"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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sabato 29 marzo 2014

René Guénon, Scritti sull’esoterismo islamico e il Taoismo - Cap. VII - La chirologia nell’esoterismo islamico

René Guénon
Scritti sull’esoterismo islamico e il Taoismo

Cap. VII - La chirologia nell’esoterismo islamico[1]

Abbiamo avuto spesso occasione di far rilevare sino a che punto la concezione delle «scienze tradizionali» sia, in tempi moderni, divenuta estranea agli Occidentali, e quanto sia difficile per loro comprenderne la vera natura.
Un recente esempio di questa incomprensione è offerto da un saggio dedicato a Mohyiddîn ibn Arabî: l’autore si stupisce di trovare nelle opere del maestro, accanto alla dottrina puramente spirituale, numerose considerazioni sull’astrologia, sulla scienza delle lettere e dei numeri, sulla geometria simbolica e su molti altri argomenti dello stesso genere, che gli paiono privi di qualsiasi legame con quella dottrina.
Troviamo peraltro in questo saggio un duplice errore, dato che la parte propriamente spirituale dell’insegnamento di Mohyiddîn viene presentata come «mistica», laddove è essenzialmente metafisica e iniziatica; se si trattasse di «mistica», essa non potrebbe in effetti avere alcun rapporto con le scienze, di qualsiasi genere siano. Al contrario, dal momento che in realtà si tratta di una dottrina metafisica, queste scienze tradizionali, delle quali peraltro lo stesso autore disconosce totalmente il valore, secondo il solito pregiudizio moderno, discendono normalmente da essa come applicazioni, nello stesso modo in cui le conseguenze discendono dal principio, e a questo titolo esse, lungi dal rappresentare elementi in qualche modo avventizi ed eterogenei, fanno parte integrante del tasawwuf, cioè dell’insieme delle conoscenze iniziatiche. 
Oggi, per la maggior parte, queste scienze tradizionali sono per gli Occidentali completamente perdute, e delle restanti essi non conoscono che frammenti più o meno informi, spesso degenerati al punto da aver preso il carattere di ricette empiriche o di semplici «arti divinatorie», evidentemente sprovviste di ogni valore dottrinale. Per far comprendere con un esempio quanto tale modo di considerarle sia lontano dalla realtà, daremo qui alcune indicazioni su che cosa sia, nell’esoterismo islamico, la chirologia (ilm el-kaff), la quale del resto costituisce solo una delle numerose ramificazioni di ciò che possiamo chiamare, in mancanza di un termine migliore, la «fisiognomonia», sebbene tale parola non renda esattamente l’estensione del termine arabo che designa l’insieme di queste conoscenze (ilm el-firâsah).
La chirologia, per strano che ciò possa sembrare a chi non abbia alcuna nozione di queste cose, si riallaccia direttamente, nella sua versione islamica, alla scienza dei nomi divini: la disposizione delle linee principali traccia nella mano sinistra il numero 81 e nella mano destra il numero 18, cioè in totale 99, il numero dei nomi attributivi (sifâtiyyah). Quanto al nome di Allâh, esso è formato dalle dita, nel modo seguente: il dito mignolo corrisponde all’alif, l’anulare alla prima lâm, il medio e l’indice alla seconda lâm, che è doppia, e il pollice alla (che, di regola, deve essere tracciata nella sua forma «aperta»); e in ciò sta la ragione principale dell’uso della mano come simbolo, così diffuso in tutti i paesi islamici (una ragione secondaria è collegata al numero 5, da cui il nome di khoms dato talvolta a questa mano simbolica). Si può così comprendere il significato di questo passo del Sifr Seyyidnâ Ayyûb (Giobbe, 37, 7): «Egli pone un sigillo (khâtam) nella mano di ogni uomo, affinché tutti possano riconoscere la Sua opera»; e aggiungeremo che ciò è in rapporto al ruolo essenziale della mano nei riti di benedizione e di consacrazione.
D’altro canto, è generalmente nota la corrispondenza delle diverse parti della mano con i pianeti (kawâkib), che la stessa chiromanzia occidentale ha mantenuto, ma in maniera tale da non potervi quasi più scorgere altro che delle specie di designazioni convenzionali, laddove, in realtà, tale corrispondenza stabilisce un nesso effettivo tra la chirologia e l’astrologia. Inoltre, a ciascuno dei sette cieli planetari presiede uno dei profeti principali, che ne è il «Polo» (el-Qutb); e le qualità e le scienze specificamente collegate a ciascuno di questi profeti sono in rapporto con l’influenza astrale corrispondente. La lista dei sette Aqtâb celesti è la seguente:
Cielo della Luna (el-Qamar): Seyyidnâ Âdam
Cielo di Mercurio (el-Utârid): Seyyidnâ Îsâ
Cielo di Venere (ez-Zohrah): Seyyidnâ Yûsuf
Cielo del Sole (esh-Shams): Seyyidnâ Idrîs
Cielo di Marte (el-Mirrîkh): Seyyidnâ Dâwûd
Cielo di Giove (el-Barjîs): Seyyidnâ Mûsâ
Cielo di Saturno (el-Kaywân): Seyyidnâ Ibrâhîm.
A Seyyidnâ Âdam è associata la coltivazione della terra (cfr. Genesi, 2, 15: «Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse»); a Seyyidnâ Îsâ le conoscenze di ordine puramente spirituale; a Seyyidnâ Yûsuf la bellezza e le arti; a Seyyidnâ Idrîs le scienze «intermedie», cioè quelle di ordine cosmologico e psichico; a Seyyidnâ Dâwûd il governo; a Seyyidnâ Mûsâ, al quale è inseparabilmente associato il fratello Seyyidnâ Hârûn, le cose della religione sotto il duplice aspetto della legislazione e del culto; a Seyyidnâ Ibrâhîm la fede (la cui corrispondenza con il settimo cielo deve essere collegata a ciò che ricordavamo, nel parlare di Dante, a proposito della sua collocazione sul più alto dei sette gradini della scala iniziatica).
Inoltre, intorno a questi profeti maggiori sono raccolti, nei sette cieli planetari, gli altri profeti conosciuti (cioè quelli nominati nel Corano, che sono 25) e sconosciuti (ossia tutti gli altri, dato che secondo la tradizione il numero dei profeti è 124.000).
I 99 nomi che esprimono gli attributi divini sono anch’essi suddivisi secondo questo settenario: 15 per il cielo del Sole, in ragione della sua posizione centrale, e 14 per ciascuno degli altri sei cieli (15+6´14=99). L’esame dei segni che si trovano sulla parte della mano che corrisponde a ciascuno dei pianeti mostra in quale proporzione (s/14 ovvero s/15) il soggetto possiede le qualità che vi si riferiscono; tale proporzione corrisponde a sua volta a un egual numero (s) di nomi divini presi fra quelli che appartengono al cielo planetario considerato; e questi nomi possono venire poi determinati attraverso un calcolo peraltro molto lungo e complicato.
Aggiungiamo che nella zona del polso, al di là della mano propriamente detta, è localizzata la corrispondenza con i due cieli più alti, il cielo delle stelle fisse e il cielo empireo, che, sommati ai sette cieli planetari, danno come totale il numero 9.
Oltre a ciò, nelle varie parti della mano trovano posto i dodici segni dello zodiaco (burûj), collegati ai pianeti di cui sono i rispettivi domicili (uno per il Sole e la Luna, due per ciascuno degli altri cinque pianeti), e anche le sedici figure della geomanzia (ilm er-raml), poiché tutte le scienze tradizionali sono strettamente legate fra loro.
L’esame della mano sinistra mostra la «natura» (et-tabîah) del soggetto, cioè l’insieme delle tendenze, disposizioni o attitudini che costituiscono in certo qual modo i suoi caratteri innati. L’esame della mano destra fa conoscere i caratteri acquisiti (el-istiksâb), i quali però si modificano continuamente, in modo tale che, per uno studio approfondito, l’esame deve essere ripetuto ogni quattro mesi. Tale periodo di quattro mesi costituisce infatti un ciclo completo, nel senso che esso comporta il ritorno a un segno zodiacale corrispondente allo stesso elemento del segno zodiacale di partenza; si sa che la corrispondenza con gli elementi viene stabilita nel seguente ordine: fuoco (nâr), terra (turâb), aria (hawâ), acqua (). È dunque un errore pensare, come alcuni hanno fatto, che il periodo suddetto debba essere soltanto di tre mesi, dato che il periodo di tre mesi corrisponde solo a una stagione, cioè a una parte del ciclo annuale, e non è in se stesso un ciclo completo.
Queste indicazioni, per quanto sommarie, mostreranno come una scienza tradizionale regolarmente costituita si riallaccia ai principi di ordine dottrinale e ne dipende interamente; e al tempo stesso faranno comprendere ciò che noi abbiamo già detto più volte, che una scienza di questo tipo è strettamente legata a una forma tradizionale specifica, in modo tale da risultare del tutto inutilizzabile al di fuori della civiltà per la quale è stata costituita in quella forma. Qui, per esempio, le considerazioni relative ai nomi divini e ai profeti, sulle quali appunto si fonda tutto il resto, sarebbero inapplicabili al di fuori del mondo islamico, così come, per prendere un altro esempio, il calcolo onomantico, usato per se stesso oppure come elemento che concorre alla stesura dell’oroscopo secondo certi metodi astrologici, può valere soltanto per i nomi arabi, le cui lettere possiedono valori numerici determinati. Nell’ambito delle applicazioni contingenti, esiste sempre un problema di adattamento che rende impossibile trasferire tali scienze così come sono da una forma tradizionale a un’altra; e questa è senza dubbio una delle ragioni principali della difficoltà che trovano a comprenderle coloro i quali, come gli Occidentali moderni, non hanno nella propria civiltà nulla di equivalente.[2]
Mesr, 18 dhû’l-qadah 1350 H.
(Mawlid Seyyid Alî el-Bayûmi) 



[1] «Le Voile d’Isis», maggio 1932, pp. 289-95. 
[2] I dati che sono serviti di base a queste note sono stati ricavati dai trattati inediti dello Sheykh Seyyid Alî Nûreddîn el-Bayûmi, fondatore della tarîqah che porta il suo nome (bayûmiyyah); attualmente questi manoscritti si trovano ancora in possesso dei suoi discendenti diretti.

1 commento:

  1. Un'opera fondamentale per dipanare tutti i dubbi "moderni" su una forma tradizionale come l'Islam

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