"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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martedì 23 giugno 2015

Ibn 'Arabi, Del rinnovamento della creazione in ogni istante - (Al-Futûhâtu-l-Makkiyyah cap. 334)

Ibn 'Arabi
Del rinnovamento della creazione in ogni istante
(Al-Futûhâtu-l-Makkiyyah cap. 334)
 
Sappi che l'idea di un «rinnovamento dell’annientato» [tajdîd al-ma’dûm] non è applicabile che all’«annientamento relativo» (ma’dûm idâfî) per esempio, l’«annientamento» di Zayd nella casa presso la quale ritorna dopo essere stato assente significa semplicemente che non era presente (ma’dûm) perché si trovava (wujûd) al mercato.
L'Onnipotente ha detto su questo soggetto: «Non giunse loro alcun Monito nuovo (muhdath), da parte del loro Signore»  (Cor 21:2) perché un tale richiamo non è «nuovo» che per loro, e non nella sua essenza[‘aynu-Hu]. La questione si pone piuttosto per gli elementi accidentali (a’râd): sono essi stessi che ritornano  dopo essere scomparsi o si tratta unicamente di elementi simili? La ragione umana [an-nadhar al-‘aqlî] può ammettere la possibilità di una tale «ritorno». Prendiamo l'esempio di un movimento: colui che l’esercita può fermarsi in modo che l’oggetto in movimento s’immobilizzi. Può accadere, quindi, che questo stesso oggetto venga rimesso in moto e che questo secondo movimento sia considerato (dalla ragione) come l’«essenza» (vale a dire, «ripresa») del «primo»[1] nuovamente portato all’esistenza da Dio [awjadahâ-l-Haqq] dopo la sua cessazione, o dopo il tempo della sua cessazione, creandolo (al bisogno) in un altro supporto «motore». La ragione può considerare che vi è qui un «rinnovamento» (tajdîd) dell'esistenza di questo movimento e che questo è qualificato dall’esistenza ad una o più riprese; ma non può essere così per lo svelamento intuitivo per la ragione dell’ampiezza (inerente alla Onnipotenza) divina  (ittisâ’)[2]. Nulla è mai «ripetuto» veramente; tutto è una «nuova creazione»[3], non un rinnovamento. Quando si applica il termine «rinnovamento» a ciò che è in realtà «nuova», la forza della somiglianza (della creazione «nuova» con la creazione «prima») rende difficile distinguere e separare uno e l’altro. Immaginiamo allora che questo sia possibile per la ragione umana, che si tratti  dell'essenza di ciò che è stato «annientato» e che Dio ne avesse rinnovato l'esistenza [jaddada-l-Haqq ‘alayhi-l-wujûd]. Eppure, noi chiamiamo (in arabo) notte e giorno i «due nuovi» (al-jadîdân)  e non i due che sono stati «rinnovati», perché il sabato non è domenica; e non è sabato della settimana successiva, né del mese, né dell'anno prossimo. L'unità contenuta nel numero undici, composto da dieci e uno, non è l'unità che appare all'inizio della serie di numeri interi, così comels decina complementare non è quella che figura alla sua fine.
Quando appare il numero composto, si tratta di un’unità «simile» alla prima unità e di una decina «simile» alla prima decina. Il numero composto mostra una realtà essenziale (haqîqa) unica che è in questo caso la «qualità di undici»[4]. Analogamente, l'unità nei numeri venti e uno, renta e uno e altri numeri composti non è la stessa di un numero e l’altro, non è la  semplice unità combinata con l’ordine di decine. Gli numeri undici, venti e uni, cento uno, mille uno - e qualsiasi numero a cui si aggiunge l’unità in questo modo - non sono numeri composti da due elementi, ma sono un’essenza unica, una realtà principiale unica. Comprendi bene questo, perché si tratta di una senza utile nel dominio metafisico (al-ilâhiyyât), soprattutto quando si tratta di nomi e di attributi [as-sifât] che riguardano l'Essenza [adh-dhât], perché ciò che si comprende sono tale aspetto non è la stessa cosa cje si comprende sotto altro aspetto (anche se si tratta di un’Essenza unica). Da questo si può capire «Chi» si rivela (in realtà) a te in ogni manifestazione teofanica. È per questo che certi Iniziati detentori del «gusto spirituale» [at-tâ’ifah min ahli-l-adhwâq] dichiarano che «Allah non si manifesta [tajallâ] in una forma unica, né due volte (in successione), né a due persone differenti (contemporaneamente)» perché «Egli è ciascun giorno…» tra i giorni dei Suoi respiri che sono i più corti di tutti i giorni[5] (occupato) in qualche opera» (Cor. 55:29 ); o piuttosto Egli è nelle Sue opere stesse, a dispetto della loro molteplicità. Chi conosce l’«ampiezza» (sa't) di Allah conosce anche l'estensione della Sua misericordia. Non la sottommette ad alcuna restrizione; non riduce la sua applicazione a tale essere esistenziato a detrimento di un altro[6].
 
[Ibn 'Arabi, Futûhât cap. 334 Fî ma’rifat manzil tajdîd al-ma’dûm wa huwa mina-l-hadrah al-musawiyah, «Della conoscenza della Dimora del «rinnovamento dell’annientato» che fa parte della presenza di Mosé». Estratto corrispondente al primo paragrafo, dopo la poesia introduttiva, tradotto e annotato da Charles-André Gilis nel Cap.II di Qâf et les mystères du Coran Glorieux, p. 20-23. Ciò che è in parentesi quadre [...] non è parte della traduzione originale ma a cura del blog: http://esprit-universel.over-blog.com/]



[1] Per esempio se è prodotto per realizzare lo stesso scopo.

[2] Parola della stessa radice di wâsi’.

[3] Khalq jadîd (espressione coranica).

[4] Per questo numero non esiste termine simile a quelli della dualità per il numero 2 e la triplicità per il numero 3.

[5] Allusione alla dottrina della «respirazione del Misericordioso» (nafas ar-Rahmân).


[6] Poiché si tratta all’occorrenza di rinnovamento della creazione nella sua interezza.

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