge la virtù profonda e si inabissa nell'armonia universale.
[...] Dimentica le cose; dimentica il cielo; non dipendere dall'uomo. Possa tu essere chiamato colui che dimentica se stesso. Ecco ciò che si chiama aver raggiunto il cielo. [...]
La via del Santo [...] non sa dove va e la sua purezza è perfetta. [...] Se il mondo intero lo loda, egli non si esalta; se il mondo intero lo condanna, egli non si abbatte. [...]
L'uomo virtuoso [...] non pensa nulla quando è a casa sua; non riflette quando cammina. Non fa alcuna differenza tra bene e male. [...]
Le parole elevate non toccano il cuore dell'uomo comune. Le parole supreme non riescono a farsi udire: sono ostacolate dalle parole volgari. [...] In mezzo a un mondo che si perde, io solo cerco il vero cammino [...]. So anche che se volessi costringerlo, questo mondo, commetterei un errore in più. Meglio lasciarlo qual è, senza cercare di stimolarlo, e viverci in mezzo senza crucciarmi. [...]
Colui che conosce il cielo, comprende la santità [...] agisce da solo senza clamore e in tutta tranquillità. Non perché cerchi la tranquillità come un bene, ma perché nessuno, fra tutti gli esseri, può più commuovere il suo cuore. Quando l'acqua è tranquilla, può riflettere la barba e le sopracciglia, e la sua superficie è così ferma che può servire da livella al maestro carpentiere. Se la tranquillità dell'acqua permette di riflettere le cose, di che cosa non è capace quella dello spirito? Com'è tranquillo, lo spirito del Santo! È lo specchio dell'universo e di tutti gli esseri. Il vuoto, la tranquillità, il distacco, la non-curanza, il silenzio, il non-agire sono la livella dell'equilibrio dell'universo, la perfezione della via e della virtù. Per questo il sovrano, il re e il Santo sono sempre in pace. Questa pace conduce al vuoto, un vuoto che è pienezza, una pienezza che è totalità. Questo vuoto conferisce all'anima una tranquillità la quale fa sì che ogni azione compiuta sia efficace.
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La bontà e la giustizia sono soltanto locande di passaggio degli antichi sovrani [...]. L'uomo perfetto dell'Antichità passa per la bontà e sosta nella giustizia, ma gode della sua libertà, vive sobriamente e conserva così la propria indipendenza. Chi è veramente libero non agisce. Chi vive sobriamente è presto soddisfatto. Chi è indipendente non si dà facilmente. [...]
Chi si tortura lo spirito per elevare la propria condotta si allontana dal mondo e prende abitudini eccentriche, si fa un'alta opinione di sé e denigra gli altri; costui non ha che orgoglio. È solo un eremita dei monti e delle valli, un uomo che condanna il mondo. È questo l'ideale di coloro che aspirano a disseccarsi nell'ascesi e a gettarsi nell'abisso. [...]
Chi, amando la solitudine, va per laghi e stagni sempre in cerca di un angolo tranquillo per pescare con la canna, ha un solo scopo: non fare nulla. [...] Chi ha una condotta elevata pur senza torturarsi lo spirito, si perfeziona pur senza applicarsi alla bontà e alla giustizia, si mantiene nell'ozio pur senza vivere lungo i fiumi e presso il mare, raggiunge un'età avanzata pur senza estendere e contrarre il suo corpo [(riferimento a pratiche respiratorie e ginniche in uso presso certi taoisti)], dimentica tutto e possiede tutto. È pacifico e immenso. Riunisce in sé tutte le perfezioni del mondo. In lui risiede la via dell'universo e la virtù del Santo.
È stato detto: «Il distacco, il silenzio, il vuoto e il non-agire costituiscono l'equilibrio dell'universo e la sostanza della virtù».
È stato detto: «Il Santo tiene in pace il suo animo. La pace gli assicura l'equilibrio e la disinvoltura che gli consentono l'indifferenza, allontanano da lui le preoccupazioni, le pene e le influenze nefaste. Conserva l'integrità della propria virtù e del proprio spirito».
È stato detto: «Il Santo vive secondo l'azione del cielo [...]. Non si crea né felicità né infelicità. Non fa che rispondere a uno stimolo e non si muove se non quando è spinto. [...] Rifiutando l'intelligenza e l'intenzionalità, si conforma alla ragione naturale. [...] Vive come se galleggiasse; [...] non pensa né riflette; non fa progetti; illumina senza abbagliare; [...]il suo spirito è puro, la sua anima instancabile. Grazie al proprio vuoto e alla propria serenità, giunge alla virtù del cielo». [...]
Restare se stessi senza mai modificarsi conduce alla calma suprema. Non opporsi a nessuno, ecco il vuoto supremo; [...] non resistere a nulla, ecco la purezza suprema. [...]
È stato detto: «Rimanere puro,, senza mischiarsi, essere calmo e uno senza modificarsi, disinteressarsi delle cose e non agire, regolare la propria attività sul movimento del cielo, è questa l'arte di nutrire lo spirito». [...]
La purezza e la semplicità conservano lo spirito nel suo stato originario. [...]
Semplicità è ciò che esclude qualsiasi miscuglio, purezza è ciò che non corrompe l'anima. Chi possiede in sé purezza e semplicità è un uomo vero.
[...] Gli Antichi che coltivano il Tao nutrivano la loro intelligenza con la calma. Se in loro l'intelligenza non agiva più per se stessa, è perché nutrivano la calma con l'intelligenza. Se in loro intelligenza e calma si nutrivano reciprocamente, l'armonia e l'ordine sgorgavano dalla loro natura. La virtù è armonia [...]. La virtù nella quale nessuno è escluso è la bontà [...].
Se gli uomini comunicano tra loro grazie allo spirito individuale, non si può più conservare la pace. Perché così si addobba lo spirito con la lettera e lo si allarga con l'erudizione. Ma la lettera uccide lo spirito e l'erudizione lo annega. [...]
L'Antico che sapeva preservarsi non aggiungeva orpelli alla propria intelligenza con discorsi [...]. Prudentemente restava al proprio posto e ritrovava la propria natura. Perché agire? [...]
«Una grande intelligenza, che ha abbracciato il lontano e il vicino, non si sente umiliata dalla piccolezza né si inorgoglisce della grandezza, perché sa che ogni misura è infinita». [...]
Ho sentito dire: «L'uomo che raggiunge il Tao è ignorato dal mondo; l'uomo che possiede la virtù perfetta non ha successo [nel senso che nella forma non si eleva sugli altri]; il grand'uomo è senza io». Questa è la suprema rinuncia. [...]
Non vi aggrappate alle vostre idee; andreste contro il Tao. [...] Non legatevi nella vostra condotta a una sola cosa, sarebbe allontanarsi dal Tao. [...]
Siate come lo spazio infinito, che nulla divide né delimita e che abbraccia tutti gli esseri [...]. È quella che viene chiamata imparzialità.
[...] Non fondatevi su niente che sia definitivo perché, nelle trasformazioni del mondo, vuoto e pieno si alternano. [...]
«Voi mi chiedete quello che dovete fare e quello che non dovete fare? Ebbene, lasciatevi andare alle vostre trasformazioni naturali».
«Ma allora» chiese il signore del Fiume «che cosa c'è di così prezioso nel Tao?».
«Chi conosce il Tao» rispose Ruo del Mare del Nord «capisce necessariamente l'ordine dell'universo; chi capisce l'ordine dell'universo sa soppesare le circostanze; chi sa soppesare le circostanze sfugge al male che gli potrebbero causare le cose esteriori [...]».
***
Colui che comprende veramente il Destino non si preoccupa di ciò su cui la sua intelligenza non può incidere.
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Perché le occupazioni giornaliere meritano di venire abbandonate? Perché la vita merita di essere trascurata? Chi abbandona le proprie occupazioni non affatica più il suo corpo; chi trascura la propria vita non altera più la sua vitalità. [...]
Tutto ciò che ha un viso, una forma, un colore ed emette suoni è un essere. Questi esseri, come possono distinguersi uno dall'altro? Poiché non sono che forme, come può uno di loro sorpassare gli altri in qualcosa? Ma l'essere che giunge al senza-forma permane in ciò che è senza trasformazione. Se egli va fino in fondo, come potrebbe venire ostacolato da altri esseri? Ha colto la giusta misura, l'essenza nascosta, la fine e l'inizio di tutti gli esseri. Unifica la propria natura, nutre il proprio soffio, giunge alla virtù primitiva e può così comunicare con la creazione cosmica. Un tale uomo conserva l'integrità della sua natura celeste, la sua anima è senza incrinatura. Come potrebbero gli altri esseri penetrare in lui?
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Se la posta di una partita è una tegola, tutti i giocatori saranno abili; se è una fibbia di cintura, il giocatore risentirà un lieve spavento; se è un oggetto d'oro, sarà molto turbato. L'abilità del giocatore resta la stessa, ma la sua emozione proviene dall'attaccamento a un bene esteriore. Così, colui che si lega a un bene esteriore, interiormente sarà del tutto inabile.
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Zhong-ni ha detto: «Vivere ritirati senza esagerare con l'interiorità, vivere nel mondo senza esagerare con l'esteriorità, tenersi nel giusto mezzo, ecco le tre cose che permettono di arrivare al culmine della reputazione».
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L'artigiano Shui torniva oggetti così perfetti che sembravano disegnati con il compasso e la squadra; il suo dito seguiva la forma delle cose senza che la sua coscienza intervenisse. Giungeva a simile abilità perché la sua anima, concentrata, era libera da ogni ostacolo.
Far dimenticare l'esistenza dei piedi: è questo l'adattamento perfetto delle scarpe; far dimenticare l'esistenza delle reni: è questo l'adattamento perfetto della cintura; far dimenticare la distinzione tra il pro e il contro dà la misura dell'adattamento perfetto dello spirito umano; non subire alcun cambiamento interiore e non lasciarsi dirigere dal mondo esteriore è come adattarsi sempre e in ogni caso, è possedere una facoltà di adattamento dimentica di se stessa. [...]
L'uomo perfetto [...] non si preoccupa dei suoi orecchi né dei suoi occhi; passeggia senza scopo lontano dal mondo polveroso e trova la propria libertà nella pratica del non-agire. Ciò significa che agisce senza aspettarsi nulla, e guida gli uomini senza costringerli. Voi fate sfoggio del vostro sapere per abbagliare gli ignoranti; coltivate la vostra persona per mettere in risalto i difetti degli altri uomini; volete brillare.
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Solo chi usa il Tao e la sua virtù come veicoli per muoversi liberamente è al di sopra di tutto. Vive al di là della lode e del rimprovero [...] mai si ostina in pregiudizi [...]. Tratta da essere gli esseri, senza venirne schiacciato. [...]
Colui che possiede un popolo [si riferisce al governante] ha delle catene; colui che è posseduto dal suo popolo ha delle preoccupazioni. Per questa ragione Yao [mitico sovrano] non possedette mai il suo popolo né mai ne fu posseduto. Liberatevi dalle vostre catene, signore, sopprimete le vostre preoccupazioni, raggiungete l'immensità dove si passeggia da soli con il Tao.
Immaginate una barca carica che, mentre attraversa il fiume, venga urtata da un'altra barca vuota alla deriva; i marinai, anche se fossero gente irascibile, non andrebbero in collera. Ma se nella barca c'è un uomo grideranno perché si allontani. Se non dà loro ascolto, grideranno una seconda volta; se continua a non ascoltarli, inveiranno con ingiurie. In breve, la barca non eccita la collera se è vuota; la provoca solo quando è occupata. Così, chi potrà nuocere a colui che avrà saputo vuotarsi del proprio io? [...]
Colui [...] che sa rinunciare al proprio merito e alla propria fama [...], non fa nulla per brillare [...]. È così semplice e così ordinario che somiglia a un pazzo. Cancella la propria traccia e rinuncia al potere; [...] chi non biasima nessuno da nessuno è biasimato. L'uomo perfetto è sconosciuto al mondo. [...]
Tutti coloro che si uniscono solo per interesse, quando l'oppressione, la miseria, la disgrazia, la sciagura o il disastro li colpisce, si allontanano, mentre coloro che sono legati dalla natura si stringono ancora di più. [...] L'amicizia del saggio è insipida come l'acqua; l'amicizia dell'uomo volgare ha il sapore dolce del vino nuovo. L'insipidezza del saggio rafforza i suoi rapporti d'amicizia; con la sua dolcezza l'uomo volgare li rompe. Coloro che non sono uniti da ragioni d'interesse non hanno nessuna ragione di separarsi.
[...] Maestro Yang, recandosi nel paese di Song, passò la notte in un albergo. L'albergatore aveva due concubine, una bella, l'altra brutta. La brutta era amata, la bella no.
«Perché mai?» chiese maestro Yang.
«Perché» gli disse il garzone «la bella sa fin troppo di essere bella, e noi non notiamo più la sua bellezza, mentre la brutta sa d'esser brutta e noi non vediamo più la sua bruttezza».
«Ricordatelo, discepoli» disse maestro Yang. «Colui che compie buone azioni senza pensare alla sua bontà sarà amato dovunque».
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Come lo sgorgare di una sorgente non richiede all'acqua nessun artificio, così la virtù dell'uomo perfetto non richiede alcun perfezionamento. Tutti gli esseri gravitano intorno a lui senza che si perfezioni. [...]
«Per conoscere il Tao, non si deve né pensare né riflettere; per restare nel Tao non si deve adottare nessuna posizione, né applicarsi a nulla; per possedere il Tao, non si deve partire da nessuna parte, né seguire alcuna strada». [...]
Il Tao non lo si può ottenere, e la virtù non la si può raggiungere, mentre l'amore per gli uomini può essere praticato con l'azione volontaria, la giustizia può rendere parziali e il rito può generare l'ipocrisia. Per questo è stato detto: «Dopo che si è perduto il Tao, viene la virtù; dopo che si è perduta la virtù, viene l'amore per gli uomini; dopo che si è perduto l'amore per gli uomini, viene la giustizia; dopo che si è perduta la giustizia, viene il rito». [...] Per questo è stato detto: «Nel praticare il Tao si diminuisce il proprio agire di giorno in giorno; diminuendo e diminuendo ancora si giunge infine a non fare nulla. Se non si fa nulla non c'è nulla che non si faccia». [...]
Il cielo e la terra sono di una bellezza maestosa, ma non ne parlano; le quattro stagioni si succedono secondo una legge evidente, ma non ne discutono; a tutti gli esseri presiede un ordine costitutivo, ma essi non lo formulano. Il Santo va alle sorgenti della bellezza del cielo e della terra e penetra l'ordine costitutivo di tutti gli esseri. Se l'uomo perfetto non agisce, se il Santo per eccellenza non inventa, è perché entrambi osservano l'azione del cielo e della terra. [...]
L'apparizione del Tao non lascia traccia. [...]
Ma l'erudizione non permette necessariamente di conoscerlo né il ragionamento di chiarirlo; così il Santo li condanna entrambi. [...]
Adattarsi alle cose armonizzandole, ecco la virtù; accordarsi alle cose sposandole, ecco il Tao. [...]
Il senza-forma va verso la forma, poi la forma va verso il senza-forma [è il ciclo della nascita e della morte]; tutti lo sanno, non c'è bisogno di sforzarsi per rendersene conto; tutti ne discutono, ma non c'è bisogno di discuterne per arrivarvi, anzi, la discussione impedisce di arrivarvi. [...] La discussione è inferiore al silenzio. [...]
Dong-guo-zi domandò a Zhuang-zi: «Dov'è ciò che chiamate il Tao?».
«Ovunque» disse Zhuang-zi.
«Bisogna localizzarlo» riprese Dong-guo-zi.
«In questa formica» disse Zhuang-zi.
«E più in basso?».
«In questo filo d'erba».
«E più in basso?».
«In questa tegola».
«E più in basso ancora?».
«In questo letame» disse Zhuang-zi.
Dong-guo-zi non aggiunse altro.
Zhuang-zi gli disse: «Le vostre domande non giungono davvero al fondo del problema. [...] Non fatevi domande troppo precise. Così non vi lascerete sfuggire nulla, poiché tale è il Tao supremo e tali sono le sue grandi designazioni: totale, universale e completo. [...]
Colui che ha visto intimamente il palazzo del Nulla e con il discorso ha abbracciato la totalità non conosce forse l'infinito? Colui che ha praticato intimamente il non-agire è tranquillo come la baia, silenzioso come il deserto, pacato come la melodia. Vuotiamo la nostra ambizione: andiamo senza sapere dove arriviamo; torniamo senza sapere dove ci fermiamo; partiamo e torniamo senza sapere dov'è la nostra meta. Errando nell'infinito, una grande intelligenza non ne conosce i limiti. [...]».
Yan Yuan chiese a Zhong-ni: «Vi ho sentito enunciare l'affermazione seguente: 'Non bisogna accogliere nulla né rifiutare nulla'. Vi prego di spigarmi».
Zhong-ni gli disse: «Gli Antichi si trasformavano all'esterno senza trasformarsi all'interno. [...] Chi si trasforma per adattarsi a tutte le variazioni degli esseri esteriori deve identificarsi con ciò che non si trasforma. Tranquillamente si trasforma, ma altrettanto tranquillamente non si trasforma; tranquillamente entra in contatto con alcuni esseri, ma senza mai esagerare».
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«Ecco le regole per prendersi cura della propria vita» disse Lao-zi. «Riuscite ad abbracciare l'unità? a non perderla mai? [...] a fermarvi in tempo? a ritrarvi quando è necessario? [...] a conservare libero il vostro spirito? a restare semplice? a tornare allo stato della prima infanzia? Il neonato vagisce tutto il giorno senza diventare rauco, così perfetta è l'armonia della sua costituzione. Per tutto il giorno stringe le mani senza fare sforzi, perché partecipa dell'energia primigenia. [...] Cammina senza sapere dove va e se ne sta tranquillo senza sapere quello che fa. Si piega a tutte le cose e ne segue le fluttuazioni. Ecco le regole per prendersi cura della propria vita».
«La pratica di queste regole è la virtù dell'uomo perfetto?» chiese Nan-rong Chu.
«Certamente no» rispose Lao-zi. «La pratica delle regole rappresenta solo il disgelo durante il quale l'uomo si sbarazza dei suoi pregiudizi. L'uomo perfetto divide con gli altri il cibo della terra; divide con gli altri la gioia del cielo, ma non si lascia turbare dagli uomini né dalle cose e da ciò che contengono di utile o di nocivo. Egli non prende parte alle loro bizzarrie; non si immischia in alcun progetto umano [...]. Va liberamente e torna in assoluta semplicità. [...]».
«Quello che avete appena detto rappresenta dunque la perfezione suprema?» chiese Nan-rong Chu.
«Non ancora» proseguì Lao-zi. «Ho detto: riuscite a tornare bambino? Egli si muove senza sapere quello che fa e cammina senza sapere dove va. Che il vostro corpo sia simile a un ramo di albero secco! Che il vostro spirito sia simile alla cenere spenta! Così non sarete visitato né dall'infelicità né dalla felicità [...]».
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Adattatevi agli esseri nel vostro comportamento esteriore, abbiate uno spirito non prevenuto; vegliate sulla vostra interiorità e così penetrerete gli altri. [...]
Colui che non agisce secondo la propria sincerità interiore agisce sempre a sproposito. Le sue azioni non si imprimono nella sua anima, perché ciascuna di esse rappresenta una sconfitta interiore. [...]
Coloro che mirano alla propria perfezione interiore agiscono senza lasciare nome; [...] coloro che mirano alla ricompensa sono solo dei mercanti. [...]
Il Tao circola e produce la differenziazione: la nascita e la distruzione. [...] Quiete è considerare ciò che ha una forma alla stregua di ciò che è senza forma. [...]
La porta del cielo è il non-essere da dove sorgono tutti gli esseri del mondo. L'essere, infatti, non può trarre il suo essere dall'essere; nasce necessariamente dal non-essere. Il non-essere è di per se stesso, lì risiede il tesoro del Santo.
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Se non pensa e non riflette il pensatore non sarà felice; se non dialoga e non persuade, il sofista non sarà felice; se non critica e non inveisce il caposquadra non sarà felice. Gli uni e gli altri sono prigionieri delle cose che sono loro esteriori.
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Ciò che il Tao racchiude, la virtù dell'uomo non può comprenderlo; ciò che l'intelligenza non conosce, il discorso dell'uomo non può illustrarlo. La denominazione [...] è sempre destinata alla catastrofe. [...]
Il Santo [...] fa del bene a tutti gli esseri senza che nessuno lo conosca. Colui che è vissuto senza cariche, che non ha avuto onori postumi, che non ha fatto fortuna, né è diventato celebre, questi è un grand'uomo.
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Un uomo ispirato odia che intorno a sé si formi un assembramento. [...] Per questo, egli non si avvicina troppo alle persone, ma evita anche di allontanarsene troppo. Conserva la sua virtù, mantiene il suo equilibrio e si adatta agli uomini. Questi è chiamato l'uomo perfetto. [...]
Yi Jie [...] non ascolta la propria anima ed è compiacente con i ricchi e i dignitari. Contribuisce più a diminuire la virtù che ad accrescerla. [...]
Il Santo comprende l'intrico del mondo e abbraccia l'universo senza sapere perché. Questo è il manifestarsi della sua natura. Egli agisce seguendo le sue doti e prende il cielo a maestro. Sono gli altri ad accorgersene, e a chiamarlo santo. [...]
Chi è bello per natura ignora la propria bellezza. [...] Sembra che si accorge della sua bellezza come se non se ne accorgesse affatto [...]. Così, la sua bellezza continua a piacere agli uomini ed essi l'amano sempre: tale è il manifestarsi naturale della bellezza.
Il Santo che ama gli uomini ignora il proprio amore [...]. Così, egli non cessa di amare gli uomini ed essi hanno sempre fiducia in lui. È questo il manifestarsi naturale della santità.
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Tutti rispettano ciò che la loro intelligenza conosce, ma nessuno si accorge che ciò che conosce riposa su ciò che la sua intelligenza non può conoscere. Non è forse questo il grande dubbio? Basta! Basta! Non c'è via di scampo! Dov'è la verità?