"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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giovedì 27 marzo 2014

René Guénon, Scritti sull’esoterismo islamico e il Taoismo - Cap. VI - Nota sull’angelologia dell’alfabeto arabo

René Guénon
Scritti sull’esoterismo islamico e il Taoismo

Cap. VI - Nota sull’angelologia dell’alfabeto arabo[1]


Il «Trono» divino che circonda tutti i mondi (el-Arsh el-muhît) è rappresentato, come è facile capire, da una figura circolare; al centro è er-Rûh, come abbiamo spiegato altrove, e il «Trono» è sostenuto da otto angeli posti sulla circonferenza, i primi quattro ai quattro punti cardinali, e gli altri quattro ai quattro punti intermedi. I nomi di questi otto angeli sono formati da altrettanti gruppi di lettere prese seguendo l’ordine dei loro valori numerici, in modo tale che l’insieme di questi nomi comprende la totalità delle lettere dell’alfabeto.

Sarà il caso di osservare che si tratta naturalmente dell’alfabeto di 28 lettere; ma si dice che l’alfabeto arabo avesse all’inizio soltanto 22 lettere, perfettamente corrispondenti a quelle dell’alfabeto ebraico; da ciò la distinzione che viene fatta tra il piccolo jafr, che usa soltanto queste 22 lettere, e il grande jafr, che ne utilizza 28, attribuendo a tutte un valore numerico distinto. D’altronde si può dire che le 28 (2+8=10) sono contenute nelle 22 (2+2=4) come 10 è contenuto in 4, secondo la formula della Tetraktys pitagorica: 1+2+3+4=10;[2] e, in realtà, le sei lettere supplementari sono soltanto modificazioni di altrettante lettere primitive, dalle quali sono formate per mezzo della semplice aggiunta di un punto, e nelle quali si ritrasformano subito con la soppressione di tale punto. Queste sei lettere supplementari compongono gli ultimi due degli otto gruppi di cui si è parlato sopra; è evidente che, se non le si considerasse lettere a sé stanti, tali gruppi ne risulterebbero modificati, o nel numero o nella composizione. Di conseguenza, il passaggio dall’alfabeto di 22 lettere a quello di 28 dovette necessariamente comportare un cambiamento nei nomi angelici di cui stiamo trattando, dunque nelle «entità» che questi nomi designano; ma, per quanto strano ciò possa sembrare a qualcuno, è in realtà normale che sia così, giacché tutte le modificazioni delle forme tradizionali, e particolarmente quelle che toccano la costituzione delle loro lingue sacre, devono avere effettivamente i loro «archetipi» nel mondo celeste.
Ciò detto, la distribuzione delle lettere e dei nomi è la seguente:

Ai quattro punti cardinali:

A est: A B J a D[3]

A ovest: H a W a Z

A nord: H a T a Y

A sud: K a L M a N

Ai quattro punti intermedi:

A nord-est: S a A F a S

A nord-ovest: Q a R Sh a T

A sud-est: Th a Kh a Dh

A sud-ovest: D a Z a Gh.

Si osserverà che ciascuno di questi due insiemi di quattro nomi contiene esattamente la metà dell’alfabeto, cioè 14 lettere ripartite nel modo seguente:

Nella prima metà:

4+3+3+4=14

Nella seconda metà:

4+4+3+3=14.

I valori numerici degli otto nomi, formati dalla somma dei valori delle singole lettere, sono, prendendoli naturalmente nel medesimo ordine:

1+2+3+4=10

5+6+7=18

8+9+10=27

20+30+40+50=140

60+70+80+90=300

100+200+300+400=1000

500+600+700=1800

800+900+1000=2700.

I valori degli ultimi tre nomi sono uguali a quelli dei primi tre moltiplicati per cento, ciò che del resto risulta evidente se si considera che i primi tre contengono i numeri da 1 a 10 e gli ultimi tre le centinaia da 100 a 1000; gli uni e le altre trovandovisi egualmente ripartiti secondo la scansione 4+3+3.

Il valore della prima metà dell’alfabeto è la somma dei valori dei primi quattro nomi:

10+18+27+140=195.

Similmente, il valore della seconda metà è la somma di quelli degli ultimi quattro nomi:

300+1000+1800+2700=5800.

Infine, il valore totale dell’intero alfabeto è:

195+5800=5995.

Il numero 5995 è notevole per la sua simmetria: la parte centrale è 99, numero dei nomi «attributivi» di Allâh; le cifre esterne formano 55, somma dei primi dieci numeri, ove del resto il denario riappare diviso in due parti uguali (5+5=10); inoltre, 5+5=10 e 9+9=18 sono i valori numerici dei due primi nomi.

Ci si può meglio rendere conto di come si giunge al numero 5995 ripartendo le lettere dell’alfabeto in un altro modo, in tre serie di nove lettere più una lettera isolata: la somma dei primi nove numeri è 45, valore numerico del nome Âdam (1+4+40=45, cioè, dal punto di vista della gerarchia esoterica, el-Qutb el-Ghawth al centro, i quattro Awtâd ai quattro punti cardinali, e i quaranta Anjâb sulla circonferenza); la somma delle decine, da 10 a 90, è 45´10, e quella delle centinaia, da 100 a 900, 45´100; l’insieme delle somme di queste tre serie novenarie è dunque il prodotto di 45 per 111, il numero «polare», ossia quello dell’alif «sviluppata»: 45´111=4995; occorre poi aggiungervi il numero dell’ultima lettera, 1000, unità di quarto grado che chiude l’alfabeto come l’unità di primo grado lo inizia, e così si ottiene infine 5995.

Per concludere, la somma delle cifre di questo numero è 5+9+9+5=28, cioè proprio il numero delle lettere dell’alfabeto di cui rappresenta il valore globale.

Si potrebbero certamente svolgere ancora molte altre considerazioni a partire da tali dati, ma queste scarne indicazioni basteranno perché ci si possa perlomeno fare un’idea di alcuni dei procedimenti della scienza delle lettere e dei numeri nella tradizione islamica.


[1] «Études Traditionnelles», VIII-IX, 1938, pp. 324-27. 
[2] Si veda La Tétraktys et le carré de quatre, in «Études Traditionnelles», aprile 1927 [trad. it. in Simboli della Scienza sacra, cit., pp. 99-103]. 
[3] Ovviamente l’alif e la si trovano qui, come tutte le altre lettere dell’alfabeto, nel posto che loro compete numericamente. Le considerazioni simboliche su queste due lettere da noi esposte altrove e che attribuiscono loro un ruolo più speciale, qui non intervengono in alcun modo.

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