"…la dottrina è infallibile, è a causa del fatto che essa è un’espressione della verità, la quale, in se stessa, è assolutamente indipendente dagli individui che la ricevono e che la comprendono. La garanzia della dottrina risiede in definitiva nel suo carattere «non-umano»". René Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cap. "Sull’infallibilità tradizionale"

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giovedì 16 aprile 2015

René Guénon, Introduzione generale allo studio delle dottrine indù - I. Considerazioni preliminari - 1. Oriente e Occidente

René Guénon
Introduzione generale allo studio delle dottrine indù

I. Considerazioni preliminari
1. Oriente e Occidente

Nello studio che intraprendiamo il nostro primo compito è di determinare la natura esatta dell’opposizione esistente tra l’Oriente e l’Occidente, e quindi dobbiamo innanzitutto precisare il significato che intendiamo attribuire ai due termini di questa opposizione.
Potremmo dire, in prima approssimazione, forse un po’ sommaria, che per noi l’Oriente è essenzialmente l’Asia e l’Occidente è essenzialmente l’Europa; ma anche questo richiede un certo numero di chiarimenti.
Quando ad esempio parliamo della mentalità occidentale o europea, usando indifferentemente l’una o l’altra delle due parole, intendiamo la mentalità propria della razza europea considerata nel suo insieme. Chiameremo dunque europeo tutto ciò che si riferisce a questa razza, e applicheremo tale comune denominazione a tutti gli individui che da essa hanno avuto origine, in qualsiasi parte del mondo si possano trovare; di conseguenza gli Americani e gli Australiani, per fare un esempio, saranno per noi degli europei, esattamente come gli uomini della stessa razza che abbiano continuato ad abitare l’Europa. È evidente infatti che la semplice circostanza di essersi trasferiti in un’altra regione, o anche di esservi nati, non può da sola modificare la razza, né di conseguenza la mentalità che è ad essa inerente, e anche se il cambiamento di ambiente è in grado di determinare prima o poi delle modificazioni, esse non saranno mai così fondamentali da far variare i caratteri veramente essenziali della razza; anzi, faranno a volte emergere più nettamente qualcuno di essi. Così si può facilmente constatare come presso gli Americani abbiano avuto uno sviluppo estremo alcune tendenze che sono costitutive della mentalità europea moderna.
Tuttavia qui si pone un problema che non possiamo esimerci dall’indicare brevemente: abbiamo parlato della razza europea e della sua mentalità propria; ma esiste veramente una razza europea? Se con ciò si intende una razza primitiva, che ha un’unità originaria e una perfetta omogeneità, è necessario rispondere negativamente, nessuno infatti può contestare che la popolazione attuale dell’Europa si è venuta formando da una mescolanza di elementi appartenenti a razze molto diverse, e che esistono differenze etniche abbastanza accentuate, non soltanto tra un paese e l’altro, ma addirittura all’interno di ciascun gruppo nazionale. Non è meno vero, tuttavia, che i popoli europei presentano abbastanza caratteri comuni da potersi distinguere nettamente da tutti gli altri; la loro unità, pur essendo piuttosto acquisita che primitiva, è sufficiente perché si possa parlare, come noi facciamo, di una razza europea. Soltanto che questa razza è naturalmente meno fissa e meno stabile di una razza pura; gli elementi europei, mescolandosi ad altre razze, saranno più facilmente assorbiti, e i loro caratteri etnici scompariranno rapidamente; ma questo vale nel caso in cui ci sia mescolanza, mentre quando c’è soltanto accostamento accade che i caratteri mentali, i quali ci interessano qui e più di tutti gli altri, spicchino in qualche modo con risalto maggiore. D’altra parte è proprio grazie a questi caratteri che l’unità europea è più netta: quali che siano state le differenze originarie su questo come su altri aspetti, a poco a poco si è venuta formando, nel corso della storia, una mentalità comune a tutti i popoli d’Europa. Non che non esista una mentalità peculiare a ciascuno di essi; ma le particolarità che li distinguono sono solo secondarie rispetto a un fondo comune a cui esse sembrano sovrapporsi: sono in definitiva come specie diverse di un medesimo genere. Nessuno, neanche tra quanti dubitano che si possa parlare di razza europea, esiterà ad ammettere l’esistenza di una civiltà europea; e una civiltà non è altro che il prodotto e l’espressione di una certa mentalità.
Non tenteremo di precisare subito i tratti distintivi della mentalità europea, poiché emergeranno con sufficiente nettezza dal seguito di questo studio; accenneremo solamente al fatto che diverse influenze hanno contribuito alla sua formazione: quella che ha avuto un ruolo preponderante è incontestabilmente l’influenza greca o, se si vuole, greco-romana. Dai punti di vista filosofico e scientifico l’influenza greca è stata pressoché esclusiva, nonostante la presenza di certe tendenze specifiche propriamente moderne, di cui parleremo più oltre. Quanto all’influsso romano, esso è più sociale che intellettuale, e si afferma soprattutto nelle concezioni dello Stato, del diritto e delle istituzioni: d’altra parte, intellettualmente, i Romani avevano desunto quasi tutto dai Greci, sicché, per loro tramite, è unicamente l’influsso di questi ultimi che si esercitò, benché indirettamente. Un’altra influenza, la cui importanza è pure da segnalare specialmente dal punto di vista religioso, è quella ebraica, che d’altronde ritroveremo anche in una certa parte dell’Oriente; benché si tratti di un elemento extraeuropeo nella sua origine, essa entra in parte nella costituzione dell’attuale mentalità occidentale.
Se prendiamo ora in considerazione l’Oriente, vediamo come non sia possibile parlare di una razza orientale o di una razza asiatica, pur con tutte le restrizioni che abbiamo introdotte trattando di una razza europea. Si tratta in questo caso di un insieme ben più esteso, che comprende popolazioni assai più numerose e con differenze etniche assai più grandi; in questo insieme si possono distinguere diverse razze più o meno pure, ma che presentano caratteristiche nettissime, e delle quali ognuna possiede una civiltà propria, molto diversa dalle altre; non esiste una civiltà orientale come ne esiste una occidentale: vi sono in realtà diverse civiltà orientali. Dovremo, quindi, dire cose specifiche per ognuna di queste civiltà e in seguito indicheremo quali sono le grandi divisioni generali che a questo riguardo si possono stabilire; ma, nonostante tutto, in esse si potranno trovare, sempre che ci si attenga più al contenuto che alla forma, un numero sufficiente di elementi, o meglio di principi comuni, perché sia possibile parlare di una mentalità orientale, in opposizione alla mentalità occidentale.
Quando diciamo che ognuna delle razze dell’Oriente ha una civiltà propria, ciò non è del tutto esatto; a rigore, lo è solo per la razza cinese, la cui civiltà ha precisamente la sua base essenziale nell’unità etnica. Quanto alle altre civiltà asiatiche, i principi di unità sui quali esse riposano sono di natura completamente diversa, come spiegheremo poi, ed è questo che permette loro di abbracciare in tale unità elementi appartenenti a razze profondamente diverse. Diciamo civiltà asiatiche perché quelle a cui intendiamo riferirci lo sono tutte per origine anche quando si sono estese ad altre contrade, come ha fatto soprattutto la civiltà musulmana. Del resto è ovvio che, a parte gli elementi musulmani, noi non consideriamo orientali i popoli che abitano l’Est europeo e anche certe regioni vicine all’Europa: un orientale non è da confondere con un levantino, il quale è anzi l’opposto, e, per lo meno quanto a mentalità, possiede i caratteri essenziali di un vero occidentale.
A prima vista non si può che restare stupiti davanti alla sproporzione che presentano questi due insiemi da noi chiamati rispettivamente Oriente e Occidente; se tra essi vi è opposizione, un’equivalenza o anche soltanto una simmetria fra i due termini di questa opposizione è veramente impossibile. A questo riguardo vi è una differenza paragonabile a quella che esiste geograficamente tra l’Asia e l’Europa, quest’ultima apparendo come un semplice prolungamento della prima; allo stesso modo la vera situazione dell’Occidente nei confronti dell’Oriente in fondo altro non è che quella di un ramo staccato dal tronco, ed è ciò che ora richiede una spiegazione più completa.

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