"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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mercoledì 15 aprile 2015

Arthur Avalon, La ghirlanda delle lettere - Capitolo I - Vak o la parola

Arthur Avalon 
La ghirlanda delle lettere 

Studi sui Mantra-Shastra 

Capitolo I - Vak o la parola 

La parola vak (in Latino Vox) deriva dalla radice Vach che significa“Parlare”. Il nome femminile Vak pertanto significa letteralmente sia voce sia suono, anche nel caso in cui il suono sia un rumore emesso da oggetti inanimati. Ha perciò lo stesso significato dell'altro termine utilizzato in sanscrito per indicare un suono: Shabda. Quest'ultimo termine spesso è usato in correlazione alla parola Artha che è l’oggetto indicato dal suono, mentre Pratyaya è l'apprendimento mentale che avviene tutte le volte in cui la mente ritiene l’immagine di un oggetto (fisico o psichico) e l'associa ad un determinato suono o parola.

SHABDA = SUONO
ARTHA = OGGETTO
PRATYAYA = ASSOCIAZIONE MENTALE TRA UN DETERMINATO SUONO O PAROLA ED UN OGGETTO.
Tutto questo succede sempre su tre diversi livelli di profondità:
PARA = SUPREMO O CAUSALE. COMPRENSIBILE ALLA MENTE COME "VOLONTÀ DIVINA",
SUKSHMA = SOTTILE, RELATIVO ALLO STATO DI SOGNO O AL PIANO MENTALE DEL SINGOLO INDIVIDUO.
STHULA= GROSSOLANO. IL MONDO FISICO DEGLI OGGETTI E DEI SUONI MATERIALI.
Nei testi, quando ci si riferisce a
1. Para-Vak s'intende quello Stress Causale (Causa Prima) che, in termini di Pratyaya, è l'ideazione cosmica, l'immaginazione creativa o manifestazione d'Ishwara: questa è la “parola divina”. E' "Vak".
Vak è anche un effetto, sottile o grossolano:
2. Pashyanti-Vak è Vak che si produce come Ikshana (Colei che vede), e si manifesta, come sukshma (sottile)
3. Madhyama-Vak, o shabda di Hiranya-garbha, sono le matrika dello shabda come esistono nell’uomo prima della loro manifestazione grossolana come lettere (varna)
4. Vaikhari-Vak è il discorso parlato.
Nel Rgveda, Sarasvati (V. 43 II) è chiamata Paviravi o figlia del Lampo, ossia, “del grande Vajra, colui che sostiene i mondi”. Il discorso parlato è manifestato nel mondo della materia dal suono fisico o Dhvani prodotto dagli organi vocali sull'aria circostante dallo sforzo del parlare.
Nel Brahman trascendente ed inerte (Paramātma) o Paramashiva non ci sono né Shabda, né Artha e nemmeno Pratyaya, di conseguenza che non ci si trovano né nome (Nama) né forma (Rupa). In questa Calma Infinita sorge quel “punto di stress metafisico” detto Bindu o Ghanibhuta Shakti che si produrrà come le forze multiple dell'universo. questa “energizzazione” è la causa degli Jivatma (degli io che vivono l'illusione della separazione) e, per i Jivatma, è l'esperienza del mondo nella sua dualità di soggetto ed oggetto. Questo è il “Gioco” di Shakti nell'Etere di Coscienza, in questo modo ciò che è Trascendente ed Immanente sembra come cancellato quando la seconda condizione appare. Questa è la creazione (Srishti) o, più propriamente l'apparente sviluppo della manifestazione.
Per definire "Shristi", si usa la locuzione "creazione del o dei, mondo/i operata dal brahman". Frase che non esprime pienamente questo processo. La creazione, nel senso cristiano esclude la nozione che Dio sia una causa materiale, essendo il “creato” uscito fuori da una preesistente materia amorfa, non fuori dalla sostanza divina. La creazione coinvolge anche un aspetto d'assoluta novità (prima non esisteva nulla al di fuori di Dio). La parola "creazione" si usa solitamente con queste riserve. L'Atman, nella forma di questo potere (Shakti), sviluppa la sua potenzialità (Prasarati). Questa Srishti sopporta un tempo (Sthiti) che è detto giorno di Brahmā dopo di questo c'è, secondo alcuni, un completo Riassorbimento nel Sé della manifestazione (Mahapralaya): così com'è cominciata, dovrà finire.
Altri affermano che non ci sia un tale Mahapralaya, che qualche universo sia sempre esistito, sebbene un mondo od un altro possano essere scomparsi. Durante il momento in cui è in atto questo Riassorbimento il secondo stato, quello dello sviluppo della manifestazione, sarebbe contenuto in potenza nell'indifferenziata e non manifestata Maya Shakti.
Lo Shabda-Brahman è il giubilo della felicità di Shiva. Prorompe come se già fosse nell'eterna Calma sempre-esistente, come il rumore delle onde sul calmo bacino dell’oceano, o come lo spruzzo di una fontana che cade di nuovo nelle acque da cui proviene. Questo concetto della "parola divina" è molto antico. Nella Bibbia Dio "parla" ( Fiat Lux) e grazie alla sua Parola la “Cosa” appare. Così la parola israelitica per Luce è " Aur”. La Genesi dice: ”Dio disse: Sia la luce (Aur) e Luce(Aur) fu. La Parola Divina è concepita nelle Sacre scritture degli Ebrei come un potere creativo.
Una fase di pensiero più vicina a noi mostra un aspetto del Sé Supremo quale Persona che crea. Così noi abbiamo il Sé Supremo ed il Logos: Brahman e Shabda-Brahman. In greco, Logos vuole dire il pensiero e la parola che denota l'oggetto di pensiero (come il termine Aparashabda). Per Eraclito, Logos era il Principio a cui è sottoposto l'universo . Per gli Stoici era l’anima del Mondo: il principio che unisce tutte le forze razionali che lavorano nel mondo. Secondo Platone, il Logos era l’immagine primitiva e super-sensoriale o modello, delle cose visibili. Filone Alessandrino, influenzato dal Platonismo e dalle altre filosofie elleniche, combinò tra loro queste due concezioni. Lesse nel Vecchio Testamento e nella Teologia ebrea di un Essere intermediario fra il Dio Creatore e l'universo molteplice. Questo intermediario era il Logos.
Secondo Filone, le Idee plasmarono la Materia. Dio produsse prima il mondo intelligibile delle Idee che erano “modelli” del mondo fisico. Benché in se stesso non fosse nulla, il Logos fu l'autore del mondo ideale. Nel modo in cui un architetto progetta nella sua mente il piano di una città e così produce la vera città secondo l'ideale, così Dio agì quando creò il mondo attuando questa Megalopoli.
L'Autore del quarto Vangelo adottò queste idee dandogli però espressione in modo di rendere servizio alle necessità teologiche cristiane. E’ stato affermato che l'adozione di questa nozione nel testo di S. Giovanni non era una mera copia, ma un libero adattamento ed una Cristianizzazione dei Logotipi di Filone. Secondo l'Evangelista, il Logos è una Persona che era di fronte alla creazione ed, egli stesso, Dio. È la Potenza della Saggezza Esterna che procede dalla Divinità non manifestata per lo scopo dell'attività del mondo e nel mondo, è il Logos Endiathetos o la saggezza divina ed immanente. Il Logos, attraverso il quale fu creato il mondo, divenne carne (Avatara), fu manifestato come uomo (Verbum caro factum est). Lui è il Figlio che è Gesù Cristo, colui che nella pre-esistenza paradisiaca era stato chiamato il Logos e che, dopo la Sua incarnazione come uomo, Gesù. Il Cristo, che non era né profeta né superuomo ma Purnavatara di Dio.
Il Logos è la rappresentazione perfetta di Dio nel Figlio. In Gesù c'era identità di essere con Dio. Il quarto Vangelo apre in modo imponente, "all'inizio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio". Queste stesse parole sono dette nei Veda: «All'inizio c'era il Brahman, con Lui c'era Vak o la Parola».
Questa viene descritta come se fosse un secondo Ente, perché ella esiste solo potenzialmente nel Brahman incondizionato, da cui viene "emessa" o determinata come Shakti: "e la Parola è Brahman".
Vak è così una Shakti o il Potere del Brahman che è uno col possessore del Potere (Shaktiman). Questa Shakti che era in Lui alla creazione, è sempre con Lui, si evolve nella forma dell'Universo pur restando inalterata come Shakti Suprema. È sempre possibile che il pensiero umano possa svilupparsi indipendentemente in modi molto simili. Non è nemmeno del tutto improbabile un'influenza dell'India sul mondo occidentale, tale che i seguaci di Filone ed i Neo-platonici e le stesse concezioni di San Giovanni fossero, almeno in parte, indebitate con un'origine indiana, ma nonostante ci siano punti generali di somiglianza, ce ne sono altri di differenza per i quali l'accuratezza esige attenzione. Così il Brahman è la causa di materiale del mondo, mentre il Logos cristiano no. Per il Cristianesimo sarebbe un dualismo. Vak non è una Persona della Trinità . Vak stessa è la Madre della Trimurthi che è Brahma, Visnù e Rudra. Perchè Lei è la Shakti Suprema, una cosa sola con il Brahman, unca ed indistinguibile. La piena incarnazione è un concetto dell'Induismo, ma nella forma di Jiva, Vak non è solamente l'incarnazione di una persona storica ma di tutti gli uomini, esseri e cose. La Parola come Vak divenne carne, non in una particolare data od in un particolare luogo o persona storica. Apparve ed ora appare nella carne e nelle altre forme di materia ed in tutti gli esseri limitati o Jiva, ognuno dei quali può direttamente, attraverso i Veda realizzare direttamente il Brahman, che è Shakti , che è la parola di Vak. Nel Cristianesimo, solo Gesù era Dio in forma umana. Gli altri non lo erano, non lo sono e mai non potranno diventare Dio. Vak manifesta se stessa – che è il Brahman, in quell'esperienza spirituale che è il Veda. L'universo è la conseguenza del Desiderio Divino (Kama = amore) o della Volontà (Iccha). Kama sul piano fisico denota fra le altre cose, il desiderio sessuale: nel senso più alto è il primo impulso creativo dell'Uno nel voler diventare molti, in questo modo si moltiplica in tutte le creature. Desiderio terreno ed impulso di riproduzione sono però solo manifestazioni limitate di quell'impulso primario. La Volontà divina lavora continuamente ed in ogni momento attraverso il desiderio sessuale ed individuale per mantenere stabile la creazione dell'universo. Il Kama divino è eterno ed è l'origine di tutte le cose. Così Parmenide che parla d'Eros o Amore, disse: "Prōtision mĕn ěrota theūn nětīsato panton". (Lui concepì Eros, il primo di tutti i Dei). Questo è l'Eros divino attraverso il quale le cose sono in divenire; (Platone Symp. 5-6). La Figlia di Kama è Vak. Costei, come Volontà divina, parla la Parola Divina, grazie alla quale l'universo esiste. Nell'Atharvaveda (IX-2) Kama è celebrato come un grande Potere, superiore a tutti i Deva. La Figlia di Kama è chiamata “La Vacca che i saggi chiamano Vak-virat, ” questa è Vak nella forma dell'universo. All’inizio c'era il Brahman e con Lui era Vak. Nel Veda è detto: - questo Essere (Prajapati) disse volendolo “Possa io essere molti. Possa io essere propagato.” Così stimolò la sua energia: Vak, Lei fu prodotta da Lui e pervase tutto ciò che esiste.". Sempre riguardo a Vak è detto: - Nella sua mente, lui (Prajapati) si unì con Vak che così divenne incinta. Nel Kathaka è scritto: " A quel tempo esisteva solo Prajapati. Vak era un secondo se stesso. Lui si unì con Lei e Lei divenne incinta. Lei divenne “altro” da Lui e produsse tutte le creature per poi rientrare nuovamente in Lui " Di nuovo nel Panchavimsha Br. (XX-I4-2) è detto similmente: “Prajapati era solo in questo universo. Vak era con lui come un secondo se stesso. Cosi egli pensò, ora manifesto Vak e lei animerà tutte le cose pervadendole”. Così il Brahman o Shiva volle essere molti e la sua Shakti che era uno con Lui, fu emessa come sua prima Parola.
L'Unione del Volere e della Parola era la potenza della creazione, tutte le cose erano presenti nell’indifferenziata massa del Grande Utero (Mahayoni) della Madre di tutti (Ambika). Questa Potenza divenne attuale, quando l'universo fu manifestato, ed alla sua dissoluzione Shakti, come tutto l’universo rientra nel Brahman e rimane uno con Lui (Chit) come Chidrùpini. Nel frattempo Lei pervade, come Spirito immanente, la mente e la materia che sono le Sue forme temporali. Nella Brihadaranyaka Upanishad (pp. 50-53, ed. Roer) è scritto: " Da Vak e Atma furono create tutte le cose, i Veda, i metri poetici, i Sacrifici e tutte le Creature.” Prima fu prodotta la scienza sacra Vaidika. Nel Mahabharata Sarasvati come Vak è chiamata la "Madre del Veda" e lo stesso è detto di Vak nel Taittiriya Brahmana (II. 8-8-5) dove (e nel precedente paragrafo 4) si dice anche che lei contenga, nel suo interno, tutti i mondi e che sia stata invocata con Tapas (sforzo ardente, purificazione, austerità, sacrificio) dai Rishi che composero gli Inni Vedici.
Nel Bhishmaparva del Mahabharata si afferma che Achyuta (Krishna), abbia prodotto Sarasvati ed i Veda nella Sua mente, e nel Vanaparva Gayatri è chiamata la Madre del Veda, Gayatri Devi è una forma di Vak. Vak è la Madre del Veda e di tutte le cose fatte conoscere con le loro parole. Vak, nella forma di Veda, è Vedatmika VakVak è la sostanza del mondo intero; poiché esisteva prima del mondo ed è Shabdaprabhava = anteriore all'esistenza dei Veda. Nel Rig -Veda è scritto: "Io (Vak) ho creato l’uomo, io amo eccedere possente e fare di lui il Brahman, un Rishi, un Saggio - " Questa è Vak, l’iniziatrice dei Rishi, fatto che è noto agli uomini. " Col sacrificio loro seguirono il patto di Vak e la trovarono entrando nella via dei Rishi”.I Rishi chiamarono i loro Inni in vari modi; fra altri anche col nome di Vak. Tutti però sono per loro una manifestazione di Vak. Vak è una cosa sola con il Brahman, con Shiva e con Shakti. Nella Brihadaranyaka Upanishad è detto: “ Il brahman è conosciuto da Vak. Vak è il supremo Brahman”. Nel Mahabarata è scritto: ”Guarda la madre Sarasvati dei Veda che mi sopporta. Lei questa grande Shakti, è una con Mahesvara. Così nel Mangalacharana, Sayana e Madhava premisero ai loro commenti alla Rik Samhitā e Taittirìya Samhitā : “Io riverisco Mahesvara la Sacra dimora della Conoscenza, i Veda sono il suo respiro, dal Veda si formò l'universo intero". Il Taittirìya Brahmana recita: Vak è imperitura, è la prima nata di Rita (ordine celeste dell cose), madre dei Veda ed è il punto centrale dell'immortalità. Dice il Sathapatha Brahmana: “Vak è non nata.”. E’ da Vak che il creatore dell'universo (Vishvakarma) produsse tutte le creature.Diversi testi associano Vak come sua shakti, al Deva delle creature (Prajapati), chiamato Pashupati nello Shaiva Shastra. Shamkarachariya cita "Nella Sua mente Lui si unì con Vak.". Così in questo sutra, ed in molti altri versi ancora, il Veda dichiara che quella creazione fu preceduta dalla Parola, dalla quale è prodotto l'universo intero dei Deva e la vita sulla terra: organica ed inorganica. Se però si sostiene che il mondo fu prodotto dal Brahman, come si può sostenere che sia stato prodotto dalla Parola?
La creazione fu preceduta dalla Parola. Così Shamkarachariya insegna che, quando un uomo vuole realizzare un suo proposito, prima chiama alla mente il significato della parola che esprime la sua idea, poi procede nell’effettuare il suo scopo. Questa analogia per spiegare come le parole dei Veda, prima manifestarono nella mente divina e poi crearono gli oggetti quali loro risultato. Così il testo Vedico dice " Emettendo Bhùh (la terra) lui creò la terra (Bhùmi) " e così via. Questo significa che tutti i mondi e gli esseri che li popolano furono manifestati o creati dalla parola " Bhùh " in precedenza pensata nella Sua mente. Tutte le distinzioni di “prima” e "dopo" sono dette Vyavaharika. Le analogie umane sono necessariamente imperfette.
In Ishwara, inteso come Ente Causale, è presente un unico principio che, quando sarà manifestato darà luogo a Shabda, Artha e Pratyaya e che perciò li coordina. Per gli scopi dell'esposizione, noi possiamo affermare che lo Srishti-kalpana (ideazione mentale = logos) d’Ishwara è solo una frazione del Pratyaya (apprendimento mentale, associazione parola oggetto, generalmente tradotto con il termine “Causa”.) che Lui (Shiva o il Brahman) ha del suo Anandamaya o corpo causale, e interiore. Frazione che include i corpi sottili e grossolani. Il Parashabda (suono causale) di Ishwara ha come effetto ogni Aparashabda (suono non causale, causato), ed il Suo Artha è l’azione Causale che da inizio allo sviluppo di Prakriti Shakti e che è esperimentato in tutti gli elementi (Vikriti) e nelle cose che sono combinate da questi.- Ishwara ha un apprendimento diretto ed immediato dei tre livelli di esperienza:
1. manifestazione causale od informale
2. manifestazione formale sottile
3. manifestazione formale grossolana
Para Vak è perciò quello che, prima è stato definito come Parashabda, mentre
Vak (semplicemente) è
1- lo Shabda sia nello stato sottile come Matrika (Madhyama Vak)
2- lo Shabda nello stato grossolano come suono fisico (Vaikhari Vak).
Vaikhari Vak è la forma più grossolana di Vak, quella delle lettere parlate (Varna) con cui si pronunciano i Mantra.
Perché l'uomo, unico tra tutti gli animali, può parlare? Cos'è che causa la parola o il discorso e che spinge a conoscere tutte le cose nell'universo. Altrimenti, cos'è che sprona all'apprendimento mentale (Pratyaya)? Quest'ultimo letteralmente significa “andare verso”o sviluppare l'oggetto della mente. Quella causa è la Devi Sarasvati suprema, la Madre dei Veda e dei Mondi. E’ Lei che si manifesta come nome (Nama) e forma (Rupa): è l'universo, composto dal nome e dalla forma. Lei è così: la Shakti Suprema, è difficile darle un titolo, qualsiasi cosa si possa dire di lei è presa in ogni modo da una delle sue produzioni, così come ogni parola che manifesta un discorso. Lo strumento musicale (Vina), attributo di Sarasvati, denota tutti i suoni (Shabda) di cui Lei è la Madre. Bianchi sono i suoi indumenti e la bianchezza trasparente è il colore dell’Akasha (etere) e della Buddhi. Il suo nome denota “il flusso” o “il moto” (Saras). Lei è così, suprema, perché è l'attività (Shakti) dell'immobile Shiva o Brahman. E' l'unica mattatrice del mondo manifestato dalla Shakti dinamica, è dentro ed attorno al rigido Etere che apparve alla creazione col suono che ruggisce “Hang”. E' Lei che tutto sostiene in un insieme solido e ordinato e che muove l'universo intero con il suo fluire.
Secondo la scienza, l’Etere non ha le imperfezioni che noi attribuiamo alla materia È proprietà di quest’ultima quella di diventare vecchia, decadere, finire. L'energia come esiste nell'Etere rimane immutata. È l'inalterabile ed immobile Etere imperituro che è Vajra: duro, stabile, perpetuo, inalterabile. Vajra è la manifestazione statica del Brahman inalterato, in cui il Brahman dinamico, come flusso di Sarasvati scorre e si muove. All’inizio fu lo Shunya, spazio vuoto dove ogni movimento si acquieta. Come nel Bramanesimo il concetto d’Akasha è trasferito all'idea del Brahman come Chid-akasha. Così l’etereo Shunya nel monismo buddista settentrionale è considerato come sTongpa-nyid (Shunyata) lo stadio precedente l'Ultimo, oltre tutte le categorie.
Sarasvati è il brahman dinamico. Lei ed il suo “consorte”, il brahman statico o Brahma, nascono sull’Hamsa (cigno) che non è "uccello" materiale, ma il nome naturale della funzione vitale che si manifesta come espirazione (Ham) ed inspirazione (Sah), respiro o Pranabija in tutte le creature che respirano (Prani). Lei è di nuovo la Divina nell'aspetto come Saggezza e Conoscenza, è la Madre dei Veda che è la summa d’ogni conoscenza riguardo al brahman e all'Universo. Lei è la Parola della quale tutto nacque e Lei esiste in quello che è il Suo grande utero (Mahayoni). Non per nulla gli uomini adoravano Vak o Sarasvati come il Potere Supremo.

Fonte: http://zanzarette.blogspot.it

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